Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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    claudia ardito

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  claudia ardito il Gio Mag 05, 2011 6:18 pm

    Lo scafandro e la farfalla mi ha toccato particolarmente,all'inizio,quando la telecamera rifletteva tutto il resto celando il protagonista Jean-Dominique Bauby ,che,colpito dalla sindrome locked-in ,non riusciva a muoversi,a parlare,ma che sentiva e parlava senza essere sentito, mi ha emozionato tantissimo,mi sono immedesimata in lui e ho provato un senso di soffocamento,restrizione come se fossi rinchiusa in un corpo senza la libertà di comunicare,così è apparso il protagonista,agitato per l'incapacità di farsi sentire,urlava senza voce ripetendo le risposte alle domande che gli venivano poste senza riscontrare alcun risultato uditivo dalle persone che lo circondavano,ignare di ciò che lui cercava di esprimere.Inizialmente l'unico sentimento che riusciva a provare era il desiderio di morte affermando piu di una voltà:"è la vita questa?" soprattutto dopo aver usato lo specchio dove dice:"Che orrore sembro uscito dal un vaso di fornalina!" oppure quando gli effettuano un primo bagno dove si sente ridicolo paragonandosi ad un neonato gigante.In questa prima fase si nota l'assenza di accettazione per la situazione in cui è costretto a vivere,sconforto e consapevolezza di essere DIVERSO!Solo successivamente con l'aiuto di una Fonologopedista riesce a farsi forza e ad accogliere il suo nuovo metodo di comunicare attraverso il battito dell'occhio sinistro,in quanto il destro gli è stato cucito per evitare un ulcera,oppure con esercizi di deglutizione e movimento della testa.Il rapporto tra i due si fa piu intenso e Jean-Do comincia a fare progressi,la fonologopedista gli presenta un nuovo alfabeto,secondo l'ordine di frequenza della lingua francese,per comunicare con piu facilità con un battito di palpebra per scegliere la parola desiderata e da li lettera dopo letterà Bauby dettò parole, frasi e intere pagine del suo libro che porta il titolo del film.In questa fase Jean-Do recita delle frasi significative:"Oggi sembra che la mia esistenza sia stata solo un susseguirsi di fallimenti,le donne che non ho saputo amare,le occasioni che non ho voluto cogliere,gli istanti di felicità che ho lasciato volare via,una corsa di cui conosci il risultato ma sei incapace di tagliare il traguardo;ero cieco e sordo,non mi serviva la luce di un infermità per vedere la mia vera natura!"HO DECISO DI NON COMPIANGERMI MAI PIU perchè ancora due cose non ho paralizzate:l'IMMAGINAZIONE e la MEMORIA,i mezzi per evadere dal mio scafandro.Qui si nota il protagonista che sta riflettendo sulla sua vita che ha percorso,un resoconto di tutto quello che ha costruito e quello che non ha costruito come la mancata presenza per la moglie e per i figli e per il tradimento,si ferma a guardare dentro di se ed il mondo fuori con altri occhi,stavolta,piu profondi rendendosi conto delle bellezze che lo circondano,delle persone che lo amano abbandonando lo scetticismo e il cinismo che ha caratterizzato la sua vita da normodtato e sono proprio questi sentimenti che gli danno la forza di reagire e di superare questa situazione spiacevole in cui è rimasto imprigionato.In questa seconda fase,quindi,si nota la RESILIENZA di quest'uomo così debole fisicamente ma dallo spirito forte che ha trovato la forza e il coraggio di reagire e far fronte a questo suo disagio utilizzando tutte le risorse interiori per vivere e migliorare ogni sua funzione fisica,per rimediare al tempo perduto da trascorrere con la sua famiglia,con i suoi amici,con la natura e con la fede.Egli era riuscito a sentire il suo cuore che batteva come le ali di una farfalla,"lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare".
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    Ultima modifica di claudia ardito il Gio Mag 05, 2011 6:28 pm, modificato 1 volta
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    Vincenzo Raia

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Vincenzo Raia il Gio Mag 05, 2011 6:20 pm

    E’ la prima volta che ho visto questo film e sono rimasto colpito dalle scene, non nascondo che volevo andarmene dall’aula, non ce la facevo a vederlo, era per me troppo forte soprattutto quando gli hanno cucito l’occhio. Ma nello stesso tempo è stato molto emozionante al tal punto di rimanere fino alla fine. Il protagonista fu colpito da un ictus con una sindrome rara che lo gettò in un coma profondo e poi lo rese immobile. Il film è iniziato nel vedere le scene sfumate con gli occhi del disabile e sono molte le scene che mi hanno colpito, la prima è quando il protagonista non poteva muoversi e pensa che nella sua vita non ha mai dedicato tempo alla moglie e ai figli. Bauby è paralizzato dalla testa ai piedi e l’unico punto forte per lui era l’occhio che grazie ad esso riesce a comunicare battendo la palpebra sinistra. Di grande aiuto sono stati per lui gli operatori sociali, tra cui l’ortofonista che gli propone un alfabeto speciale che gli permetteva di comunicare. “Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell’anima di comunicare”, è qui che possiamo mettere in gioco ciò che dice Murdaca, non si parla di un numero ma bensì di una persona, una persona che nonostante le sofferenze, la disabilità non ha mai smesso di amare continuando a farlo anche se in maniera diversa. Bauby vuole morire, non riesce ad accettarsi ma la dottoressa gli fa capire che ci sono persone importanti che lo amano e che per lui contano ma soprattutto che pregano per lui. Ma due cose non si sono paralizzate, la sua immaginazione e la memoria gli unici per invadere dal suo scafandro, infatti nel film sono presenti molti flashaback che raccontano la vita che conduceva il protagonista, la sua relazione con il padre e il suo incontro avuto prima dell’incidente. Il padre arrivato ad un’età adulta fa finta di dimenticare le cose e non trova la forza e il coraggio di dire al figlio che lo vuole bene. Un altro flaschback è stato quando gli hanno detto se volesse andare a Lourdes con il treno bianco, un luogo santo dove si ottengono le guarigioni e lui si è ricordato del suo viaggio a Lourdes con la moglie. (qui mi è venuta in mente Adele, anche lei è stata a Lourdes.) Profonda commozione è stata quando ha avuto l’incontro con i suoi figli nel giorno della festa del papà, il suo cuore si è riempito di gioia nel vedere i figli camminare, correre, ridere, anche se non potrà più toccarli. Una parte che critico è quella iniziale quando gli dicono: “pronto per la sedia” e lui risponde: “Grazie del verdetto!”. Secondo un mio parere non bisogna trattare così un malato anche se è destinato alla sedia a rotelle ma quello che voglio criticare è il tono di voce dei dottori. Devono capire come prima cosa la reazione che può nascere in questa persona costretta per tutta la vita a rimanere sulla sedia a rotelle, non possono conoscere le sensazioni che prova il paziente nel sentirsi dire queste parole, magari potevano dirlo in un altro modo e non dare subito la cosiddetta “sentenza”, anche se non c’era niente da fare.
    Grazie all’affetto di queste persone, Bauby trova il coraggio di vedere qualcosa di positivo e di non ripetere quella maledetta parola “voglio morire”, è da qui che possiamo considerare il termine di resilienza, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici e di riorganizzare la propria vita dinanzi alle difficoltà. L’ultima scena mi ha colpito anch’essa molto, in stanza con Bauby c’era la moglie che gli leggeva le lettere ma ricevettero una telefonata, era l’amante del marito che le dice di riferirgli che gli manca e che si sente sola senza di lui. All’improvviso l’amante gli dice se volesse che tornasse e lui con l’aiuto della moglie le dice che “ogni giorno l’attende..” Credo che sia stata per la donna una brutta situazione fare da interlocutrice tra l’amante e il marito ma mi ha dato dimostrazione del vero amore, aiutare Bauby nonostante il dolore che provava in quel momento. Poteva andarsene dalla stanza e lasciarlo da solo ma non l’ha fatto e questo per me è stata una grande dimostrazione d’affetto.
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    Fabiola pinto

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Fabiola pinto il Gio Mag 05, 2011 6:34 pm

    Il mio commento di oggi lo voglio iniziare proprio con la prima scena del film ,ovvero del risveglio del protagonista Bauby .L’uomo apre gli occhi (noi siamo lui ,cioè guardiamo quello che vede lui ,allo stesso modo)inizialmente vede ombrato ,vede la luce,solo dopo diversi minuti distingue le immagini ovvero le persone che lo circondano ,queste iniziano a parlare con lui ,Bauby risponde ,ma solo dopo si rende conto che non possono sentirlo ,da quel momento parla con se stesso i suoi pensieri saranno le sue parole ,che solo successivamente verranno comprese da altri. Mentre i medici gli parlano scopre di soffrire di una malattia rarissima la sindrome di Locked-in.Questa scena forse la vedo come una delle più forti ,perchè abbiamo vissuto con il protagonista le sue sofferenze .Un dolore che Bauby ha dovuto sopportare da solo ,visto che non poteva parlarne o sfogarsi con altri .Da quel momento doveva vivere una vita che non era più quella di prima ,non era vita.
    Ci sono tanti altri fattori che mi hanno colpito …
    Poco dopo abbiamo visto il medico che parlava con l’uomo ,nella conversazione gli diceva che era immobilizzato dalla testa fino hai piedi ,mentre gli parlava ,mi sembrava che il dottore era disinteressato da quello che gli stava dicendo ,non aveva tatto, anche se gli stava dando una condanna definitiva ,era estraneo alla sofferenza dell’altro,come capita spesso nella nostra società tra un disabile ed una persona senza disabilità. Diversamente il ruolo delle due dottoresse che lo aiuteranno tantissimo.
    Da non dimenticare il momento in cui guarda riflessa la sua immagine nel vetro ,un momento cruciale ,vedersi ma non riconoscersi ,vedersi ma non accettarsi ,vedersi per ammettere la sua nuova esistenza.
    La sua vita era abbastanza bella ,aveva 42 anni un lavoro importante ,figli ,moglie ma anche amante ,dopo tutta la sua vita doveva iniziare dal principio ,come si fa con i bambini dalle basi ovvero dall’alfabeto ,ecco che in un primo momento c’è un rifiuto ,perché si sente umiliato ,per poco ci rinuncia ,ma poi decide di andare avanti ,di comunicare ,così inizia una nuova forma di comunicazione attraverso il battito delle ciglia .
    Emozionante anche la decisione di comunicare al mondo ,decidendo di parlare in un libro … Anche se non possiede più il dono della voce possiede due caratteristiche fondamentali nella vita LA MEMORIA ,L’IMMAGINAZIONE.Tramite queste due può ricordarsi chi era ma può anche viaggiare tanto ,posti mai visti, persone mai conosciute … tanto può ancora succedere.
    Oltre al medico di cui parlavo prima un personaggio che mi a colpito è un uomo che gli fece visita quasi all’inizio del fil ,un uomo che era stato in ostaggio per 4 anni ,egli conosce il protagonista perché Bauby gli aveva ceduto il posto sopra l’aereo ,da li inizia il calvario della sua vita ,lo racconta ,vuole cercare di spiegare che la sua situazioni secondo punti di vista poteva essere simile alla malattia che stava vivendo ora l’altro .
    Contrariamente alla teoria che riguarda le tecnologie ,posso dire che in questo film non viene utilizzata la tecnologia perché tutto cioè che accade dipende dalla volontà o dalla capacità che sviluppa il protagonista .Questo dimostra che l’uomo in casi estremi può comunque vivere solo da uomo con nessun apparato tecnologico.
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    VivianaNobili

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  VivianaNobili il Gio Mag 05, 2011 6:39 pm

    E' questo uno dei film che in assoluto nella mia vita mi hanno colpito di più.
    Ho avuto più volte l'opportunità di poterlo vedere ed ogni volta è un'emozione nuova.
    Ho visto questo film, "Lo scafandro e la farfalla", come un forte INNO ALLA VITA. Un uomo che ha sempre amato vivere, godersi quelli che sono tutti i piaceri che la vita gli ha offerto, senza farsi scrupoli su niente e nessuno, sia in amore che negli affari che potevano offrergli una vita quanto più agiata possibile.
    Le scene che mi hanno più colpito sono due: la prima è forse quella più banale, ossia quando si sveglia dal coma provocato dal forte ictus e si rende conto della sua "nuova condizione", in cui dovrà vivere; la seconda è quella in cui la sua analista lo accoglie ed incomincia ad amarlo per quello che è.

    Ed è infatti quest'ultima il personaggio che mi ha più colpito nel film. Come vediamo sono tante le persone che amano e tentano in tutti modi di stare vicino al protagonista, ma tutti questi sono persone che, in un modo o nell'altro (ex compagna, amante, figli, amici), conoscevano il protagonista prima della sua malattia. L'unica persona che non lo conosceva e che lo ama davvero per quello che è la sua analista, lo ama al di là del suo essere DISABILE.

    Sono vari i legami che potrei trovare con la parte toerica sulla disabilità che fino ad oggi abbiamo insieme studiato, ma quella che mi balza in mente subito è la RESILIENZA, il suo non fermarsi, il suo continuo combattere (a volte anche contro sè stesso) per far sì che la sua lingua, le sue labbra e tutto il suo corpo ricomincino a muoversi. Da non sottovalutare è inoltre la grande volontà che egli stesso ci mette, nonostante le grandi difficoltà, nel voler comunque continuare a realizzare i suoi sogni, come la compilazione del libro.

    Un gran bel film insomma che dovrebbe far riflettere un pò a tutti.
    Capire quella che è la disabilità, amare la VITA per quello che ci da ed essere sempre pronti ad andare oltre quello che gli occhi ci mostrano, a leggere l'animo di chi ci sta accanto!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Serena Pompeo il Gio Mag 05, 2011 6:40 pm

    Oggi in aula abbiamo visto il film "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA".E' stato un film molto significativo,bello e mi ha emozionato molto.Il protagonista è un redattore di una rivista francese "Elle",che viene colpito da un ictus e l'ha paralizzato completamente.Ci sono state varie scene che mi hanno colpito:la prima è stata quella di vedere JeanDo non riuscendo a comunicare con il linguaggio comune,lo fa attraverso il battito della palpebra dell'occhio sinistro.
    Inizialmente lui dice:VOGLIO MORIRE,perchè non si accetta per il suo aspetto e si vergognava.Successivamente comincia ad accettare la sua condizione di salute e qui afferma:"Ho deciso di non compiangermi più,ed ho capito che oltre all'occhio sinistro non ho perso neanche la memoria e l'immaginazione.Ed è qui che secondo me va collegato il concetto di RESILIENZA che è la capacità di uscire vincente da una situazione avversa.
    Molto significativa è stata anche nel vedere che JeanDo ha scritto un libro nonostante la sua condizione in cui si trovava,e qui possiamo notare la forza di volontà di questa persona.
    Invece una scena che mi ha infastidito è quando due signori vanno nella stanza per mettere il telefono e uno di loro dica:A cosa serve un telefono se non può parlare?E dopo detto ciò fa anche una battuta offensiva.Io penso che queste persone non hanno "un cuore" perchè sarebbe potuto capitare pure a loro e non sanno come una persona si sente in una condizione di disagio.Quindi,io voglio concludere dicendo che non bisogna mai giudicare gli altri solamente per una loro diversità.
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    16. film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  roberta il Gio Mag 05, 2011 7:13 pm

    Lo scafandro e la farfalla è un film che racconta la storia di un giornalista francese che ha avuto un ictus ed è stato in coma per tre settimane. Questo film non l'ho avevo mai visto e devo dire che è stato molto bello e toccante ricco di emozioni e sensazioni...Sono molte le scene toccanti e belle ma la più toccante e quando lui si risveglia e scopre di essere paralizzato e che può comunicare solo con gli occhi, cioè sbattendo le palpebre; lui sente e capisce tutto ma si sente bloccato in un corpo che non sente più, ma pian piano grazie anche all'affetto dei cari, riesce ad affrontare questo disagio ed è qui che si affronta il tema della RESILIENZA ossia l'attitudine dell'individuo di reagire di fronte ad una situazione di disagio mediante competenze individuali e risorse interiori. Questo film non è del tutto statico cè un cambiamento continuo perchè lui vede il mondo da una prospettiva diversa sia dal punto di vista fisico, sia dal fatto che lui viaggia con la sua immaginazione che è la sola speranza che gli fa andare avanti e a crederci ancora.
    A volte dimentichiamo quanto siamo vulnerabili, l'infermità aiuta a trovare il proprio baratro.
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  orsola maria ferraro il Gio Mag 05, 2011 7:15 pm

    Oggi a lezione,ci è stato proiettato un film molto toccante "lo scanfandro e la farfalla".Questo film non lo avevo mai visto,e posso dire che mi ha toccato molto.
    I personaggi senza dubbio nel svolgere il proprio ruolo mi hanno trasmesso emozioni diverse,ma coloro che possono essere denominati i principali sono senza dubbio Jean-Dominique-Bauby appunto il protagonista e la sua fisioterapista Ariette.
    Le scene più significative per me sono state più di una soprattutto all'inizio del film,quando a Bauby al suo risveglio dal coma gli viene detto "lei è paralizzato dalla testa ai piedi"e soprattutto il fatto che lui possa ascoltare gli altri,ma nessuno riesce ad ascoltare lui.E'una delle frasi più belle che Bauby elabora è proprio quando afferma che del mio corpo tutto è paralizzato ma soltando due cose sono libere,la memoria e l'immaginazione.Posso immaginare qualsiasi cosa,persone,vivere i miei sogni da bambino,ma qui si nota la sua disperazione quando dice alla logopedista di voler morire,Bauby pensa che nella sua vita ha dedicato poco tempo ai figli e alla moglie,e come si sentisse in colpa,e lui sa che ormai è tardi per rimediare.
    Un altra scena straziante è stata quando il medico dell'ospedale ha deciso di cucirgli l'occhio,per evitare l'ulcerazione della cornea a causa del suo malfunzionamento.
    Un altra scena significativa è quando la moglie è costretta a fare da interlocutrice tra il marito e l'amante.Si legge negli occhi della moglie una rabbia indescrivibile ma nel contempo trasmette al marito quella serenità e accetta persino di uscire dalla stanza per lasciare libera l'amante di poter esprimere i suoi sentimenti nei riguardi di Bauby.
    Gli aspetti specifici della disabilità che emergono in questo film sono la Resilienza,perchè si nota appunto quella grande forza interiore di non abbattersi nonostante l'essere paralizzato ed avendo come unica fonte di comunicazione col mondo esterno la facoltà di battere una palpebra.
    Una forza straordinaria emerge quando decide di scrivere un libro,e anche qui risalta tutto ciò che racchiude la resilienza appunto di uscirne vincente da qualsiasi situazione negativa.
    Concludo questo mio commento,affermando che non ci sono molte parole e molte cose da dire su "lo scafandro e la farfalla"senonchè è un film che tutti dovranno vedere per capire la vita.Il film è un'esperienza toccante dal primo minuto,da come spettatore vivi dal corpo del protagonista,seguendo il suo percorso di solitudine e dolore,un percorso intenso e toccante che ti porta a capire che la nostra esistenza non sono le cose che ci circondano ma che la vita,siamo noi stessi,con i nostri sentimenti e con i nostri ricordi.
    Ee è l'esempio straziante della condizione che si trova a dover affrontare Bauby,in lui emerge lo stato di disperazione e quel senso di soffocamento iniziale,lo scafandro appunto,che si schiuderanno verso la condizione di farfalla,la condizione nella quale il corpo non serve più ma a sopravvivere basta la propria anima coi ricordi,coi sogni e con l'immaginazione come un collage di fotagrafie e pensieri.Ed è per questo che il film è toccante perchè lo si guarda come si sfoglierebbe un album di vecchie fotagrafie,lo si percepisce dal punto di vista del malato,proprio guardando attraverso il suo occhio che si appanna quando si commuove,proprio come quello che mi è successo,in veste di spettatore.

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    Messaggio  Admin il Gio Mag 05, 2011 7:18 pm

    Come è andata la visione del film?
    Io ero al convegno L'altro e delle pratiche e dei discorsi sociali. L'inclusione e le voci di fuori. Non potevo portarvi tutti ma solo 50 persone e non trovavo giusto fare una scelta tra tutti voi ho preferito nessuno......
    ve ne parlerò.
    fatemi sapere...............
    a lunedì.ci sarò io. la docente
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    immacgaeta

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  immacgaeta il Gio Mag 05, 2011 7:28 pm

    Oggi 5 maggio 2011 in aula abbiamo visto alcune scene tratte dal film "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA"...personalmente nn avevo mai visto questo film e devo dire che è stato molto forte.Dopo laq lezione aveva un senso di ansia e paura in me.Nel vederlo ho riflettuto su quanto tutto possa cambiare da un momento all'altro e ho pensato che se mi succedesse una cosa del genere preferirei morire,proprio come voleva il protagonista all'inizio.Poi però una frase detta dalla dottoressa che l'aveva in cura mi ha fatto riflettere:"LEI è VIVO QUINDI NON MI DICA CHE VUOLE MORIRE".Da qui il percorso affrontato dall'uomo è stato diverso....se inizialmente aveva un atteggiamento di resa e non faceva altro che compiangersi ripetendo più volte che non voleva vedersi allo specchio,successivamente è nato in lui un desiderio di rinascita..."DEVE ATTACCARSI ALL'UOMO CHE C'è IN LEI E SOPRAVVIVERE".
    Decide di non piangersi più addosso e se pur paralizzato fisicamente non lo è MENTALMENTE.Grazie ad una tecnica riesce a farsi capire con il solo battito delle palpebre.Ciò lo spinge a scrivere un libro in cui racchiude tutti i suoi pensieri.La sua immaginazione poteva farlo evadere dallo scafandro.Poteva immaginare qualsiasi cosa.Decide di voler vedere i suoi figli e di far capire loro che anche se in maniera diversa lui per loro c'era sempre.
    Le scene che più mi hanno colpito sono state quelle della "chiacchierata" telefonica con suo padre...li si comprende come anche se in situazioni diverse i due uomini erano nella stessa situazione...il papà poichè anziano prigioniero del suo appartamento,lui prigioniero del suo corpo.
    Altra scena particolare riguarda sempre una telefonata ma questa volta svoltasi tra l'amante e la moglie dello scafandro.Si viene a creare una situazione strana...,l'uomo vuole sentire e avere la sua amante vicina e sua moglie deve fare loro da tramite...situazione difficile soprattutto per la donna che è combattutta nel decidere che fare.
    Ed in particolare c'è stata una frase molto significativa che mi piacerebbe condividere con voi:"SOLO I FOLLI RIDONO QUANDO NON C'è NIENTE DA RIDERE"....qui l'uomo cerca di reagire,ridendo ad alcuni atteggiamenti di un amico e ciò mi spinge a collegarmi all'argomento RESILENZA--->nonostante la sua situazione di disagio e di disabilità ,l'uomo risponde e continua a vivere questa volta soltanto con lo spirito e non più con il corpo.

    Maria Luisa Ceriello

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    16. film Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Maria Luisa Ceriello il Gio Mag 05, 2011 7:53 pm

    Il film che abbiamo visto in aula,è stato di un'emozione unica,istintivamente avrei voluto dare voce e visione al protagonista perchè noi lo guardavamo in prospettiva dell'occhio della persona disabile e quasi mi mancava il respiro,ad un certo punto sembrava che fossi io a non poter vedere ed esprimermi.
    Il personaggio che mi ha colpito di più,a parte il protagonista è stata l'ortofonista,la quale credo che insieme a tutta l'equipe ospedaliera,ha assistito e aiutato Jean-Do dall'inizio del suo ingresso nel "tunnel" della malattia fino alla fine poi,con professionalità e infatti attraverso il metodo della lettura utilizzato,riesce a farlo comunicare,ma ciò che viene fuori da lei,è tanta umanità.Ed è proprio grazie a lei che riesce a superare e a combattere il desiderio di voler morire perchè l'ortofonista riesce a trasmettergli la forza interiore per poter credere nella farfalla dell'anima,a farla uscire,a farla comunicare rispetto allo scafandro del corpo in cui il protagonista si sente intrappolato,cioè la sua disabilità.
    La parte più interessante,credo che sia quella nella quale Jean-Do dice che le uniche cose non paralizzate a parte l'occhio sinistro,siano l'immaginazione e la memoria,le uniche cose che l'ictus non è riuscito a portargli via,dato che era paralizzato dalla testa ai piedi e che sia l'immaginazione che la memoria possono permettergli di uscire dallo scafandro,perchè può immaginare tutto ciò che vuole e che può aiutarlo ad uscire dai suoi momenti difficili e poi la memoria,la quale gli permette di ricordare ciò che lo ha reso felice,i giorni belli,come quelli meno intensi,come il senso di colpa che sente per non aver dato tanto alle persone a lui care,quando avrebbe potuto ma che adesso non può.
    Un'altra scena che mi ha fatto riflettere tanto è stata quella in cui Jean-Do riceve la visita di una persona a lui conosciuta,il quale dice al protagonista che nel momento più difficile della sua vita,egli aveva fatto sua una frase che diceva:" attaccati all'uomo che è in te e sopravviverai ",e lo dice a Jean proprio in quella circostanza,ma di fatto è quanto fa poi Jean- Do nel periodo più difficile della sua vita.
    Jean-Do inizialmente non riesce ad accettare la sua disabilità,vorrebbe rinunciare alla vita perchè non può essere quello di prima e perchè non crede di poter accettare,mai, di vivere in quelle condizioni e parliamo appunto di resilienza,ossia l'attitudine dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio,mediante l'attivazione di risorse interiori,proprio come è stato per Jean-Do.In lui viene riconosciuta l'originalità,e i suoi punti di forza,favorendo il processo resiliente di recupero e in lui ciò avviene attraverso il battere della palpebra,del suo unico occhio sano e soprattutto grazie alla sua adattabilità che riesce a tirar fuori,adottando nuovi comportamenti,che gli avrebbero dato la possibilità di reagire.La resilienza è un meccanismo di adattamento all'ambiente che consente alla persona di trasformare il suo ruolo sociale,da vittima a soggetto attivo,con idee,azioni e progetti suoi propri,proprio come ha fatto Jean-do,sfruttando i suoi pounti di forza,l'occhio e l'anima,nello scrivere il libro,realizzando il suo ultimo progetto di vita ma tutto ciò grazie a coloro che hanno visto in lui,un essere umano e non un diverso.
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    Alda Falco

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    lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Alda Falco il Gio Mag 05, 2011 8:11 pm

    oggi in aula abbiamo visto "lo scafandro e la farfalla " un film molto toccante ed emozionante ,nel quale il protagonista in seguito ad un ictus rimane paralizzato .
    Raccontare in modo selettivo le parti che mi hanno colpito di più è difficile perchè è un continuo di messaggi per lo spettatore, ci fa un excursus della vita di un disabile dall' aver consapevolezza all 'accettarsi per come si è ,infatti nelle prime scene possiamo notare la sua idea : di voler morire, perchè da un giorno all 'altro la vita ti cambia , ti vedi catapultato in un letto senza parlare , senza camminare e ti senti inutile senza poter fare nulla come dice Anna Maria Murdaca che mira alla ricostruzione di una nuova cultura del disabile , valorizzare la persona per quanto riguarda il concetto di cura come spazio riparativo ,la nuova cultura del disabile deve essere attenta cogliere le disfunzioni comportamentali cognitive quanto innalzare le qualità della vita dei soggetti in pratica "OGNI DISABILE HA LA SUA STORIA".
    Un particolare che mi ha colpito il rapporto che c' era tra il protagonista e la sua assistente molto bello una relazione bidirezionale basata sull empatia anche se lui poteva comunicare solo col suo occhio destro .
    Un altra scena che mi ha colpito molto quando lui dice"HO DECISO DI NON COMPIANGERMI MAI PIù PERCHÉ' HO LA MIA MEMORIA E IMMAGINAZIONE PER EVADERE" è stato bellissimo sentire queste parole , ti lasciano senza fiato, questo è uno straordinario caso di resilienza uuscire vincenti da una situazione avversa .
    Un altro aspetto che mi ha colpito molto è stato lo scrivere il libro attraverso i battiti di una ciglia da quanto studiato il disabile è una persona che è impossibilitata a svolgere le normali attività della vita quotidiana ma lui riesce a potenziare a sua abilità l'occhio per scrivere un libro ,
    Non ci sono parole per descrivere quanto sia toccante questo film e pieno di emozioni.

    RosariaLaprovitola

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  RosariaLaprovitola il Gio Mag 05, 2011 8:49 pm

    Oggi in aula abbiamo visto un film che è stato molto bello e soprattutto toccante. Questo film parlava di una persona che purtroppo è rimasta paralizzata in seguito ad un incidente e gli unici organi vigili erano l'occhio e il cervello. Come tutti i film, ci sono state delle scene che per un motivo o per un altro hanno colpito un pò tutti.
    Personalmente mi hanno colpito tre scene: la prima che riguarda la spiegazione del medico che credo sia stata un pò "cruda" in quanto ha avuto poco tatto nel spiegare le conseguenze dell'incidente.
    La seconda che vedeve protagonisti la moglie, anzi la madre dei suoi figli come la chiama il giornalista, i bambini e lui su una spiaggia. Sono rimasta colpita perchè dopo tanto tempo che non voleva incontrarli, e dopo aver detto addirittura di voler morire, è come se avesse ricevuto da quel incontro la forza di farcela anche e soprattutto per loro.
    Ultima scena è stata la telefonata della sua compagna, la quale ribadisce piu volte di amarlo, ma di non farcela a vederlo in quello stato e quindi non trova il coraggio di recarsi in ospedale. Non vorrei criticare la sua posizione, ma penso che le persone si debbano aiutare proprio in questi momenti, ma forse è anche vero che parliamo in questo modo perchè non siamo nella situazione e quindi giudichiamo dall'esterno, poichè penso che sia difficile per tutti stare accanto ad una persona in quelle condizioni, soprattutto se si tratta di qualcuno a cui vogliamo bene e che non vorremmo mai vedere soffrire.
    In questo film emerge l'argomento della resilenza intesa come capacita di resistere agli urti improvvisi senza rompersi o spezzarsi e come l'abitudine di un seggetto di fronte a situazione di forte disagio, madiante l'attivazione di competenze individuali e risorse interiori.
    Evidente è anche la forza di volontà di andare avanti nonstante tutto anche attraverso l'immaginazione e la memoria che sono mezzi per evadere.
    Ultimo tema e non di meno importanza è quello delle protesi e delle tecnologie che portroppo in questo caso non sono state utili.
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    alessia cicala*

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  alessia cicala* il Gio Mag 05, 2011 9:00 pm

    “lo scafandro e la farfalla” è un film bellissimo, che trasmette tante emozione, mi ha trasmesso un forte senso di ansia e tensione ed inoltre credo che la professoressa aveva ragione sul fatto di preparare i fazzoletti, perché ci sono molte scene forti e tristi in un certo sento. Quelle che mi hanno colpito di più sono sicuramente l’inizio del film, in quanto la macchina da presa gira le prime scene dalla prospettiva di Jean-Dominique Bauby, il protagonista, al suo risveglio dal coma, a seguito di un ictus. Questo si accorge di essere in ospedale, ascoltando le voci dei dottori ha sentito della situazione in cui si trovava, della sua paralidi dalla testa ai piedi a seguito di un ictus, si dispera perché intende parlare, le parole risuonano nella sua mente, ma nessuno può sentirlo. Tutta questa situazione lo ha fatto cadere in una grande disperazione, rabbia per quello che era diventati, infatti proprio per questo inizialmente si rifiuta di collaborare con gli esperti. Un’altra scena che mi ha colpito molto è stata quella in cui la sua ex compagna, madre dei suoi figli.l va a trovarlo per la prima volta a seguito dell’ictus. Lei era molto emozionata, non riusciva a vederlo così, ma si è sforzata per starlo vicino. Gli chiese così se volesse vedere i suoi figli, ma lui rispose di no. Non si aspettava quella risposta ma credo che sia stata determinata dal fatto che non volesse farsi vedere in quello stato tanto odiato, per il quale provava orrore.Altra scena che mi ha colpito è stata quella in cui si è vista la telefonata del padre fatta a Bauby, a seguito dell’installazione nella sua stanza d’ospedale di un telefono. Cosa che poteva apparire stramba, perché come poteva una persona paralizzata e muta comunicare con telefono?Ciò era possibile grazie al supporto del viva-voce e di un assistente. Questa telefonata di cui parlavo, è stata carica di paure dell’anziano padre per la sua sorte, ma ancora più grande era la paura delle sorti di suo figlio. Diceva inoltre di capirlo, perché era nella sua stessa condizione, lui impossibilitato a scendere le scale del suo palazzo per andarlo a trovare, era lì rinchiuso nel suo appartamento, come suo figlio rinchiuso in un corpo che non lo rispondeva più. Infine, c’è l’immagine in cui Bauby era immerso al centro dell’oceano, indossando uno scafandro, ovvero un attrezzatura per fare immersioni subacquee, ed era li in balia della corrente, in un silenzio tombale, non c’era nessuno, e l’acqua molto opaca, poco nitida. Ho notato che queste immagini sono comparse un paio di volte nella prima parte del film, quando comunque lui si sentiva abbattuto, perso in quello stato, senza reagire. Tali scene sono scomparse a seguito della sua decisione di scrivere quel libro che aveva accordato con un agenzia editrice prima dell’incidente,grazie all’aiuto, al sostegno e all’immensa pazienza della logopedista e di una giovane ragazza inviata dall’agenzia editrice, ma anche grazie supportato da una sorta di alfabeto creato a posta per lui dalla logopedista, in cui l’ordine delle lettere era definito in base ai suoni più usati. Bauby così cerca di riscattarsi, diventando un esempio di resilienza,
    La figura della logopedista mi è piaciuta molto, ovvero quella di una dottoressa che si sente ammirata per essere stata scelta per il caso di Jean-Dominique Bauby, un casi unico e raro, ma ha sempre visto nel suo paziente una speranza, ha lavorato sodo con lui, insistendo, inducendolo a sforzarsi per poter almeno provare a raggiungere piccoli miglioramenti. In realtà tutti i personaggi apparsi nel film hanno contribuito in qualche modo al riscotto di Bauby, facendolo sentire una persona umana, rispettandolo per i suoi sentimenti, per le sue emozione, per quello che è diventato.
    "Lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare", questa frase si rivela significativa, in quanto definisce l’intero senso del film, dimostrato dal fatto che il protagonista riconoscendo che le uniche cose che gli restano, di non paralizzato, sono gli occhi, l’immaginazione e la memoria. Usa soprattutto questi ultimi due per evocare immagini, ricordi, per evadere dal suo scafandro e diventare così una farfalla.
    Credo che l’intero film sia di grande esempio, per chiunque, per ricercare nei momenti di difficoltà, quella voglia di riscatto e quella forza che ci aiuti ad andare avanti, senza abbatterci mai. Ha ritrovato una frase di Gandhi, che ho pensato di riportare, perché credo che possa essere uno spunto dal quale tutti possiamo attingere giorno per giorno:

    << La forza non viene dal vigore fisico. Viene da una volontà indomabile >>
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    Messaggio  veronica spinosa il Gio Mag 05, 2011 9:10 pm

    Quest'oggi siamo stati colti da una bella sorpresa: la visione di un film direi a mio avviso molto toccante!!!Di solito sono molto sensibile di fronte a storie simili e quando ho saputo che proprio questa mattina avremmo visto "Lo scafandro e la Farfalla", film molto noto per la sua commovente narrazzione, ne sono stata felice perchè non avevo mai avuto l'opportunità di guardarlo ne avevo solo sentito parlare e mi sarebbe piaciuto tanto approfondire il messaggio e il valore che il regista di questo film ha voluto trasmettere!
    Inizialmente ho provato un senso di angoscia ed ansia nel comprendere la situazione di disagio e impotenza che Jean Dominique Bouboy viveva dopo essere stato vittima di un violento Ictus celebrale che ha generato un' atrofizzazione muscolare generale... Jean si era svegliato dal coma dopo molto tempo,non ricordava bene cosa gli fosse accaduto, mille pensieri assalivano la sua mente e in maniera molto sfocata riusciva appena a guardarsi intorno e a comprendere che era circondato da medici che si prendevano cura della sua riabilitazione. Nel suo momento di riflessione credeva di comunicare agli altri quel che voleva esprimere ma si rende conto solo dopo di non riuscire a parlare, di non riuscir a muovere neanche le labbra!Sono rimasta colpita dall'immagine un pò cruda in cui gli hanno cucito ancora sveglio il suo occhio destro ormai troppo danneggiato.... Jean inizia a demoralizzarsi, si sente impotente di fronte alla sua condizione, prova pena per sè, per il non poter accarezzare più il volto dei suoi piccoli e stringerli forte in una abbraccio affettuoso, una delle cose più importanti per un padre!Importante è stato l'intervento e l'assistenza calorosa delle sue infermiere che hanno cercato di riabilitare il suo linguaggio e la sua forma di comunicazione mediante una particolare tecnica nella quale venivano pronunciate lettere e tramite il battito di ciglia di Jean potevano essere individuate lettere per comporre parole e dare vita ai suoi pensieri... Meraviglioso è stata la forza e la volontà con la quale Jean ha voluto aggrapparsi con tutte le sue forze a l'unico strumento che possedeva per comunicare; un battito di ciglia per un si e due battiti di ciglia per un no!Ha sentito di potercela fare, ha capito di dover dare ancora vita e valore alla sua persona e questo anche grazie al supporto e al dialogo che una sua infermiera gli donava ogni giorno; sono rimasta molto colpita da una frase che quest'ultima ha pronuciato durante la riabilitazione con lui: Prego ogni sera per te! queste parole mi hanno trasmesso tutto l'amore che quella donna provava per il suo lavoro, una persona molto umana e sensibile che era li in primis per aiutare il suo prossimo1
    Altrettanto importante è stato il ruolo di sua moglie; donna premurosa e attenta, sempre molto presente.... Ho ammirato tanto il suo comportamento in una particolare scena del film: arriva una telefonata dell'amante del marito e lei per amore di Jean è cotretta a fare da media nella comunicazione tra i due, mettendosi in disparte, reprimendo la sua sofferenza nello scoprire di essere stata tradita e forse anche la sua delusione... Un gran gesto, di chi realmente Ama!A poco a poco, quindi grazie all'aiuto di queste figure essenziali per i suoi progressi, l'uomo inzia a far uso del più grande tesoro che la vita gli ha lasciato: la sua memoria e la forza dell'immaginazione.. La sua fantasia lascia spazio all'immagine di uno scafandro che si libera dalla sua paralisi per dare luce all'animo di farfalla che celava in lui ed è proprio qui che Jean riesce ad accettare e a rendere la sua, una condizione di sopravvivenza, di quasi normalità! Palese è quindi l'attuazione del processo di Resilenza che il nostro protagonista mette in atto durante il percorso dells sua storia... Ricordaimo infatti che quest'ultima si confugura proprio come la capacità da parte del soggetto di reagire di fronte a situazioni di forte disagio mediante l'utilizzo di risorse interiori e della capacità di adattamento; Resilenza come condizione che consente al soggetto di modificare in positivo la percezione dei propri limiti e quindi di riorganizzare i base a questi la propria vita.
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    Andreozzi Teresa

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Andreozzi Teresa il Gio Mag 05, 2011 9:35 pm

    Lo scafandro e la farfalla è uno di quei film che ti fa riflettere...Come si fa?Da dove si può prendere la forza per andare avanti,mi sono domandata?Nel 1995 Jean-Dominique Bauby fu colpito da un ictus. La sua è una storia vera...un uomo baciato dal successo fino a un certo punto della vita: direttore di una delle riviste di moda più prestigiose, ricco, affascinante, pieno di donne bellissime, è al culmine della sua fortuna quando viene colpito, a 42 anni, da un ictus devastante. Caduto in coma scopre al risveglio di essere totalmente paralizzato; solo il cervello continua la sua attività, ma è prigioniero di un corpo immobile, come un palombaro nel suo scafandro. Ovvia sulle prime la disperazione e il desiderio di morte; infatti la malattia lo ha trasformato, lui così attento all’edonismo estetico ed etico, in un brutto tronco immobile, con la bocca storia, un occhio cucito e il resto del fisico sordo a ogni emozione. Poi lentamente Jean esce dall’autocommiserazione, scopre che può ricordare e immaginare di tutto, perché la mente è ancora libera e vitale.
    Mi soffermerei su questo punto proprio perchè mi è piaciuta la metafora che lo vede sequestrato, in ostaggio della malattia, eppure libero di viaggiare nell'immaginazione e nella memoria, fino a inventarsi una vita libera, fino a rivivere la vita passata e dare un nuovo senso e valore alle esperienze, alle sue donne, ai figli. Bellissime le scene col padre. Bellissimo vedere persone giovani buttarsi a capofitto nel recupero fino a contagiare il malato di una nuova voglia di vivere.
    Come avviene in genere di fronte a eventi gravissimi, Jean comprende troppo tardi la forza dei legami autentici e rilegge in una serie di lampi la sua esistenza invidiabile e povera al tempo stesso. Il tutto senza ombra di moralismo o giudizio. Quando si parla di “inno alla vita” si allude quindi alla rinascita di un uomo che in quelle condizioni impara a guardare il mondo in maniera nuova. Non un prigioniero, ma una persona la cui intelligenza e sensibilità rifiutano di essere ostaggio della malattia.

    “L’immaginazione e la memoria sono i soli mezzi che ho per evadere dal mio scafandro....Oggi mi sembra che tutta la mia esistenza non sia stata che un susseguirsi di piccoli fallimenti...le occasioni che non ho voluto cogliere...gli istanti di felicità che ho lasciato volare via...ero cieco e sordo!!!Ma mi serviva necessariamente la voce dell’infermità per vedere la mia vera natura...”

    Potremmo riprendere,a questo punto,una parte del nostro testo “Pedagogia della disabilità”,ossia la potenzialità della resilienza. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Da vittima a persona attiva,proprio come Jean.

    “Questo sono io...posso immaginare qualunque cosa...qualunque persona...qualunque luogo...vivere i miei sogni di bambino...”

    Alla mia domanda iniziale posso solo rispondere che queste sono persone speciali...persone dotate di una forza interiore inspiegabile...non possiamo spiegarci da dove possa venire la loro forza....la loro tenacia...hanno un dono...imparano ad amare la vita,proprio come tutti dovrebbero fare...
    Non possiamo lamentarci e piangerci addosso ogni volta per cose poco importanti ci ricorda la Sign.Adele!


    Ultima modifica di Andreozzi Teresa il Ven Mag 06, 2011 10:00 am, modificato 1 volta
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    immadalelio

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  immadalelio il Gio Mag 05, 2011 10:06 pm

    Oggi abbiamo assistito alla proiezione del film molto intenso in quanto a trama e scene:"LO SCAFANDRO E LA FARFALLA",la visione ha suscitato in me molte emozioni,anche contrastanti,mi hanno colpito molte scene,a partire dalla quella cruenta in cui il dottore cuce l'occhio destro di Bauby,il protagonista del film,per arrivare ad uno dei momenti più toccanti del film,quando Jean è insieme alla sua locopedista e le dice di voler morire.La donna in un primo momento colta dalla rabbia lo ammonisce e va via sbattendo la porta,ma poi capisce il dolore,la paura,la sofferenza che prova Jean nell'affrontare la malattia,che lo ha colpito come un fulmine a ciel sereno,che non gli da tregua,allora torna in camera e gli chiede scusa.Sarà proprio grazie alla tenacia di questa dottoressa che Jeandom riuscirà a trovare dentro di se una forza di volontà indistruttibile,che gli permetterà di reagire,di non compiangersi mai più,perchè nonostante il suo corpo sia una prigione,uno scafandro,al suo interno pulsano un cuore,un'anima,un cervello,che non ha mai perso le cose più im portanti:l'immaginazione e la memoria,con le quali,come una farfalla attraversa ad ali spiegate i ricordi più belli della sua vita,capendo anche il vero senso delle cose..."ero cieco e sordo,avevo bisogno della LUCE DELL'INFERMITà per vedere la mia vera natura".La frase che ho citato è stata una di quelle che mi hanno impressionato di più,perché è impensabile per una persona affermare che l’infermità possa portare LUCE nella vita di un’altra,invece Jeandom lo fa,lo pensa sul serio,perché attraverso questo lungo periodo ha potuto apprezzare anche solo con la fantasia tutto ciò che lo circonda e lo circondava. L’argomento della resilenza,l’attitudine dell’individuo di reagire e far fronte a suìituazioni di forte disagio,mediante l’attivazione di competenze individuali e risorse interiori,come già hanno precisato i miei colleghi è il tema se non altro principale del film,tra l’altro autobiografico,la storia di Jean Dominique Bauby nella sua complessità è sicuramente uno dei migliori esempi di tenacia che io abbia mai visto.Il protagonista dopo i primi momenti di sconforto riesce a far fronte alla sua devastante malattia,che oramai gli ha tolto tutto,ma non si arrende,con ogni mezzo va avanti,riuscendo addirittura a scrivere un libro,quel libro che avrebbe dovuto scrivere poco prima dell’incidente sul “Conte di Montecristo”al femminile,che ha avuto una metamorfosi non è più una semplice storia,ma la storia di un uomo,di Jean Dominique Bauby,che non si è mai arreso alla sua disabilità.Nel film non sono mancate,a rafforzare il tema della resilenza,scene anche ironiche,emblematica è stata quella in cui arrivano nella stanza di Jean i tecnici per montare il telefono,facendo battute ironiche sulle quali egli stesso mentre lo racconta si diverte,oppure la scena che vede Lauren e il protagonista,che cercano di comunicare tramite il metodo dell’alfabeto,inutilmente poiché Lauren non guarda l’occhi sinistro di Jean mentre legge l’alfabeto.Questo film mi è piaciuto proprio tanto,anche se è stato difficile affrontarlo,perché non è affatto facile rapportarsi con una persona disabile a questi livelli, per questo motivo ho apprezzato molto anche la forza dei familiari e degli amici che lo hanno sempre sostenuto.
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    NicolinaBelluomo

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    16°laboratorio-film "lo scafandro e la farfalla"

    Messaggio  NicolinaBelluomo il Gio Mag 05, 2011 10:58 pm

    Oggi 05/05/2011 abbiamo vissuto un’altra bellissima esperienza attraverso la visione in aula del film “lo scafandro e la farfalla”,la storia riguarda un uomo,Jean Dominique Bauby,direttore di “Elle”,che all’età di 43 anni mentre guidava venne colpito improvvisamente da un ictus,rimase in coma per 20 giorni,e solo al suo risveglio,(di cui abbiamo percepito in parte anche noi la stessa sensazione)si rese conto che il suo corpo era completamente immobilizzato lasciando lucida e perfettamente consapevole la mente,l’unica parte del corpo che poteva muovere era la palpebra dell’occhio sinistro,attraverso cui,tramite un codice alfabetico riesce a trasmette i suoi pensieri a chi gli sta vicino,e proprio attraverso questa tecnica che inizialmente ritiene un incubo e pensa di non farcela,che riesce a dettare il libro a una redattrice del suo editore,raccontando il suo mondo interiore,una sorta di diario nel suo viaggio nell’immobilità.
    Tra i personaggi che mi hanno colpito ci sono soprattutto i medici,in particolare il ruolo di una dottoressa che non ha mai dimostrato segni di cedimento,(come è avvenuto in famiglia),anzi essa anche se Bauby attraverso la tecnica del codice alfabetico gli aveva espresso il desiderio di voler morire,non ha mai mollato,e ha cercato in tutti i modi di trasmettergli il senso della vita,infatti i piccoli progressi nella comunicazione sono dovuti in modo particolare alla sua determinazione,che riuscirà a trasmette anche a Bauby.
    Prima ho scritto che anche noi in parte abbiamo percepito la sua stessa sensazione perché i primi 10 minuti del film sono stati un po’ traumatici siccome noi spettatori vedevamo e sentivamo ciò che Bauby vedeva e sentiva nel momento del risveglio dal coma,era una visione molto offuscata con ombre di persone e suoni appena accennati,infatti parecchie ragazze credevano che ci fossero problemi di audio,io in realtà ho percepito un senso di fastidio siccome non si trattava solo di immaginare le sue sensazioni ma di immedesimarmi nella sua disabilità,soprattutto quando si è reso conto di non riuscire a parlare,perché i medici gli facevano delle domande e lui rispondeva,solo dopo si è reso conto che non lo sentivano,e a questo punto che ho avuto difficoltà nel prestare attenzione poiché la sua paura nel non essere sentito mi ha procurato un senso di ansia.
    Oltre la scena iniziale che ritengo molto significativa,anche la scena con la moglie e i figli è secondo me molto commovente,lui inizialmente dice di non voler vedere i figli per paura di farli soffrire,infatti anche la moglie quando va per la prima volta a trovarlo,va da sola per vedere le sue condizioni e considerare appunto se troppo traumatico per i bambini.
    Lei in sua presenza cerca di trasmettergli tranquillità ma poi quando va via,dal pianto dimostra la sua fragilità nell’affrontare questa difficoltà.
    Attraverso la forza di volontà e la determinazione che posso fare un collegamento con la teoria,cioè con il concetto di resilienza siccome anche se inizialmente con difficoltà ha vissuto la sua disabilità,ha dimostrato poi con caparbietà che con la volontà si possono raggiungere obiettivi importanti,infatti in una delle sue frasi diceva appunto”ho deciso di non rimpiangermi più,oltre gli occhi ho anche l’immaginazione e la memoria che mi permettono di evadere da questo scafandro”.
    E’ proprio il concetto di resilienza che si cerca di trasmettere,attraverso la sua capacità di persistere e il suo ottimismo..”voglio ricordarmi di me così com’ero:bello e affascinante”.

    Ho fatto alcune ricerche siccome il film mi ha colpito in modo particolare e ho scoperto che Bauby è morto 2anni dopo il suo incidente,pochi giorni dopo aver visto pubblicato il suo libro in Francia.
    Da un intervista rilasciata da Bauby:
    “Ha voglia di dire qualcosa alle persone che si muovono?
    “Continuate.Ma fate attenzione a non essere divorati dalla vostra agitazione.Anche l’immobilità è fonte di gioia.”

    P.s. Professoressa per la sua domanda riguardo la visione del film,nonostante abbiamo dovuto saltare qualche scena a causa del tempo,è stato davvero un bel film ma soprattutto una bellissima “nuova” esperienza!grazie..a lunedi Very Happy

    silvia

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  silvia il Ven Mag 06, 2011 1:11 am

    Questo è uno dei due film che scelsi per il forum 13-lezione virtuale: in quell'occasione il mio commento fu particolarmente lungo e più di carattere personale, per cui in questo nuovo cercherò di non ripetermi ma di continuarlo seguendo le indicazioni della docente.
    E' la terza volta che vedo questo film ed ogni volta c'è sempre qualcosa di nuovo e diverso che mi colpisce a cui non avevo prestato attenzione.
    Tra le scene che mi hanno più colpita c'è innanzitutto quella iniziale del risveglio, la costruzione scenografica dà la sensazione allo spettatore di essere proprio lui il protagonista, di essere all'interno del suo corpo, del suo scafandro, di sentirsi come lui si è sentito in quei primi momenti...la luce che va e viene, le immagini sbiadite, le voci ovattate, le proprie parole che nesuno ode, il lento ed inesorabile rendersi conto di ciò che è accaduto, lo sgomento per una drammatica condizione di disabilità acquisita e dunque lo shock per lui ed i suoi cari per quella nuova realtà, il dolore, la sofferenza per l'aver perso qualcosa che si aveva: il protagonista è un normodotato che da un giorno all'altro si trova paralizzato dalla testa ai piedi, in tutto e per tutto dipendente dagli altri. Questo elemento è sempre per me fonte non solo di semplice riflessione, ma qualcosa di più...è un pensiero che mi costringe a fermarmi perchè non posso non pensare a quanto per noi sia tutto "dovuto" ciò che abbiamo, così scontato da non darvi valore nel momento presente. Le prime scene fanno davvero mancare il respiro...ci si sente imprigionati proprio come il protagonista.
    Altra scena che mi ha colpita è quella in cui comincia ad imparare il nuovo alfabeto: essa innanzitutto mette in luce come sia possibile portare avanti un intervento riabilitativo anche in una condizione così grave di paralisi totale; l'intervento consiste nell'imparare un nuovo alfabeto, ove le lettere sono ordinate secondo la frequenza del loro uso: l'ortofonista legge lentamente le lettere in sequenza e quando arriva la lettere opportuna il paziente sbatte la palpebra; è grazie alla nuova modalità di comunicare insegnatagli pazientemente che può di fatto parlare ed avere contatti e scambi con l'estero, è un intervento che attiva una risorsa fondamentale e si rivelerà preziosissimo perchè permette al protagonista di dare un senso al suo ricordare ed immaginare scrivendo un libro, ma soprattutto di comunicare con le persone care, di vivere le relazioni con gli altri, relazioni nelle quali comunque un elemento costitutivo sarà quello del silenzio: in molte scene infatti si nota come le relazioni con le persone care si rimodulano e in questo rimodularsi il silenzio è presenza, per Jean Do in particolare diviene “ascolto pensante”. Anche se nel film il silenzio del protagonista non è voluto, esso ha comunque un ruolo ed un valore e mi ha fatto molto pensare sul rapporto tra silenzio e comunicazione, sul valore e l'importanza che il silenzio può avere nella comunicazione e di come questo vada analizzato secondo diverse prospettive, come ci suggerisce Fiorentino.
    Per quanto riguarda invece l'intervento riabilitativo, nel film è ben evidenziato come questo non sia semplice, ma al contrario faticoso, lento, intervallato da momenti di stanchezza e di scoraggiamento, esso richiede pazienza da entrambe le parti. Particolarmente forte e significativo è il momento in cui Jean Do dice all'ortofonista, che gli sta insegnando il nuovo alfabeto, che vuole morire: lei gli risponde in maniera decisamente contrariata dicendogli di non permettersi di parlare in quel modo perchè c'erano persone che gli volevano bene e per le quali lui contava moltissimo, poi va via dalla stanza arrabbiata, per tornare però qualche attimo dopo e scusarsi per l'aver esagerato...un gesto che ho trovato estremamente delicato...è molto bella questa scena perchè descrive molto bene il personaggio dell'ortofonista (uno di quelli che mi sono maggiormente piaciuti) mettendone in luce la profonda sensibilità, ma anche la grandissima motivazione e professionalità: lei non gli insegna meramente una tecnica di comunicazione, ma prima di tutto cerca di instaurare una relazione significativa con Jean Do, ed è nello spazio di questa relazione che, grazie alla capacità di entrare in sintonia con lui, sostiene, motiva e aiuta il suo paziente non solo ad apprendere ma a resistere. Lei “fa il tifo” per Jean Do, non ha mai nei suoi confronti atteggiamenti svalutativi o riduttivi, non evidenzia le mancanze o i limiti, ma valorizza le potenzialità e questo lo aiuterà ad accettare la sua nuova condizione e a reagire. Qualcosa cambia a seguito di quell'episodio, quando torna la volta successiva Jean Do le dice: ”bentornata”: è l'inizio di un nuovo rapporto, l'ortofonista è stata un elemento di perturbazione, ossia è riuscita ad attivare un cambiamento.
    Quanto detto sull'ortofonista mi rimanda al concetto di cura approfondito nelle prime lezioni, inteso cioè secondo quanto ci dice Gaspari, quale “atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza, a ricordarsi di sé, dell'unicità della sua storia, per accettarsi e convivere con la propria specialità”. Quindi diventa cura di sé, ossia inscrizione attiva di sé nella ridefinizione del proprio progetto personale (Briganti- pedagogia della disabilità-pag.31). É proprio ciò che accade nel film.
    Molto bella è anche la scena in cui i due tecnici montano il telefono nella stanza parlando solo con l'ortofonista che li apostrofa secca: ”non faccia come se lui non fosse qui, rivolga la domanda a lui”. Vedere questa scena oggi mi ha fatto pensare ad Adele che ci raccontava di come spesso si sente invisibile per gli altri, proprio perchè tendenzialmente i normodotati non si rivolgono alla persona con disabilità, quasi non la vedessero...come nel film da una parte la cura e l'attenzione della donna, dall'altra la superficialità ancor prima che insensibilità dei due tecnici: la differenza forse anche nel fatto che la prima ha instaurato una relazione con Jean Do, lo conosce, come Rosaria con Adele, dunque lo tratta semplicemente come una persona, guardandolo negli occhi e chiamandolo per nome, mentre i secondi sono estranei, che nella loro superficialità neanche percepiscono il protagonista come una persona; questo discorso della conoscenza dell'altro , abbiamo visto, anche in altri laboratori, essere alla base di tutti i processi di emarginazione. E propri in realzione a ciò mi viene in mente quanto sottolineato dalla Murdaca circa la necessità di una nuova cultura della disabitità che investa l'intera società a tutti i livelli, e che favorisca un nuovo modo di percepire il soggetto disabile quale persona a pieno titolo, una nuova cultura che diventi finalmente una mentalità concreta, un modo di porsi diverso da parte di tutti nei confronti della disabilità e si espiciti in comportamenti intrisi di sensibilità, umanità, giustizia, solidarietà vera e non pietismo.
    Importante il ruolo svolto dalle persone care al protagonista e questo richiama sempre, tutti, alla responsabilità che abbiamo qui ed ora, qualsiasi sia la nostra parte nella storia che ci è data di vivere. Jona[/b[b]]s afferma: "la responsabilità è la cura di un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando apprensione nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell'essere".....anche io, silvia, oggi nella condizione di normodotata, posso accanto ad una persona con disabilità, avere un ruolo decisivo, di cambiamento, di sostegno, di aiuto a tirar fuori il meglio....anche io posso avere un ruolo nell'accompagnare e aiutare a resistere, ad insistere, a valorizzare.....ad essere resiliente.
    Tornando, invece, ai personaggi, molto bella è anche la figura dell'uomo preso in ostaggio che racconta come aveva vissuto l'esperienza del rapimento e paragona la sua situazione passata di prigionia in mano ai rapitori con quella attuale di Jean Do di prigionia nel suo corpo; è un bel personaggio che gratuitamente si sente in dovere di far visita ad un uomo estraneo per aiutarlo, raccontandogli che si era salvato perchè si era attaccato a ciò che faceva di lui un uomo (i vini che conosceva benissimo e ripetuti continuamente a memoria) ed esortandolo e incoraggiandolo a fare lo stesso: “devi attaccarti all'uomo che è in te e sopravvivere!” . Il suo racconto è un dono per Jean Do, ed grazie a questa presenza, unitamente alla paziente presenza dell'ortofonista, della splendida “madre dei suoi figli”, mollata per un'altra e dei suoi cari, che Jean Do comincia ad uscire dall'autocommiserazione. Tante altre le scene meravigliose come quella in cui Celine, la madre dei suoi figli, fa da intermediaria nella telefonata con l'amante (che per altro non era mai andata a trovarlo): Ines e Celine sono a mio avviso l'emblema di due modi di reagire alla tragedia capitata ad una persona cara: l'una seppur con sofferenza, fatica e dolore è amorevolmente presente e cerca di adattarsi e vivere insieme a Jean Do il cambiamento sopraggiunto, l'altra che pur lo ama non riesce ad accettare ciò che è successo e “non ce la fa a vederlo in quello stato”, di fatto sparisce dalla sua vita. Questi due modi di reagire così diametralmente opposti mi fanno riflettere su quante possibili e diverse reazioni possano avere gli esseri umani dinanzi ad un evento traumatico...non tutti riescono ad accettare e a provare a convivere con quanto accaduto cercando un nuovo equilibrio.
    Altre splendide figure sono Maria che lo aiuta a scrivere il libro, impostando anch'ella un tipo di relazione molto simile a quella dell'ortofonista; e infine il padre, tenerissimo e commuovente.
    Col passare dei giorni lentamente Jean Do esce dall'autocommiserazione e usa le sue due grandissime risorse, oltre la palpebra: la memoria e l'immaginazione; e su queste farà leva per riscoprire la vita. Immediato il richiamo alla resilienza,concetto anche questo più volte ripreso durante il nostro percorso, che “connessa al tema della disabilità riporta il discorso al significato di affrontare e superare situazioni dolorose e di disagio esistenziale, una risorsa preziosa per la costruzione di un percorso di vita stabile e positivo”(Briganti- pedagogia della disabilità-pag. 53). Egli, con l'aiuto di chi lo circonda, riesce ad identificare nei confronti della disabilità fattori protettivi, la palpebra, la memoria e l'immaginazione, che lo aiutano a “modificare in positivo la percezione del suo limite e la riorganizzazione attiva le sue due risorse”: ed è così che intraprende un percorso che lo porta a mutare il suo atteggiamento “da vittima a soggetto attivo”, (emblematico di questo cambiamento è l'elaborazione del progetto del libro); in questo cammino ruolo fondamentale lo riveste, oltre il contesto, quella che nel nostro testo è definita “capacità di adattamento passivo”, ossia “la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possiamo cambiare senza continuare a valutarle negativamente bensì imparando da esse o, ancora più semplicemente , dedicandoci ad altro.” La capacità di accettare il dato di realtà che ci è posto dinanzi è, a mio avviso, punto di partenza e di forza, di qualsiasi percorso di vita: senza questo tipo di accettazione, che non è un mero rassegnarsi, ma un non opporsi emotivamente, mentalmente e spiritualmente a ciò che non può essere diversamente, difficilmente il soggetto riuscirà ad attivare tutte le sue risorse e a canalizzare le sue energie per costruire un progetto di vita positivo, un progetto che, qualunque sia la situazione presente, punti in alto.
    Chiudo sottolineando che il messaggio del film, a mio avviso, è ben racchiuso in una bellissima frase di Jean Do: “Ero cieco e sordo o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità per vedere la mia vera natura”. Le mie riflessioni su questa frase non le riscrivo, in quanto già espresse nel commento dei film del forum lezione virtuale.


    Ultima modifica di silvia.ferrante il Mar Mag 10, 2011 5:43 pm, modificato 1 volta
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    raffaella

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    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

    Messaggio  raffaella il Ven Mag 06, 2011 6:29 am

    Lo scafandro e la farfalla è stato uno dei film che ho scelto durante il laboratorio da fare a casa,nella lezione del 18/04/2011 perchè è un film che lascia lo spettatore senza fiato,ricco di emozioni e significativo dal punto di vista del reale.
    In questo film ho visto sconforto,delusione, buio interiore ,ma anche rinascita, nel vero senso della parola, perchè quando il protagonista,Jean Dominique uscito dal coma si accorge che nella vita c'è sempre una speranza,che la vita va vissuta attimo dopo attimo con i suoi momenti belli e devastanti.
    Credo che questa storia sia stata d'insegnamento non solo al protagonista ,a anche a tutti noi,perchè mentre Jean credeva di risolvere tutto con la morte,invece ,la sua forza sta proprio nel negare la morte e LOTTARE contro questo grande ostacolo,qui entra in gioco la RESILIENZA, argomento svolto nelle prime lezioni,cioè quella capacità dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di disagio,ma la resilienza può anche significare quella capacità "ADOTTAMENTO PASSIVO",ovvero la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possiamo cambiare, senza continuare a valutarle negativamente,ma imparando da esse.

    Raffaella Sciaudone
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    PellicciaAfrodite

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  PellicciaAfrodite il Ven Mag 06, 2011 7:00 am

    E’ stato un film molto toccante ma allo stesso tempo un film molto interessante e significativo, dove si riscontrano le varie tematiche affrontate in aula.
    Il protagonista del film è Bauby, colpito da un ictus, resterà paralizzato per tutta la sua vita e, l’unica parte del suo corpo che riesce a muovere è il suo occhio, è il battito delle sue ciglia.
    La prima scena è stata quella più toccante: al risveglio del suo coma,il medico dice a Bauby che è completamente paralizzato e lui, non potendo “parlare” si dispera perché nessuno può ascoltarlo.
    Un uomo paralizzato che comunque esprime col suo corpo immobile il suo grido di dolore: il dolore di non poter far uso della sua bocca per esprimersi come gli altri.
    Ed è attraverso quell’occhio,quel battito di ciglia, che si crea un sistema di comunicazione fatto di codici che gli permette in un certo senso di comunicare.
    Ciò che comunicò inizialmente è di voler morire.
    L’ortofonista che l seguiva, grazie alla sua professionalità e al metodo utilizzato che riesce a farlo comunicare, riusci’ a farlo superare la voglia di morire: riesce a trasmettergli una forza interiore, riesce a farlo credere nella farfalla interiore dell’anima che dovrà uscire per comunicare rispetto allo scafandro del corpo,ovvero rispetto alla sua disabilità. Il battito di ciglia fa ricordare il battito d’ali di una farfalla che si traduce in lettere,e poi in parole:
    “Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare".

    Non solo di uscire e comunicare ma, anche di immaginare attraverso i ricordi…
    Qui non possiamo che collegarsi con il concetto di RESILIENZA: l’attitudine dell’individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante l’attivazione di altre risorse interne e di competenze individuali.
    Il protagonista riesce ad esprimere le proprie competenze nel voler scrivere un libro che s’intitolerà con lo stesso nome del film, esprimendo tutta la sua forza d’animo e la sua voglia di vivere.
    Un’altra scena che mi ha colpito è stata la telefonata del padre: grazie ad una semplice ma funzionante tecnologia, ovvero all’istallazione di un telefono con viva voce in camera, riesce ad ascoltare ciò che gli dice il padre, molto preoccupato per la situazione del figlio.
    Sono state veramente tante le scene toccanti ma soprattutto emozionanti.
    Ma ciò che maggiormente ha suscitato interesse nei miei confronti è la forza di voler comunicare, di voler esprimere le proprie paure, le proprie emozioni, anche attraverso un battito di ciglia.
    Battito di ciglia come il battito d’ali di una farfalla che volando si libera nell’aria: forse, in un certo senso, il protagonista, riesce a superare lo scafandro, la sua disabilità, liberandosi nella sua capacità di poter comunicare anche senza l’uso della bocca.
    E’ stato ciò il punto saliente del film che, a mio parere, è stato veramente emozionante.
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    DomenicaMaiello

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    ''LO SCAFANDRO E LA FARFALLA''

    Messaggio  DomenicaMaiello il Ven Mag 06, 2011 8:34 am

    Il personaggio che ha suscitato in me maggiore interesse ovviamente è stato il protagonista Jean-Dominique Bauby,dove all'inizio del film abbiamo un personaggio sempre attivo,normale,che ama la sua vita e ciò che fa,ma tutto all'improvviso si risveglia dopo un lungo coma in un letto d'ospedale perché ha accusato un malore mentre era in auto con uno dei figli. Jean-Do scopre ora un'atroce verità: il suo cervello non ha più alcun collegamento con il sistema nervoso centrale. Il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l'uso della parola oltre a quello dell'occhio destro. Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Dinanzi a domande precise potrà dire "sì" battendo una volta le ciglia oppure "no" battendole due volte.
    La scena che maggiormente mi ha colpita è stata quando l'attore si è risvegliato in un nuovo corpo,perché per un attimo ho pensato a quante persone realmente si svegliano dopo anni di coma (cosa che è successo anche a me da bambina)e quindi rivivere quella scena per pochi minuti è come se avessi fatto un tuffo nel passato e nella mia mente cominciavano a viaggiare tante scene vissute.
    L'attore al suo risveglio,come dicevo prima si ritrova a vivere in un nuovo corpo,ma questa volta senza alcun miglioramento grazie a qualche TECNOLOGIA INVASIVA o altro,anzi si ritrova a vivere in una vita e in un corpo totalmente diverso dal suo,insomma una vita più che da disabile quasi come se fosse un ''vegetale''non ha più la possibilità di fare ciò che ovviamente faceva prima nella sua normale vita,ma ecco che poi entra qui anche il concetto di RESILENZA grazie poi proprio alla sua forza d'animo che cerca a tutti i costi di andare avanti anche con quel poco che gli rimane per poter comunicare con il mondo esterno.Un'altra cosa che mi colpisce del film è la disponibilità dell'ortofonista, per lei non è solo un lavoro e lo si capisce nel momento in cui dice a lui di essersi legata affettivamente a lui e non sopporta che lui dica di voler morire, io credo che in questi casi sia importante anche la forza delle persone che ti stanno intorno. Con questo metodo (ovvero battendo le ciglia)riuscirà a dettare addirittura un libro.Julian Schnabel ha assunto sulle sue spalle un incarico gravoso perché è vero che i film che portano sullo schermo le vicende di portatori di gravi handicap (soprattutto se ispirate a storie realmente accadute) commuovono facilmente la grande platea.
    L'occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la farfalla del pensiero. La voce interiore imprigionata di Jean-Do ci rivela al contempo l'orrore della condizione e l'indomabile spinta all'espressione di sé.
    Il giornalista pensa, desidera, soffre, grida dentro di sé,è un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in suoni e parole.Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il battito d'ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in parole. Schnabel e Amalric riescono a non fare retorica e al contempo a commuovere profondamente liberandosi dal falso pietismo che spesso accompagna queste storie 'vere'. Raggiungono il risultato grazie a un attento lavoro di flasback che si integra alla perfezione con la descrizione di un corpo che da apertura al mondo si è trasformato in sepolcro. Tutto ciò senza lanciare proclami né a difesa strenua della vita né a favore dell'eutanasia. Il che, di questi tempi, è già un merito di per sé.

    Da una vita ''normale'':
    Ad una vita e corpo ''estraneo'':

    Ecco alcune frasi e parole che mi hanno colpita guardando questo meraviglioso film che già avevo visto in passato e che nel rivederlo questa volta ha suscitato in me ancor più un'interesse, ma soprattutto un'emozione sempre più forte.

    Oggi mi sembra che tutta la mia esistenza non sia che un susseguirsi di piccoli fallimenti,le occasioni che non ho voluto cogliere,gli istanti di felicità che ho lasciato che volassino via,ero cieco e sordo.
    Adesso invece attraverso la mia sola fantasia posso immaginare qualsiasi cosa,viaggiare in qualunque luogo dove mi voglia trovare,ma non deve essere facile per un padre parlare al proprio figlio quando sa perfettamente che non gli risponde.


    Ultima modifica di DomenicaMaiello il Ven Mag 06, 2011 11:41 am, modificato 2 volte
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    Viviana Esposito

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Viviana Esposito il Ven Mag 06, 2011 8:37 am

    La prima cosa che mi ha colpito del film è stato il titolo "Lo scafandro e la farfalla".
    Lo scafandro è quel corpo inerte,che lo inabissa in un mare di dolore e di disperazione.Ma all'interno di questo corpo c'è un mondo da scoprire,c'è la farfalla del pensiero,c'è l'immaginazione,che lo porta a viaggiare con la mente in luoghi distanti.
    Può immaginare qualsiasi cosa e qualsiasi persona che gli permettono di provare piacere.C'è poi la voglia di esprimersi e di gridare,che attraverso il battito delle ciglia può emergere.Imprigionato in questo corpo c'è lo spirito,ci sono i ricordi,c'è Jean-Do.
    Il suo occhio è il mezzo per rimanere in contatto con il mondo,per comunicare tutto quello che c'è dentro di lui,il suo dolore,i suoi pensieri,i suoi sentimenti,è il suo legame con gli altri e con la vita,perchè è quel solo occhio che gli permette di continuare a vivere.
    All'inizio Jean-Do desidera solo morire,non riesce ad accettare la sua disabilità,il suo corpo immobile.Non vuole accettare il fatto che non sarà più l'uomo affascinante,bello e pieno di donne di un tempo,perchè è convinto che non sarà più un uomo.Si vergogna della sua immagine,rifiuta così di guardarsi allo specchio,non vuole più vedersi.
    Ma questa sua disabilità,quello che lui considera un limite,in realtà gli servirà per riflettere sulla sua vita,sulle occasioni che ha perso,su tutte le volte che non c'è stato per la moglie e i figli.Tutto questo darà un nuovo senso alla sua vita.
    Il protagonista troverà,grazie al supporto e all'amore dei familiari e degli amici,ma anche grazie alla grande determinazione e ottimismo della sua orfonista, Henriette,la forza e la voglia di reagire e decide così di non compiangersi mai più.
    La tematica della resilienza è il risultato di un recente interesse scientifico,soprattutto in Italia,ma anche negli Stati Uniti e in Francia.
    Questo cambiamento di Jean-Do,la sua capacità di reagire nasce perchè intorno a lui ci sono persone che gli fanno amare ancora di più la vita.
    Infatti la resilienza consiste nella possibilità di riorganizzare la propria vita e darle un nuovo senso. Per fare questo però occorre che intorno al disabile ci siano persone capaci di stimolarlo a cogliere le proprie possibilità e che,ancora prima di lui,siano convinte che ci siano delle ricchezze e dei punti di forza da scoprire in lui. Per favorire la resilienza è necessario porsi nei confronti del soggetto con disabilità non con atteggiamenti svalutativi o riduttivi,ma riconoscendo l'originalità di ogni persona e i punti di forza che ognuno possiede.
    Per questo per Jean-Do risulta determinante,ancora di più dell'amore della moglie e dei figli,l'intervento di Henriette; perchè sarà lei a dargli gli stimoli necessari per reagire,nel momento in cui lo rimprovera quando lui le confessa di voler morire.Lei gli da gli strumenti necessari per comunicare con gli altri,insegnandogli un metodo per rispondere a delle domande precise,solo con un movimento delle ciglia. In questo modo Jean Dominique Bauby ferma l'interlocutore su una lettera dell'alfabeto,che gli viene recitato secondo un ordine preciso,sbattendo le palpebre una sola volta per dire si, e due per dire no. Sarà quindi Henriette che lo costringerà ad uscire dal suo mondo di silenzio a ad indurlo, lettera dopo lettera, a decidere di scrivere un libro. Una delle scene più belle è quella in cui Bauby incontra i suoi figli per la festa del papà, lui dice che << se pure un abbozzo di papà,rimane sempre un papà>>.
    Lui prova un grande dolore perchè non può abbracciarli e si vergogna quando il figlio asciuga la bava che gli cola dalla bocca. Ma lui è felice di stare con loro,li vede vivere e sa che sono felici. Ma la cosa che lo fa stare meglio è che essi lo amano. Nel momento in cui "inizia a credere" viene colpito dalla polmonite e muore pochi giorni dopo la pubblicazione del suo libro.
    Questo film in alcune immagini è stato molto forte e mi ha lasciato un certo disorientamento, ma è riuscito a commuovermi dandomi emozioni immense.
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    marcella saiano

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  marcella saiano il Ven Mag 06, 2011 9:30 am

    "La sensazione di non esser sentiti,di essere invisibili..."è proprio con questa frase che vorrei iniziare il mio commento!
    Dire che mi sono commossa e che la visione di questo film mi ha lasciato una strana sensazione nello stomaco..è poco!Non riesco a scegliere una scena o un personaggio che hanno di più attirato la mia attenzione perchè dalla prima scena ,all'ultima è una lunga trafila di emozioni,a volte anche molto tristi.Inoltre ogni parola del protagonista,Jean-Dominique Bauby,ha il suo giusto e profondo significato.La prima scena mi ha turbata parecchio..la ripresa della scena dal punto di vista del protagonista,il suo primo impatto con questa nuova vita,la sua presa di coscienza di ciò che dovrà affrontare,l'iniziale insensibilità dei medici, è stato davvero toccante!Ciò che però più di tutto vorrei evidenziare è il suo percorso interiore.Inizialmente Bauby,presa coscienza di ciò che gli è successo,è attraversato da doloroso sconforto.Continua a ripetere nella sua mente frasi come <<Mi hanno prolungato la vita,è questa la vita?!?!..Sono un vegetale,che tipo di vegetale??carota??patata???..Non mi voglio vedere..Non potrò più rimediare,Mai piu!!..Voglio Morire!>>..inizia a fare un resoconto della sua vita,improvvisamente la sua vita che fino a quel momento la considerava perfetta,la considera come <<Un susseguirsi di fallimenti,donne che non ho saputo amare,attimi di felicità che ho lasciato volar via,occasioni perse,ero sordo e cieco ,non mi serviva l'infermità per vedere la mia vera natura>>..poi pian piano,anche con l aiuto dei medici,ha un progresso interiore.Immediato il richiamo alla resilienza,come tentativo di identificazione nei confronti della disabilità, di fattori protettivi che possano consentire alla persona di modificare in positivo la percezione del prorpio limite e la riorganizzazione della propria vita. Questo dipende, ovviamente, dalla capacità delle persone, che si pongono in relazione con il disabile, di volgere lo sguardo alle potenzialità e ai punti di forza, piuttosto che soffermarsi solo sui limiti.Decide di non compiangersi mai più,capisce che "oltre ad un occhio anche l'immaginazione e la memoria non sono paralizzate",i soli mezzi che ha per evadere dal suo "scafandro".Ed è cosi che,attraverso questi,riesce in pochi attimi a fuggire da quella stanza di ospedale,per ripercorrere pagine passate della sua vita e per scriverne altre!Mi ha colpito il suo paragonarsi con un marinaio.Per tutto l'arco del film infatti numerose sono le sue similitudini..: "Il diario del viaggio immobile di un naufrago arenatosi sulle rive della solitudine...Il Faro,simbolo fraterno dei marinai e dei malati spinti alla deriva dei confini della vita" .."i confini della vita" da cui cerca di scappare,attraverso piccoli miglioramenti,ma proprio quando lo "scafandro" sta iniziando a volgersi in "farfalla",egli infatti afferma che il suo battito del cuore sembra uno sbatter d'ali di farfalla,che viene colpito da una polmonite che gli sarà letale...e così "come un marinaio che vede scomparire la costa da cui è salpato..vede il suo passato che si appanna.."!
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    RitaAltheaArcopinto

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  RitaAltheaArcopinto il Ven Mag 06, 2011 9:38 am

    Le scene del film Lo Scafandro & la Farfalla che più mi hanno provocato forti sensazioni sono:
    quando il protagonista comprende di aver avuto un ictus che gli ha deteriorato tutte le funzioni motorie e può usare solo un occhio;
    il momento in cui gli infermieri gli muovono tutti i muscoli di ogni arto;
    la scena più raccapricciante è stata quando hanno cucito l'occhio a JeanDo. Indimenticabile!!!
    Mi sono stupita quando il protagonista voleva morire....ma con il suo carattere forte ha capito che oltre all'occhio può utilizzare ancora la memora e l'immaginazione.
    Sono felice che non si sia scoraggiato e che abbia trovato la forza di andare avanti.
    Credo che, in un certo senso, sia accaduto un fatto straordinario, ma è stato anche grazie all'amore delle persone che aveva a fianco.
    Gli hanno dato la forza di andare avanti.
    Poi la scena più commovente è stata la telefonata del padre...lì le lacrime sono spuntate...

    I personaggi, invece, che mi hanno colpito sono:
    Prima di tutto il padre, il quale prova un amore incondizionato per il figlio;
    la compagna/moglie del protagonista, la quale non si è scoraggiata e gli è stata sempre accanto;
    poi ci sono i medici che con le loro tecniche hanno dato i mezzi necessari per dare coraggio al disabile.

    Gli argomenti a cui mi posso collegare sono: la disabilità.
    Una limitazione o perdita conseguente a menomazione della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano.

    Lo scopo del regista è Il grande risultato di offrirci una prova di grande umanità nel contesto di un film di elevato livello artistico.

    Questo film mi ha lasciato delle forti sensazioni e per questo vorrei ringraziare la Professoressa Smile
    Poi cercando su Internet ho trovato una frase che spiega il significato del titolo del film:
    L'occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la farfalla del pensiero.
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    saraamoroso

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  saraamoroso il Ven Mag 06, 2011 9:48 am

    Che film! Da vedere e rivedere! Un vortice di sensazioni.
    La prima, più forte che ho provato, è stata proprio all'inizio del film: quando, guardando dalla prospettiva di JeanDo mi è sembrato di essere legata dal mio stesso corpo, di essere bloccata.
    Mi ha fatto riflettere molto quando JeanDo, pensando al suo passato ha affermato: "Ero cieco e sordo", e come ora, pur nella sua immobilità , attraverso l'immaginazione e la memoria potesse vedere e sentire di più.
    JeanDo ora vuole i suoi figli, vuole l'amore, vuole suo padre, avrebbe voluto fare quella telefonata ad un amico in difficoltà.
    è tipico dell'essere umano, e questo mi fa rabbia: perchè solo nel dolore e nel bisogno ci si rende conto di certe cose?
    Jeando ora non può correre insieme a suoi figli, ma prima avrebbe potuto farlo.Prima avrebbe potuto vederli tutti i giorni invece che una volta a settimana.
    Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi! Domani potrebbe essere troppo tardi!
    Questo dovremmo ricordarlo tutti.
    Poi JeanDo decide che non vuole più compiangersi e decide di scrivere un libro, il suo libro. Se non è questa RESILIENZA!?
    JeanDo è veramente un grande uomo.Riesce addirittura a mantenere il suo senso dell'umorismo.
    In questo film abbiamo potuto osservare come, nonostante un handicap non curabile, si possa intervenire per il miglioramento della vita della persona. Questo implica interventi integrati di medici, infermieri, famialiari e della persona stessa.
    Bisogna sempre puntare alla valorizzazione della persona.
    La Murdaca scrive che citroviamo davanti ad un "nuovo paradigma del benessere". La vera novità è che non si mira all'accudimento ma all'emancipazione del soggetto con disabilità.
    Continua la Murdaca: la relazione educativa è "uno spazio riparativo" nel quale :
    il disabile sperimenta con gli educatori, con gli insegnanti una
    serie di situazioni, di vissuti che vengono elaborati, criticati, [center]ricostruiti e integrati nel qui e ora della relazione educativa.
    [/center]
    Penso che questo film sia un efficace esempio di un nuovo modo di inetendere la disabilità.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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