Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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    nunzia.giglio

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    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  nunzia.giglio il Gio Mag 05, 2011 12:38 pm

    Lasciate qui il vostro commento su quanto vi ha lasciato il film " Lo scafandro e la farfalla".

    Ponete attenzione a :
    - le scene che destano la vostra attenzione ( non descrivere la trama);
    - i personaggi che vi hanno colpito;
    - gli aspetti specifici sulla disabilità che trovate;
    - i collegamenti con la teoria.

    La docente Floriana Briganti
    La tutor Nunzia Giglio


    Ultima modifica di nunzia.giglio il Dom Mag 15, 2011 4:00 pm, modificato 1 volta
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    Caterina Panico

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Caterina Panico il Gio Mag 05, 2011 1:43 pm

    "Lo scafandro e la farfalla" è per me uno dei film più belli che abbia mai visto. Non è la prima volta che lo vedo ed ogni volta mi lascia sempre più sensazioni positive...Jean-Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma, provocato da un ictus, in un letto d'ospedale. Di forte impatto è proprio la prima sequenza, in cui la macchina da presa si identifica con lo sguardo del protagonista che si sta svegliando dal coma e che ancora deve prendere consapevolezza di quello che sta succedendo... Man mano prende corpo la vera essenza del protagonista che dapprima è preso dalla sconforto, urla si agita ma è tutto nella sua mente, nessuno può sentirlo, è completamente paralizzato e l'unico contatto che gli resta con il mondo è lo sbattere della palpebra sinistra. Proprio grazie ad essa riuscirà a comunicare "chiedendo" di voler MORIRE. La morte gli sembrava la giusta strada ma fortunatamente si rende conto che deve lottare ed è qui che entra in gioco il concetto di RESILIENZA ovvero: "l'attitudine dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante L'ATTIVAZIONE DI COMPETENZE INDIVIDUALE E RISORSE INTERIORI". Le competenze e le risorse vengono sfruttate in questo caso con la composizione di un libro che s'intitolerà "Lo scafandro e la farfalla" in cui Jean parlerà della sua storia personale ed è qui che esce la sua vera forza, la sua vera voglia di vivere. L'immaginazione e la memoria diventano per lui gli unici mezzi per uscire fuori da quello scafandro in cui si ritrovava, liberando la farfalla del suo pensiero. Infatti nel film mi ha molto colpita la frase: "Lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare". Tutti i personaggi in un modo o nell'altro hanno avuto una particolare importanza; dal semplice infermiere, che entrando nella stanza gli spegne la televisione mentre lui stava guardando la partita, fino alla moglie o all'amante.
    Importanti perchè ognuno di loro consentiva a Jean di poter essere riconosciuto in quanto essere umano uguale a tutti quanti; che ha amato, ha tradito, ha sbagliato e nonostante questo suo nuovo status continuava a voler vedere la partita, a provare piacere, a desiderare, sperare ed ancora amare.
    Nonostante il tema trattato sia molto delicato, consiglierei anche ai migliori amici di vedere questo film così personale nella sintassi e particolare per i contenuti.
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    annapaola loffredo

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    16.film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  annapaola loffredo il Gio Mag 05, 2011 2:04 pm

    Lo scafandro e la farfalla
    Bauby fu colpito da ictus con una sindrome rara che prima lo gettò in un coma profondo e poi lo rese immobile, lasciando lucida e perfettamente consapevole la sua mente.Immobile e incapace di parlare, il giornalista non si perse d'animo, decidendo di dettare lettera per lettera, con uno stratagemma, la storia custodita nel suo corpo.
    Sbattendo la palpebra sinistra, l'unica parte del corpo che riusciva a muovere, il protagonista creò un sistema di comunicazione per codici che gli permise di trasmettere i suoi pensieri a chi gli stava vicino.
    Il giornalista pensa, desidera, soffre e grida dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in suoni e parole. Il battito delle ciglia che ricorda il battito delle ali di una farfalla si traduce in lettere, e le lettere in parole.

    "Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare"

    La particolarità del film secondo me è quella di viaggiare su un doppio binario: da una parte descrive con precisione la condizione vissuta dal protagonista, dall'altra da voce alla sua dimensione interiore,sottolinea come il protagonista sia determinato a sfuggire dallo 'scafandro' della paralisi, liberando le 'farfalle' della sua immaginazione e dei suoi sogni.l elemento piu importante di questo film è proprio
    il battito di ciglia che diventa oltre che il modo di comunicare di Bauby, anche il battito ritmico del montaggio, la ragione di vita del film stesso."
    "Forse ci voleva proprio un regista come Julian Schnabel per affrontare un tema così anticinematografico: non assomiglia a nessuno dei film ospedalieri fatti fino a oggi. inizialmente la degenza in ospedale di un ex caporedattore colpito da una paralisi che gli fa muovere solo la palpebra dell'occhio sinistro per l'altra metà è immobile e deformato dalla paralisi, il film è alquanto antispettacolare, ma proprio per questo colpisce in maniera indelebile la fantasia (e l'emozione) dello spettatore."
    Penso che il questo film sia Molto molto bello.
    Fin dalle prime immagini, si capisce di essere dalla parte del protagonista,e si ha quasi una sensazione "claustrofobica" di essere imprigionati in un corpo che non si muove, che non risponde, che non emette suoni, ma il pensiero c'è e si fa portavoce di quest'uomo. Mi ha toccato e
    Mi ha commosso sin da subito, trovandomi quasi a "tifare" per lui perchè un modo per comunicare ce l'aveva, con una infinita pazienza, tramite un alfabeto speciale riesce a rievocare i suoi ricordi, trovando comunque il modo di viaggiare ovunque e di fare qualsiasi cosa, tramite l'immaginazione…
    Belli i momenti di flashback che lui evoca e poi tutto d'un tratto si fermano, tornando alla sua realtà odierna.in questo film si sottolinea il concetto di RESILIENZA ovvero la capicità di un oggetto di resistere agli urti improvcvisi senza mai rompersi o spezzarsi.la resilienza puo essere rafforzata e favorita in tutti quei contesti in cui si sviluppa un sentimento di efficacia e si valorizza il sè.e il concetto ri relazione educativa .. intesa come scambio tra 2 persone ovveroBauby e la terapista

    Citazioni piu belle:
    Ero cieco e sordo, non mi serviva necessariamente la luce dell'infermità per vedere la mia vera natura.

    Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare.

    Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria.
    il personaggio che mi ha colpito di piu è il protagonista stesso!!!



    Ultima modifica di annapaola loffredo il Lun Mag 09, 2011 1:04 pm, modificato 2 volte
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    irma di capua

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  irma di capua il Gio Mag 05, 2011 2:12 pm

    E' un film che gia avevo citato in un commento precedente.La scena che mi ha colpita di più è stata quella in cui,al momento del risveglio dal coma,gli viene detto "inutile girarci intorno,lei è paralizzato dalla testa ai piedi" ..Provo ad immedesimarmi nella sua situazione,ad immaginare cosa possa aver provato in quel momento..è come svegliarsi e sapere di essere entrato in un incubo,da cui non c'è purtroppo uscita..confusione,rabbia,
    dolore,ricordi di una vita trascorsa correndo..e ora?La corsa è finita,si è arrivati ad un traguardo il cui trionfo purtroppo è ben diverso da quello di aver ottenuto un premio..
    Gli attori sono stati tutti molto bravi,anche perchè è come se avessero dovuto recitare da soli e non deve essere stato facile,ma il più interessante rimane forse il protagonista,poichè il film ci fa vedere tutto dalla sua prospettiva,da quell'occhio,che è l'unica parte con cui riesce a comunicare.Come se il regista avesse voluto farci entrare in quello scafandro,quel corpo immobilizzato e senza possibilità di miglioramento,per poi lasciarci trasportare dalla sua immaginazione che vola libera come una farfalla con le sue ali,quelle ali che a Bauby sono state spezzate.
    Si tratta di un tipo di disabilità permanente.. una disabilità che ti prende tutto.. non parliamo di due gambe che non camminano,di due braccia che non si muovono,ma dell'intero corpo che è fermo,come se fosse morto,eppure il cervello continua ad elaborare,capisce ciò che accade,pensa ma non ha modo per esprimerlo,forse è questa la sofferenza più grande..Continuare ad essere lucido,attivo mentalmente.
    Ecco perchè,attraverso la palpebra sinistra con cui comunica,chiede di voler morire..ma poi si rende conto che può combattere e utilizzare quello che gli è rimasto per reagire ed affrontare ciò che gli è successo,attraverso le sue risorse interiori,le sue capacità(resilienza).
    "Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare".
    Come sosteneva Murdaca,non si parla di un numero ma di una persona..una persona che ha vissuto,sofferto,amato,e continua a farlo come tutti gli altri,anche se in modo diverso..
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    CarolinaGalluccio

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  CarolinaGalluccio il Gio Mag 05, 2011 2:47 pm

    Lo scafandro e la farfalla un film bellissimo mai visto prima...Un film che ti tocca nel profondo dell'anima che ti arricchisce infatti mentre lo guardavo provavo allo stesso tempo ammirazione ma anche dolore...Parliamo di un uomo che all'inizio della sua vita era stato baciato dalla fortuna, ma dopo la sua vita viene colpita da un ictus devastante...Al risveglio incomincia a realizzare che si trova imprigionato in un corpo immobile...possiamo vedere un uomo inizialmente attento all'edonismo estetico ed etico cioè ad un tempo in cui il piacere individuale costituiva il fondamento della vita e ora immobile come un tronco di un albero...Successivamente scopre che la mente è attiva, libera, vitale e quindi esce dall'autocommiserazione...questto è il punto piu emozionante:lo scafandro "il corpo immobile" che non ha impedito alla farfalla di uscire ,di comunicare ,di ricordare i momenti della vita vissuta oramai sempre piu lontana, grazie alla mente ancora vitale che puo far volare i propri pensieri ...in questo film possiamo vedere il concetto di resilienza egli in un primo momento voleva morire perchè si trovava in un mondo opposto a quello di prima" ora era immobile "ma dopo si rende conto che puo continuare la sua vita con quello che gli è rimasto "la memoria " quindi puo combattere le sofferenze e poggiare sulle sue risorse che gli sono rimaste!!!

    talotti laura

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    "lo scafandro e la farfalla"

    Messaggio  talotti laura il Gio Mag 05, 2011 2:53 pm

    I personaggi principali di questo film secondo il mio parere sono stati due, ovvero: il protagonista, che prima di essere colpito dall'ictus era un redattore capo di una nota rivista francese e senza dubbio la sua fisioterapista, Ariette. La scena più cruda durante la quale ho tenuto gli occhi chiusi per la maggior parte della sua durata è stata quando il medico dell'ospedale decide di cucirgli l'occhio destro onde evitare l'ulcerazione della cornea a causa del suo malfunzionamento. Anche se esce dall'ospedale su una sedia rotelle e non ha più il controllo del suo corpo a causa della paralisi, tranne che per l'occhio sinistro, lui capisce tutto ciò che gli viene detto, non può comunicare attraverso il linguaggio ma riesce ad esprimere il suo consenso o dissenso alle domande che gli vengono poste, sbattendo la palpebra una o due volte.La sua fisioterapista, ceraca di aiutarlo non solo per cercare di fargli compiere piccoli movimenti ma anche per aiutarlo ad esprimersi. Annette infatti adotta un sistema di lettere e lui durante l'ascolto delle lettere elencategli, attraverso il battito della palpebra poteva indicare le lettere che gli interessavano per comporre parole e frasi, fino a che non le comunica di voler morire!!( E' una parte che mi ha rattristito molto, sapere che una persona che si trova in questo stato preferisce la morte piuttosto che passare il resto della vita paralizzato su di una sedia a rotelle). Ma più tardi grazie a questo stesso metodo che gli permetteva di comunicare, prende la decisione di vvoler scrivere un libro. UNA SCENA MOLTO IMPORTANTE , che ricorre spesso nel film, ritrae lui dentro uno scafandro (apparecchio non penetrabile dall'acqua), immerso appunto in acqua, come a cercare di trasmettere al pubblico il suo stato d'animo: "SI SENTE COME INTRAPPOLATO DENTRO UN INVOLUCRO IMPENETRABILE", ma dentro quest'involucro c'è la sua anima che come una farfalla, quella è libera di volar via.Le uniche due cose che non sono paralizzate, dice, sono la mia immaginazione e la mia memoria, infatti immagina tante cose e soprattutto viaggia con la mente, dove ogni giorno può trovarsi in un posto diverso del mondo!!
    Un ruolo fondamentale, ovviamente, gioca la voce fuori campo,(ovvero la sua voce interiore), che lascia trasparire a tratti cinismo, malinconia e talvolta anche uno spiccato senso dell'umorismo.
    LA RESILENZA a mio parere è il tema che in questo film affianca quello della disabilità, ad un certo punto lui smette di commiserarsi e di starci male e comincia a reagire, afrronta il problema cacciando una forza interiore immensa, dà qui la sua decisione di voler scrivere il suo libro!!"LA SUA STORIA".
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    RosaBorrelli

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  RosaBorrelli il Gio Mag 05, 2011 3:19 pm

    ]size=12]Oggi a lezione abbiamo visto un film" LO SCAFANDRO E LA FARFALLA",un film molto bello. E', si un film, ma prima di tutto è un libro di ricordi del giornalista francese Jean-Dominique Bauby. Questo film non lo avevo mai visto prima d'oggi , quando l'ho visto mi ha toccata molto!! E' molto bello!!
    Le scene che mi hanno colpito sono varie;[/list]
    1. La prima è stata proprio all'inizio ,il fatto che lui parlasse(il protagonista)ma probabilmente lo faceva in mente,e nessuno nella stanza riusciva a sentirlo;il fatto che non potesse muoversi,neanche chinare il capo... In questa scena ho provato una sensazione bruttissima,il fatto che non puoi muoverti oppure se parli e nessuno può sentirti è secondo me una cosa indescrivibile!!
    [list=1][*] La seconda scena è quando gli viene cucito l'occhio!!mi ha fatto un pò senso!!
    1. la terza é quando pensa che nella sua vita non ha mai dedicato del tempo ai figli e alla moglie..è come se si sentisse in colpa,ora che non può fare niente.
    1. La quarta Il modo in cui lui può comunicare!!questa mi è piaciuta perchè vuol dire che non tutte le speranze erano finite,perchè lui aveva un cervello intatto!!
    1. La quinta scena è quando lui dice alla logopedista di voler MORIRE!! qui però Bauby non vuole più combattere contro la malattia e quindi è come se si lasciasse andare,è come se avesse perso tutto.
    1. La sesta è quando lui racconta la sua vita sentendosi in colpa per le cose che non ha fatto,immaginando delle frane,quindi affermando che TUTTO è PERDUTO..ed inoltre si paragona ad uno scafandro.
    1. la settima è quando lui si rende conto che anche se è un vegetale può vivere e può dire a tutti la sua idea,perchè l'immaginazione e la memoria non sono paralizzate!! Ecco di nuovo una speranza nella vita..
    1. L'ottava scena è quando lui VUOLE SCRIVERE UN LIBRO!! Questa è l'ennesima prova che tutto può succdere!!
    [list=1][*] La nona ed ultima scena è quando la moglie DEVE , è COSTRETTA a fare da interlocutrice tra il marito e l'amante del marito. Credo sia una brutta situazione!! I personaggi che mi hanno colpito sono sono stati Claude(l'aiutante del libro) perchè ha avuto MOLTISSIMA PAZIENZA, la moglie Celine e la dottoressa Henriette. In un modo o nell'altro tutti lo hanno fatto sentire uomo!!
    Gli aspetti specifici della disabilità sono la resilienza ed anche il fatto che è rimasto paralizzato dalla testa ai piedi.
    Lo scontro etico maturato durante il film tra lo sconforto e la voglia di reagire è stupefacente...alcune frasi ti tolgono il fiato da quanto riescono a catturare l'attenzione; purtroppo il finale rovina un pò la trama. In questo film si racconta in maniera autorale e poetica il dramma di una mente fervida e creativa, imprigionata
    in un corpo morente.


    [img][/img][/size]


    Ultima modifica di RosaBorrelli il Gio Mag 05, 2011 3:46 pm, modificato 3 volte
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    nunziomarrone

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    lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  nunziomarrone il Gio Mag 05, 2011 3:30 pm

    il film è stato veramente forte,toccante e mozionante ed inquietante perchè veramente..per i primi 20 minuti ho avvertito una sensazione di tale sconforto da essere tentato ad alzarmi e ad uscire fuori l'aula..ma nn l'ho fatto..ho resistito perchè via via che il tempo scorreva sono stato sempre piu rapito ed incuriosito dal susseguirsi degli eventi..sempre piu carichi..sempre piu energizzanti..sempre piu forti..sempre piu padroni della mia sfera emotiva..perchè jeando in seguito al senso di smarrimento interiore inizia a tirare fuori una personalità riflessiva..perchè riesce a rivedere ed a rendere il suo percorso di vita passata e forte perchè inizia a tirare fuori coraggio,forza e voglia di vivere..inizia a ritrovare la speranza mettendo cosi un moto un ammirevole processo di resilienza emotiva..oserei dire questo perchè se fisicamente i miglioramenti sono stati minimi..emotivamente sono stati fantastici perchè ad un certo punto riesce addirittura ad essere ironico ed autoironico..cosa questa palesata in divrese come quella in cui si diverte a "prendere in giro" l'assistente della sua dottoressa-guida..definendo quest'ultimo uno spasso Smile o quella in cui sorride quando il tecnico del telefono fa la battutina sulle telefonate anonime...ha perso tutto.."istanti di felicità volati via cm pietre"(scena questa resa in modo dorte dal cumulo di pietre che sgretolandosi scivolano verso il basso..verso il buio..verso il buio..verso l'ignoto..)..ha perso quegli occhiali passati che portavano lui a vedere tutto sotto una prospettiva diversa..forse piu frenetica,piu distratta,piu attenta alla carriera che ai sui affetti,figli,moglie,padre..per indossare occhiali nuovi che rendono ogni sentimento piu amplificato..che restituiscono a semplici gesti come quello dell'accarezzare i capelli al figlio,tanto desiderato da lui,la giusta importanza che l'uomo distratto dal "piacere" può perdere facilmente di vista...e soprattutto come quello di essere un padre..cosa questa assolutamente bellissima e toccante..infatti quando ha detto che pur essendo stato ridotto in una sorta di bozza dall'ictus resta sempre e cmq padre dei propri figli...mi sono veramente commosso...come del resto mi sono commosso quando inizia a tirare fuori un ottimismo tale da accompagnarlo con mano verso la spiaggia dell'immaginazione e del ricordo che iniziano a divenire per lui grande motivo di vita..vita in cui anche il disabile può volare..vita in cui anche il disabile può amare,sciare,fare l'amore,saltare senza alcuna difficoltà...senza correre il rischio di cadere o di essere limitato da barriere fisiche,architettoniche ed ideologiche..IL SUO SILENZIO LO ACCOSTEREI ALL'ASCOLTO PENSANTE di cui parla murdaca perchè attraverso di esso riesce a trovare nuovi equilibri,nuovi voleri,,,,...grande protagonista del suo cambiamento è stata sicuramente l'ortofonista che sin da subito ha iniziato ad imporsi come una sorta di DA+(dottoressa affettiva positiva Smile ..)perchè la sua umanità,sensibilità oltre che professionalità la portano sin da subito a voler alzare jeando dal letto..per farlo sedere sulla sedia e per poi curarlo..desiderando tutto ciò ecco che inizia a mettere in atto un processo curativo-educativo bilaterale perchè da quanto emerge,grazie alla tecnica del formare parole col supporto dell'occhio..il paziente migliora la sua condizione nn solo emotiva ma anche percettiva e lei la sua capacità di approcciarsi con chi ha subito una lesione..con chi perde la capacità verbale..questa tecnica mi fa pensare in un certo senso ad una tecnologia integrativa perchè funge da completamento ..da sostituta della lingua..forse il mio è un accostamento forzato xò a dire il vero questo è stato un mio pensiero che subito ho formulato assistendo al processo di terapia che via via veniva avviato..la tecnica delle lettere l'ho trovata veramente ottimale oltre che trans-patologica perchè a mio avviso la si potrebbe adattare come strumento comunicativo nn solo verso coloro che nn riescono a parlare ma anche verso chi oltre ad essere manchevole di parola lo è anche di vista..ora insomma nn vorrei formulare teorie Smile xò è una cosa che cmq mi ha fatto riflettere molto..cmq oserei dire che altro successo.. che si è avuto sempre grazie alla tenacia della dottorsessa..è l'uteriore forma di resilienza che pone in essere nel momento in cui opera su se stesso un lavoro di accettazione e di autocoscienza che lo porta a nn avere piu paura nn solo di relazionarsi coi figli ma anche di vedere riflessa nello specchio quell'io..quell'immagine che inizialmente rifiutava di vedere perchè troppo diversa da ciò che era in passato..troppo altro da sè..quell'immagine che ad un certo punto diviene l'essenza da cui riparte x continuare a vivere e per continuare a coltivare amore,sogno e speranza..bruscamente interrotta dalla polmonite che pone fine ai suoi giorni
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  iolandaborrelli il Gio Mag 05, 2011 3:40 pm

    oggi si è sentita molto la mancanza della docente in aula, ma come ci aveva promesso insieme alla tutor Nunzia abbiamo visto il film intitolato ''lo scafandro e la farfalla''. non sono qui a descrivere la trama del film, ma alcune scene ed attori che maggiormente mi hanno colpita . il protagonista innanzitutto Jean Dominique Bauby che si risveglia dopo un lungo coma a cui viene detto esplicitamente''è inutile girarci intorno lei è completamente paralizzato dalla testa ai piedi''; solo con l'occhio e in particolare con la palpebra sinistra riesce a comunicare. una delle tante frasi dette da lui e che ho sentito di appuntare sul quaderno è: ''ho quarantadue anni e mi puliscono ancora come se fossi un gran neonato''. è piuttosto ridicolo,ma come dice un poeta ''solo i folli ridono quando non c'è niente da ridere''. questa frase mi ha fatto capire che non c'è nulla da ridere quando si aiutano delle persone in difficoltà che siano loro piccoli o grandi perchè chiedere aiuto a qualcuno non ha età. oltre al suo occhio,scopre che ''altre due cose non sono paralizzate: la sua immaginazione e la sua memoria.'' posso immaginare qualsiasi cosa e voglio ricordare di me cosi come ero bello,affascinante.questo sono io''. chiede di poter morire, ma dopo si rende conto che può reagire ed affrontare in modo propositivo ciò che gli rimane( la famiglia,i suoi bambini) nonostante la situazione attuale. questo fenomeno come abbiamo studiato è chiamato RESILIENZA. posso concludere dicendo che JEAN DOMINIQUE è affetto da una disabilità corporea permanente, mentre la sua mente resta ancora lucida.

    roberta pengue

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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  roberta pengue il Gio Mag 05, 2011 3:51 pm

    Oggi in aula ho assistito per la prima volta alla visione del film intitolato "Lo SCAFANDRO E LA FARFALLA" un film il quale protagonista jeando Bauby capo redattore di una nota rivista francese "Elle" descrive come sia cambiata la sua vita dopo essersi risvegliato da un coma profondo, causatogli da un ictus, che ne ha deteriorato tutte le funzioni motorie, lasciandolo in una condizione che la medicina chiama sindrome locked-in ,ossia in una immobilità nel muoversi e del parlare.Una delle prime scene interessanti è stata quello che lo ritrae in un letto con medici, fisioterapisti e ortofonisti che lo aiutavano a svolgere alcune funzioni motorie come parlare sbattendo l ' occhio sinistro che gli permetteva di comunicare con la sequenza di lettere dell ' alfabeto dove lui dice "VOGLIO Morire" e questo è stato secondo me un primo collegamento col concetto di Resilienza ovvero ne vediamo la capacità del protagonista di affrontare , superare e reagire alla sua condizione dove lui dice "Comincio da me ".Un ' altra scena invece che mi ha dato un profondo senso di fastidio è stata la scena dove il medico decide di chiudere il suo occhio destro , mentre un ' altra scena che invece mi ha fatto sorride è stata la scena del suo amico Laurent che non sapendo bene come comunicare con l ' alfabeto era stesso il protagonista che ironizzava il suo disturbo.Ma nel film c è stata una scena che più di tutte mi ha colpito di più quando il protagonista si trova il giorno della festa del papà al mare con i suoi tre figli e la moglie dove lui dice "Non ci sono parole per un padre che non può accarezzare i propri figli ma la serenità di vedere quei figli sorridere mi fa pensare a una bella giornata".Bhè commenterei tutto il film ma ho racchiuso in poche righe quello che ho sentito e percepito oggi vedendo questo film molto toccante che ha toccato tutti i concetti salienti del percorso che stiamo facendo con la docente quindi dal problema della disabilità del protagonista al suo coraggio di rialzarsi all ' aiuto solidale sia dei medici che della famiglia che hanno fatto da contorno e il film infatti, finisce con la morte di Jeando 10 giorni dopo la pubblicazione del suo libro che dedicò ai suoi tre figli....ringrazio la docente per averci fatto vedere questo film. Smile
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Annunziata Piccolo il Gio Mag 05, 2011 3:55 pm

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA E’ UN GRANDE FILM SULLA DISABILITA’ BAUBY ,IL PROTAGONISTA, FU COLPITO DA UN PARTICOLARE ICTUS CHE LO PARALIZZO’ COMPLETAMENTE NON DANDOGLI NEMMENO LA POSSIBILITA’ DI PARLARE IN UN PRIMO MOMENTO VOLEVA MORIRE PERCHE’ NON ACCETTAVA IL SUO ASPETTO FISICO E SI VERGOGNAVA DI COME ERA RIDOTTO ,SI VEDEVA COME UN “MOSTRO” MA POI E’ GRAZIE AI FAMILIARI CHE RIESCE A TROVARE LA FORZA ED E’ PER QUESTO CHE E’ FONDAMENTALE NEI CASI DI DISABILITA’ STARE VICINO A QUESTE PERSONE…SUCCESSIVAMENTE L’UNICA COSA CHE LO TENEVA IN CONTATTO CON IL MONDO ESTERNO ERA IL MOVIMENTO DELLA PALPREBA DELL’OCCHIO SINISTRO CHE GLI PERMISE DI COMUNICARE E SCRIVERE ANCHE UN LIBRO. EGLI,PERO’ NELLA SUA VITA OLTRE ALL’OCCHIO SI AFFIDERA’ ANCHE ALLA MENTE E ALL’IMMAGINAZIONE CHE GLI PERMETTONO DI PROVARE SENTIMENTI E PIACERE…TANTISSIME SONO LE SCENE CHE MI HANNO COLPITO COME ALL’INIZIO QUANDO SI RENDE CONTO CHE NON PUO’ PIU’ COMUNICARE INFATTI NELLA STANZA NESSUNO RIESCE A “SENTIRLO”MA UNA SCENA IN CUI SI VEDE CHE RIESCE A RITROVARE LA FORZA E’ QUANDO SI AFFIDA ALL’IMMAGINAZIONE E ALLA MEMORIA PER FARSI “SENTIRE” DAGLI ALTRI .PER QUANTO RIGUARDA GLI ALRI PERSONAGGI SONO STATI TUTTI DI GRANDE AIUTO A BAUBY MA SECONDO ME UN GRANDE LAVORO HA FATTO LA DOTTORESSA CHE HA AVUTO UNA GRANDE SENSIBILITA’…VIENE CITATA QUESTA BELLISSIMA FRASE:”LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDI ALLA FARFALLA DELL’ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE”,CHE RACCIUDE UN PO’ TUTTO IL FILM …INSOMMA E’ UN FILM SULLA RESISTENZA DELLA VITA CHE CI FA RIFLETTERE SULL’IMPORTANZA DELL’AMORE ANCHE PER UNA PERSONA CHE E’ PRIGIONIERA DEL PROPRIO CORPO,MA VIVA DENTRO E BISOGNOSA D’AFFETTO…UN ULTERIORE ESEMPIO DI RESILIENZA E’ QUINDI QUELLO DI BAUBY CHE ALLA FINE DECISE DI COMBATTERE CON LE DIFFICOLTA’ CHE LA VITA GLI AVEVA IMPOSTO!!!
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    mariagaglione

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    "Lo scafandro e la farfalla"

    Messaggio  mariagaglione il Gio Mag 05, 2011 4:06 pm

    Una storia veramente meravigliosa quella che ci è stata presentata nel film "Lo scafandro e la farfalla",scaturendo in me un misto di emozioni.
    Il protagonista è un uomo, Bauby ,che a causa di un ictus cade in un coma profondo,risvagliandosi paralizzato,imprigionato in un corpo ormai incapace di muoversi,dove solo la mente rimane illesa.L'unico modo che ha per comunicare con l'esterno è muovere la palpebra del suo occhio sinistro.
    All'inizio l'uomo cade nello sconforto,ma in seguito prende coscienza della sua reale situazione e cerca di convivere con il suo problema,attivando così il processo di resilienza,ovvero modificando in positivo la percezione del proprio limite e riorganizzando la sua vita,continuando la stesura del suo libro attraverso il movimento della palpebra.Tutto ciò con l'aiuto di Claude ,che con tanta pazienza decifrava il suo movimento della palpebra ,per la stesura del libro.Importante è la capacità di queste persone che si pongono in relazione con il disabile,di volgere lo sguardo alle potenzialità di quest'ultimo,piuttosto che soffermarsi sui limiti,proprio come ha fatto Claude.Da ciò scaturisce che Bauby passa da vittima a soggetto "attivo".
    In questo modo la sua immaginazione e la sua memoria continuavano a funzionare e a questo proposito una frase molto bella è stata : "Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare",ovvero dentro quella prigione c'era un' anima,ed era come una farfalla ,che attraverso l'immaginazione poteva sentirsi libera.
    Da questa storia credo che sia importante credere nelle persone e nelle loro capacità,perchè nonostante la disabilità,loro continuano a vivere,a sognare,ad amare e ad immaginare . . . e tutto ciò non si può ignorare !!!

    mariarosariacacciapuoti

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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  mariarosariacacciapuoti il Gio Mag 05, 2011 4:13 pm

    Questo film è stato significativo per molti versi.L'attore principale è colpito da un ictus che lo paralizzerà per il resto della sua vita.Beh,quello che ha colpito la mia attenzione è stata l'affermazione del medico "POSSO IMMAGINARE COSA PROVA"..ma fino a che punto un individuo,un essere umano può davvero credere di comprendere come ci si sente in un corpo che ti imprigiona?In effetti la paralisi per me è proprio questo,cioè l'essere imprigionati in un corpo del quale si è ostaggi,e dal quale solo la morte può liberare;e questa spesso(come è stato reso noto anche col film) è desiderata da gran parte di individui che vivono situazioni analoghe,compreso lo stesso protagonista.Dunque,emerge che è piu' facile arrendersi in certe circostanze che reagire,forse perchè a volte sembra inutile,sembra che di colpo non si abbiano piu' le cose sotto controllo,la propria vita sotto controllo.Ed è solo dopo che il suo desiderio di farla finita con la vita è ritenuto osceno dalla "scrittrice del suo libro",che automaticamente mette in atto la RESILIENZA affermando:<<le uniche cose oltre al mio occhio a non essere paralizzate sono l'immaginazione e i ricordi>>,ed è proprio da li che partirà,o meglio partirà da se stesso soprattutto con la decisione ancora piu' motivata di proseguire la scrittura del suo libro.Ma chi,o meglio quanti riescono a farlo realmente?è necessaria una grande forza di volontà per continuare a vivere,e per farlo cominciando da se stesso,col sorriso..un sorriso di cui nessuno mai si accorgerà,ma che gli permetterà di alleggerire il tutto ironizzando su se stesso in prima persona,e probabilmente soffrendo degli sguardi di dolore che gli altri rivolgono verso lui.
    <<SOLO I FOLLI RIDONO QUANDO NON C'è DA RIDERE>>.
    Questa affermazione per me è significativa.Lui ride e sorride di sè,vivendosi in alcuni casi in seconda persona,e chissà che non sia un modo per soffrire meno,soprattutto per i momenti persi.In una scena egli afferma :"mi serviva l'infermità per comprendere la mia vera natura."E perchè allora appellarsi al futuro,per scelte che potrebbero far parte del presente?Quì non si sta parlando di disabilità dalla nascita,ma di un eventi improvvisi,che così come è stato rappresentato in un film,accade ogni giorno nella vita reale.
    Ed ecco perchè si fa tanto appello all'inseguimento della felicità,dei propri desideri,senza mai rimandare nulla,perchè nessuno può sapere cosa il destino sta preparando per ognuno di noi;ma non è solo una questione fatalista.Raggiungere i propri sogni,e farlo subito permette all'uomo di non aver rimpianti in circostanze simili,e se non vogliamo pensarla solo in termini di disabilità,aiuta a vivere serenamente.La difficoltà in questo caso specifico,è anche di chi gli sta intorno,che si rende conto che con quel tipo di comunicazione sta spogliando chi gli sta vicino della sua intimità.
    E non c'è cosa peggiore per un individuo nato "sano e indipendente" vivere il resto della sua vita alle prese con le umiliazioni dell'essere lavato,accudito,e privato della sua essenza umana.Ma la resilienza,oltre ad essere un concetto teorico,è possibile anche concretamente..BASTA VOLERLO.
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  martina il Gio Mag 05, 2011 4:14 pm

    E' inevitabile il persoanaggio che ho preferito è il protagonista Bauby, la maggior parte della mia attenzione è rivolta a lui, che viene colpito da un ictus, e resterà da quel momento in poi immobile, ma l'unico organo che gli funzionerà è l'occhio, e attraverso il battito delle ciglia da segnali ed esterna le ali delle sue fantasie e immaginazioni. Film significativo e per qualche istante mi sono immedesimata nel suo ruolo, pensando come uno di noi reagirebbe di fronte a tale situazione.
    Sicuramente è un film da vedere perchè da proprio la forza e il coraggio di reagire agli imprevisti che la vita ci riserva;
    come ho scritto più volte, il coraggio non deve mai mancare a queste persone, perchè è il solo che da la forza di superare tutto.
    Con questo film possiamo parlare di disabilità a tutti gli effetti, dato che l'occhio sinistro e il cervello sono gli unici due organi vigli e il resto del corpo è paralizzato;purtroppo questa volta le protesi e la tecnologia non possono fare effetto, come abbiamo più volte parlato, dato che solo il cervello comprende e l'occhio agisce superando tutti i limiti.
    Come scrive Murdaca i sinonimi di RESILENZA sono flessibilità,elasticità,adattabilità: questo è importante proprio perchè sappiamo che la Resilenza raggruppa un insieme di abilità, cioè capacità di adattamento ad una vita nuova. Come sottolinea per Resilenza si tratta anche di adattamento passivo cioè accettare o almeno riuscire ad accettare situazioni che non possiamo cambiare,ma possiamo solo dedicarci ad altro.
    Potrei confermare una frase del libro "Pedagogia della disabilità": OGNI DISABILE HA LA SUA STORIA!

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    Film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  fabianaspena il Gio Mag 05, 2011 4:37 pm

    "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA"RACCONTA DI UN GIORNALISTA FRANCESE BAUBY CHE HA AVUTO UN ICTUS ED E' STATO IN COMA PER 3 SETTIMANE.
    AL SUO RISVEGLIO HA SCOPERTO DI SOFFRIRE DELLA SINDROME LOCKED-IN, UNA SINDROME RARA CHE LO HA RESO PARALIZZATO DALLA TESTA AI PIEDI E IN PIU' NON PUO' PARLARE.
    INIZIALMENTE DI QUESTO FILM MI HA COLPITO E CERTAMENTE NON NEL SENSO BUONO LA DUREZZA DEL MEDICO NEL SPIEGARE A BAUBY LA SUA SITUAZIONE SENZA AVER UN MINIMO DI TATTO NEI SUOI CONFRONTI.COME SI FA AD AVERE COSI' TANTA FREDDEZZA NEI CONFRONTI DI UN UOMO CHE PER UNA MALATTIA CAMBIERA' LA VITA PER SEMPRE?
    IL SUO CERVELLO FUNZIONA BENE CAPISCE E PUO' SEGUIRE LE PERSONE CON UN MOVIMENTO DEGLI OCCHI.
    BAUBY AVVERTE CHE QUEL MEDICO PARLA DI SPERANZA MA IN REALTA' DAL SUO VISO TRASPARE SOLO UNA POCA FIDUCIA NEL PROGRESSO.
    NONOSTANTE LE FISIOTERAPISTE LO AIUTASSERO A TROVARE UN MODO PER COMUNICARE PENSO CHE IN QUESTO FILM TRASPARE LA POCA SENSIBILITA' NEI PAZIENTI E ANCHE UNA SORTA DI MALASANITA'.CERTAMENTE I PAZIENTI NON VANNO TRATTATI COSI' ANZI IL CONTRARIO DEVONO ESSERE CAPITI,AIUTATI IN TUTTI I SENSI MA SOPRATTUTTO ASCOLTATI.
    LA PARTE CHE MI HA COLPITA E QUANDO CON IL LINGUAGGIO DEGLI OCCHI IL PROTAGONISTA DICE DI VOLER MORIRE,BAUBY SI SENTE DEMORALIZZATO DA QUESTA TRISTE REALTA' PROBABILMENTE I FLASHBACK CHE LO RIPORTANO INDIETRO AI SUOI RICORDI NON LO AIUTANO AFFATTO ANZI E' PROPRIO PENSANDO ALLA SUA VITA CHE DICE CHE SECONDO LUI E' FATTA SOLO DI FALLIMENTI,OCCASIONI RIMANDATE E GLI ISTANTI DI FELICITA' CHE HA LASCIATO VIA CHE SI SENTE PIU' TRISTE E MALINCONICO
    CITAZIONE: "ERO CIECO E SORDO, NON MI SERVIVA NECESSARIAMENTE LA LUCE DELL'INFERMITA' PER VEDERE LA MIA VERA NATURA"
    ADOREVOLE E' LA FISIOTERAPISTA CHE CERCA D'INCORAGGIARE BAUBY PER FAR Sì CHE COLLABORI E CHE FACCIA DEI PROGRESSI.
    ED E' PROPRIO IL MOMENTO IN CUI IL PROTAGONISTA SI CONVINCE DI NON COMPIANGERSI PIU'PERCHE' AVEVA TROVATO IN SE' UN SENSO DI FORZA DI VIVERE PERCHE' INFONDO AVEVA SCOPERTO CHE AVEVA ALTRE 2 COSE NON PARALIZZATE: L'IMMAGINAZIONE E LA MEMORIA.
    IL TEMA CHE RIEMERGE IN QUESTO FILM E' LA RESILIENZA ,LA FORZA DI VOLONTA' DI REAGIRE DI ANDARE AVANTI SENZA SCORAGGIARSI MAI,RESISTERE A DELLE SITUAZIONI CHE POTREBBERO DISTRUGGERCI.BAUBY HA CAPITO CHE GRAZIE ALL'IMMAGINAZIONE POTEVA IMMAGINARE QUALUNQUE COSA.QUESTA SUA FORZA LO DIMOSTRA ULTERIORMENTE CON LA SUA VOGLIA DI SCRIVERE UN LIBRO E GRIDARE AL MONDO CHE CE L'HA FATTA...
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    alessia longano

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  alessia longano il Gio Mag 05, 2011 4:40 pm

    lo scafandro e la farfalla è un film molto bello ma nello stesso tempo triste. il protagonista è stato colpito da un ictus e da una sindrome rara che lo ha reso immobile ed incapace di parlare. ci sono state delle parole molto toccanti tipo VOGLIO MORIRE morire perchè si sentiva diverso dagli altri e non riusciva ad accettarsi. per comunicare un si batteva una volta la palpebra, per dire no 2 volte.per la comunicazione delle parole la dottoressa ripeteva delle lettere ordinate in base alla frequenza del loro uso, la sua prima parola è stato il suo nome è da lui che voleva iniziare. una frase che mi è rimasta impressa nella mente è stata:" 2 cose non sono paralizzate l'immaginazione e la memoria che sono gli unici mezzi per evadere dallo scafandro".
    questo film è molto collegato al tema della RESILIENZA questo termine rappresenta l'attitudine dell'individuo di reagire di fronte a situazioni di disagio ,attraverso l'attivazione di risorse interiori. inoltre la resilienza può essere definita come capacità di adattamento passivo ,cioè riuscire ad accettare situazioni che non possono cambiare . inoltre essa è meccanismo di adattamento all'ambiente che consente alla persone di trasformare il suo ruolo sociale, da vittima a soggetto attivo. è proprio questo il meccanismo che è scattato nel protagonista infatti si dice:"LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDI ALLA FARFALLA DELL'ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE"
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    mariabarbarino

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mariabarbarino il Gio Mag 05, 2011 4:59 pm

    Oggi in aula abbiamo preso visione del film'Lo scafandro e la farfalla'uno dei tanti che rappresenta la situazione del diversabile a mio parere nel migliore dei modi.Il film racconta la storia vera di Jean Dominique Bauby caporedattore della rivista 'Elle'Parigi,Francia.il quale a quarantadue anni viene colpito da un ictus.Nel vedere il film all'inizio sono stata colta da uno stato d'ansia è come se quelle immagini sfuocate prodotte sul monitor provenissero da me e non dal protagonista della vicenda,in seguito dopo i quindici minuti di proiezione sono ritornata in uno stato di calma quando le immagini erano ben definite.Non voglio esagerare però è come se stessi in una bolla d'acqua tanto da non sentire il chiacchiericcio intorno a me infatti durante il film il protagonista immaginava di stare sott'acqua in una specie di 'muta'.Nello scafandro e la farfalla i personaggi che mi hanno più colpito sono stati l'ortotista H.Durany che ha sempre creduto nel paziente anche quando egli le ha detto che voleva morire ovviamente attraverso il suo modo di esprimersi;la moglie Celine che all'inizio tentennava nell'avvicinarsi forse per il suo aspetto dopo di che si è avvicinata e gli ha parlato con disinvoltura anche se dai lineamenti del viso soffriva;la moglie gli chiede se Jeando voleva vedere i figli e lui risponde di no;Pierre Roussin il quale racconta in breve che è stato ostaggio a Beiruit e rinchiuso in una grotta voleva suicidarsi però si è guardato dendro come afferma'all'uomo';altro personaggio è l'amico che rispetto agli altri l'ho trovato molto impacciato addirittura gli ha regalato una moto come giocattolo però nel suo piccolo ha cercato anche di dialogare pronunciando delle lettere a cui Jeando poichè poteva muovere solo la palpebra sinistra doveva fare un battito di ciglia a quella giusta però l'amico continuava nella ripetizione delle lettere dell'alfabeto non nell'ordine che noi conosciamo ma nella frequenza del loro uso non ricavando nulla poichè non osservava il suo battito di ciglia;l'amico di Jeando ha rappresentato quella maggioranza di persone che in questi casi non sa come comportarsi per paura di sbagliare.Le immagini che più mi hanno colpito forse da un punto di vista psicologico sono state il suo risveglio al momento del quale si sentiva solo la voce interiore del protagonista che pensava che stesse parlando a voce alta con i medici,nel corso del film egli aveva un tono sarcastico in particolare quando gli assistenti tecnici del telefono sono entrati nella sua stanza e hanno chiesto a H.Durany a cosa gli servisse il telefono poichè Jeando era totalmente paralizzato e andandosene con una battuta'allora aspetteremo chiamate anonime'.Altra scena particolare è quando Roussin gli dice di essere stato in un locale e tutti parlavano di lui e alla sua condizione di vegetale ed è qui che scatta una molla in Jeando se nella sua vita non era riuscito a godersi gli istanti con sua moglie e i suoi figli poteva farlo adesso e si è chiesto se occorreva questa infermità per accorgersene di tutto ciò che lo circondava.Quindi decide di non compiangersi più perchè oltre all'occhio che si muove ha l'immaginazione e la memoria grazie alla quale può evadere dal suo scafandro e rivivere i sogni da bambino e le ambizioni da adulto anche perchè dalle sue reminescenze ho visto che conduceva una vita mondana quindi è passato da un'eccesso all'altro.Cosi decide di scrivere un libro.Nel film ci sono molte metafore per esempio il battito del suo occhio che somiglia a quel battito delle ali di una farfalla che gli da la possibilità di tirare fuori quello che grida dentro il suo corpo.La farfalla contenuta all'interno dello scafandro ossia il corpo inerte che esce fuori ad abbracciare la natura e le persone da lui amate.Il tutto viene espresso con una citazione lo scafandro del corpo non impedi alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare,e la farfalla fu presa in volo dai suoi figli ma dopo pochi giorni dell'uscita del suo libro Jeando muore.Nel film quando il protagonista tra il binario della vita e quello della morte sceglie in primis quest'ultimo e dopo una riflessione sceglie quello della vita è qui che entra in gioco un tema affrontato durante il corso LA RESILIENZA. Per Resilienza intendiamo la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Come abbiamo visto con Simona ATzori. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.Infatti ne Jeando Ne Simona Atzori abbandonano il loro lavoro anche se Simona è nata con la sua diversabilità.Le persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare un nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.Jeando scrive un libro Simona diventa una danzatrice di fama mondiale.Da un autore in particolare Andrea Canevaro viene approfondito questo tema qui ho voluto prendere in considerazione in “Bambini che sopravvivono alla guerra”in cui Canevaro definisce la resilienza come “la capacità non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura”.
    È una capacità che può essere appresa e che riguarda prima di tutto la qualità degli ambienti di vita, in particolare i contesti educativi, qualora sappiano promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti.


    grazie MAria per tutti e 42 i tuoi commenti.spero che non ci sia stato troppo chiacchiericcio e che vi siate goduti il film fortissimo.
    forse però la compagna/o avrà aiutato chi non riusciva a stare seduto. lo capisco anche per me è stato difficile vederlo.

    Ma al mio corso non si vedono film facilotti............no??? Se no che esperienza sarebbe? e anceh restare e vederlo è una esperienza forte.
    bravi a tutti quelli che l'hanno visionato attentamente.
    la docente

    luanacirma

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  luanacirma il Gio Mag 05, 2011 5:18 pm

    Tengo a precisare che il film è bello,ma non mi ha colpito particolarmente.
    La mia opinione sulle scene più salienti,a mio parere sono state2:la prima,quando il protagonista racconto dell'ultimo incontro che ha avuto col padre prima dell'incidente....di come,arrivati ad una età adulta,il padre,faccia finta di dimenticare le cose,e tra questa sua distrazione,non trova il coraggio di dire al figlio che lo vuole bene..ma si limita semplicemente a dire che è orgoglioso,di come il figlio sia venuto su bene...
    La seconda scena,è stata quando il protagonista,in migliore sviluppo della sua guarigione,incontra i figli,e si rende poco che il tempo trascosso con loro è stato troppo poco..e che purtroppo le cose frivoli della vita tendono ad occupare sempre più spazio del nostro prezioso tempo.
    Continuando,i personaggi che più mi hanno colpito,sono stati,prima di tutto quello della dottoressa,che si è occupata molto del suo paziente,in un modo cosi assiduo che quest'ultimo ha anche creduto che tra di loro potesse succedere qualcosa(quando sogna di alzarsi dalla sedia a rotelle,e baciarla).
    Ma uno dei personaggi che più ma destato rabbia,è stato quello della compagna o amante...che non ha avuto pienamente il coraggio di presentarsi dal suo amato solo per semplice vigliaccheria,non importandosi minimamente che almeno una sola sua visita,avrebbo dato un senso maggiore alla voglia di lottare contro la morte e la rassegnazione.
    Una prima opinione che mi sono fatta poi di tutto il resto,è stata la parte iniziale,quando,scoperte le sue condizioni di salute,il protagonista è stato sommesso da una forte paura...un rifiuto di ciò che era il suo stato...e questo(in un modo proprio differente dalla storia del protagonista) è successo anche a me,quando io stessa durante la prova della benda,ho avuto paura della posizione in cui mi trovavo,e ancora di più un rifiuto a quelle condizioni....
    dopo tutto,il film lascia riflettere su molti aspetti della vita...di come questa sia breve e talvolta decide lei il nostro destino,prendendo il sopravvento sulle nostre emozioni...e lasciandoci cosi...in un baratro...tra la speranza e la rassegnazione.

    pascarella mariateresa

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    film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  pascarella mariateresa il Gio Mag 05, 2011 5:19 pm

    Cosa si prova ad essere chiusi dentro il proprio corpo, paralizzati su di un letto d’ospedale, senza neanche riuscire a muovere la testa e ad avere come unico mezzo per esprimersi il battito delle ciglia? Questo è quello che è successo a Jean-Dominique Baby, ex editore della rivista di moda francese “Elle” nel film, "lo scafandro e la farfalla", visto oggi in aula. Egli scopre un atroce verità: avere un ictus, non può muoversi, parlare, alimentarsi, ha un solo occhio funzionante e che necessita, naturalmente, continua assistenza. Nonostante ciò lui REAGISCE magnificamente ed è questo l'aspetto che vorrei sottolineare di più in quanto sfrutta al massimo le uniche due parti di sè che ancora funzionano: il suo occhio sinistro e la sua immaginazione. Eh si l'immaginazione di questo grande uomo perchè, durante la visione del film, ho capito come immaginare sia la porta di un nuovo mondo, un mondo dove tutto è possibile e dove la mente può perdersi nei sogni. E'vero, le immagini di Dominique, non diventeranno la sua realtà, troppo legata ad aspetti "pratici" che il suo corpo, lo scafandro, non è più in grado di garantire ma la sua mente, la farfalla, non può ancora immaginare. Sono convinta che per lui è stato molto bello ed emozionante creare quel mondo che lui sognava: cenare ogni sera in un ristorante esclusivo, lavorare come se fosse il più grande regista mai esistito creando con la fantasia scene sulla spiaggia e tempeste estive nel mare, visitare musei, ascoltare la musica. E ancora... dettare ogni mattina pagine e pagine del suo libro ad un'assistenza che lo accudiva amorevolmente. Quest'ultima E'la persona, a mio avviso, che mi ha colpito di più perchè era forte, coraggiosa e dolce da trasmettere a Dominique il suo affetto, ottimo fattore perchè porta il protagonista a reagire di fronte ad una condizione di sofferenza prettamente umiliante e non come altri che cercano di scappare di fronte alla condizione di malattia abbattutasi su un proprio caro: di certo è lacerante il confronto tra “il prima” e “il dopo” e non è facile accudire una persona paralizzata. Tuttavia, il malato in genere per guarire o alleviare le proprie sofferenze ha bisogno di affetto, di non sentirsi solo e questa è una verità su cui ci si dovrebbe fermare a riflettere. Il film si collega al concetto di resilienza, tema affrontato in aula e oggetto di numerosi laboratori e porta con sè un messaggio molto forte: la differenza tra vivere bene o male, tra essere felici o infelici, non sta in quello che si vive ma in come lo si fa. E l'immaginazione è come sempre la chiave di tutto anche quando non è usata per creare ma solo per evadere, per rinascere in un posto diverso dove tutto avviene esattamente come vogliamo che sia.

    Alessia Guidotti.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Alessia Guidotti. il Gio Mag 05, 2011 5:22 pm

    [b]LO SCAFANDRO E LA FARFALLA.
    La storia ti tocca profondamente il cuore. E' un film intenso, malinconico..un film toccante che non può lasciare indifferenti. Infatti basterebbe il solo titolo ad esprimere l’incredibile significato insito in questa storia.
    Mi ha molto emozionata sin dall'inizio: il vedere, il sentire con i sensi del protagonista, provare la sua sofferenza quando capisce di non riuscire a parlare,quando si rende conto che gli altri non riescono a sentirlo...L'utilizzo del monologo interiore riesce davvero a farti entrare in simbiosi con il protagonista, tra gli attimi di disperazione e quelli di amara autoironia.
    La professoressa aveva ragione, dicendo che sarebbe stata un'esperienza più forte della simulazione, ma non mi aspettavo nulla di simile.
    Questo film è uno dei pochi che riesce a far comprendere lo stato d'animo della persona che vive una situazione del genere,riesce a soffermarsi sulla complessità della persona con disabilità.Infatti inizialmente Dominique Bauby, non si accettava,non riusciva neanche a guardarsi allo specchio e non voleva che i figli lo vedessero in questo stato.Mi ha colpito, il fatto che la sua prima frase è stata:"comincio da me". Infatti se inizialmente, lui si vedeva un semplice scafandro,un neonato che aveva un bisogno costante degli altri,decide poi di NON DEFINIRSI PIù PER SOTTRAZIONE. Infatti dice:"Non voglio più compiangermi, perchè oltre al mio occhio sinistro ci sono altre due cose che non sono paralizzate la mia memoria e la mia immaginazione". Infatti lui grazie alla sua immaginazione riesce ad evadere dal suo scafandro...ed essere libero come una farfalla.Questo film riesce inoltre a sottolineare l'importanza della relazione educativa che è fondamentale, perchè come afferma la Murdaca essa è uno "spazio riparativo", grazie al quale il disabile elimina maschere,blocchi,disagi e ripensa al proprio stato e alle proprie capacità. Infatti grazie alla relazione che il protagonista instaura con l'ortofonista,riesce a far diventare la sua palpebra sinistra, il suo legame con il mondo.Riesce addirittura a scrivere un libro.

    RosannaDiMare

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    laboratorio 5 maggio!

    Messaggio  RosannaDiMare il Gio Mag 05, 2011 5:37 pm

    Le scene che mi hanno colpito sono state numerose: In un primo momento si butta giù, si sente imprigionato nel suo corpo,una riflessione di un uomo pronto, forse, per la prima volta nella sua vita, a restare in compagnia di se stesso.È grande esempio di resilienza e al tempo stesso di amore per la vita in tutti i suoi aspetti.la prima scena del film, in cui la macchina da presa si identifica con lo sguardo del protagonista, che si sta riavendo dal coma. Un uomo baciato dal successo fino a un certo punto della vita, caduto in coma scopre al risveglio di essere totalmente paralizzato; solo il cervello continua la sua attività, ma è prigioniero di un corpo immobile, come un palombaro nel suo scafandro.Una delle frasi, che mi ha colpito di più del film, è: "Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose, che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria".
    Poi lentamente riesce ad uscire da questo stato di autocommiserazione,inizia a far lavorare il suo cervello ,la sua immaginazione e a trovare ,attraverso il battito delle ciglia,il modo di comunicare con le persone e a dar senso di nuovo alla sua vita. Le scene che mi hanno colpito sono quelle che coinvolgono l'anziano padre, la sua telefonata: dove il regista riesce a toccare il cuore delle persone ed è impossibile trattenere lacrime.E quella in cui la Donna che si diceva innamorata di lui chiama in ospedale,ed è Celine(la madre dei suoi figli) a fare da interprete, dice in quella telefonata di amarlo e di non aver avuto il coraggio di andare a trovarlo, e che vuole ricordarlo quand'era in salute.In un momento in cui lui aveva bisogno di lei,si è sentita debole,ed egoista,L'amore NON è QUESTO!
    E' tratto dal libro di Jean Dominique Bauby, giornalista e redattore capo di Elle, che, dall'8 dicembre 1995 ha condotto un'esistenza di grande disabile; di "vegetale", come dicevano alcuni, o di "mutante", come a lui piaceva definire se stesso. È morto in seguito a un arresto cardiaco il 9 marzo 1997, all'età di 45 anni, pochi giorni dopo aver visto pubblicato il suo racconto che, in un certo senso, è una autobiografia poetica dalla forte vocazione psicologica e filosofica.Bauby è stato colpito improvvisamente da una particolare forma di ictus che immobilizza il corpo lasciando lucida e perfettamente consapevole la mente: una sindrome rara ed estremamente grave che lo getta in un coma profondo da cui esce dopo molti giorni completamente paralizzato.Dopo l'impatto traumatico iniziale con questa nuova realtà, Bauby ha ripreso con gran fatica le comunicazioni con il mondo esterno. Lo scafandro non ha impedito alla farfalla di uscire, di comunicare, di ricordare la vita vissuta , come un sogno e di raccontare le sue sensazioni, le sue disperazioni ma anche le aspettative, le speranze e i rari momenti di felicità.Senza, sostanzialmente, potere fare nulla, il suo corpo era diventato la prigione del suo spirito. Immobile, paralizzato, bloccato, L'unica parte del suo corpo ancora "dominabile" era una palpebra, quella dell'occhio sinistro. E con quella, grazie alla collaborazione di due avvenenti dottoresse, 'dedicate' e affascinanti, riesce a stabilire un faticoso, ma 'funzionale' sistema di comunicazione. Attraverso un codice alfabetico semplificato, Bauby, di cui lo spettatore ascolta sempre la voce off in grado di comunicare pensieri ed emozioni, è riuscito non solo a parlare, in un certo senso, di nuovo, ma - soprattutto - a raccontare la sua esperienza e le sue riflessioni sull'esistenza.Ogni sbattimento della palpebra, una lettera dell'alfabeto fino ad arrivare a quella giusta, annotata su carta da una delle donne che lo hanno 'salvato'.lo scafandro e la farfalla è un film in cui non manca l'umorismo e autoironia,che comunque rimanevano imprigionate in un corpo immobile,quasi a sentire un senso di soffocamento,per il solo piccolo spiraglio per poter comunicare....In Aula abbiamo saltato qualche scena Smile sicuramente lo vedrò in modo più accurato a casa...cmq bellissimo ed emozionante laboratorio :)grazie!
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    Maria Francesca Avolio

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Maria Francesca Avolio il Gio Mag 05, 2011 5:50 pm

    Oggi 5 maggio in aula abbiamo visto il film LO SCAFANDRO E LA FARFALLA,ha sucitato in me fortissime emozioni,soprattutto angoscia e fastidio.
    Il momento che mi ha colpito è la prima parte il vedere la scena con gli occhi del disabile,scene nitide e confuse, anche perchè il protagonista Jean Dominique Baudy giornalista e capo redattore della rivista Elle colpito da in ictus che prima lo gettò nel coma e dopo il risveglio in una paralisi dalla testa ai piedi.
    Solo due organi gli permettevano di vivere:IL CERVELLO e L'OCCHIO SINISTRO.
    Appena sveglio dal coma non riesce ad accettare se stesso infatti vorrebbe morire.
    I personaggi che mi hanno colpito sono il protagonista Baudy e la moglie che nonostante la separazione gli sta vicino rassicurandolo e dandogli sostegno.
    Nel protagonista nonostante il non accettare la sua condizione ritiene di poter ancora volare attraverso la FANTASIA e la MEMORIA unica possibilità per uscire da quel corpo paralizzato.
    Notiamo quindi il tema della resilienza i quali sinonimi sono:flessibilità,elasticità e adattamento.
    Adattamento passivo ovvero la possibilità di accettare la situazione che non possiamo cambiare.
    L'importanza anche del ruolo familiare che è di massima importanza per superare le difficoltà.
    Ho notato anche un accenno alla tematica della anoressia, scena dell' infermiera che parla con il protagonista dicendo di trovare le modelle della sua rivista sempre più magre.
    E' stato veramente un film toccante ma ciò che è veramente straordinario il come Baudy ha la forza di raccontare la sua storia attraverso un libro ricordando l' importanza di sognare.
    Muore nel 1997.
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    marianna durni

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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  marianna durni il Gio Mag 05, 2011 6:05 pm

    Questo film mi ha toccato nel profondo, laddove latitano paura della morte, amore della vita, affetti difficili che toccano nel profondo del nostro cuore e inoltre sottolinea l'importanza della relazione educativa che è fondamentale,come afferma la Murdaca essa è uno "spazio riparativo", grazie al quale il disabile elimina quelli che sono poi i suoi disagi e smette di compiangersi reagendo con una grande e ammirevole forza di volontà. La scena che mi ha colpito non cè diciamo così lo è stato tutto il film, un uomo baciato dal successo fino a un certo punto della vita: direttore di una delle riviste di moda più prestigiose, ricco, affascinante, pieno di donne bellissime, è al culmine della sua fortuna quando viene colpito, a 42 anni, da un ictus devastante. Caduto in coma scopre al risveglio di essere totalmente paralizzato; solo il cervello continua la sua attività, ma è prigioniero di un corpo immobile, come un palombaro nel suo scafandro. Ovvia sulle prime la disperazione e il desiderio di morte; infatti la malattia lo ha trasformato, lui così attento all’edonismo estetico ed etico, in un brutto tronco immobile, con la bocca storia, un occhio cucito e il resto del fisico sordo a ogni emozione... senza parole questo film lo consiglierei a tutte quelle persone che non si rendono conto del vero senso della vita e che tutto quello che non guardiamo perché ne diamo poca importanza, un giorno può essere vitale...

    Annamaria d'avino

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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Annamaria d'avino il Gio Mag 05, 2011 6:10 pm

    Un mix di emozioni,sentimento ma allo stesso tempo un senso di sconforto di fronde alle avversità della vita è questo ciò che più mi è rimasto dalla visione del film:LO SCAFANDRO E LA FARFALLA.
    Il protagonista viene colpito da un ictus che lo immobilizza dalla testa ai piedi,e che quindi lo impedisce di fare tutto ciò che faceva precedentemente,era il direttore della rivista "elle" la sua vita è costernata dalla bellezza dalla gloria,dal fatto di essere un grande amante delle donne e questo lo porterà a non sposare mai la madre dei suoi figli e ad avere addirittura un'amante.
    La scena che più mi ha colpito è stata quella iniziale dove la visione era da parte dell'unico occhio con il quale poteva comunicare attraverso il battito della ciglia(che ricorda il battito d'ali di una farfalla),e questo in me ha provocato quel senso di soffocamento,di claustrofobia lo stesso provato durante la simulazione bendata,questo è avvenuto in particolare quando gli è stato chiuso l'occhio destro;è un film molto toccante che tratta l'handicap in maniera accentuata senza però cadere in quel falso pietismo che molto spesso ci capita di adottare nei confronti di un disabile,questo ci viene detto anche dal testo della Murdaca non guardare il disabile con il pietismo che noi usiamo nei loro confronti(poveretto......guarda quello li....)ma cercare il più possibile di includerlo all'interno della società,da questo punto di vista è molto importante la figura dell'assistente che lo aiuta sotto molti punti di vista non lo abbandona ma fa si che possa iniziare a comunicare con gli altri proprio attraverso questo battito di ciglia con il quale potrà anche portare a termine il suo libro,e questo secondo il mio punto di vista è importante perché ancora una volta ci fa capire quanto sia importante la figura dell'educatore in questo caso assistente,che non lo abbandona che non lo tratta come un malato,e che addirittura lo avvicina alla fede e fa si che egli passi da una non accettazione di se stesso in quelle condizioni,addirittura da una prima parola che disse si evince la sua voglia di morire,al fatto di non compiangersi più,ma cercare di reinserirsi il più possibile.
    Una frase che mi ha colpito è stata:"ciò che non si è paralizzato è la mia immaginazione e la mia memoria",la mia memoria per evadere dal mio scafandro.altro personaggio importante è la madre dei suoi che dovrà nonostante gli sia stata vicina durante questo periodo fare da intermediaria tra lui e la sua amante.
    Secondo me è una donna con una grande forza che riesce a stargli vicino nonostante tutto a fargli vedere i suoi figli che gli regalo delle grandi giornate piene di quell'amore che lui non gli aveva dato negli anni precedenti all'ictus ed infatti proprio qui dice:ho dovuto aspettare solo ora per vedere che tipo di uomo ero.
    Dal film si evince questa grossa disabilià che arriva all'imprivviso senza preavviso e questo lo menziono perchè è importante farci partecipe della vita degli altri che si trovano in difficoltà,come cercare di far funzionare un sali scendi per le persone con problemi di carrozzina,è importante essere una cittadinanza attiva oltre che considerare il disabile cittadino a pieno titolo.a lunedi
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    Maria Scotto di Cesare

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Maria Scotto di Cesare il Gio Mag 05, 2011 6:12 pm

    Precedentemente questa lezione,noi allievi,eravamo stati avvertiti di quanto doveva essere forte ed emozionante la visione del film:"Lo scafandro e la farfalla".Un film che non ho mai visto ma che era tra i titoli dei film elencati dalla professoressa per un precedente esercizio di laboratorio.Ebbene mi sono ritrovata ad affermare, con certezza, che questa e' stata davvero una visione emozionante che mi ha riempita di emozioni e ha scaturito in me parecchie riflessioni.Parto col dire che la scena iniziale,incompresibile quasi a tratti,e' stata ,per me, tra le scene chiave.Noi spettatori,attraverso una particolare tecnica cinematografica,vedevamo con gli occhi del protagonista.(Il protagonista e' un uomo fracese,JeanDo,vissuto e cresciuto nel paesino di Berk e poi divenuto noto redattore-capo della rivista Elle).Un uomo che si stava risvegliando da un lungo coma ,causatogli da un ictus, che ne ha deteriorato tutte le funzioni motorie.In quel momento mi sono immedesimata nella situazione,mi sono immedesimata in cio' che il protagonista stava provando.Tanti medici intorno che gli rivolgevano la parola e lui su di un letto che non riusciva a parlare e tantomeno,a malapena,guardare.In questo momento si capisce che JeanDo e' consapevole di cio' che gli e' accaduto,pensa di aver avuto un ictus che gli impedisce,appunto,di parlare.Qual e' la cosa piu' brutta del non potersi esprimere,di non potere esprimere le proprie sensazioni?Egli infatti pensa: "Non parlo! Non mi sentono!".E questa e' la frase classica che riscontriamo quando ci adoperiamo nell'ascolto di un disabile,in questo caso di un malato.Sentirsi invisibili,sentirsi impotenti,come per il protagonista fa scattare la domanda: " E' questa la vita?".Ebbene,anche questa,purtroppo,e' vita.Gli viene cucito un occhio,causa ulcerazione,senza che egli potesse urlare il proprio dolore,senza che egli potesse dissuadersi da questa cosa.E tutto cio' che lo aspettava era una carrozzina sulla quale trascorrere la maggior parte della sua vita.E' un uomo che si sente un orrore alla sola vista della sua persona nello specchio.E' dunque una persona che non si accetta.Un uomo che si commuove,senza poter versare una lacrima,a conoscere delle preghiere della figlia per lui.Qui,come un uomo come tanti in situazioni di difficolta',di amarezza,di pessimismo,capisce che in precedenza non e' mai stato presente in famiglia ma che adesso non lo potra' mai piu' essere.E' "ridotto" ad essere un vegetale,un uomo di 42 anni che viene lavato come un neonato,ormai senza piu' dignita'.Altra scena importante e' quella dell'incontro con Pierre Roussein,il quale dice:"Essere presi in ostaggio non e' molto diverso da quello che sta provando lei.Io sono stato preso in ostaggio a Beirut.Sono sopravvisuto a cio' che fa di me un uomo!!".Cosa fa JeanDo un uomo??? E' un uomo che a tratti esprime la sua voglia di morire.E' un uomo che molto spesso non e' capito,troppo spesso e' sottoposto al volere degli altri."Credo che fino ad oggi la mia esistenza e' stata un susseguirsi di fallimenti! Le donne che non ho saputo amare,le occasioni che non ho saputo cogliere!".Grazie pero' all'aiuto,in questo caso dell'ortofonista che lo sta seguendo,l'uomo puo' aggrapparsi a qualcosa e JeanDo decide."Ho deciso di non compiangermi mai piu'.Oltre al mio occhio(sinistro),non ho paralizzato la mia immaginazione e la mia memoria.Questi sono i miei unici mezzi per uscire dal mio SCAFANDRO!Posso immaginare qualsiasi cosa,qualsiasi persona,posso immaginarmi con la donna che amo,vivere le mie ambizioni d'adulto,la mia bellezza,la mia liberta'!". Ed e' qui,da che il protagonista non mi sembrava un esempio di resilienza,in questa scena,secondo me,lo e'! Riesce a risolversi,riesce a combattere per quel poco che resta.E' un uomo con grande senso dell'uomorismo,che ancora riesce a ridere delle battute che gli altri fanno di cattivo gusto.Ha voglia di scrivere un libro sulla sua storia.Ha finalmente voglia di affrontare la realta',vuole vedere i figli,vuole sentire suo padre.E da che e' a sua volta padre,al ricordarsi di essersi sentito dire: " Sono fiero di te!",con il senno del poi afferma:" Siamo tutti dei bambini,abbiamo tutti bisogno di riconoscimento","Anche se sono un abbozzo di papa',saro' sempre un papa'!".Altre volte pero' sente di avere e di non saper descrivere la pena che prova per se' stesso.E quando meno se lo aspetta,quando tutto sembra andare per il verso giusto,quando sta tentando di canticchiare una canzoncina,ecco una polmonite fulminante che lo irrigidisce."Ho una polmonite proprio quando...!Vedo il mio passato che si appanna,che si riduce sempre piu'alle ceneri di un ricordo!".LUI E' UNO SCAFANDRO MA ANCHE UNA FARFALLA!!!!!Questo e' il grandissimo insegnamento da cogliere.L'uomo si fa da se',ogni disabilita' e' diversa dall'altra,ogni uomo e' singolo e speciale al mondo.L'handicap per Canevaro e' la discrepanza tra l'efficienza o lo stato del soggetto e le aspettative di efficienza e di stato sia dello stesso individuo,sia del particolare gruppo di cui egli fa parte.E' l'ostacolo di portare a termine una particolare attivita'.Lo svantaggio proviene dalla diminuzione o dalla perdita della capacita'di conformarsi alle aspettative o alle norme proprie dell'universo che circonda l'individuo.JeanDo muore,ma con se' non e'andato via il magnifico messaggio della lotta contro gli stereotipi."Lo scafandro non ha impedito alla farfalla di uscire!!!!!!" Wink....Grazie!!!

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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