Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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    Rosa Lupoli

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    lo scafandro e la farfalla.

    Messaggio  Rosa Lupoli il Ven Mag 06, 2011 10:16 am

    " LO SCAFANDRO E LA FARFALLA " E' per me uno dei film piu' belli, il protagonista Jean-Dominique bauby si risveglia dopo un lungo coma provocato da un ictus che prima lo getto' in un coma profondo e poi lo rese immobile lasciando lucida la sua mente. Il giornalista incapace non si perse d'animo decidendo di dettare lettera per lettera la sua storia sbattendo la palpebra sinistra l'unica parte del corpo che riusciva a muovere, il giornalista creo' un sistema di comunicazione per codici che gli permise di trasmettere i suoi pensieri a chi gli stava vicino. Questo film per me e' stato forte, toccante , emozionante, ed inquietante, la frase che mi ha colpito di piu' e' stata quando lui dice " Ho quarantadue anni e mi puliscono ancora come se fossi un gran neonato " E piuttosto ridicolo ma come dice il poeta " Solo i folli ridono quando non c'è niente da ridere " questa frase mi ha fatto capire che non c'è nulla da ridere quando si aiutano persone in difficolta' che siano grandi o piccoli, perche' chiedere aiuto a qualcuno non ha eta'. Questo fenomeno come abbiamo studiato e' chiamato RESILENZA posso concludere che Jean solo due cose non sono paralizzate la sua immaginazione e' la sua memoria. Ringrazio la docente per aver fatto vedere questo film.
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    annabattaglia

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    Messaggio  annabattaglia il Ven Mag 06, 2011 10:20 am

    Nella lezione del 5 maggio la prof.non era presente perchè ad un convegno sulla disabilità;
    ma ci ha proposto di vedere un film con fazzoletti alla mano.
    Il film proposto era:"Lo scafandro e la farfalla".Devo essere sincera non l'avevo mai visto.A mio parere un film intenso,emozionante,molto bello.
    Il protagonista,caporedattore di 'Elle',una rivista,ha accusato un malore diventando disabile all'eta di 43 anni.Il suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso centrale,è totalmente paralizzato e ha perso l'uso della parola oltre a quello dell'occhio destro. Gli resta solo il sinistro che dinanzi a domande precise potrà dire "sì" battendo una volta le ciglia oppure "no" battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a dettare un libro.Qui non possiamo che collegarsi con il concetto di RESILIENZA.
    Diverse sono le scene che mi hanno colpita ed emozionata,una in particolare ha suscitato in me ricordi passati molto tristi ovvero l'intervento riabilitativo,che nel film è ben evidenziato come questo non sia semplice, ma al contrario è faticoso,lento,paragonabile
    nei suoi momenti di stanchezza e di scoraggiamento ad una parabola,esso richiede pazienza da entrambe le parti.
    Particolarmente forte e significativo è il momento in cui il protagonista dice all'ortofonista, che gli sta insegnando il nuovo alfabeto, che vuole morire: lei gli risponde dicendogli di non permettersi di parlare in quel modo perchè c'erano persone che gli volevano bene e per le quali lui contava moltissimo, poi va via dalla stanza, per tornare però qualche attimo dopo e scusarsi per l'aver esagerato...
    L'ortofonista è stata una dei personaggi che più mi ha colpita mostrando la sua profonda sensibilità, ma anche la grandissima motivazione e professionalità,credendo in ciò che fa ma sopratutto nel miglioramento che potrà fare il suo paziente.In qesta scena viene riportato il concetta di CURA,cura come progressiva emancipazione dei soggetti cionvolti,volta alla realizzazione dell'uomo per ciò che egli è e per ciò che egli può diventare e come atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza,a ricordare di sè,dell'unicità della sua storia,per accettarsi e convivere con la propria specialità(pag.31 dal libro nozioni di pedagogia della disabilità).
    Un'altra scena molto bella per me è stata quando Bauby ha voluto vedere i suoi figli,rimproverandosi di non essere stato un padre molto affettuoso ed un compagno presente,aveva paura della loro reazione invece per me è stato molto commuovente quando suo figlio gli ha asciugato la saliva.Forse sarà stato uno dei gesti meno significativi di tutto il film però a me sono scappate le lacrime come una stupida.
    Il legame che c'è tra genitori-figli e viceversa,per me è una cosa che mai niente e nessuno potrà compromettere.Qui possiamo riportare il concetto di relazione educativa,in paricolare quando tutta la famiglia sulla spiaggia giocava al "gioco dell'impiccato"(uno degli unici modi per far emergere,evidenziare le potenzialità e le doti del disabile).
    Un’altra scena che mi ha colpito è stata la telefonata del padre: grazie ad una semplice ma funzionante tecnologia, ovvero all’istallazione di un telefono con viva voce in camera, riesce ad ascoltare ciò che gli dice il padre, molto preoccupato per la situazione del figlio.Altro tema importante che si affonta sono le Tecnologie estensive
    che come ci insegna Andreoli il cellulare è uno di questi infatti:"il telefono mette in comunicazione due persone fisicamente lontane che,senza quello strumento,sarebbero nell'impossibilità di parlarsi e quindi di trasmettersi emozioni e sentimenti".
    Volevo ringraziare la professoressa che anche in sua assenza è riuscita ad arricchire il nostro o almeno il mio bagaglio di emozioni.......spero che sarà altrettanto lunedi.Non vedo l'ora.Grazie Anna........... Smile
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Carmen.Castellone il Ven Mag 06, 2011 10:25 am

    Quello che più mi ha colpito, e che secondo me rende questo film un capolavoro, è il fatto che ci viene mostrato tutto dalla prospettiva del protagonista e questo fa in modo che chi guarda percepisca le sensazioni di lui.
    Non avevo mai visto questo film purtroppo. I
    n certi momenti in aula mi sono emozionata e avevo le lacrime agli occhi perché pensavo a mio nonno paterno che ora non c'è più, anche lui aveva avuto un ictus e ha vissuto qualche anno in sedia a rotelle, non riusciva più a parlare bene e quindi pensavo: questo è quello che deve aver provato anche lui...
    Quello che ho notato in questo film è il concetto di resilienza, in particolare mi ha colpito la scena in cui lui dice all'ortofonista di voler morire...era un momento di disperazione ma poi pian piano ha abbandonato quei sentimenti di rassegnazione e non accettazione e addirittura ha sentito di voler fare qualcosa: scrivere un libro!
    Iniziando a scrivere questo libro, secondo me, lui ha voluto prendere in mano la sua vita e continuarla con tutti i mezzi che gli erano possibili, in questo caso la lettura e la scrittura, ha capito che c'era ancora qualcosa che poteva sfruttare per rendere la sua vita meravigliosa e infatti ha capito che aveva ancora molto: la fantasia! L'immaginazione! I suoi pensieri! E quelli nessuno poteva negarglieli.
    Spesso ho sentito dire da parte di alcune persone che se una persona deve vivere in questo modo allora è meglio che muoia, io mi sono sempre arrabbiata quando sento questi discorsi: credo in Dio e se ci ha dato la vita non dobbiamo disprezzarla e questo film lo dimostra...
    Gli altri ti vedono perso ormai, come se non esistessi più: "è un vegetale ormai" dice il suo amico quando va in ospedale a fargli visita, e la risposta di lui in quel caso è significativa: "un vegetale? Che tipo di vegetale? Una carota?" Sta a significare che lui non è e non si sente tale, lui vive!
    Un'altra cosa che mi colpisce del film è la disponibilità dell'ortofonista, per lei non è solo un lavoro e lo si capisce nel momento in cui dice a lui di essersi legata affettivamente a lui e non sopporta che lui dica di voler morire, io credo che in questi casi sia importante anche la forza delle persone che ti stanno intorno: lei credeva in lui e nelle sue capacità ed era emozionata al fatto che lui volesse scrivere un libro e questo non è da sottovalutare perché secondo me in questi casi è fondamentale essere circondato da persone che credono in te e che, invece di piangerti addosso come se tu fossi perso ormai o guardarti con aria di pietà, ti aiutano a riprendere la tua vita, a ricominciare al meglio! Credo infatti che l'atteggiamento della sua fidanzata sia stato del tutto sbagliato in quella telefonata in cui non faceva che piangere e dirgli che non voleva vederlo perché preferiva ricordarlo com'era...
    Ricordarlo com'era? Quindi per lei ora lui non era più? Come se fosse morto? Lei non lo accettava, non accettava la sua disabilità...E come può sentirsi in questo caso la persona disabile? La persona che ama lo ritiene perso ormai....
    Altra cosa che mi ha colpito è stato il fatto che lui prendeva con ironia alcune cose: quando lo lavavano i medici, quando il tecnico del telefono ha fatto quella battuta sulle telefonate...
    Il modo in cui lui ha reagito a queste cose è ammirevole...
    Credo che sia stato veramente un grande uomo e con la sua storia ci ha insegnato molto a tutti noi...Non conoscevo questa storia e quando ho saputo che non era solo un film ma una storia vera ho pensato: è incredibile la forza che ha avuto quest'uomo! E lui deve essere da esempio a tutte noi e sopratutto di esempio a quelle persone che si permettono di dire che sia meglio morire...


    Ultima modifica di Carmen.Castellone il Ven Mag 06, 2011 10:43 am, modificato 1 volta
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    Antonella Rispo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Antonella Rispo il Ven Mag 06, 2011 10:26 am

    Nella lezione del 5 maggio in aula abbiamo visto un film intitolato "Lo scafandro e la farfalla".Non avevo mai visto questo film prima,e mi ha toccato particolarmente.E' un film molto bello ma allo stesso tempo molto triste perchè parla di Jean Dominique Bauby che è caporedattore della rivsta "Elle" in Francia.All'età di 42 anni mentre si trovava in macchina con suo figlio,viene improvvisamente colpito da un ictus che danneggia il tronco celebrale.SI riveglia in ospedale purtroppo paralizzato dalla testa ai piedi,il cervello funziona bene e può comunicare col mondo esterno solo attraverso l'occhio sinistro. Più scene mi hanno colpito particolarmente...Una è quando lui afferma che tutto il suo corpo è paralizzato,ma tranne il suo occhio,la sua memoria e la sua immaginazione.Con la sua memoria può ricordare il suo passato,la sua famiglia e com'era prima ce venisse colpito dall'ictus;grazie alla sua immaginazione può immaginare una realtà diversa dalla sua e evadere così dallo "scafandro"che lo tiene imprigionato lì,in quel corpo.L'occhio sinistro era l'unico mezzo che gli era rimasto per comunicare con il mondo esterno,attraverso lo sbattere della palpebra.In questo film è presente il tema della Resilienza,tema già affrontato nella prima lezione del corso parlando di Simona Atzori.I soggetti resilienti sono coloro che si trovano in situazioni difficili e riescono a reagire positivamente,ad andare avanti e a inseguire i propri sogni.Il protagonista del film,nonostante la situazione di disagio in cui si trovava,riesce comunque a continuare il suo lavoro e a scrivere un libro.

    Emanuela Di Maio

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Emanuela Di Maio il Ven Mag 06, 2011 10:27 am

    ""LO SCAFANDRO E LA FARFALLA"": è per me uno dei più bei film che abbia mai visto. Jean Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma, dovuto a un ictus. L'unica cosa che lui riesce a far capire è che lui ha voglia di MORIRE. Qui entra il concetto di RESILIENZA, in quanto lui capisce che deve LOTTARE per la propria VITA. RESILIENZA;L'attitudine dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante l'attivazione di competenze individuali e risorse interiori. Tale film in cui Jean parlerà della sua storia personale vede la sua forza, la sua voglia di vivere. Tale frase mi ha colpito nel film: "LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDì ALLA FARFALLA DELL'ANIMA DI USCIRE E DI COMUNICARE". Colgo il momento per consigliare i miei amici di vederlo, un film bellissimo...

    antonellacecere

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  antonellacecere il Ven Mag 06, 2011 10:32 am

    Ieri in aula abbiamo visto un film "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA",non avevo mai visto questo film ma devo dire chè è stato estremamente toccante...
    Questo film riesce a far comprendere ciò che prova una persona in quelle condizioni, le emozioni, la sofferenza, la vita stessa.
    La scena iniziale è stata senza dubbio la più toccante, visto che al suo risveglio il protagonista Bauby scopre di essere totalmente paralizzato e di conseguenza non riesce nemmeno a comunicare con gli altri,può comunicare solo grazie all'occhio sinistro con il quale potrà lentamente riprendere contatto con il mondo.
    Un altra scena che mi ha colpito ,oltre a quella con il padre, è stata quando la moglie è costretta a fare da tramite tra il marito e l'amante...è una situazione difficile e strana da accettare ma la moglie ,per amore, per serenità di Bauby accetta anche se non vorrebbe.
    Tra i personaggi del film senza dubbio mi ha colpito il protagonista che ,nonostante la sua fase iniziale ,riesce ad "accettare " la sua situazione scrivendo addirittura un libro con il solo battito delle ciglia e poi la sua infermiera ,che è stata sempre presente e vicina,anche quando Bauby aveva espresso il desiderio di morire,lei gli ha dato coraggio,facendogli capire il senso della vita...
    Nel scafandro e la farfalla, il tema che viene affrontato e senza dubbio quello della RESILIENZA(ovverola capacità di uscire vincente da una situazione difficile),infatti come ho detto prima il protagonista grazie alla sua forza e l'aiuto della famiglia ,oltre a quello dei medici riesce a vedere qualcosa di positivo e superare questa situazione .

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    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

    Messaggio  AprileAlessia il Ven Mag 06, 2011 10:45 am

    Lo scafandro e la farfalla” non è stato solo un film tragico ma, per le argomentazioni , i brani che vengono letti, è stato a tratti un film ironico ,leggero che celebra un vero e proprio trionfo della libertà.

    Infatti uno dei primi temi che caratterizza il film è proprio quello della RESILIENZA: della forza di un’anima che in virtù della propria grazia, si sottrae alla pesantezza a cui vorrebbe condannarla il corpo (“Oltre all’occhio ho altre due cose non paralizzate: l’immaginazione e la memoria per evadere dal mio scafandro!”).
    Un uomo che grazie alla sua intelligenza e sensibilità rifiuta di essere ostaggio della malattia , di essere prigioniero.

    Il percorso che porta Bauby all’accettazione di se non è stato facile. Ha desiderato di morire prima di dire:” Non mi autocommisererò mai più!”

    Il corpo di Bauby resta completamente immobilizzato, riesce a muovere solo l’occhio destro. Il giornalista pensa, desidera, soffre e grida solo dentro di se. E’ totalmente bisognoso dell’altro per qualunque azione, anche la più semplice e quotidiana: lavarsi, mangiare, spostarsi da un posto all’altro, parlare…le persone che lo assistono operano un PROCESSO CONTINUO DI INTEGRAZIONE di strategie idonee, a una continua ricerca di soluzioni per aiutare Bauby ad utilizzare tutte le potenzialità che quella condizione poteva offrirgli( es. il modo di comunicare attraverso le lettere della foniatra che gli permetterà di scrivere un libro).

    Il CONCETTO DI CURA utilizzato è volto alla realizzazione dell’uomo per ciò che egli è e per ciò che egli può diventare. Si evince la capacità di aiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza, per accettarsi e convivere con la propria specialità.

    Un altro tema che secondo me è evidente nel film è quello della DEFORMAZIONE DEL CORPO. Un corpo che inseguito all’ictus si trasforma completamente: le gambe e le braccia sembrano ritrarsi all’indietro sono rigide e prive di movimento, la testa è rivolta verso l’alto e la bocca sembra tirata come una smorfia.

    Tra le scene che maggiormente mi hanno colpito ci sono le scene di distruzione della natura e quelle di rewind che la ricompongono che simulano i moti dell’anima del personaggio Bauby. Il suo stato emotivo iniziale di sofferenza, l’ impossibilità di movimento, la prigionia, la sensazione di non poter più rimediare alla sua vita ormai distrutta. Poi successivamente la lenta conquista per ricostruire la sua nuova vita da un punto di vista diverso , con altri tipi di possibilità, ma comunque piena e ricca di se che non ha smesso di morire, proprio come l’acqua di quella cascata non ha smesso di fluire.
    Un’altra scena che mi ha colpito è stata la telefonata con il padre e la riflessione che quest’ultimo ha voluto donare al figlio:
    ” Sai Bauby ho riflettuto sul fatto che infondo la nostra situazione è simile: io sono prigioniero in questa casa e tu sei prigioniero nel tuo corpo!”
    Da qui ho riflettuto sul fatto che ognuno di noi a questo punto è prigioniero di qualcosa o di qualcuno. Non è una sedia a rotelle o una disabilità a renderci prigionieri ma solo noi stessi. Perché a donarci la libertà è solo la leggerezza della nostra anima, se dentro siamo liberi nessuna catena potrà fermare il flusso dei nostri pensieri o l’amore che ci brucia dentro.
    Il corpo è la pelle dell’anima e descrive molto di ogni persona, ma anche se i suoi movimenti non possono essere completamente fluidi continua sempre a parlare di se in una lingua del tutto personale, che ci distingue e ci rende unici.

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    RaffaelaVolpe

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  RaffaelaVolpe il Ven Mag 06, 2011 11:15 am

    La scafandro a la farfalla è un film molto forte, ma bello. è la storia vera di Jean Dominique Bauby, un uomo che aveva una vita normale, ma dopo la sua vita cambia radicalmete a causa di un ictus che inizialmente la farà stare in coma per un periodo e successivamente lo farà essere prigioniero del suo corpo, infatti rimarrà paralizzato e potrà comunicare solo aprendo e chiudendo la palpebra dell'occhio sinistro. Inizialmente è tormentato e angosciato da questo stato in cui si ritrova, e l'angoscia arrivava facilmente anche a me , infatti per i primi minuti del film mi sentivo molto provata. Jean vuole morire , ma dopo sceglie di vivere,qui ritroviamo il tema della resilenza ovvero la capacità di resistere, di reagire a situazioni di disagio , attraverso le risorse interiori, nel caso di Jean l'immaginazione... La resilienza qui viene fortificata dalla ambiente esterno cioè dalla fisioterapista che svolge un ruolo importante nella nuova vita di Jean. La metafora che Jean usa per far capire comìè la sua vita è molto bella, è profonda, " LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDì ALLA FARFALLA DELL'ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE". Jean solo in questo stato si rende conto di come non ha vissuto veramente la sua vita , ma si è lasciato vivere dalle cose futili. Purtroppo noi esserei umani comprendiamo il valore delle cose ,o per meglio dire delle persone che amiamo, della vita che facciamo , solo quando l'abbiamo perse.


    Ultima modifica di RaffaelaVolpe il Sab Mag 07, 2011 9:46 am, modificato 1 volta
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    MagdaVisconti

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  MagdaVisconti il Ven Mag 06, 2011 11:26 am

    Ieri abbiamo visionato in aula un film estremamente forte e toccante..."LO SCAFANDRO E LA FARFALLA" che racconta di un uomo Jean Dominique Bauby, giornalista e redattore capo di Elle, che dopo un ictus è stato in coma per tre settimane. Dall'8 dicembre 1995 ha condotto un'esistenza di disabile come diceva lui da "vegetale".È morto in seguito a un arresto cardiaco, pochi giorni dopo aver visto pubblicato il suo racconto. Al suo risveglio ha scoperto di soffrire della sindrome LOCKED-IN una sindrome rara che lo ha reso paralizzato,solo il cervello continua la sua attività, ma è prigioniero di un corpo immobile, come un palombaro nel suo scafandro al suo risveglio il protagonista apre gli occhi inizialmente vede ombrato ,solo dopo diversi minuti distingue le immagini ovvero le persone che lo circondano ,queste iniziano a parlare con lui ,Bauby risponde ,ma solo dopo si rende conto che non possono sentirlo ,da quel momento parla con se stesso i suoi pensieri saranno le sue parole ,che solo successivamente verranno comprese da altri. Il suo primo stato è la disperazione è il desiderio di morte.Tra i personaggi del film senza dubbio mi ha colpito il protagonista che ,nonostante la sua fase iniziale ,riesce ad "accettare " la sua situazione scrivendo addirittura un libro con il solo battito delle ciglia e poi la sua infermiera ,che è stata sempre presente e vicina,anche quando Bauby aveva espresso il desiderio di morire,lei gli ha dato coraggio,facendogli capire il senso della vita...ricollegandomi alle tecnologie invasive vediamo che il protagonista si ritrova a vivere in una vita e in un corpo totalmente diverso dal suo,non avrà più la possibilità di fare ciò che faceva prima ma vediamo che lui riuscirà in seguito non dico ad accettare quella condizione ma almeno a convivere con essa e posso affermare che per me Bauby è un "RESILIENTE" grazie alla sua forza d'animo e grazie sopratutto a quel metodo che gli permetterà di comunicare con il mondo esterno.Con questo metodo (ovvero battendo le ciglia)riuscirà a dettare addirittura un libro. Voglio concludere con una frase del protagonista che mi ha molto toccata...

    "Oggi mi sembra che tutta la mia esistenza non sia che un susseguirsi di piccoli fallimenti,le occasioni che non ho voluto cogliere,gli istanti di felicità che ho lasciato che volassino via,ero cieco e sordo.
    Adesso invece attraverso la mia sola fantasia posso immaginare qualsiasi cosa,viaggiare in qualunque luogo dove mi voglia trovare,ma non deve essere facile per un padre parlare al proprio figlio quando sa perfettamente che non gli risponderà."


    lipartiti rosa

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  lipartiti rosa il Ven Mag 06, 2011 11:43 am

    guardare questo film è stato davvero molto interessante e commovente.se devo essere sincera non c'è stata una scena che mi ha colpito maggiormente rispetto alle altre perchè tutto il film, dall'inizio alla fine, è carico di emozioni..valeva proprio la pena di essere visto!il personaggio ,invece, che mi ha maggiormente colpito è proprio il protagonista, Jean-Dominique Bauby.non è facile, al risveglio da un coma di tre settimane, apprendere così di colpo che è affetto da una sindrome molto rara e riuscire ad accettare la sua situazione, ma, nonostante le prime difficoltà, capisce che, anche se il suo corpo è paralizzato totalmente, gli resta ancora la facoltà di poter comunicare attraverso l'occhio sinistro e soprattuttu gli resta la sua immaginazione,grazie alla quale può trovarsi in ogni luogo egli desideri,può compiere qualsiasi azione e trascorrere del tempo con la persona amata. quindi capisce che può liberare lo SCAFANDRO che è rappresentato dal suo corpo inerte attraverso la FARFALLA che, invece, sta ad indicare il suo pensiero e la sua immaginazione. il personaggio di Jean-Do rappresenta l'esempio di uno dei temi di cui abbiamo parlato durante le lezioni che è la RESILIENZA, in quanto, nonostante tutto quello che gli è accaduto,trova la forza di andare avanti impegnandosi in qualcosa che aveva sempre desiderato fare e cioè scrivere un libro. in effetti, grazie anche all'aiuto di una donna, il suo libro dal titolo " lo scafandro e la farfalla" verrà anche pubblicato.
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    Sorgente Simona

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Sorgente Simona il Ven Mag 06, 2011 11:54 am

    Estremamente toccante, in alcune scene mi sono commossa,pensando che è stata una storia vera mi intristisce ancora di più.
    "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA" è un film tenero e struggente,poetico e drammatico,sprigiona un 'energia vitale impensabile.Il protagonista del film è Jean Dominique Bauby, a causa di una malattia rarissima,la sindrome di "locked-in",si ritrova con il corpo del tutto paralizzato ma lucidissimo con la mente non impedendogli così la ragione,il sognare e il ricordo..Questo film riesce a far comprendere ciò che prova una persona in quelle condizioni,le emozioni,le paure,le sofferenze.Ti fa capire che una persona esiste finchè esiste un cervello pensante.In quest'opera cinematografica mi è piaciuto molto la fuga del protagonista dalla sua malattia,rifugiandosi nella libertà di viaggiare nell' immaginazione e nella memoria,fino ad inventarsi una vita libera ed a rivivere una vita passata per dar un senso alla sua nuova vita.La scena che ha detestato la mia attenzione è stata quando il medico ha deciso di cucirgli l'occhio destro per evitare l'ulcerazione della cornae,essendo l'occhio non più arrivo.E' una scena che poteva evitare la descrizione di ogni dettaglio.
    In questo film si evidenziano una scala di valori che ti fa capire quali sono le cose veramente importanti della vita.Ci fa riflettere e ci incita a continuare a vivere anche in situazioni più estreme del nostro corpo.
    La frase che più mi ha colpita è stata:
    "Lo scafandro del corpo, non impedisce alla farfalla di uscire dall'anima e comunicare."
    Il tema che si evidenzia in questo film e che abbiamo affrontato in aula è la Resilienza.Per Resilienza si intende l'attitudine dell'individuo di reagire a far fronte a situazioni di forte disagio mediante l'attivazione di competenze individuali e risorse inferiore.Essa si verifica nel momento in cui il protagonista decide di non abbattersi ma di combattere le sue difficoltà: la sua Disabilità.
    Un altro tema che si evidenzia nel film è il concetto di Cura.Si intente per cura, l'atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con defict...
    Si nota nel film che molte persone aiutano il protagonista soprattutto la fisioterapista che non abbandona mai il paziente e gli da molto coraggio per andare avanti e per non arrendersi mai.
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    Anna Rita Barbati

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Anna Rita Barbati il Ven Mag 06, 2011 12:20 pm

    Ieri in classe abbiamo visto "Lo scafandro e la farfalla", un film molto commovente, a molti tratti ho provato tristezza, paura e angoscia... Tristezza perchè da un giorno a un altro si diventa un vegetale, senza poter far niente per fermare tutto ciò; paura perchè penso che in una situazione così non si possa pensare ad un futuro e angoscia perchè è desolante vivere così; ad un certo punto, poi, "ho visto" anche il desiderio di lottare, di aprirsi ad una nuova vita. Nelle prime scene ho notato lo sforzo che fa un quasi cieco, in quanto aveva solo un occhio a disposizione, a guardare il resto del mondo, ho notato com'è difficile rapportarsi con una persona disabile: strano per me, è stato il suo modo di comunicare, penso che una persona così si senta esclusa dal mondo, percepisca la sua nullità, anche se non è affatto così, perchè ogni uomo ha un suo valore.Il nostro protagonista dice tra virgolette di non aver paralizzato la memoria e l'immaginazione: due cose che allontanano il dolore. Mi ha molto colpito la frase: "E' vita questa?", proprio per farci percepire che così non si può vivere, ma solo sopravvivere. Penso che, se mi trovassi in una simile circostanza, anche a me verrebbe l'idea, come al protagonista, di togliermi la vita; importante nel film, ho trovato anche il rapporto con Dio: in più punti, viene ripetuto che i familiari, l'ortofonista, pregano per lui; infatti, solo un miracolo, potrebbe cambiare la situazione e ciò è possibile solo a Dio. Ciò mi ha riportato col pensiero all'anno scorso, quando mio zio, in seguito ad una malattia, e pochi giorni prima di lasciarci, si legò tantissimo a Dio e alla speranza: aspettava anche lui un miracolo, un miracolo che non c'è stato!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  IVANA D'ANNA il Ven Mag 06, 2011 12:50 pm

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA..UN FILM BELLISSIMO..MAI VISTO PRIMA!UN FILM CHE OSSERVANDOLO MI HA PROVOCATO UN PO'DI DOLORE..BAUBY FU COLPITO DA UN ISCTUS,E RACCONTA COME LA SUA VITA FOSSE CAMBIATA DOPO ESSERSI RISVEGLIATO DAL COMA.LE SCENE CHE MAGGIORMENTE MI HANNO COLPITO SONO:LA PRIMA QUANDO GLI VIENE CUCITO L'OCCHIO,ODDIO IN AULA MENTRE GUARDAVO QUESTA SCENA D'ISTINTO HO MESSO LE MANI DINANZI AGLI OCCHI,HO PROVATO UNA STRANA SENSAZIONE DENTRO.LA SECONDA SCENA,IL MODO IN CUI LUI PUO'COMUNICARE CON L'OCCHIO E LA PALPEBRA SINISTRA.QUESTA SCENA A DIFFERENZA DELLA PRIMA L'HO TROVATA BELLISSIMA.LA TERZA ED ULTIMA..LA FRASE DETTA DA LUI:HO 42 ANNI E MI PULISCONO COME SE FOSSI UN NEONATO,MA COME DICE UN POETA"SOLO I FOLLI RIDONO QUANDO NON Cè NIENTE DA RIDERE".QUESTA FRASE DICE TUTTO,NON Cè NULLA DA RIDERE QUANDO SI TRATTA DI AIUTARE LE PERSONE IN DIFFICOLTà.IL TEMA CHE RIEMERGE IN QUESTO FILM è LA RESILIENZA,LA FORZA DI ANDARE AVANTI E NON PERDERSI DI CORAGGIO DINANZI AGLI OSTACOLI CHE LA VITA CI RISERVA.LOTTARE CONTRO LA PROPRIA DISABILITà SENZA ARRENDERSI.SEGUENDO QUESTO CORSO MI SONO ANCORA DI PIU'AUTOCONVINTA CHE NELLA VITA NON BISOGNA MAI MOLLARE E GUARDARE SEMPRE AVANTI MIGLIORANDO SEMPRE DI PIU'..GRAZIE PROF..OGNI GIORNO CI REGALA SEMPRE DI PIU'NUOVE EMOZIONI!!!!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  arato andrea carmine il Ven Mag 06, 2011 12:56 pm

    Questo film é tenero e struggente,poetico e drammatico,e sprigiona una energia vitale impensabile.Mi è piaciuta la metafora che lo vede sequestrato,in ostaggio della malattia,eppure libero di viaggiare nell'immaginazione e nella memoria,fino a inventarsi una vita libera,fino a rivivere la vita passata e dare un nuovo senso e valore alle esperienze,alle sue donne,ai figli.Bellissimo vedere persone giovani buttarsi a capofitto nel recupero fino contagiare il malato di una nuova voglia di vivere.Una sottile ironia impedisce che la compassione scivoli nel pietismo,e colora di normalità le tappe del recupero:dal voler morire,scandito attraverso il nuovo alfabeto,fino al ritrovato tifo calcistico,fino al desiderio per le giovani logopediste,fino al miracolo del "canto" che fa intravedere una guarigione che non ci sarà.Resta il libro e un'esperienza umana intensissima.Ti coinvolge intimamente fine alla fine.E' una scala di valori che ti fa capire quali sono le cose veramente importanti dela vita.
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    Lo scafandro e la Farfalla laboratorio 5 maggio 2011

    Messaggio  Rosaria Polverino il Ven Mag 06, 2011 1:25 pm

    Eccomi qui a commentare nuovamente il favoloso film “ lo Scafandro e la Farfalla”,rivederlo ieri ha scaturito in me tante emozioni!! È un film molto forte!! Ma rivederlo è sempre un piacere perché è ricco di tanti significati.
    Jean-Do caporedattore della rivista “Elle”, viene colpito mentre era in auto con uno dei suoi figli,da quello che i medici chiamano “Locked-in sindrome” ,in ictus che immobilizza il corpo lasciando lucida e perfettamente consapevole la mente.
    Le scene che maggiormente mi hanno colpito sono state:
    La prima,quella del suo risveglio, e come se mi sentivo anche io bloccata in quel corpo inerte,lui parlava ma nessuno lo ascoltava perché lo poteva fare solo nella sua mente.
    La seconda scena è stata quando gli viene cucito l’occhio destro,quello che mi ha scioccato è stato il fatto che lui si opponeva a quella “tortura”ma purtroppo le sue urla non servivano a niente perché nessuno lo poteva sentire.
    La terza scena è stata quando lui ha espresso all’ortofonista il desiderio di morire, ma grazie alla reazione molto forte avuta dalla dottoressa,lui ha iniziato a valorizzarsi e dare un senso alla sua vita!!
    Da quel momento Jean-Do decise di non compiangersi più,perché grazie agli unici due strumenti che gli erano rimasti, cioè la memoria e l’immaginazione,lui poteva immaginare qualunque cosa,e questo lo ha aiutato ad evadere dal suo scafandro.
    La quarta ed ultima scena è stata, quando ha deciso di scrivere un libro, in cui esprimere tutta la sua volontà e voglia di vivere. Con questo posso collegarmi ancora una volta al tema della RESILIENZA, la quale viene favorita e fortificata in tutti quei contesti esperienziali e relazionali che favoriscono lo sviluppo di un sentimento di efficacia personale e di valorizzazione del sé.
    Jean-Do grazie all’uso di un codice alfabetico che gli permetteva di trasmettere a chi gli sta vicino i suoi pensieri ,riesce anche a scrivere il suo libro, lui lo detta ad una redattrice del suo editore, Claude Mendibil, che pazientemente annota, rilegge e riscrive insieme a lui. Proprio Claude Mendibil è stata il personaggio che mi ha colpito di più,perché solo grazie alla sua grande pazienza è riuscita ha fare esprimere tutti i pensieri di Jean-Do. Anche tutti i collaboratori medici e la sua famiglia, in particolare la madre dei suoi figli, hanno dimostrato un grande senso di aiuto,e per questo mi hanno colpito.
    Voglio concludere dicendo che Jean Dominique Bauby nonostante i suoi limiti ha condotto un’esperienza di grande Disabile!! LO SCAFANDRO NON HA IMPEDITO ALLA FARFALLA DI USCIRE, di comunicare, di ricordare la sua vita vissuta (sempre più lontana e indistinta, come un sogno) e immaginare un ipotetico futuro,di raccontare le sue sensazioni,le disperazioni ma anche le aspettative,le speranze e i rari momenti di felicità.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  veronicadolce il Ven Mag 06, 2011 2:11 pm

    Prof mi dispiace molto ma oggi non sono potuta venire.Provvederò a procurarmi il film da vedere.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  veronica romano il Ven Mag 06, 2011 2:18 pm

    oggi in aula abbiamo visto un film intitolato:Lo scafandro e la farfalla.in verità non l'ha avevo mai visto prima ma posso dire che è stato molto bello vederlo.Bauby,un uomo ricco, intrapendente che all'età di 43 anni a seguito di un ictus rimane paralizzato,le uniche cose che riesce a gestire sono l'occhio sinistro e la sua anima.
    lo stato d'animo del protagonista è sofferente,dolorante,inquietante perchè riesce a sentire tutto ma non riesce a comunicarlo.senza dubbio a mio parere i personaggi che mi hanno colpito particolarmente sono ovviamente il protagonista e la sua fisioterapista Annette,la quale cerca di far comunicare Bauby solo con il battito delle palpebre.le scene che mi hanno coplito particarmente sono due:quella che il dottore gli cuce l'occhi destro per evitare l'ulcerazione della cornea e quella in cui la fisioterapista cerca di spiegargli come comunicare con lei.qui si vede propio il disagio che prova Bauby,quasi di claustrofobia.ma tutto questo non impedisce a Bauby di far volare la sua anima(farfalla),tanto che con la mente immagina delle cose,fa dei viaggi travolgenti,diciamo che tutto quello che non puo fare con il corpo lo fa con la mente.un aspetto che trovo in questo film che richiama un po tutto quello che abbiamo studiato fino ad adesso è il tema della RESILENZA,cioe la capicità dell'individuo di reagire davanti alle problematiche della vita attraverso una forza interiore.tra le varie frasi che ho sentito nel film quelle che mi sono piacute di sono:Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare.

    Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria.

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    mariagraziarusso

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mariagraziarusso il Ven Mag 06, 2011 2:20 pm

    “Lo scafandro e la farfalla” un film veramente forte che ha suscitato in me miliardi di emozioni….gia dall inizio mi sono resa conto del suo valore….noi vedevamo come vedeva il protagonista abbiamo vissuto insieme a lui il suo rendersi conto di quello che era successo; mi sentivo soffocare imprigionata a dir la verita ero anche un po ansiosa ma poi quando le immagini si sono fatte piu nitide mi sono ripresa un po.Provavo rabbia quando Jean cercava di parlare ma nessuno lo sentiva avrei voluto gridare al suo posto….A causa di un ictus è paralizzato dalla testa ai piedi ma IMMAGINAZIONE E MENTE SONO ANCORA VIVE;è stato straordinario ascoltare la voce della sua mente, ci ha fatto anche un po ridere per il suo senso dell umorismo.Jean riuscuva a comunicare in un modo molto particolare:chi gli stava di fronte gli dettava l alfabeto(diverso in quanto le lettere erano in ordine per il loro uso)e batteva la palpebra per indicare la prima lettera e cosi via.inoltre gli venivano fatte domande la cui risposta doveva essere si o no.Per il si batteva la palpebra una volta e per il no due volte.
    Jean continuamente tornava al suo passato e si rese conto dei suoi sbagli come non stare del tempo in piu con i propri figli e dando piu importanza alla materialita.”ERO CIECO E SORDO”ora invece è un uomo che si ritrova in un corpo che lo imprigiona che gli impedisce di muoversi ma la sua mente non smette di lavorare;puo immaginare qualunque cosa,vivere i sogni di bambino,le ambizioni di adulto .La prima parola di Jean è il suo nome perche capisce che non puo compiangersi e deve ripartire da se.Infatti il tema principale è la RESILENZA:ossia l attitudine di un soggetto di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante l attivazione di competenze individuali e risorse interiori.I suoi sinonimi sono:flessibilità,elasticità,mobilità, adattabilità. Rifacendomi proprio a quest ultimo nel film c’è stato un momento in cui Jean ha visto la sua immagine riflessa e ha provato orrore di se stesso e del suo corpo;in seguito quando si e ritrovato davanti ad uno specchio ha immaginato di alzarsi e baciare una donna .Jean si è adattato alla sua nuova vita e al suonuovo corpo .
    Personaggio inoltre che ho molto apprezzato è stata la sua logopedista:donna forte che è riuscita a risollevarlo anche quando Jean ha detto di voler morire. E riuscita a scuoterlo dicendogli che era fortunato perche era ancora vivo e non poteva chiedere di morire perche c erano persone che lo amavano e pregavano per lui tutti i giorni. Questa donna incarna a pieno il concetto di cura:progressiva emancipazione dei soggetti coinvolti volta alla realizzazione dell’ uomo per ciò che è e per ciò che puo diventare.
    Mi ha fatto una gran tenerezza e mi sono anche un po rispecchiata nel suo amico perche non sapeva come comportarsi e non stava fermo un attimo…. questo è quello che succede un po a tutti noi quando ci troviamo in situazioni simili ,ci sembra che ogni cosa che diciamo e facciamo sia sbagliata….
    Dopo Jean chi ha subito un forte dolore è stato il suo papa:non è facile per un uomo ma soprattutto padre di una certa età vedere il proprio figlio, giovane e bello, imprigionato nel proprio corpo e non poter far nulla per aiutarlo….chiunque avrebbe chiesto a Dio di stare al suo posto perche un genitore farebbe di tutto per il proprio figlio.
    Tutti noi dovremmo prendere esempio da Jean perché la vita va vissuta e dobbiamo ringraziare Dio ogni giorno per quello che ci dona.Non basdiamola nostra vita sul passato,se abbiamo fatto qualche sbaglio andiamo avanti cercando di rimediare e guardare verso un futuro migliore


    LO SCAFANDRO NON HA IMPEDITO ALLA FARFALLA DI USCIRE.



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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  luciacacciapuoti il Ven Mag 06, 2011 2:33 pm

    sento di dover ringarziare la prof.ssa Briganti per averci permesso di vedere il film"lo scafandro e la farfalla",perchè mi ha permesso di conoscere un capolavore del cinema,mai visto fino ad oggi...mi ha emozionato profondamente...
    reputo questo film,l'emblema del concetto di resilienza grazie agli ostacoli che il protagonisata,un redattore della rivista elle,tenta di superare,dopo essere stato colpito da un grave ictus!
    ciò gli ha causato una paralisi totale del corpo e l'unico contatto con l'esterno,dopo l'uscita dal coma,è il suo occhio sinistro.
    molto interessante è stato osservare le diverse terapie a cui è stato sottoposto il protagonista,ogununa delle quali mirava al riaquisto delle capacità motorie e fonatorie...

    quello che più mi colpisce,oltre alla professionalità dei medici,è l'amore che questi provano verso il paziente stesso,il modo in cui credono alla sua riabilitazione....ma in particolare la grinta che spinge il protagonista a superare le barriere fisiche,riuscendo a realizzare il suo sogno...pubblicare un libro...solo attraverso il battito delle ciglia....quelle ciglia dell'unico occhio che gli permette ancora di guardare la luce del sole,il viso delle persone che più ama!
    questo credo sia davvero un esempio per tutti quelli che,attraversando momenti di difficoltà,dovuti a problemi fisici,si fanno prendere dallo sconforto e pensano di non potercela fare!
    c'è una scena,in particolare che mi ha colpita molto...mi riferisco a quella in cui jeando ha chiesto di vedere i propri figli.sono tutti in spiaggia,lui su una carrozzina che osserva i suoi piccoli girargli intorno,felici di vedere il loro eroe ancora vivo...e lui che si chiede,colmo d'amore per quei cuccioli che tanto adora,"ero cieco e sordo,o mi serviva la mia infermità per sentirlo?"mentre il figlio maggiore gli asciuga un rivolo di saliva dalla bocca paralizzata.
    si probabilmente l'infermità ha permesso al protagonista di comprendere le cose davvero belle della vita,forse perchè troppo preso dal successo...
    c'è,inoltre un'affermazione"a parte il mio occhio ho altre due cose non paralizzate:la mia memoria e la mia immaginazione", di jeando,che mi ha davvero commossa,perchè mi ha comunicato tutta la sofferenza che un diversamente abile sente a causa dell'impossibilità nello svolgere un compito pratico,ma allo stesso tempo l'immensa forza che spinge queste persone,e nel caso specifico del protagonista del film,a realizzare i propri sogni,sfidando e superando qualsiasi ostacolo.
    la forza d'animo dimostra come nessuno possa essere fermato,come nessuno possa essere ostacolato ma soprattutto come la speranza e la fiducia nelle proprie capacità possa permettere di far volare la mente e l'immaginazione dell'uomo,verso mete sconfinate,lì dove niente e nessuno può fermarlo...
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  immacolata il Ven Mag 06, 2011 2:43 pm

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA...UN FILM DI GRANDISSIMA UMANITA'
    I personaggi che mi hanno colpito di piu sono:Jean(il protagonista),l'ortofonista e la moglie di Jean.Lui un uomo autoironico , ma allo stesso tempo molto fragile.A causa di un malore il suo cervello non ha piu nessun collegamento con il sistema nervoso centrale e per questo è totalmente paralizzato, ha perso l'uso della parola oltre a quello dell'occhio destro.L'unico modo per aver contatto con il mondo esterno è l'occhio sinistro.Ora si ritrova a fare i conti con se stesso e la sua immaginazione e la sua memoria sono gli unici mezzi che ha per poter superare il suo scafandro.Secondo me l'ortofonista rappresenta una delle persone piu importanti per Jean perchè grazie a lei riesce a trovare il modo di comunicare ,facendolo attraverso il battito delle ciglia.Lei le da fiducia e le trasmette positività da ciò noi dobbiamo prendere esempio come futuri educatori,dovremo capire nel profondo chi si ha di fronte, i suoi problemi,le sue sofferenze e le sue paure senza soffermarci sulle apparenze ma vedera tutto dal loro punto di vista e cercare di fare al meglio il nostro lavoro ma per far ciò si ha bisogno di una dote innata L'UMILTA'...l'ORTOFONISTA NEL LEGGERGLI LE LETTERE DELL'ALFABETO ordinate secondo un apposita sequenza Jean poteva dire "SI" battendo una volta le ciglia oppure "NO" battendo due volte.Secondo me qui viene riportato il concetto di CURA, come progressiva emancipazione dei soggetti coinvolti, volta alla realizzazione dell'uomo per ciò che è e per ciò che egli puo diventare;è come un atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza, a ricordarsi di sè ,dell'unicità della sua storia,per accettarsi e convivere con la propria specialità(TRATTO DAL LIBRO DI NOZIONI).Il battito delle ciglia ricorda il battito delle ali di una farfalla che si traducono in lettere e le lettere in parole ,realizzando cosi un libro intitolato LO SCAFANDRO E LA FARFALLA.
    BORGES nel suo aforisma dice:fra i diversi strumenti dell'uomo , il piu' stupefacente è senza dubbio il LIBRO perchè questo è ESTENSIONE dell'immaginazione e della memoria . In questo modo lo scafandro dal corpo , non impedi alla farfalla di uscire e comunicare.(RESILIENZA )
    Un' altra scena che mi ha colpita è stata la telefonata dell'amante di Jean ricevuta dalla moglie che si è trovata costretta a parlarci, non ha fatto nulla per evitare una comunicazione tra loro,anzi li lascia qualche minuto da soli e questo dimostra il rispetto per l'altra persona senza considerarla come un "diverso".Nei suoi occhi tutto il dolore di un tradimento ma nonostante ciò è li accanto a lui a sostenerlo ed aiutarlo nella sua riabilitazione.



    E'stato bello vedere persone giovani buttarsi a capofitto nel recupero, fino a contagiare il malato di una nuova voglia di vivere.Una sottile ironia impedisce che la compassione scivoli nel pietismo e colora di "normalità"le tappe del recupero:dal voler morire (scandito attraverso il nuovo alfabeto) fino al ritrovato tifo calcistico, al desiderio delle giovani logopediste al miracolo del "canto"che fa intravedere una guarigione che non ci sarà. RESTA IL LIBRO E UNA CONOSCENZA UMANA INCREDIBILE!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  martina saiano il Ven Mag 06, 2011 2:46 pm

    Voglio iniziare questo mio commento dicendo che sono davvero contenta che la professoressa abbia scelto di farci vedere il film "Lo scafandro e la farfalla", perchè è ricco di significato e di emozioni. Già in un mio precedente commento avevo parlato di questo film suggerendo a tutti di vederlo. A mio parere centrale all'interno della trama vi è il concetto di resilienza. Infatti, il protagonista Jean-Do, cambia nel corso del film il suo atteggiamento nei confronti della malattia. Inizialmente, dopo aver appreso la sua situazione dal medico, viene preso dalla sconforto. Significativa a tal riguardo è la frase che dice all'ortofonista durante la prima seduta:"Voglio morire". Successivamente, grazie soprattutto all'aiuto dei medici, degli amici e della sua famiglia, riesce ad ottenere numerosi progressi, sia fisici che interiori. Infatti la frase che più mi ha colpita e che sancisce questo suo cambiamento interiore è:"Oltre l'occhio, anche l'immaginazione e la memoria non sono paralizzati". Così da quel momento decide di non compiangersi più e capisce che la sua vita può continuare anche se il suo corpo è immobilizzato. Riesce addirittura ad ironizzare sulla sua situazione, ed in particolare si comprende ciò quando entrano nella sua stanza due tecnici per montare un telefono e quando lo prendono in giro sostenendo implicitamente che a causa della sua situazione Jean-Do non avrebbe mai potuto utilizzarlo, lui ride; la sua ortofonista si infastidisce e lui pensa:"Non hai il senso dell'umorismo, Ariette". La sua maniera di reagire alla malattia è incredibile, e lo è ancor di più se si pensa che è una storia vera. Potrebbe essere d'esempio a tante persone disabili! Ciò che colpisce ancor di più nel film è, però, il fatto che risce a scrivere il libro in cui racconta la sua storia, e lo fa attraverso l'uso del codice alfabetico che gli permette di comunicare con gli altri. Questo è proprio l'aspetto che suscita la mia commozione ogni volta che guardo il film. Il personaggio che più mi ha colpita è la madre dei suoi figli la quale, nonostante in passato eara stata lasciata da Jean-Do per una ragazza più giovane di lei, gli resta accanto durante tutto il corso della sua malattia, porta periodicamente i suoi figli dal padre e addirittura fa da tramite nella telefonata tra Jean-Do e la sua nuova compagna.
    Gli argomenti con cui è possibile collegarsi alla teoria sono la disabilità e le tecnologie estensive. IL telefono, che viene utilizzato dal protagonista per comunicare con i suoi amici e parenti, fa parte delle tecnologie estensive:"L'uomo nel suo intento di socializzare ha bisogno di parlare e, quindi, di comunicare.Il telefonino in questo senso incarna questa esigenza di comunicare è una protesi che l'uomo indossa e serve a comunicare".
    Voglio concludere questo mio commento ringraziando la professoressa di aver dato l'opportunità di vedere questo film a chi non lo aveva ancora visto.
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    nicla ruggiero

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  nicla ruggiero il Ven Mag 06, 2011 2:49 pm

    Oggi in aula abbiamo visto un film intitolato"lo SCAFANDRO e la FARFALLA"il protagonista si trova in macchina con suo figlio e all'improvviso è stato colpito da un ictus e a causa di ciò resta paralizzato dalla testa ai piedi e non riesce a parlare l'unico modo per comunicare con il mondo esterno è il battito degli occhi.
    La frase che più mi ha colpito è quella che lui ha parte l'occhio ha due cose che non sono paralizzate e sono l'immaginazione e la memoria e sono gli unici due mezzi che ha per uscire dallo scafandro.
    Per me è una cosa orrenda quando una persona è colpita da una malattia e rimane lucido perché così può capire cosa gli è successo e in che stato si trova ma nel film il protagonista si aggrappa ai ricordi come un'ancora di salvezza.
    Ma ritornando al film mi ha fatto pensare molto la scena in cui la moglie chiede a Jean Do' di incontrare i suoi figli.
    Egli in un primo momento era contrario poi ripensando che era già stato un padre assente decide di passare una giornata con loro vederli giocare,correre.
    E solo a questo punto egli si pente di come si è comportato.
    Perciò credo che chiunque quando ha un momento libero deve trascorrerlo con i propri cari.
    Un'altra scena che mi ha fatto piangere è stato quando Jean Do',aiutato dall'ortofonista,ha parlato al telefono con il padre.
    Jean Do' ha detto che non era facile per un padre parlare con il figlio sapendo che non può risponderlo ma io penso che la cosa più difficile da superare per un genitore e sapere che il proprio figlio sia malato.
    Quasi verso la fine del film la moglie si trova in camera con il marito quando all'improvviso ricevono una telefonata ed è l'amante del marito.
    Ella potendo parlare solo con la moglie si sfoga con lei e le chiede poi di riferire tutto a Jean DO'.
    Dice che le manca molto,non riesce a stare senza lui e vorrebbe sapere se a lui gli fa piacere che vada in ospedale.
    Penso che quando una persona si trova in difficoltà non è lei che deve chiedere aiuto ma sono gli altri che devono tendere una mano senza farlo pesare e quindi boccio l'atteggiamento dell'amante ma appoggio in piena regola l'atteggiamento della moglie che con le lacrime agli occhi ha represso il suo dolore e ha aiutato Jean Do' anche a rispondere l'amante a telefono.
    Non esistono dimostrazioni d'amore più bella di questa io nella sua stessa situazione non so se avrei reagito nella stessa maniera,sarei impazzita dalla gelosia oppure sarei scappata dalla stanza,ma siamo d'avanti ha una dimostrazione d'amore a tutti gli effetti e proprio in questo caso mi sembra opportuno dire che l'amore vince su tutto.
    All'inizio Jean Do' aveva voglia di morire ma pian piano ha deciso di reagire.
    In questo caso ci troviamo di fronte a una situazione di resilienza cioè la capacità di trovare una strategia e superare i momenti difficili.
    Jean Do' oltre alla moglie e ai figli ha legato anche con una dottoressa l'ortofonista, grazie a lei è riuscito ad andare avanti e a sopperire alla voglia di morire.
    Aiutato da questa dottoressa è riuscito a scrivere un suo libro attraverso un metodo che loro usavano per comunicare:lei gli diceva le lettere dell'alfabeto e lui batteva le palpebre degli occhi.
    Questo film mi mette angoscia,ansia e dolore quando inquadravano Jean Do' non riuscivo a vederlo dovevo tenere gli occhi chiusi questo fatto deriva perché sono una persona troppo paurosa e non riesco ad affrontare le situazioni difficili come ad esempio restare accanto ad una persona malata a cui voglio bene penso che questo è un mio limite che devo a tutti costi superare e affrontare.
    Per quanto riguarda Jean Do' lui è stato colpito da una menomazione degenerativa che porta alla disabilità.
    La disabilità è la limitazione,la restrizione,conseguente alla menomazione ed è l'incapacità di svolgere delle funzioni o di compiere delle attività nel modo e nei limiti considerati normali per un essere umano.
    La persona disabile non deve essere considerata diversa dagli altri.
    Devo dire la verità fino alla fine speravo che Jean Do' riuscisse a guarire completamente ma questo film è tratto da una storia vera e infatti anche nella realtà le persone colpite da questa malattia non possono sperare in una guarigione definitiva e tornare come prima.
    Jean Do' muore due anni dopo che è stato colpito dall'ictus e se non erro il suo libro è stato pubblicato due settimane dopo la sua morte.
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    Sonia Cristillo

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    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

    Messaggio  Sonia Cristillo il Ven Mag 06, 2011 3:34 pm

    Nunzia ha concluso la lezione dicendo : “ho preferito farvi vedere più scene di quelle previste e saltare la parte teorica perchè le immagini penso siano valse più delle parole”...ed è vero!!!.
    Abbiamo trascorso la lezione visionando il film “lo scafandro e la farfalla”,narrante di un uomo che vede la sua “bella vita” trasformata da una disabilità.
    Solitamente quando svolgiamo i laboratori in aula non appunto subito le mie impressioni perchè ho necessità di metabolizzare prima,per poi esprimermi.In questo caso,però, le riflessioni sucitate sono state moltissime e ho scritto veramente mille impressioni durante la proiezione del film.Prima di analizzare i diversi punti elencati faccio una premessa generale della mia visione della storia raccontata:
    Osservando il film,soprattutto grazie ad i flasch back presenti al suo interno,ho comparato i due stili di vita che il protagonista ha dovuto affrontare:prima “uomo di mondo” ,che si destreggiava tra lavoro,soldi e donne,poi “uomo dipendente” da tutto e tutti,costretto ad essere aiutato da quella stessa moglie che, con molta facilità, tradiva.La trasformazione più valida e soprattutto più importante è quella da “uomo vuoto” ad “uomo pieno”...pieno di sentimenti,pieno di creatività,voglia,fantasia... ed amore.
    Passo adesso ai diversi aspetti del film che ci sono stati chiesti di commentare:
    1)SCENE PER NOI Più SIGNIFICATIVE:ne ho scritte moltissime ma ne seleziono solo alcune o diventerebbe un commento interminabile.
    La prima scena significative per me è stata quella del primo incontro con la moglie la quale,nonostante il tradimento,cerca di aiutarlo e di non fargli perdere il rapporto con i figli.Quando poi lei gli chiede se lui vuole incontrare i figli inizia una riflessione del protagonista molto interessante.Apprezza i suoi figli molto più di prima,cominciando a meditare sul mancato rapporto che prima,con molta più facilità,poteva costruire e che ora sembra un traguardo irraggiungibile,adesso che non può più nemmeno “sfiorargli le guance”.
    La seconda scena che ho annotato è quella dello specchio,quando gli chiedono di guardare la sua immagine riflessa.La reazione del protagonista mi ha colpita particolarmente,mi ha dato la possibilità di immedesimarmi.Lui provava umiliazione nel guardarsi allospecchio,nel lasciarsi lavare,odiava dipendere da qualcuno in quel modo,non riusciva ad adattarsi a quella nuova vita,ma non poteva dirlo a nessuno perchè non poteva parlare...esprimere i suoi pensieri.
    La terza scena che mi è rimasta impressa è quella dell’incontro con l’amico. In tutto il film ho notato il disagio del disabile,ma questa scena mi ha fatto notare come, anche chi lo circonda e non sa come affrontare la situazione, può sentirsi a disagio.Vedere una persona cara “subire una tale trasformazione”,non riuscire più a comunicare con lei come prima,disorienta e spaventa chi sta intorno ad osservare,chi vorrebbe fare qualcosa... ma non sa cosa!!!.
    La quarta scena che voglio commentare è quella in cui lo stesso protagonista afferma: “ero ceco e sordo..mi serviva la luce di un’infermità per vedere la mia vera natura!”.Credo questa, sia la frase emblematica di tutto il film,che racchiude ciò che si vuole trasmettere.Il messaggio principale, recepito da me come quello fondamentale,che il film vuole inviare è la forza di apprezzare la vita,d’essere dinamico,saper cambiare e rendere il “proprio mondo” più bello, nonostante i limiti fisici.
    Il protagonista compie una vera e propria “rivisitazione” si sè stesso,inizia ad apprezzare la vita che prima detestava e,dopo lo sconforto iniziale dove addirttura dice di voler morire, si guarda dentro trovando quella forza interiore che vede nelle sue due più grandi capacità, prima mai apprezzate:la MEMORIA E LA FANTASIA,grazie alle quali vive,sogna e apprezza attimi che prima non avevano significato.
    La quinta,ed ultima,scena sulla quale vorrei riflettere è quella in cui rivive i momenti e le parole del padre,ripercorrendo e dando valore vero,puro al loro rapporto.La cosa che più mi ha colpita è il fatto che più che mai fa affidamento alle parole del padre,che prima dava per scontate,per farsi forza ed andare avanti.Inoltre,capisce l’importanza di quegli attimi che, non deve tenere solo per sè,ma deve riuscire a tresmettere ai figli...ORA TUTTO ACQUISTA UN SIGNIFICATO!.
    2)I PERSONAGGI,PER NOI,Più RILEVANTI: attorno al protagonista ruotavano le azioni e i sentimenti di molte persono che lo aiutavano a migliorarsi fisicamente ed emotivamente.
    Logopedista: l’ho visto come il personaggio determinante di tutta la storia,per diversi motivi.Il lavoro che svolge è efficacissimo per il protagonista che,grazie al suo intervento,riesce a comunicare i suoi pensieri.Traspare una grande forza di volontà,di riuscire, da parte della logopedista che si arrabbia nel vedere il protagonista “gettare la spugna” e non voler collaborare.
    Il padre:la reputo una figura rilevante perchè dimostra quanto può essere difficile accettare che una persona cara possa vivere una vita che non era “progettata”,che non meritava!.Ho visto il padre come l’esempio di come può essere complicato,difficile e,per molti,avvilente vivere(anche se dall’asterno)la sofferenza di chi ami.
    La moglie:ho sottolineato l’importanza di questo personaggio perchè testimonia un valore essenziale,soprattutto in questi casi:l’amore.Nonostante il tradimento,nonostante si trovi ad affrontare chi gli ha “distrutto” la famiglia (il marito e l’amante),continua a stargli vicino,a trattarlo e “viverlo” come uomo e padre dei sui figli,dandogli la possibilità di continuare a costruire un vero rapporto con quest’ultimi.
    (non li scrivo tutti perchè non vorrei dilungarmi troppo.)
    3)ASPETTI SPECIFICI DELLA DISABILITà VISTA: la disabilità che colpisce il protagonista deriva da un ictus che lo paralizza completamente,l’unica attività a lui accessibile è quella cognitiva.Molti sono gli aspetti di questa disabilità che sono emersi dal film.Ad esempio,è stata posta l’attenzione sul movimento della lingua o della bocca necessario per la comunicazione verbale.La cosa che, però, ha attratto la mia attezione è il modo di comunicare che viene utilizzato,con l’occhio(ammetto di non averci proprio pensato all’inizio del film!).Quando si cercava di isegnargli a comunicare, una frase particolare è stata,secondo me,significativa delle difficoltà che questa disabilità ha causato nel protagonista.La logopedista faceva l’elenco delle lettere e,il protagonista,per comporre la frase, sbatteva l’occhio quando sentiva la lettera che desiderava esprimere.Mentre ascoltava l’elenco,detto lentamente,pensava : “devi essere pù veloce,non posso tenere la palpebra aperta per tutto questo tempo”..non ci avevo pensato!.Capito il modo di comunicare, non avevo pensato che(ovviamente)il protagonista aveva la necessità fisica di sbattere l’occhio,ma non poteva farlo per non dare un messaggio sbagliato.Ma, soprattutto,non poteva chiedere a chi gli stava di fronte di andare più veloce...era uno strazio!
    Ho riportato questo momento del film perchè volevo cerrcare di spiegare l’aspetto più importante della disabilità:il sapersi adattare ad una vita nuova.Le immagini che abbiamo visto sono state davvero illuminanti perchè mi hanno fatto vedere cose alle quali osservando un disabile(o come in questo caso un film su un disabile)non pensavo minimamente.
    4) TRA TEORIA E PRATICA:Il film “Lo scafandro e la Farfalla” si unisce perfettamente con quelle nozioni che stiamo cercando di comprendere ed apprendere ....è la conferma della validità della teoria!.
    Il protagonista,come già detto,è una persona disabile.Tutte le immagini hanno mostrato gli impedimenti e le difficoltà di un disabile,ma per poter ampliare ciò che abbiamo visto vorrei specificare teoricamente il concetto mostrato.
    La disabilità è una limitazione o perdita della capacità di compiere un’attività nei modi considerati normali per un essere umano.Quindi,con questo termine,si vuole intendere l’incapacità di svolgere determinate funzioni e di assolvere particolari compiti.Nel caso specifico,la disabilità osservata ricopre il suo aspetto più ampio e può essere considerata come una menomazione generativa.Infatti,la limitazione o perdita di capacità funzionali deriva da una menomazione che può essere:
    TEMPORANEA
    ACCIDENTALE
    (cioè può avvenire a seguito di un incidente)
    DEGENARATIVA (cioè può portare alla disabilità)
    Il concetto di disabilità è,quasi sempre,legato a quello di DIVERSITà.Infatti,un disabile,privo di alcune capacità,è considerato diverso perchè non rientrare negli standard della normalità dettati dalla società di appartenenza.Però, è giusto sottolineare ,per smentire questo legame inappropriato,che definire una persona disabile significa dichiarare che essa non ha una o più competenze,ma bisogna anche sottolineare che possiede ben altre abilità.Per poter mettere in risalto questo aspetto è necessario utilizzare il termine DIVERSABILE O DIVERSAMENTE ABILE.Anche nel caso del film,penso,si possa ritenere il protagonista come un diversamente abile perchè ha molte altre capacità di tipo cognitivo che egli stesso sottolinea,quali la memoria e la fantasia,che gli permettono addirittura di scrivere un libro(a prova che diversità e disabilità non sono sinonimi).La diversità porta alla CATEGORIZZAZIONE,cioè alla collocazione di certe persone in determinate categorie,rendendo la disabilità di una persona come il fattore determinante ,senza considerarla nella sua interezza.Il disabile non scegli d’essere categorizzato,d’essere diverso,ma vieno etichettato dalla società.Per questo,come abbiamo studiato,è necessaria un’educazione per la società,che crei una cultura della disabilità per comprendere quale ruolo possono assumere i soggetti disabili e quali serivizi vengono messi a disposizione per le loro esigenze.L’educazione,però, deve essere rivolta anche ai disabili, per distaccarli dal concetto di diverso,basandola sulle pari opportunità.
    Un ultimo concetto teorico che vorrei sottolinare e che è palesemente presente nel film è quello della RESILIENZA.Tale termine indica la capacità di un individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio,mediante l’attivazione di competenze individuali e risorse interiori.Il protagonista del film fa ricorso a questa “strategia” per vivere,sentirsi ed essere utile agli altri..dando senso alla sua vita.



    Alessia Guidotti.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Alessia Guidotti. il Ven Mag 06, 2011 4:17 pm

    Alessia Guidotti. ha scritto:[b]LO SCAFANDRO E LA FARFALLA.
    La storia ti tocca profondamente il cuore. E' un film intenso, malinconico..un film toccante che non può lasciare indifferenti. Infatti basterebbe il solo titolo ad esprimere l’incredibile significato insito in questa storia.
    Mi ha molto emozionata sin dall'inizio: il vedere, il sentire con i sensi del protagonista, provare la sua sofferenza quando capisce di non riuscire a parlare,quando si rende conto che gli altri non riescono a sentirlo...L'utilizzo del monologo interiore riesce davvero a farti entrare in simbiosi con il protagonista, tra gli attimi di disperazione e quelli di amara autoironia.
    La professoressa aveva ragione, dicendo che sarebbe stata un'esperienza più forte della simulazione, ma non mi aspettavo nulla di simile.
    Questo film è uno dei pochi che riesce a far comprendere lo stato d'animo della persona che vive una situazione del genere,riesce a soffermarsi sulla complessità della persona con disabilità.Infatti inizialmente Dominique Bauby, non si accettava,non riusciva neanche a guardarsi allo specchio e non voleva che i figli lo vedessero in questo stato.Mi ha colpito, il fatto che la sua prima frase è stata:"comincio da me". Infatti se inizialmente, lui si vedeva un semplice scafandro,un neonato che aveva un bisogno costante degli altri,decide poi di NON DEFINIRSI PIù PER SOTTRAZIONE. Infatti dice:"Non voglio più compiangermi, perchè oltre al mio occhio sinistro ci sono altre due cose che non sono paralizzate la mia memoria e la mia immaginazione". Infatti lui grazie alla sua immaginazione riesce ad evadere dal suo scafandro...ed essere libero come una farfalla.Questo film riesce inoltre a sottolineare l'importanza della relazione educativa che è fondamentale, perchè come afferma la Murdaca essa è uno "spazio riparativo", grazie al quale il disabile elimina maschere,blocchi,disagi e ripensa al proprio stato e alle proprie capacità. Infatti grazie alla relazione che il protagonista instaura con l'ortofonista,riesce a far diventare la sua palpebra sinistra, il suo legame con il mondo.Riesce addirittura a scrivere un libro.

    Aggiungo queste poche parole al mio commento perchè vorrei condividere con voi, l'emozioni che questo film mi ha lasciato. E' strano, ma dopo un giorno dalla proiezione, rivedo alcune scene che mi sono rimaste impresse nella mente; come quando lui muove la testa per la prima volta. Può sembrare un movimento banale, ma per molti di loro invece è un miracolo. Com'è un miracolo vedere una persona paralizzata lottare ed uscire attraverso l'immaginazione da quel corpo che è diventato una prigione.Infatti questo film ci mostra concretamente il tema della RESILIENZA. Una delle scene che oggi mi è tornata alla mente è quando uno degli amici gli dice :"Posso immaginare quello che stai provando, perchè essere presi in ostaggio non è molto diverso, la cosa difficile era l'attesa,sono sopravvissuto perchè mi sono attaccato a ciò che mi rendeva uomo". Mi ha molto colpito questa frase perchè spesso la gente è superficiale e tende a non trattare come PERSONA, le persone che soffrono. Testimonianza di ciò è quando i tecnici gli vanno a istallare il telefono nella stanza, prendendolo in giro. Importante è stata la frase dell'ortofonica che gli risponde :"Non faccia finta che lui non fosse qua...rivolgete a lui le domande".
    BELLISSIMO QUESTO FILM...ANCHE SE è DAVVERO FORTE...
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    MariangelaCavallo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  MariangelaCavallo il Ven Mag 06, 2011 5:19 pm

    "Lo scafandro e la farfalla"
    Risulta chiaro che al centro di questo film vi è il tema della resilienza,uno dei temi affrontati più interessanti.Inanzitutto nella prima parte del film per quasi un' ora (delle due scarse che dura), lo spettatore non vede il protagonista ma guarda il mondo attraverso il suo unico occhio aperto, l'idea della soggettiva è veramente efficace ti mette davvero dalla parte di chi è in una condizione tremenda. Il protagonista viene colpito da un ictus,completamente paralizzato tranne che nella palpebra dell'occhio sinistro. Vede il mondo da una prospettiva diversa,viaggia con una sua immaginazione x evadere dallo scafandro ed essere libero come una farfalla.Mi ha colpito la scena in cui il medico deve cucire l'occhio destro di Jean perchè non va come dovrebbe per evitare l'ulcerazione della cornia,mi sono per un attimo immedesimata nello stato d'animo del protagonista ,nella consapevolezza che in poche ore si troverà a dover fare i conti con il dramma di un destino, che lo priverà di quella naturale libertà, della quale, ci si accorge solamente nel momento in cui viene a mancaree, e il suo richiamare continuamente la morte... "voglio morire" questo scasturisce la dura reazione da parte della sua dottoressa che le dice "Lei è vivo quindi non dica che vuole morire, è una mancanza di rispetto, è osceno".
    Fino a che capisce che nel suo corpo imprigionato dalla malattia,lo scafandro, cè una farfalla che con il suo pensiero,i suoi ricordi e la sua immaginazione può volare ancora alto.c'è ancora vita e ci si può perfino ridere sù "Sono stati tanti i momenti in cui ero disperato, sull'orlo del suicidio, carico d'odio, ma sono sopravvissuto, perchè mi attaccavo a ciò che faceva di me un uomo, non potevo fare altrimenti, era la sola cosa che mi restava". Questo film sprigiona una energia vitale impensabile. Mi è piaciuta la metafora che lo vede sequestrato, in ostaggio della malattia, eppure libero di viaggiare nell'immaginazione e nella memoria, fino a inventarsi una vita libera, fino a rivivere la vita passata e dare un nuovo senso e valore alle esperienze, alle sue donne, ai figli. Bellissime le scene col padre. Bellissimo vedere persone giovani buttarsi a capofitto nel recupero fino contagiare il malato di una nuova voglia di vivere. E' un film che fa molto riflettere su vari argomenti, dalla vita che da un momento all'altro ci può essere tolta e quindi dobbiamo sfruttarne ogni momento, all'eutanasia, al potere dell'immaginazione come evasione dalla realtà. .E' una scala di valori che ti fa capire quali sono le cose veramente importanti dela vita.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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