Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

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    17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Admin il Gio Mag 12, 2011 12:39 pm

    commento facoltativo sulla teoria
    la docente

    Giusi Balsamo

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    Lezione 12/05/2011

    Messaggio  Giusi Balsamo il Gio Mag 12, 2011 1:15 pm

    Come abbiamo visto in precedenza,
    la "Tecnologia Invasiva",
    viene vista come una invasione del corpo umano,
    dove il corpo non viene più riprodotto artificialmente,
    ma è il vero protagonista,
    in quanto reale,
    ma è anche vero che il discorso,
    come abbiamo visto,
    è molto più complesso di tutto questo perchè il confine tra la macchina e l'uomo si avvicina sempre di più.
    Le differenze tra un essere umano e cyborg è davvero piccola,
    non per niente oggi persone aventi pacemaker vengono definite appunto cyborg.
    Incluso Naief Yehya ci parla di un qualcosa di simile.
    Il cyborg si distingue in tre altri prototipi:
    i Robot, l'Androide e l'Umanoide.
    In essi si includono gli impianti tecnologici che hanno permesso i cosidetti: "COMPLETAMENTI ARTIFICIALI",
    non solo nel mondo virtuale,
    ma soprattutto nel mondo reale.




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    CarolinaGalluccio

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  CarolinaGalluccio il Gio Mag 12, 2011 2:52 pm

    Tecnologie invasive come invasione del corpo....si parla di CYBORG un essere mezzo umano mezzo tecnologia quindi vediamo come questi 2 elementi si vanno ad interconnettere tra di loro...della tecnologia , come del GYBORG ne hanno parlato molti come POPIZ un post umanista che affermava che la tecnologia ha impliato il dominio dell'uomo opppure ANDREA GRANELLI con il SE DIGITALE , con questo testo ha cercato di superare i limiti dell'uomo con l'uso delle tecnologie viste appunto come estensioni delle potenzialità umane...la tecnologia oltre ha potenziare le capacità umane è legata anche alle gradi invenzioni come l'automobile ,i vestiti, il cellulare ,i mezzi di trasporto, tutte cose che fanno parte della nostra quotidianità quindi l'biettivo primario della tecnologia è quello di fare di piu con minore fatica....!!!La tecnica non puo essere separata dalla cultura come dice anche Bruner , quindi qualsiasi discorso sulla tecnica non puo non essere inquadrato nei miti fondativi della nostra cultura!!!Si parla di CYBORG perchè l'essere umano è stato definito obsoleto un essere manchevole è quindi deve essere aggiustato con pezzi di ricambio completato dalle macchine quindi si parla di un uomo "tecnologizzato"!!!
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mariabarbarino il Gio Mag 12, 2011 5:23 pm

    Riguardo al tema delle tecnologie invasive di cui già ne ho discusso nel commento precedente concludo con alcune riflessioni se la tecnologia atrofizza le capacità dell’uomo???? Se i limiti dell’uomo devono essere più o meno superati. Quando parliamo di tecnologia ci riferiamo alla tecnica la quale non può non essere inquadrata nei miti fondativi della nostra cultura. Noi non possediamo la tecnica che ha sostituito la natura che ci circonda e costituisce oggi l’ambiente nel quale viviamo. Secondo Popotz la tecnologia non completa l’uomo semmai amplifica il campo del suo operare.
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    immadalelio

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  immadalelio il Gio Mag 12, 2011 6:26 pm

    "La tecnologia potenzia o atrofizza le capacitòà dell'uomo?"è questa la domanda che si pone Granelli nella premessa del suo libro "Il sé digitale".Non è facile rispondere a questo quesito,certo è che qualsiasi tecnologia è stata inventata sicuramente per migliorare la vita dell'uomo,per garantirgli una qualità della vita migliore,in modo tale che potesse fare più cose contemporaneamente e meglio.La ricerca e la tecnologia però non seguono solo il filone dell'utilità,la tecnologia è proprio un processo culturale,è insita in noi,come faremmo oggi a non avere le tecnologie,esse sono implicite nel nostro modo di vivere,entrano a fare parte della nostra cultura.Con queste caratteristiche la tecnica è nata non come espressione dello spirito dell’uomo, ma come vero e proprio rimedio al suo essere manchevole.Questa tesi è in contasto con quella dei POST-UMANISTI,infatti Popitz afferma che"la tecnica non ha supplito a una mancanza biologica, al contrario ha ampliato il dominio di intervento dell’uomo, gli ha permesso nuove forme di vita...",il post-umano è l'uomo dopo la tecnologia,essa diventa parte del suo patrimonio genetico"la tecnologia non completa l'uomo,semmai allarga il campo del suo operare".Con Luongo nel suo "Homo technologicus"la tecnologia diventa fisicità,il corpo diviene il primo strumento dell'uomo,sul corpo si sperimenta la tecnologia.Poi abbiamo affrontato i cinque sensi,che ci hanno accompagnato durante tutta la durata del corso in effetti,poichè in ogni laboratorio,abbiamo avuto bisogno di loro,specialmente in uno dei primi,che riguardava l'esperimento del foulard.David Abram afferma che la civiltà e il progresso non hanno fatto altro che allontanare ed isolare l'uomo,la tecnologia-se mal impiegata-atrofizza i sensi e riduce quindi le capacità sensoriali su cui si costruiscono le relazioni umane.Una collega in aula ci ha portato proprio l'esempio di quella ricerca,che nei giorni scorsi abbiamo guardato in tutti i telegiornali,in cui gruppi di studenti privati di internet e tecnologie varie,hanno migliorato notevolmente le loro prestazioni sensoriali.Non so se dire per fortuna o purtroppo oggi abbiamo bisogno,come abbiamo detto in aula delle tecnologie,sono parte integrante della nostra vita,io per esempio non riuscirei per più di un giorno a stare senza il mio cellulare,o senza internet,siamo generazioni supertecnologiche,ma questo non vuol dire che perderemo l'abitudine di leggere un libro o di fare ricerche sull'enciclopedia cartacea,mi rendo conto però che con il passare del tempo si useranno sempre più le tecnologie,ma questo fa parte della nostra evoluzione.
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  rachele.carbone il Gio Mag 12, 2011 6:28 pm

    Nella nostra vita quotidiana molto importante si sono rivelate le tecnologie,le quali sono state definite anche:”tecnologie della mente”,diffuse molto nella società,grazie anche alle azioni delle persone.

    “Quasi sempre una tecnologia intellettuale esteriorizza, oggettivizza, virtualizza una funzione cognitiva, un’attività mentale. […] L’introduzione della scrittura ha accelerato un processo di sempre maggiore artificio, di esteriorizzazione e di virtualizzazione della memoria”

    Il concetto delle tecnologie è stato affrontato anche dall’autore:Granelli, nell’opera:”Il sé digitale”,nella quale racconta come si è diffusa la presenza,sempre più pervasiva delle tecnologie digitali nella vita di tutti i giorni,nei quali l’umanità deve muoversi seguendo proprio queste coordinate,infatti la tecnica non può non essere inquadrata nei miti fondativi della nostra cultura.
    La tecnologia nasce per superare i limiti dell’uomo o meglio per sviluppare la capacità dell’uomo.
    Il ”sé digitale”è percepito come il luogo di interazione tra l’individuo e la dimensione virtuale.
    Un altro autore che si domanda se la tecnologia sta modificando il corpo umano è Galimberti,il quale mette al centro del suo discorso filosofico
    proprio la tecnica, definita il luogo della razionalità assoluta, in cui non c’è spazio per le passioni o le pulsioni, è quindi il luogo specifico in cui la funzionalità e l’organizzazione guidano l’azione.Dice che noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità (burocrazia, efficienza, organizzazione) che non esitano a subordinare le esigenze proprie dell’uomo alle esigenze specifiche dell’apparato tecnico. Tuttavia ancora non ci rendiamo conto che il rapporto uomo-tecnica si sia capovolto, e per questo ci comportiamo ancora come l’uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità: la tecnica funziona e basta.
    La tecnica è nata come rimedio dell’insufficienza biologica dell’uomo,infatti incominciare ad occuparsi della medicina rappresentava non solo un progresso nella tecnica.
    Uno dei principali suoi esponenti è Popitz,secondo lui la tecnica non completa l’uomo,semmai allarga i campi del suo operare.
    Longo affermò che la tecnologia diventa la fisicità stessa dell’uomo,in quanto lo strumento tecnologico del corpo è il corpo stesso,non inteso come una mente disincarnata.
    Andy Clark nel parlare di Cyborg nati parla di aggiornamenti mentali,regolati dalla nascita per essere pronti a elaborare architetture cognitive e computazionali. Le tecnologie diventono “usur-sensitive”.

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    Annunziata Piccolo

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Annunziata Piccolo il Gio Mag 12, 2011 7:35 pm

    OGGI IN AULA SI E’ CONTINUATO AD AFFRONTARE ANCHE IL TEMA DELLE TECNOLOGIE INVASIVE E IN PARTICOLARE DEL LORO RAPPORTO CON IL CORPO UMANO INFATTI CI SI E’ RIFATTI A GRANELLI DOVE NEL SUO TESTO ”IL SE’ DIGITALE” SI INTERROGAVA SE APPUNTO QUESTE TECNOLOGIE SERVISSERO IN REALTA’ A ESTENDERE LE CAPACITA’ DELL’UOMO IN MODO DA POTER FARE DI PIU’ CON MINOR FATICA O MENO,IN PRATICA SE ATROFIZZASSERO O POTENZIASSERO LE CAPACITA’ UMANE…RISPONDERE A QUESTA DOMANDA NON E’ ASSOLUTAMENTE FACILE A MIO PARERE LA TECNOLOGIA A PRIMO IMPATTO NON PUO’ ATROFIZZARE L’UMANO MA DOBBIAMO PORRE DEI LIMITI OLTRE I QUALI SIGNIFICHEREBBE ESSERE VITTIME DELLA TECNOLOGIA…L'USO DELLE RETI INTERNET ,CELLULARI HANNO FORTEMENTE AIUTATO L’UOMO A MIGLIORARSI MA NELLO STESSO TEMPO ATROFIZZANO LE SUE CAPACITA’ANCHE CAPUCCI AFFERMA CHE GLI STRUMENTI TECNOLOGICI INFLUENZANO IL CORPO AD ALTI LIVELLI ,QUINDI E’ VERO CHE SIAMO INVASI DALLA TECNOLOGIA MA STA A NOI FARNE UN USO APPROPIATO… QUANDO PARLIAMO DI TECNOLOGIA NON POSSIAMO NON RIFARCI ALLA TECNICA INTESA SIA COME TECNOLOGIA CHE COME RAZIONALITA’,SECONDO GALIMBERTI ESSA FUNZIONA E BASTA …RICORDIAMO A QUESTO PUNTO ANCHE L’OPINIONE DI UN POST-UMANISTA COME POPITZ CHE HA AFFERMATO CHE LA TECNOLOGIA HA AMPLIATO IL DOMINIO DELL’UOMO AMPLIANDO COSI IL CAMPO DEL SUO OPERARE… CON LONGO VEDIAMO NEL SUO TESTO “HOMO TECHONOLOGICUS” E’ IL CORPO AD ESSERE STRUMENTO TECNOLOGICO DELL’UOMO…VI SONO COSI STATE TANTE RICERCHE CHE SI PREOCCUPANO IN PARTICOLARE DI COME L’UOMO RIESCA AD ADATTARSI A QUESTO NUOVO MONDO!!!

    SorrentinoOlga

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  SorrentinoOlga il Gio Mag 12, 2011 9:13 pm

    La tecnologia è invasiva quando è intesa come una ivasione del corpo umano. Le tecnologie invasive raccontano di questo nuovo individuo che non si sdoppia nel digitale, ma è cyborg ovvero è impianto nel suo essere reale. Il cyborg è un essere mezzo uomo mezzo tecnologia , possiede una protesi, che sia un orecchio bionico, un braccio impiantato o un corpo nuovo e robotico. ( libro nozioni cap 4° paragrafo 1° pag 49-50)

    Riflessioni sul testo "il sè digitale" di Andrea Granelli.
    La tecnologia sta modificando il corpo umano?
    Molte ormai sono le occasioni nella vita di tutti i giorni in cui è possibile soffermarsi a riflettere su come e quanto la tecnologia stia modificando il corpo umano e stia trasformando molte delle azioni che si eseguono quotidianamente: gli strumenti tecnologici in uno scenario che va dai sistemi informatici alle biotecnologie, influenzano profondamente il corpo a livello psicologico, fisico e culturale. Andrea Granelli nel suo testo " il sè digitale" ricollega il tentativo di provvedere a superare i limiti dell'uomo con le nuove tecnologie viste come estensioni delle potenzialità umane. Il suo testo si avvicina molto alle protesi tecnologiche. Le protesi possono essere realative alla disabilità, allo sport, a sostanze chimiche (protesi come potenziamento), a questioni estetiche (protesi come miglioramento). Tra le protesi fisiche vengono comunemente inclusi il pacemaker, gli apparecchi acustici, il cuore artificiale, il polmone artificiale.
    Andrea Granelli pone due domande fondamentali:
    1. La tecnologia potenzia le capacità dell'uomo?
    Una risposta a tale domanda possono essere considerati le tecnologie integrative. Esse sono usate come completamento di un organo o una parte del corpo mancante. Nel campo della disabilità , la tecnologia si presenta sotto forma di protesi, in particolare come integrazione di una menomazione. Ci sono diversi casi in cui le protesi sono usate in modo specifico in un dato sport. Infatti innovative sono le protesi che utilizzano al posto delle gambe atleti che ne sono privi, si chiamano flex foot, piede flessibile a forma di C in fibra di carbonio (caso Pistorius). Il corpo attraverso questo genere di protesi sembra potenziarsi, acquisisce nuove velocità, conquista nuovi spazi. Quindi è un fatto abbastanza noto che la tecnologia viene sviluppata per potenziare le capacità dell'uomo o per rendere meno problematici i suoi limiti o le sue debolezze. Le grandi invenzioni di meccanica hanno sempre cercato di soddisfare un'unica grande esigenza quello di poter fare di più o meglio idealmente con minore fatica. Oltre alle tecnologie propriamente fisiche ci sono alcune forme di integrazione uomo-macchina che riguardano le potenzialità delle tecnologie che ci sono oggi a disposizione per ovviare alcune mancanze dovute a disabilità ad esempio sensoriali. Si tratta delle cosiddette tecnologie abilitanti che si occupano di fornire un completamento elettronico/tecnico ad una specifica abilità. Le tecnologie abilitanti si interessano di fornire a molti deficit fisici dei completamenti , dei veri e propri prolungamenti delle proprie funzioni e del proprio corpo, come accade per i prodotti input/output come il mouse , la tastiera , la web cam cioè modalità per inserire o comunicare i propri dati interagendo con il computer.
    2.La seconda domanda è : La tecnologia atrofizza le capacità dell'uomo?
    Prima di tutto c'è da dire che atrofizzazione è molto frequente quando ad essere coinvolti sono i nostri sensi; ad esempio un utilizzo eccessivo della vista toglie rilevanza all'udito che quindi tende ad atrofizzarsi. Se la tecnologia viene mal impiegata possiamo dire che essa atrofizza i nostri sensi e riduce le capacità sensoriali su cui si costituiscono le relazioni umane. Solo utilizzando i nostri sensi in maniera profonda , completa e soprattutto consapevole possiamo far emergere e ricostruire la vastità delle relazioni che ci fanno interagire con il mondo , poichè come sappiamo il tatto , la vista, il gusto , l'olfatto e l'udito sono di fatto parte di accesso tramite cui il nostro corpo riceve stimoli e nutrimento.
    Secondo Popitz i post-umanisti ritengono che la tecnologia possa modificare le potenzialità uamane e quando ciò accade quella tecnologia viene di fatto iscritta nel patrimonio genetico della specie. Secondo lui la tecnica ha ampliato il dominio di intervento dell'uomo , gli ha permesso nuove forme di vita. E dice anche che la tecnologia non completa l'uomo , ma allarga il campo del suo operare.
    Secondo Longo invece la tecnologia diventa fisicità stessa dell'uomo. Infatti il primo e più importante strumento tecnologico dell'uomo è stato ed è tutt'ora il corpo stesso.
    Tutti gli oggetti di uso quotidiano a partire dal telecomando al telefonino rappresentano dei prolungamenti del corpo biologico e delle sue capacità. Si possono considerare parte di questo insieme di oggetti tutti i media, i mezzi di trasporto e più in generale tutti gli strumenti tecnologici che sono in grado di potenziare le capacità umane di vedere, sentire , ragionare, ma anche di spostarsi nello spazio.


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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  AnnaDiSarno86 il Gio Mag 12, 2011 10:12 pm

    La tecnologia giorno dopo giorno sta modificando il corpo umano e sta trasformando molte delle azioni che si eseguono quotidianamente.
    La tecnologia potenzia o atrofizza le capacità dell’uomo?La tecnologia potenzia la capacità dell’uomo, e aiuta a superare i propri limiti e le debolezze.
    Popitz che fa parte della corrente post umanista afferma che la tecnologia non completa l’uomo ma allarga il campo del suo operare, quindi gli permette di fare di più.
    Giuseppe Longo ha analizzato l’uomo tecnologico ed ha affermato che il corpo è il primo strumento tecnologico dell’uomo.Bisogna stare attenti a non separare troppo la mente dal corpo,il corpo è uno strumento, ma non è concepibile una mente «disincarnata».Anche se nel virtuale la mente ha un percorso diverso dobbiamo ricordare che è sempre attaccata ad un corpo.
    David Abram afferma che la tecnologia ha isolato l’uomo, e come se la mente fosse stata estratta dal corpo che rimane solo come una macchina.Solo prestando attenzione ai nostri sensi li riusciamo a percepire. La tecnologia se non è usata bene è capace di atrofizzare i sensi, e solo utilizzando i nostri sensi possiamo entrare a contatto con il mondo.
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    MarialuisaDiCostanzo

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  MarialuisaDiCostanzo il Gio Mag 12, 2011 11:32 pm

    credo di aver fatto un unico discorso nel commento precedente riguardo le tecnologie invasive! spero comunque di essere stata capace di esprimere nel migliore dei modi il mio pensiero! Very Happy
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Anna Rita Barbati il Ven Mag 13, 2011 8:36 am

    Oggi abbiamo ripreso il discorso delle tecnologie invasive facendo riferimento a Granelli il quale si chiede se la tecnologia potenzia o atrofizza le capacità dell'uomo: essa potenzia le capacità dell'uomo in quanto da all'uomo la possibilità di fare di più e meglio impiegando minore fatica:come la domotica,la protesi di Pistorius.Poptiz dice che la tecnica ha ampliato il dominio di intervento dell'uomo e quindi la tecnologia allarga il potere dell'uomo.Poi abbiamo parlato dell'atrofizzazione dei sensi cioè che la tecnologia indebolisce i nostri sensi e mi ha fatto molto riflettere il pensiero della prof quando ci ha detto che con l'olfatto influenza il corpo riportandolo a esperienze o a momenti vissuti....
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    Tecnologie invasive

    Messaggio  maria reccia il Ven Mag 13, 2011 8:38 am

    La tecnologia è invasiva quando è intesa come una invasione del corpo umano. Il termine Invasione significa: occupazione, conquista, assalto. Quando parliamo di invasione possiamo pensare ad un impianto, in cui il corpo non è più un modello da riprodurre artificialmente come l'avatar ma sono delle nuove sperimentazioni e quindi le Tecnologie Invasive raccontano di un nuovo individuo che non si sdoppia nel digitale ma è cyborg, è un impianto nel suo essere reale. Caronia nel suo testo Il Cyborg, è un saggio sull'uomo artificiale in cui parla di computer come cyborg e pensando ad un cyborg-organo cioè l'uomo diventa una sola cosa con l'elaboratore elettronico. Il cyborg che parla Caronia è il nostro Avatar.
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    teconologie invasive II

    Messaggio  angelazara il Ven Mag 13, 2011 8:39 am

    È sempre più evidente che le rivoluzioni informatica e biotecnologica del XX secolo hanno introdotto elementi di riflessione che necessariamente dovranno essere affrontati all'interno di una rinnovata cornice filosofica - la si voglia chiamare neoumanistica o postumanistica, ovviamente a seconda del livello di eccentricità assegnato all'uomo - perché di fatto i principi basilari su cui si fondava la vecchia distinzione tra umano e non-umano sono decaduti. Ma questo non significa che sia sufficiente mescolare un'irrazionale fede nella tecnologia alle più viete proposizioni antropocentriche - proiettando nella tecnosfera l'ultima delle grandi utopie illuministiche - per entrare in una nuova stagione di pensiero. Di fatto le vecchie distinzioni umanistiche - per esempio la separazione humeana tra fatti e valori - se da una parte si dimostrano inefficaci nel dare risposta ai dilemmi aperti dalle biotecnoscienze, dall'altra non si può certo dire che siano state superate da una proposta coerente e solida da un punto di vista fondativo. L'incapacità di fare i conti con l'umanesimo - cioè con: i) l'idea autarchica e separativa dell'ontologia umana, ii) la pretesa di un modello paradigmatico di ontologia umana, iii) la nozione pervasiva o proiettiva dell'ontologia umana - e con l'antropocentrismo - ovvero con: i) l'utilizzo dell'uomo come misura dell'universo, ii) la visione dell'uomo come fine dell'universo, iii) l'idea che proiettività ed espressività umane costituiscano degli universali - ha di fatto arrecato gravi danni allo sviluppo di un pensiero organico riferito all'alterità e al rapporto dell'uomo (anche in senso diacronico) con essa; di conseguenza, stenta a concretizzarsi una proposta che veramente possa a giusto titolo dichiararsi posteriore al paradigma autoreferenziale.In questa profonda spaccatura tra il desiderio di rimanere gli unici veri protagonisti nell'universo palcoscenico e il bisogno sempre più urgente di immergersi e lasciarsi perfondere dall'alterità tecnologica, ossia dal non-umano, si situa il grande dilemma della contemporaneità. L'accelerazione dello sviluppo tecnoscientifico incrementa in modo direttamente proporzionale i processi di esternalizzazione performativa, permettendo una paritetica internalizzazione di virtualità: l'uomo prova la disarmante esperienza di sentirsi al tempo stesso più potente, perché in grado di allargare il proprio dominio di operatività, e più debole, perché spaventosamente dipendente da partner esterni nell'espressione performativa. Ma, d'altro canto, proprio nel tentativo di riservare una zona integra, naufraga la pretesa umanistica di tracciare una profonda spaccatura tra discipline dell'uomo e discipline della realtà esterna. La postmodernità ha perduto l'unità di misura per il semplice fatto che l'uomo è divenuto contemporaneamente qualcosa in più e qualcosa in meno dell'icona di Leonardo. Questa erosione dei limiti separativi tra umano e non-umano è sicuramente la risposta più innovativa che la contemporaneità ha saputo proporre alla caduta dell'umanesimo, abbattendo quel muro di solitudine che l'antropocentrismo moderno aveva decretato, crocifiggendo l'uomo vitruviano ai quattro angoli dell'Universo.
    Il punto focale del pensiero postumanistico poggia sulla capacità di riconoscere il significato coniugativo del fare tecnologico e l'importanza dell'alterità, ossia dell'etero-referenza, al fine di realizzare in concreto la declinazione dell'essere umano. Ma cos'è in concreto questa alterità che il fare tecnologico introietta nell'uomo? A mio avviso storicamente l'alterità per antonomasia è data dall'animale. Un pregiudizio anacronistico e infondato oppone ancora oggi cultura e natura, in una chiave interpretativa dell'ontologia umana fortemente connotata dall'essenzialismo e di conserva separativa rispetto all'universo vivente. Ampie sono state le conseguenze nella cultura occidentale di questa tendenza a costruire modelli dicotomici della realtà ove l'identità umana ha preteso di fondare il propro profilo sulla contrapposizione con un'alterità non-umana definita omogenea nella diversità e sostanzialmente estranea rispetto alla cosmopolis umana. L'esasperazione della differenza e della estraneità dell'animale rispetto all'umano nonché la tendenza ad appiattire la pluralità del non-umano in un'unica categoria forzosamente omogenea e coerente è nondimeno funzionale al processo di ontogenesi identitaria dell'uomo - l'essere umano come entità altra rispetto al consesso dei viventi - e alla giustificazione del dominio in nome della supremazia, ove l'essere umano acquisisce diritti in nome di specifiche qualità estranee al mondo animale. Ma questo aspetto presenta inevitabilmente altre conseguenze che spesso sfuggono ai commentatori e che tuttavia, a mio avviso, sono determinanti e che meritano d'essere introdotti come stimoli di riflessione e, semmai, come aggiuntive chiavi di interpretazione ai contributi dei diversi autori. Accanto alla semplificazione oppositiva, che trasforma l'animale in cifra e la sua complessità ontologica in icona, rinveniamo seppur in modo più velato la proposizione di una continuità che in qualche modo affratella l'universo dei viventi e soprattutto si esprime attraverso universali biosemiotici, per cui è possibile costruire una base comune di intendimenti e di interazione nonché, ovviamente, un sostrato di simpatia. La negazione di una specificità del non-umano e la pretesa di costruire una macrocategoria del non-umano coerente ed esaustiva crea il paradosso dell'analogia tra il processo di distanziamento e quello della continuità sotto il segno della proiezione antropomorfa. Ma vi è un aspetto, a mio giudizio ancora più pericoloso nella misconoscenza dell'alterità non-umana, vale a dire la tendenza a non riconoscere il debito della referenza animale nel processo di sviluppo della cultura stessa. Se infatti l'animale è un "quasi uomo" o un estraneo - dirette conseguenze della proiezione per analogia il primo e della proiezione per distanziamento il secondo - è evidente che non possono essere rinvenute contaminazioni non-umane nell'antroposfera culturale, che di fatto si presenterebbe autosufficiente e impermeabile alla realtà esterna, ovvero in grado di utilizzare la realtà esterna solo strumentalmente e non attraverso partnership. Purtroppo dobbiamo constatare che tale visione informa ancora oggi il nostro modo di considerare l'alterità animale e la referenza animale nella cultura umana. Questa tradizione ha in effetti una pluralità di espressione e inevitabilmente reca in sé delle contraddizioni, laddove molto spesso persino il distanziamento ha offerto il destro per una mitizzazione dell'alterità non-umana e per una sua denotazione stereotipica. Se è evidente la molteplicità di matrice che in modo differente ha tratteggiato l'identità umana staccandola dal fondale animale, non si può dimenticare che l'antropocentrismo epistemologico - ben prima di quello etico - ha dei comuni denominatori che meritano di essere approfonditi se non si vuole rischiare di mettere in atto operazioni solo apparentemente volte a riconoscere il significato della referenza animale. Sia l'antropormismo che la proiezione per distanziamento - anche nel caso di una visione angelicata dell'alterità animale da opporre alla crudeltà umana - sono di fatto negazioni della referenzialità animale e asserzioni di piena autarchia ontologica dell'essere umano. L'idea di una essenza prestabilita, e in un certo senso omologata dell'essere umano, da una parte nega il processo antropo-poietico di ibridazione con l'alterità non-umana, dall'altra apre la strada all'antropocentrismo proiettivo ovvero all'assolutizzazione del modello umano. Uno dei più importanti fondamenti dello sciovinismo antropocentrico è sicuramente la teoria dell'incompletezza, che dai miti prometeici al pensiero platonico fino alla concezione herderiana e di Arnold Gehlen ha dato vita a una polarità tra cultura e natura che si comporta in modo archetipico e prerequisitivo rispetto ad ogni forma di separazione dell'umano dal non-umano. L'idea stratigrafica o, al limite, dimensionale della cultura definisce i contorni dell'isola uomo, fonda la pretesa autosufficienza della cosmopolis nella sua realizzazione dove la cultura, vuoi come emanazione dell'essere umano vuoi come contingenza diacronica, diviene una questione interna alla specie Homo sapiens. Una domanda che pongo spesso durante i miei seminari è la seguente: secondo la vostra opinione, recuperare la referenza animale significa andare verso l'innato o verso l'acquisito? Puntualmente mi viene risposto che l'animale è più vicino all'innato - è cioè la voce del nonno babbuino, ossia dell'istinto, della bestialità, degli appetiti irrefrenabili, degli imperativi fisiologici - e riposa sui fondali filogenetici pronto a risvegliarsi al primo obnubilamento della ragione. La referenza animale è avvertita come carattere ancestrale, retaggio del processo evolutivo, ovvero come il sostrato su cui interviene il bisturi culturale per correggere, indirizzare, annullare o enfatizzare una particolare disposizione della natura. Questa chiave di lettura, diretta conseguenza del paradigma dell'incompletezza, è la madre di ogni processo di separazione uomo-animale, perché di fatto: i) interpreta l'atto culturale come un allontanarsi dall'animale o addirittura epurare l'animale, ii) afferma l'assoluta autosufficienza dell'uomo e l'autarchia del processo culturale, iii) separa l'umano dal non-umano proprio nel processo ontogenetico. Ma questa visione è completamente errata e per una molteplicità di ragioni. Di fatto noi ci avviciniamo all'alterità animale proprio attraverso il processo culturale, non opponendoci a esso attraverso l'istinto, che equivale a dire che l'atto culturale - e non ha alcuna importanza la tradizione di riferimento - ci rende più "animali" ossia incrementa le referenze non-umane nella cosmopolis invece di diminuirle. Ovviamente non è possibile analizzare ciascuna delle ragioni che rendono plausibile l'assunto zooantropologico, ossia l'idea che non si realizza umanità senza un processo di ibridazione referenziale con l'alterità non-umana, ma alcuni aspetti meritano d'essere ricordati. La separazione cultura vs natura di fatto è un'operazione arbitraria condotta a posteriori; in realtà la virtualità biologica istruita dal genoma si attualizza attraverso un preciso dialogo con l'ambiente condotto su livelli gerarchici differenti a partire dal concepimento e condotto lungo tutto il processo embriogenetico: non esiste perciò alcuna possibilità di separare innato e acquisito. Vale a dire che la vecchia opposizione gene/ambiente è solo il frutto di una prospettiva essenzialista: di fatto è proprio il virtuosismo genetico - la sua ridondanza, non la sua povertà - a dare all'ambiente la possibilità di cesellare con maggiore libertà gli esiti del fenotipo. L'idea che solo un uomo imperfetto biologicamente può avvalersi dello scultore "ambiente", così come ci viene proposto dalla tradizione platonica, è del tutto errata. Come è errato cercare nell'uomo la purezza primigenia. È invece evidente che l'apporto culturale dialoga con i pattern comportamentali accreditati dal processo evolutivo per la nostra specie, quindi è un'attribuzione di significato e di operatività che si avvale di contributi referenziali non-umani. Di fatto la teriosfera - ossia l'insieme delle referenze animali - attualizza il virtuale filogenetico attraverso prestiti, situazioni di scacco, prestazioni ibride, modelli, partnership; in altre parole la referenza animale ha una funzione magistrale per l'uomo. Ma quello che è interessante capire è il fatto che l'animale partecipa all'evento di genesi culturale proprio attraverso la sua diversità, indirizzando il processo di attualizzazione ontogenetica verso una particolare declinazione. Gli animali sono perciò presenti nella nostra cultura in modo ben più rilevante rispetto al sostrato di condivisione filogenetica; il retaggio innato è infatti specifico e incentrato sulla storia dell'animale Homo sapiens e solo in parte condiviso con altre specie, e soprattutto in misura variabile a seconda dell'animale di riferimento - maggiore rispetto ai primati antropomorfi (scimpanzé, gorilla, etc) e via via sempre in misura inferiore rispetto agli altri animali. L'animale è perciò presente e vivo nella nostra cultura, ma non sotto forma di oggetto quanto piuttosto di partner capace di traghettare l'uomo al di fuori del destino genetico verso quell'immenso repertorio di possibilità antropo-poietiche che chiamiamo cultura. Lo sviluppo tecnologico è pertanto legato a doppio filo alla salvaguardia del bacino del non-umano, perché di fatto è lì che è situato l'altro polo che consente lo scoccare della scintilla culturale


    teresa d'andrea

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    17.tecnologie invasive II parte (facoltativo)

    Messaggio  teresa d'andrea il Ven Mag 13, 2011 10:00 am

    Le tecnologie invasive raccontano di un individuo che è cyborg ovvero impiantato nel suo essere,costituito da un insieme di organi artificiali e organi biologici.Oltre alla definizione di cyborg esiste anche quella di robot,androide e umanoide che spesso viene confusa con essa,lo stesso Naief Yehya nel suo testo Homo Cyborg fa delle differenze tra questi prototipi:il robot è un apparato elettromeccanico in grado di assumere qualsiasi forma in funzione al suo uso;l'androide che è un robot privo di elementi organici;l'umanoide che ha una forma simile all'uomo ed è fabbricato tecnologicamente a partire da diversi elementi fra cui sostanze organiche.
    Possiamo dunque dire che nel cyborg si includono tutti gli impianti tecnologici che hanno consentito complementi artificiali non solo nella fantascienza ma anche nella realtà.
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    Mariadesimone

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Mariadesimone il Ven Mag 13, 2011 10:26 am

    Oggi in aula la prof.ssa ha continuato a spiegare il tema delle tecnologie invasive ma soprattutto si è soffermata sul rapporto che esse hanno con il corpo umano.
    A questo punto ci colleghiamo a Granelli dove nel suo testo "Il sè digitale" si interrogava se queste tecnologie potenziassero o atrofizzassero le capacità dell'uomo.Poter risolvere questa questione non è molto facile a mio parere.Una risposta a questa domanda sono i tecno-potenziamenti:è un fatto noto che la tecnologia viene sviluppata per potenziare le capacità dell'uomo....o per rendere meno problematici i suoi limiti o le sue debolezze.Le grandi invenzioni,fin dalla nascita hanno sempre cercato di soddisfare un un'unica grande esigenza:poter fare di più o meglio,idealmente con minore fatica.
    L'uso delle reti Internet,cellulari sono strumenti nati per potenziare le capacità intellettive dell'uomo:fare calcoli,elaborare informazioni,trasferire documenti,quindi hanno fortemente aiutato l'uomo a migliorarsi ma nello stesso tempo atrofizzano le sue capacità,l'unica cosa da fare a mio parere è quello di farne un uso appropriato e giusto.....Un altro interrogativo che emerge è se:la tecnologia sta modificando il corpo umano?Per Galimberti la tecnica è addirittura "l'essenza dell'uomo" perchè, a causa della sua insufficiente dotazione istintuale,l'uomo,senza la tecnica,non sarebbe sopravvissuto.Attraverso le procedure tecniche ha potuto invece "raggiungere culturalmente quella selettività e stabilità che l'animale possiede per natura".Ricordiamo a questo punto anche l'opinione di Popitz, secondo lui la tecnologia ha ampliato il dominio dell'uomo allargando così il campo del suo operare...Con Giuseppe Longo,invece,nel suo testo "Homo Technologicus, il primo e più importante strumento tecnologico dell'uomo è stato ed è tuttora il corpo stesso.Vi sono tante altre ricerche che tutte si incentrano,in particolare,sull'uomo invaso dalle tecnologie.
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  VivianaNobili il Ven Mag 13, 2011 11:27 am

    Protagonista di quest'altro affascinante tema è sempre lui, l' UOMO.
    Quest'ultimo con l'uso di queste tecnologie invasive varca la soglia tra UMANO e MACCHINA e ciò, con l'avanzare degli anni e (di conseguenza) con lo sviluppo delle tecnologie, diventa al giorno d'oggi sempre più dominante.
    Si potrebbe a questo punto cominciare a parlare di una questione unmanitaria, se non addirittura etica, fatto sta che l'uomo ricorrere sempre più all'utilizzo di queste tecnologie, vuoi per una questione di disabilità, vuoi a volte per una pura questione estetica, di bellezza o di moda.
    Fulcro centrale diviene così questo nuovo CORPO, il cyborg... tra umano ed artificiale!
    Così come afferma Granelli, docente di tecnologia e sistemi di comunicazione alla Sapienza di Roma e fondatore di "Kanso", tecnologie digitali e design, ricercatore, studioso appassionato della rete e dei cambiamenti sociali nell'era digitale, "La tecnologia va conosciuta e usata con maturità.
    Bisogna poterla dominare, altrimenti - come recita un vecchio detto hacker - sarà lei a dominare
    noi".
    Ha effettuato uno studio sul rapporto tra tecnologia e psiche, all'interno del quale è andata ad analizzare parametri sulla memoria, sullo sdoppiamento digitale, su come la tecnologia può potenziare o atrofizzare le capacità dell'uomo a seconda di come si usa.
    Ciò potrebbe servire a tutti noi, oltre che per avere un migliore approccio ed una migliore conoscenza su quelle che sono le tecnologie invasive, anche a migliorare la propria relazione con i nuovi strumenti e le nuove figure tecnologiche, dai blog, agli avatar, alle realtà virtuali, fino agli sms, con la consapevolezza e senza mai dimenticare, in queste nuove complesse coordinate, la ricerca della propria identità.
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Maria Grazia Ferri il Ven Mag 13, 2011 12:15 pm

    Come già ho detto nel commento precedente la "Tecnologia Invasiva",viene vista come una invasione del corpo umano,dove il corpo diventa il vero protagonista, perché il confine tra la macchina e l'uomo è sempre più piccola. Molto interessante è la domanda che si pone Granelli nel suo libro "Il sé digitale":
    "La tecnologia potenzia o atrofizza le capacità dell'uomo?"
    Secondo me le tecnologie invasive possono aiutarci a vivere meglio, infatti molte volte le tecnologie ci salvano la vita, come nei casi di trapianti di cuore e altri organi che sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Le tecnologie ,ormai, fanno parte del nostro modo di vivere, e sono entrate a tutti gli effetti, a fare parte della nostra cultura. La nostra è una società supertecnologica, infatti non c’è un ragazzo che non abbia un cellulare o che non sappia usare un computer.
    L’uomo essendo sempre più, invaso da tanta tecnologia non deve correre il rischio ,come dicono i postumani, di sbarazzarsi del proprio corpo e vivere all'interno di un supercomputer, bensì deve conservare sempre una propria identità critica e personale che fa di lui un uomo unico e irrepetibile
    Dunque, non è possibile esprimere un giudizio univoco sulle tecnologie perché esse fanno parte dei progressi dell’uomo, e sta a noi farne un buon utilizzo.
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mariagaglione il Ven Mag 13, 2011 1:26 pm

    Riprendendo il discorso sulle tecnologie invasive e la loro relazione con il corpo umano , ci siamo collegati a Granelli il quale pone l'interrogativo sul potenziamento o atrofizzazione delle capacità umane,attraverso le tecnologie.
    Egli afferma che la tecnologia viene sviluppata per potenziare le capacità dell'uomo o per rendere meno problematici i suoi limiti o le sue debolezze.Ciò avviene attraverso l'utilizzo delle protesi,come abbiamo già visto nelle lezioni precedenti,oppure con la domotica,che permette all'uomo , in particolare al disabile,grazie alla tecnologia di arrivare ad una certa "indipendenza".
    Per Galimberti la tecnica nasce proprio come rimedio all'insufficienza biologica dell'uomo.
    Popitz, invece,afferma che la tecnica ha ampliato il dominio di intervento dell'uomo,allargando il campo del suo operare.
    Oltre al potenziamento si è parlato della tecnologia come atrofizzazione dei nostri sensi,riducendo la capacità sensoriale,su cui si costruiscono le relazioni umane.
    Ciò che nn va bene è il fatto che la rete sostituisca definitivamente la comunicazione attraverso i sensi.
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  luisa sacco il Ven Mag 13, 2011 1:30 pm

    in quest'ultima lezione abbiamo parlato delle tecnologie e l'uomo , facendo riferimento a vari studiosi come Granelli che nella sua opera Il sè digitale si pone una domanda come la tecnologia potenzia o atrofizzi l'uomo. Abbiamo parlato dei tecno-potenziamenti cioè come la tecnologia potenzi l'uomo,poi ci siamo soffermati sull'aggettivo utilità e quindi quando è realmente utile o quando è usata in modo sbagliato in alcuni casi come la chirurgia estetica.In seguito abbiamo parlato anche di Popotz che pone delle ipotesi post-umaniste (l'uomo dopo l'incontro con la tecnologia),quindi secondo Popotz la tecnologia può modificare le potenzialità dell'uomo,diventando parte del patrimonio genetico della specie, però la tecnologia non completa l'uomo ,ma allarga il suo potere. Longo, invece scrive Homo technologicus affermando che il primo e più importante strumento dell'uomo è il corpo. La tecnologia diventa la fisicità stessa dell'uomo. Corpo e mente sono sempre attaccati e la mente disincarnata non esiste.Ed infine Andy Clark in Cyborg nati? scrive che le nuove tecnologie cambiano anche il modo di pensare ,infatti afferma che noi siamo dei user sensitive cioè siamo abituati ad usare delle tecnologie. Comunque ci siamo soffermati anche sui 5 sensi e ricordandoci anche delle simulazioni durante il corso....comunque vorrei lasciare un ultimo mio commento qui scrivendo che anche se mi è risultato molto difficile stare al computer e scrivere questa esperienza mi ha fatto conoscere tante cose ed esperienze di vita che non immaginavo che esistessero GRAZIE.
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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  claudia ardito il Ven Mag 13, 2011 1:46 pm

    ho fatto un unico commento nella prima parte spero di essere stata esaustiva =)
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    NicolinaBelluomo

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    tecnologie invasive-2°parte

    Messaggio  NicolinaBelluomo il Ven Mag 13, 2011 2:20 pm

    Approfondendo il concetto di tecnologia invasiva abbiamo capito che il corpo non è più un modello da riprodurre artificialmente ma è il terreno delle nuove sperimentazioni,è la materia prima del mutamento.
    Le tecnologie invasive raccontano di questo nuovo individuo che non si sdoppia dal digitale,ma è cyborg,è impianto nel suo essere reale.
    Dai materiali che la prof.ci ha proiettato è stato esplicito il fatto che,è noto che la tecnologia viene sviluppata per potenziare la capacità dell’uomo,o per rendere meno problematici i suoi limiti o le sue debolezze.
    Ma non ci si riferisce solo all’utilità di queste tecnologie,siccome qualsiasi discorso sulla tecnica non può non essere inquadrato nei miti fondativi della nostra cultura.
    Giuseppe Longo nel suo homo tecnologicus,afferma che il primo e più importante strumento tecnologico dell’uomo è stato il corpo stesso,che diventa oggetto di sperimentazione.
    Mentre David Abram sostiene che solo utilizzando veramente i sensi riusciamo poi a percepirli,cioè a far emergere e ricostruire la vastità delle relazioni che ci fanno interagire con il mondo.
    Sono state fatte molte ricerche sulle tecnologie,e ciò che emerge è il fatto che l’obiettivo non è di limitarsi a studiare come esse potenziano l’uomo,ma anche come l’uomo muti e si adatti a tali tecnologie nel suo essere nel mondo.
    Infatti come ho scritto nel precedente commento,ci sono persone che si rifiutano di conoscere le nuove tecnologie,ma in realtà ne fanno spesso uso durante l’arco di una giornata,come ad esempio utilizzando elettrodomestici in casa.
    Quindi pur aprendo diverse possibilità,le tecnologie integrative,estensive e invasive completano e arricchiscono il quadro teorico,pratico,socio-tecnologico del panorama attuale che riguarda le connessioni tra corpo,tecnologie e disabilità.
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    Rossella Tomeo

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rossella Tomeo il Ven Mag 13, 2011 2:45 pm

    Parto da un interrogativo che si pone Granelli nel suo testo Il sé digitale : "La tecnologia potenzia o atrofizza le capacità dell'uomo?"
    Da sempre l'uomo ha usufruito di tecnologie per potenziare le sue capacità o in generale per migliorare la qualità della sua vita, per poter sopperire alle sue mancanze biologiche. Secondo il post-umanista Popitz, la tecnica non ha supplito a una mancanza biologica , ma ha ampliato il dominio di intervento dell'uomo permettendogli nuove forme i vita;la tecnologia per Popitz non completa l'uomo, semmai allarga il campo del suo operare. Per Longo invece il più importante strumento tecnologico dell'uomo è stato il corpo stesso, la tecnologia diventa la fisicità stessa dell'uomo. Secondo gli studiosi è fondamentale fare buon uso della tecnologia, un uso scorretto potrebbe portare all'atrofizzazione dei sensi, quelle capacità che fanno di noi esseri umani, che ci permettono di relazionarci e di integrarci. Nell'era delle nuove tecnologie assolutamente persuasive è difficile non esserne praticamente ipnotizzati, ma è fondamentale a mio parere che sia sempre l'uomo ad operare tramite la tecnologia, e non che sia la tecnologia a sottomettere l'uomo! Siamo continuamente sollecitati da una moltitudine di stimoli ma soprattutto visivi, è quindi importante stimolare anche altri sensi per recuperare la padronanza del noistro sé!
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    Di Finizio Maddalena

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    TECNOLOGIE INVASIVE 2

    Messaggio  Di Finizio Maddalena il Ven Mag 13, 2011 3:34 pm

    Le tecnologie invasive consistono nell’invasione del corpo da parte di strumenti tecnologici. La domanda che mi ha colpito molto è quella di Granelli il quale dice:”La tecnologia potenzia o atrofizza le capacità dell’uomo?” Sicuramente la tecnologia può aiutare l’uomo e in un certo qual modo potenziarlo ma nello stesso momento non deve esserne schiavo perdendo la sua identità. Sono più orientata ad adottare la tesi di Popitz il quale sostiene che la tecnica non ha supplito ad una mancanza biologica ma ha favorito ed ampliato il dominio di intervento dell’uomo favorendo nuove forme di vita. Infatti la tecnologia non completa l’uomo ma favorisce e allarga il campo del suo operato.
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    Tecnologie invasive II parte

    Messaggio  Stefania Lamberti il Ven Mag 13, 2011 4:50 pm

    Ho pubblicato il mio intervento su questo argomento come II parte del laboratorio 15bis, spero vada bene lo stesso.
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    Paola Pignatelli

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Paola Pignatelli il Ven Mag 13, 2011 5:30 pm

    La tecnologia invasiva come abbiamo citato nel commento presedente è la invasione
    del corpo.Nella tecnologia invasiva esistono diverse creature artificiali:
    robot , umanoide, androide che sono inclusi nel cyborg.Il termine ROBOT significa lavoro pesante o forzato ed è qualsiasi macchina che svolge un lavoro più o meno indipendente al posto dell' uomo. esempio le lavatrici , gli lettrodomestici sono dei robot;L' UMANOIDE è un oggetto o un essere vivente con una forma analoga somigliante a quella dell' essere vivente. Il termine ANDROIDE significa uomo, è un robot con somiglianze umane nei movimenti e nella forma .
    Il cyber art lavora sul tema delle mutazioni dei corpi trasformati dalle tecnologie. Orlan si occupa della chirurgia del corpo reale e virtuale ,è una artista che con il suo corpo rappresenta i criteri standard dell' estetica, ella si è fatta impiantare artificialmente sulla fronte due bernoccoli come protesta contro i modelli estetici tanto pubblicizzati dalla tv, cinema , giornali. Orlan pensa al corpo femminile criticando la chirurgia e dimostrando che la bellezza femminile può assumere forme diverse da quelle che seguono canoni solo estetici perchè la donna non deve essere solo GIOVANE , MAGRA,PERFETTA non solo nel fisico ma anche nella mente!!!!

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    Re: 17. tecnologie invasive II parte (facoltativo) ( si chiuderà il 15/05)

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