Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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    Daniela Vellecchi

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Daniela Vellecchi il Ven Mag 06, 2011 5:53 pm

    Il film "Lo scafandro e la farfalla" non l'avevo mai visto prima d'ora, mi lasciato una forte emozione ma anche tanta ansia, mi sono sentita impaurita da un qualcosa che accade all'improvviso e che non si può assolutamente governare.
    Vedere il tutto attraverso lo sguardo attento del protagonista, ti fa sentire ancora di più in trappola, quella trappola che per lui è il corpo perchè la mente è attiva e sveglia, e questa cosa fa ancora più paura perchè si è coscienti.
    Devo dire che molte scene sono state significative di tutto il contesto del film, ma quella che più mi ha colpito è stata quando, nel momento in cui gli viene presentato il nuovo alfabeto per comunicare, lui sceglie come prima lettera la J, motivando che la scelta deriva dal fatto che lui vuole cominciare da sè.
    Questo è un esempio perfetto di RESILIENZA, l'attitudine di reagire di fronte ad una situazione di forte disagio; il protagonista dopo un primo momento di abbandono, reagisce a tal punto da voler portare a termine il suo progetto di scrivere un libro che verrà poi pubblicato.
    Dal momento dell'incidente, il protagonista viene considerato un DISABILE, intendendo per disabilità, l'incapacità dovuta a menomazione, di svolgere determinati compiti e funzioni nel modo considerato "normale" per una persona.
    Tra i personaggi presenti nel film, quelli per cui ho provato grande ammirazione sono la logopedista Ariette, che fa di tutto per incoraggiarlo attraverso il suo lavoro quotidiano a farlo tornare, per quanto possibile, una persona indipendente almeno nel linguaggio, e la dimostrazione migliore è quando dice all'operaio "rivolga a lui la domanda", perchè lui esiste è li che può comunque comunicare con loro.
    L'altro personaggio è la moglie del protagonista, una donna tradita e abbandonata che nonostante questo sta vicino al marito, accudendolo e facendolo sentire parte di una famiglia, contrariamente a quanto fa la compagna dello stesso protagonista che si rifiuta di vederlo in quelle condizioni.
    E' stato davvero un bel film anche se sottolineo comunque il mio stato di angoscia e ho appuntato alcune delle frasi più belle.

    "Ero cieco e sordo, mi serviva la luce della mia infermità per vedere la mia vera natura."

    "Ho appena scoperto che, a parte il mio occhio, ho altre due cose che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria."
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    enza bernardo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  enza bernardo il Ven Mag 06, 2011 6:03 pm

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA è un film imperdibile,che difficilmente lascia indifferenti.Non l'ho avevo mai visto è posso dire che difficilmente lo dimenticherò,mi ha toccata profondamente,e ho avuto una serie di emozioni,tra cui dolore e amarezza che mi hanno riportato alla luce alcuni ricordi,in quanto ho avuto mia nonna, per solo 7 giorni ,in simili situazioni,giusto 1 anno fa per un ictus,anche per questo la visione di questo film mi ha scosso molto.
    In questo film una scena davvero agghiacciante è stata quando una mattina ,Jean-Do intravede la sua immagine sulle vetrate di una finestra e si spaventa:la figura che scorge è un mostro amorfo che non riconosce,ed è allora che manifesta il desiderio di morire,perchè non vuole accettare la sua situazione fisica e si vergogna di come si è ridotto.
    Ma sarà proprio grazie al supporto e all'amore dei suoi familiari e degli amici più stretti,ma soprattutto alla sua forza di volontà,che supera la crisi iniziale e si promette di non compiangersi mai più,ma di rivelare al mondo intero quello che sente dentro di se.E' cosi che inizia a scrivere un libro,grazie all'aiuto di un copista,la quale legge le lettere dell'alfabeto,lui batte ciglia e lei traduce il suo pensiero fino a dare luce un libro.
    Ed è qui che si nota il concetto di RESILIENZA ,in quanto viene vista come la capacità dell'uomo di affrontare e di superare le avversità della vita,di superarle ed uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente.
    Jean-Do è completamente paralizzato,e nessuno può sentire la sua voce perchè non riesce ad esprimersi,ma ci sono 3 cose che gli rimangono vive:il suo occhio sinistro,la mente lucida e l'immaginazione,ossia viaggiare con la propria mente in luoghi lontani o in situazioni piacevoli che gli permettono di provare piacere.Il battito del suo occhio ,che assomiglia al battito d'ali di una farfalla,gli da la possibiltà di tirar fuori quello che grida nel suo corpo.La farfalla contenuta all'interno dello scafandro ,ossia il corpo inerte ed immobile,esce fuori ad abbracciare la natura e le persone amate dal giornalista. Infatti nel film viene citata una frase molto significativa:"la farfalla contenuta all'interno dello scafandro non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare".
    Un film che fa riflettere sul significato della vita e sull'importanza dell'amore intenso e profondo che si prova per una persona che, ha diverse condizioni,che è prigioniera di un corpo e incapace di comunicare,ma vive dentro ,che è bisognosa d'affetto, che gli basta un sorriso,un bacio ,una carezza e nientaltro.
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    vera.panico

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  vera.panico il Ven Mag 06, 2011 6:24 pm

    Il personaggio che ha suscitato in me maggiore interesse ovviamente è stato il protagonista Jean-Dominique, dove all'inizio del film abbiamo un personaggio sempre attivo,normale,che ama la sua vita e il suo lavoro"Giornalista".... ma all'improvviso ebbe un incidente"vascolare e celebrale" che lo porta in coma e alla paralisi totale dove ha perso l'uso della parola e anche l'occhio destro, solo due cose non sono paralizzate: la sua immaginazione e la sua memoria"infatti al suo risveglio non capiva cosa era successo...
    La scena che mi ha colpito e quando c'è stato il compleanno del papà perchè lui all'inizio non voleva che i suoi figlio lo vedessero in questi condizioni e chiese di morire ma dopo si rende conto che può reagire ed affrontare in modo propositivo ciò che gli rimane( la famiglia,i suoi bambini) nonostante la situazione attuale...Questo fenomeno come abbiamo studiato è chiamato "RESILIENZA" "Mudarca" si tratta di adattamento passivo cioè accettare o almeno riuscire ad accettare situazioni che non possiamo cambiare,ma possiamo solo dedicarci ad altro, oppure come Cartelli che utilizza handicap come un "stereotipo sociale" cioè meccanismo di difesa dall'angoscia , dalla paura derivante dal nostro rifiuto di specchiarci in un immagine non quatificante.... study.



    Ultima modifica di vera.panico il Mar Mag 10, 2011 11:41 am, modificato 2 volte

    saragiuditta

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    film lo scafandro e la farfalla.

    Messaggio  saragiuditta il Ven Mag 06, 2011 6:45 pm

    Avevo già visto questo film un pò di tempo fa. Mi aveva colpito allora come adesso per la forza,"il carattere" del protagonista.
    Il protagonista sicuramente è il personaggio che mi ha colpito di più.E' un racconto che principalmente fa riferimento alla sua forza interiore,quella immaginaria...quella forza che gli permette di volare come una farfalla,lontano dalla sua triste realtà.

    "Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria, i soli mezzi che ho per evadere dal mio scafandro".

    “Perchè voglio far vedere che alcune persone guardano fino all’orizzonte e non vedono niente, altre guardano nell’angolo della loro stanza e vedono tutto il mondo, la loro vita interiore e anche qualcos’altro.”

    Tutto ciò lo si può ricollegare al concetto di Resilienza:ovvero alla capacità di un uomo nel reagire sempre,e comunque agli urti della vita.In questo caso specifico stiamo parlando di un uomo che aveva tutto e si è ritrovato senza niente,eppure....ha avuto la forza di continuare, di scrivere un libro con il solo utilizzo del suo battito di ciglio...se non è forza questa.... cosa lo è?
    Io resto basita, sconvolta...se penso a quante volte penso di non potercela fare,eppure non mi manca niente..... poi sento e vedo queste storie...e non posso far altro che starmene in silenzio...e cercare di fare dell mio meglio per non lamentarmi più.

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    carmen viscovo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  carmen viscovo il Ven Mag 06, 2011 7:29 pm

    Un film che tutti dovremmo vedere per comprendere la vita.Il film "lo scafandro e la farfalla" è un'esperienza toccante dal primo minuto,un percorso intenso che ti porta a capire che la nostra esistenza non sono le cose che ci circondano ma che la vita siamo noi stessi con i nostri sentimenti e con i nostri ricordi.Il protagonista del film Jean-Dominique Bauby capo redattore della rivista"elle" viene colpito improvvisamente da quella che i medici chiamano "loched-in Syndrome" che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte.Bauby non può più muoversi,mangiare,parlare o anche semplicemente respirare senza aiuto.L'unica parte del suo corpo che gli permette di comunicare col mondo esterno è una palpebra quella dell'occhio sinistro e con quella che crea un sistema di comunicazione,un nuovo alfabeto che lo aiuterà a comporre un libro sul percorso doloroso e illuminante verso la speranza.Attraverso il battito della ciglia (che ricorda il battito d'ali di una farfalla)riesce a raccontarsi,a esprimersi e a sorridere con un senso di umorismo alla sua disabilità.Tutto si ferma per l'uomo paralizzato e allora intorno a lui cominciano a girare degli affetti,quello "nuovo" delle terapeute che devono insegnargli a comunicare e si dedicano a lui con assoluta dedizione,quello della ex moglie,dei suoi bambini,dell'amante e del vecchio papà novantenne.Diverse sono state le scene che mi hanno particolarmente colpito:quella iniziale quando con la vista annebbiata del paziente noi spettatori "vediamo" l'immagine sfocata del medico che spiega la sua diagnosie quella del medico dell'ospedale che decide di cucirgli un occhio per evitare l'ulcerazione della cornea, Bauby è perfettamente cosciente di ciò che sta per accadere ma non può gridare,non può ribellarsi, non può impedirne l'esecuzione.Un'altra scena significativa è quella della chiacchierata telefonica col padre,comprendiamo che i due uomini se pur in situazioni diverse sono prigionieri di qualche cosa...infatti suo padre dice:" tu prigioniere del tuo corpo io prigioniero del mio appartamento".Cariche di significato sono le parole del protagonista "ho deciso di non compiangermi più,la mia immaginazione e la mia memoria sono i soli mezzi che ho per evadere dal mio scafandro".Lo stato do disperazione e il senso di soffocamento iniziale,lo scafandro appunto,si schiuderanno verso la condizione di farfalla,la condizione nella quale il corpo non serve più ma per sopravvivere basta la propria anima coi ricordi,coi sogni e con l'immaginazione come un collage di fotografie e pensieri.Questo suo desiderio di lottare e di aprirsi a una vita nuova può essere collegato al concetto di resilienza ossia la capacità dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante l'attivazione di competenze individuali e risorse interiori.La resilienza è un meccanismo di adattamento all'ambiente che consente alla persona di trasformare il suo ruolo sociale,da vittima a soggetto attivo,con idee, azioni e progetti propri.Ovviamente la capacità delle persone che si pongono in relazione con il disabile,risulta essere fondamentale per potenziare le doti individuali del soggetto senza soffermarsi sui suoi limiti.Infatti nel film vediamo una serie di figure in particolare l'ortofonista che con la sua profonda sensibilità,motivazione e professionalità si prende cura di Bauby aiutandolo ad emanciparsi ad accettare e a convivere con la propria specilaità.Un film davvero commovente e profondo che ci aiuta a riflettere sul senso della nostra vita e ci aiuta a riscoprire i veri valori.
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    mariafabiano

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mariafabiano il Ven Mag 06, 2011 7:53 pm

    “Lo scafandro e la farfalla”? Ne avevo sentito parlare di questo film ma non l’avevo mai visto prima di lunedì, alcuni miei amici mi avevano consigliato di non vederlo per il mio stato emotivo però devo dire che è stato molto coinvolgente e intenso, in determinate parti mi ha messo ansia in qualche modo, addirittura ho percepito una sensazione di claustrofobia, difficoltà nel respirare. La scena del film che mi ha particolarmente scioccato è stato quando uno dei dottori ha cucito l’occhio a Jean-Dominique per evitare l'ulcerazione della cornea, per tutto il tempo ho trattenuto il respiro e ho chiuso gli occhi sperando che terminasse quella parte. Un’altra scena che mi ha lasciato un senso di malinconia è quando telefona in ospedale l’amante di lui e la madre dei suoi figli le fa da tramite, quella donna ha avuto una forza e un coraggio indescrivibile, io forse al suo posto sarei scappata via. Il personaggio che mi ha colpito è stato l’amico Pierre (se ricordo bene il nome) che dopo aver ricevuto la notizia si è recato all’ospedale anche se era tanto tempo che non si sentivano e non si incontravano. A volte nei momenti di difficoltà ti trovi accanto persone che meno ti aspetti e ti senti anche in colpa perché magari in passato per un motivo o per un altro non sei riuscito nemmeno a telefonargli e chiedergli come stava, mentre le persone le quali sei stato più vicino, non te le ritrovi in caso di bisogno proprio come è successo a Jean-do.
    Durante la visione di questo film alcune frasi sono rimaste indelebili nella mia mente come ad esempio: “solo i folli ridono quando non c’è niente da ridere” oppure “cosa sono un abbozzo, un’ombra, un avanzo di papà ma sono pur sempre un papà” o ancora “ ho deciso di non compiangermi mai più. Mi sono reso conto che due cose non sono paralizzate in me… la mia mente e la mia immaginazione che mi serviranno entrambe per scappare dal mio scafandro”.
    Questo è un esempio di resilienza di adattamento passivo, in quanto il protagonista
    riesce ad accettare una situazione che non può cambiare, infatti cerca anche di adattarsi all’ambiente e di trasformare il suo ruolo sociale, da vittima a soggetto attivo con idee, azioni e progetti propri, scrivendo un libro e raccontando la sua storia. Dopo aver visto il film sono molto curiosa di leggere il libro che Jean-Dominique scrisse in quei terribili giorni, personalmente credo che nella vita bisogna vivere ogni attimo come se fosse l’ultimo, cercando non vivere di rimpianti.

    tina raillo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  tina raillo il Ven Mag 06, 2011 8:58 pm

    Il film visto ieri in aula mi ha profondamente colpita."Lo scafandro e la farfalla"è un film di cui,purtroppo,non conoscevo l'esistenza(dico purtroppo perchè,per me,è un capolavoro e pertanto non va assolutamente perso). Tratta una storia profonda e unica nel suo genere,ma colma di significato e travolgente a tal punto da essere degna di riflessione.Mi ha davvero emozionata la storia di Jean Dominique Bauby,un giornalista,un uomo colpito da ictus con una sindrome rara che prima lo getta in un coma profondo e poi lo rende immobile,lasciando lucida e perfettamente consapevole la sua mente.Sbattendo la palpebra sinistra, l'unica parte del corpo che riusciva a muovere, il protagonista creò un sistema di comunicazione per codici che gli permise di trasmettere i suoi pensieri a chi gli stava vicino.Per cui l'occhio del protagonista diventa la soglia che permette al pesante e inerte scafandro del suo corpo di liberare (anche se faticosamente) la farfalla del pensiero. La voce interiore imprigionata di Jean-Do ci rivela al contempo l'orrore della condizione e l'indomabile spinta all'espressione di sé. Il giornalista pensa, desidera, soffre, grida dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in suoni e parole. Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il battito d'ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in parole.Un eccezionale storia che fa riflettere,ancora una volta,su come la forza di volontà possa far superare il più atroce e insuperabile degli ostacoli:la situazione del giornalista francese è tra le peggiori disabilità e,nonostante la tragedia,riesce a trovare la forza,il modo,la carica per esprimersi nell'unico modo che gli è concesso,ossia l'unica mobilità restatagli che lui riesce a sfruttare nel migliore dei modi!Grazie allora,grazie ancora una volta per questa nuova scoperta di una realtà a me sconosciuta,ma indispensabile per AMARE LA VITA e le sue sfaccettature,senza mai più lamentarsi delle banalità.Anche questa storia fa entrare in gioco il concetto della Resilienza,ovvero l’attitudine dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante L'ATTIVAZIONE DI COMPETENZE INDIVIDUALI E RISORSE INTERIORI".Ovviamente la frase che mi ha colpito è stata:”lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare",frase chiave per una lettura interpretativa del film,in quanto ci spiega che dentro un corpo immobile ci sia ancora un’anima,un cuore che batte e che nessuna paralisi non può fermare,ma come una farfalla,attraverso l’immaginazione,può continuare a volare.Per cui dico ancora e sempre grazie per la conoscenza di una realtà sottovalutate ma indispensabili per consentire una concreta e completa visione della vità e delle sue innumerevoli difficoltà!



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    Diana Telese

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Diana Telese il Ven Mag 06, 2011 9:42 pm

    "Forte", così definisco il film " Lo scafandro e la farfalla".
    E' stato molto emozionante guardarlo anche se all' inizio, nel momento in cui Jean Dominique apre gli occhi e capisce ciò che gli è accaduto, ho vissuto un senso di oppressione, di angoscia. Il personaggio che mi ha colpito di più è proprio lui perchè attraverso i suoi pensieri ho potuto conoscere più da vicino il disabile, ho provato a capirlo, proprio come ha fatto la sua ortofonista quando lui le comunica di voler morire. Sono molte le difficoltà che Jean Do deve affrontare perchè si tratta di una disabilità permanente: l'ictus lo ha paralizzato totalmente, non può neanche parlare. Lui stesso ha provato orrore nel guardare la sua immagine allo specchio e dopo tanti momenti di sconforto pensa da vero resiliente: "Ho deciso di non compiangermi mai più perchè ho due cose che non sono paralizzate: l'immaginazione e la memoria, uniche cose per uscire dallo scafandro!". Il film oltre a farci riflettere sul come possa reagire il soggetto con deficit porta a riflettere anche sulla reazione che può avere la famiglia. La madre dei figli di Jean Do sarà molto presente, si prenderà tanta cura di lui, mentre la sua amante si limiterà ad una telefonata. L'immagine che mi è rimasta impressa è prprio quella della sua telefonata: lei si scusa con Jean Do per non aver avuto il coraggio di andarlo a trovare perchè non riesce a sopportare neanche l'idea di vederlo in quella condizione.
    E' a questo punto che mi è venuto in mente ciò che abbiamo detto a lezione più volte e cioè che la diversità può spaventare. Il disabile ci fa paura perchè è diverso da noi e così la diversità corrisponde alla "non normalità". Essa porta alla categorizzazione e dunque la condizione di disabilità diventa il fattore identificante l'intera persona.
    Jean Do, ad esempio, si trova a riflettere sul fatto che lo hanno definito un vegetale e si chiede:" Io sono un vegetale?Che tipo di vegetale? Una patata,una carota, un cetriolo?" in quanto non si è sentito riconosciuto nella sua interezza.
    Proprio a tal proposito vi è il testo "Complessità della persona e disabilità" di Anna Maria Murdaca che tende alla ricostruzione di una nuova cultura della disabilità."Una nuova cultura della disabilità, attenta non soltanto ad analizzare i temi del funzionamento, del comportamento e/o dell'assistenza del soggetto disabile, ma anche centrata sul riconoscimento della persona in evoluzione e colta nella sua dimensione olistica".Questo testo mira anche alla rimodulazione del termine " integrazione" intesa come processo continuo, una ricerca continua di soluzioni, di strategie idonee a preservare i diritti acquisiti dei disabili. Parlare di integrazione significa valorizzare al meglio le dotazioni individuali.
    Dobbiamo tener presente che la disabilità non è un mondo a parte..ma una parte del mondo! Smile
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  carmela panico il Ven Mag 06, 2011 9:57 pm

    Il film che oggi ho avuto l'onore di vedere è stato " Lo scafandro e la farfalla ".
    Il protagonista è un uomo, Bauby, che dopo un forte ictus cade in un coma profondo, al suo risveglio, si ritrova paralizzato , ormai immobile, capace solo di muovere i suoi pensieri.
    L'unico modo che ha per comunicare con l'esterno è muovere la palpebra del suo occhio sinistro.
    All'inizio l'uomo cade in uno sconforto molto profondo, ma poi in seguito cerca di convivere con il suo problema, attivando cosi il processo di riesilienza.
    Cosi riprende la sua vita e la stesura del suo libro, con l'aiuto di Claude, che decifrava il suo movimento della palpebra.
    Una frase importante e molto bella è stata: " Lo scafandro del corpo, non impedi' alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare ", tutto ciò ci fa capire che essere disabili non vuol dire essere privi di un'anima ma anzi si continua ugualmente a vivere, sognare, amare e immaginare.... e tutto ciò non va ignorato.
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    16. film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  martinellimaddalena il Ven Mag 06, 2011 10:27 pm

    Prof ieri mattina non sono potuta venire e non ho potuto esserci alla lezione perchè sono influenzata però leggendo i commenti dei sarà stata una stupenda lezione mi dispiace ma non potendo esserci non posso scrivere nulla peccato mi sa che mi sono persa tanto comunque d'altronde sono tutti belli i laboratori che seguiamo geazie alla Professoressa Briganti che ha reso questo corso bello e coinvolgente baci alla prossima....
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Annapina Di Fraia il Ven Mag 06, 2011 10:55 pm

    Il film “Lo scafandro e la farfalla” visto ieri in aula, dire semplicemente che mi ha emozionato è poco l ‘ho trovato davvero stupendo, uno dei pochi film che ho visto e che mi ha lasciato dopo con una sensazione dentro ,che non sono riuscita a spiegarmi,non l’avevo mai visto e mi ha colpito profondamente.Avevo sentito parlarne dai miei colleghi sul forum e avevo capito che aveva scene molto forti e sapevo che era bello, ma vederlo poi è stato tutt’altra cosa e sono felice di averlo visto. Diciamo che mi hanno colpito tantissime scene, anche perché vedere dalla prospettiva di un infermo, mi ha messo inizialmente in uno stato di angoscia, guardare all’inizio del film quelli luci difformi attraverso gli occhi del protagonista Jean DOMENIQUE Bauby famoso giornalista caporedattore di una rivista francese ELLE , quando si sveglia dal coma dopo che l’aveva colpito un ictus o meglio la ”LOCK IN SyNDROME” sindrome rara che paralizza tutto il corpo mentre la mente continua ad essere vigile; inoltre sentire poi quei suoni come da lontano , non so mi sentivo davvero al posto del protagonista e ho provato sensazioni che non avevo mai provato prima,di impossibilità, soprattutto quando Jean Do, cosi chiamato affettuosamente dagli amici,scopre amaramente che è completamente paralizzato in tutto il corpo eccetto la sua palpebra sinistra e che è solo la sua mente che parla, ma in realtà i dottori che lo interrogano con domande sul suo stato non lo possono sentire, ebbene anche questo mi ha angosciato molto.
    Anche se successivamente poi devo dire questa sensazione è passata perché poi il film non era di un falso pietismo, anzi il protagonista reagisce con ironia alla sua situazione,scherza fra sé e se, risponde con battute a ciò che gli dicono i medici,appunto per non sconfortarsi soltanto per la sua tragica situazione, anche perché quando i medici gli dicono che c’è una possibilità di ripresa, lui è molto scettico al riguardo, non ci crede affatto.
    Una delle scene significative a mio parere è quando il medico gli deve ricucire l’ occhio destro perché non funzionava come doveva e quindi per evitare un ulcera preferiscono richiuderlo e lui si ribella ha paura e urla nella sua mente piu volte no molte volte, ma dall’altra parte nessuno lo sente è davvero una sensazione di impossibilità,di impotenza enorme, e mi ha fatto male questo.
    Mi ha colpito anche la scena quando gli infermieri lo lavano in una enorme vasca e lui si sente umiliato in un certo senso è come se fosse ritornato bambino, ma anche quando lo vestono e lo mettono su una sedia a rotelle e alcuni di loro dicono che bisogna controllare se avesse degli spasmi,provocati dal fatto che era seduto sulla sedia,questo mi ha fatto capire anche dal lato forse piu medico di come sia difficile quella situazione,di quanti rischi ci siano,ma andando avanti in questa scena mi ha colpito anche quando lui mentre viene trasportato nel corridoio dello ospedale, vede la sua immagine riflessa in alcuni vetri, e rimane spaventato e turbato perché non si riconosce, si vede diverso, perchè ha il capo gettato all’indietro, il volto deformato per la paralisi facciale,insomma reagisce con un rifiuto a quella visione, perché non si accetta, proprio lui che aveva una vita intensa, era un giornalista brillante, un ottimo amante, un padre , un ottimo figlio,un buon amico insomma era tutto e ora si sentiva immediatamente bloccato in quel corpo mentre invece voleva evadere ,scappare,ritornare alla sua vita di prima, ma non poteva piu farlo.
    Mi ha colpito la scena quando grazie all’ affascinante ortofonista HENRIETTE che davvero lo ha aiutato tanto riesce a comunicare con il battito delle ciglia, 2 volte significava no, 1 volta si, e in questo modo il protagonista riesce a ricostruire un codice elementare perché non ha altro modo per comunicare,perché non puo usare le mani, la bocca, ma solo sbattere le ciglie per selezionare le lettere dell’alfabeto, che gli venivano comunicate e cosi formulava pian piano delle parole. Mi ha colpito per tanto quando lui grazie a questo metodo comunica il suo desiderio di morire,ma la risposta dell’ortofonista che si era molto affezionata a JEAN DO è stata altrettanto significativa perché gli fa comprendere che non era per niente bello quello che aveva detto, dato che c’erano tante persone che lo amavano e morire era una cosa oscena,triste quindi non doveva mai piu pensare ad una cosa del genere.
    Mi ha colpito quando la scena di quell’uomo che lo va a trovare nell’ospedale,che era stato rapito al posto suo su un areo e tenuto rinchiuso come ostaggio per 4 anni in una cantina,questa scena mi ha colpito perché lui scopre che si era comportato male con quell’uomo perché non l’aveva mai richiamato dopo il suo ritrovamento, non l’aveva mai ringraziato, forse perché si sentiva in colpa, e si rende conto solo ora quanto aveva sbagliato, ebbene quell’uomo gli ricorda la sua sfortunata avventura di ostaggio perché ci teneva a fargli capire che in quei momenti del rapimento in cui stava impazzendo l’unica cosa che lo aveva fatto sopravvivere era attaccarsi all’uomo che era in lui e questo era quello che gli consigliava di fare, AGGRAPPARSI ALL’UOMO CHE C’ERA IN LUI!!!
    Quindi JEANDO tutto ad un tratto si rende conto che tutta la sua esistenza non era stata altro che un susseguirsi di fallimenti di occasioni che non aveva voluto cogliere, istanti di felicità, che aveva lasciato volare via,infatti dice:” ero cieco, sordo e mi serviva necessariamente la luce dell’infermità per vedere la sua vera natura”
    Quindi decide di non rimpiangersi piu addosso dato che aveva scoperto che l’immaginazione e la sua memoria erano le uniche cose che aveva per evadere dal suo scafandro, dato che poteva immaginare qualsiasi cosa, poteva essere qualsiasi persona, andare in qualsiasi luogo, dalla donna che amava, vivere i suoi sogni da bambino. Quindi riesce a combattere la sua difficile situazione infatti riesce anche nell’impresa titanica di scrivere un libro sulla sua autobiografia,dettando lettera per lettera il libro appunto intitolato “Lo SCAFANDRO E LA FARFALLA” per raccontare appunto quello che sentiva, quello che immaginava, quello che aveva provato nella sua vita in passato e quel che sentiva nella sua situazione attuale.
    Infatti altra la frase che vorrei riportare dell’autore per me molto suggestiva è quando dice :”lo scafandro del corpo non puo impedire alla farfalla dell’anima di riuscire a comunicare, infatti la pesantezza inerme di quel corpo paralizzato come in uno scafandro si libera nella leggerezza di una immaginazione che vola via dal corpo come una farfalla ma che tuttavia del corpo continua ad aver bisogno, il copro con la sua carnalità il corpo come nostalgia..”frase davvero significativa che racchiude tutto ciò che sente il protagonista.
    Io credo che la forza di animo di quell’uomo sia davvero eccezionale, perché è riuscito comunque ad evadere dal suo scafandro, ad evadere dal suo corpo infermo, a sentirsi libero, quindi il protagonista è un uomo che anche se non ha potuto combattere fisicamente la sua malattia, è riuscito almeno a far fronte questa situazione di profondo disagio grazie alle sue risorse interiori, alle sue attitudini individuali,con la sua forza ma anche con il sostegno emotivo della sua famiglia a lui molto vicino,i suoi amici, i suoi conoscenti, gli stessi medici e fisioterapisti, l’ ortofonista, tutti hanno fatto tanto per lui tutti credevano in lui e gli hanno dato forza, anche se il film mi ha lasciato con una profonda tristezza, perché io speravo davvero che si riprendesse e che non morisse,ma alla fine la vittoria di quell’uomo è stato comunque essere riuscito ad ultimare il suo libro,ad avvicinarsi alla sua famiglia, alla madre dei suoi figli che avevo lasciato per un’altra donna, che però non aveva voluto piu rivederlo perché non riusciva a vederlo in quelle condizioni, al padre anche se sapeva di avergli inflitto un dolore dato che era molto difficile per un padre anziano parlare con un figlio che non potrà piu rispondergli e che non sapeva se lo avrebbe piu rivisto, insomma questo film ricco di emozioni ci ha mostrato una realtà triste della disabilità , dell’invalidità ma ci ha anche mostrato un ottimo esempio di resilienza appunto dall’altra prospettiva che noi non avremmo mai potuto vedere, abbiamo visto infatti lo straordinario protagonista che è riuscito comunque a dimostrare che anche se sembrava un impresa impossibile comunicare, con la sua forza non si è arreso, e ha comunque lottato fino all’ultimo.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mariateresa pellegrino il Sab Mag 07, 2011 9:09 am

    "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA",un film mai visto prima,bellissimo e ricco di significato.Non nego che all'inizio,come forse un pò tutti ho avvertito una sensazione di disagio,di "smania" quasi,non sapevo cosa fare,anche per la modalità in cui le scene iniziali,soprattutto,erano trasmesse,ma poi a riflettere bene è stata proprio la scena iniziale per me più significativa,da premettere che tutto il film è ricco di significato,però sentire e vedere attraverso i sensi del protagonista è stato veramenzte emozionante,quando chiamava insistentemente:"dottore,dottore..."è stato a mio parere toccante davvero,e anche vedere attraverso i suoi occhi non è stato bello;appunto è stata di grande importanza per me questa scena in quanto,è il momento più importante e più delicato che una persona nata in un modo,"deve",grazie a una malefica sorte,riuscire ad accettarsi in un modo completamente diverso,e quindi accettare una disabilità mai avuta prima e in un certo senso adattare la propria vita ad essa.A questo punto non può non venirci in mente il tema della "RESILIENZA",largamente affrontato,infatti la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici,le avversità della vita,connessa al riorganizzare positivamente la prorpia vita dinanzi alle difficoltà.Si parla proprio di un ricostruirsi,retsando sensibili alle opportunità positive che la vita offre,senza perdere la propria umanità.
    C'è anche una frase del film che mi ha colpito molto:"lo scafandro del corpo non ha impedito alla farfalla di esprimersi e comunicare".
    Quindi come in ogni laboratorio cerchiamo di cogliere il meglio...in questo film ce ne sono tantissimi di aspetti che ognuno di noi può far proprio...
    "GLI UNICI LIMITI SONO QUELLI CHE NOI STESSI CI CREIAMO.è POSSIBILE TUTTO,BASTA USARE LA MENTE".(jessica cox)

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  faustapiscopo il Sab Mag 07, 2011 9:12 am

    "Lo scafandro e la farfalla" un film bellissimo mai visto prima è stato veramente forte,emozionante e toccante.
    Jean-Dominique Bauby un giovane giornalista si risveglia dopo un lungo coma provocato da un forte ictus che lo rende completamente immobile dalla testa ai piedi lasciando però lucida e consapevole la sua memoria..Incapace di parlare non si perde d'animo.Sbattendo la palpebra sinistra,il protagonista creò un sistema di comunicazione che gli permise di trasmettere i suoi pensieri a che gli stava vicino..E' grazie a questo metodo infatti che riuscirà a comunicare chiedendo di voler morire..Per fortuna si rende conto di dover reagire e di dover lottare,ed è qui che entra in gioco il concetto di RESILENZA:la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici.Le competenze vengono sfruttate con la composizione di un libro che s'intitolerà "Lo scafandro e la farfalla" dove Jean parlerà della sua storia personale..è qui che esce la sua forza di vivere.La sua immaginazione e la sua memoria continuano a funzionare.Nel film mi ha colpita la frase "lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare.
    Tutti i personaggi in un modo o nell'altro hanno avuto una particolare importanza; dal semplice infermiere,fino alla moglie o all'amante.
    Non ci sono parole per descrivere quanto sia commovente questo film e colmo di emozioni
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    " LO SCAFANDRO E LA FARFALLA"

    Messaggio  MariaPetrone il Sab Mag 07, 2011 9:28 am

    Quante emozioni questo film. Davvero significativo! E'un film che abbraccia varie tematiche affrontate al corso.
    Jean-do, protagonista di "Lo scafandro e la farfalla", è un uomo che a seguito di un ictus è rimasto intrappolato nel suo corpo, è rimasto paralizzato dalla testa ai piedi.. solo l'occhio sinistro è rimasto intatto. Jean-do è quindi incapace di svolgere determinate funzioni: non ha nè la capacità di alimentarsi, nè di lavarsi, nè tanto meno di camminare (E' molto evidente di conseguenza il tema della DISABILITà).
    Uno dei personaggi che maggiormente mi ha colpito è stato l'ortotista di Jean-do, Henriette ed eccezionale è stata la loro RELAZIONE EDUCATIVA ("tutti i rapporti umani sono in qualche modo formativi"): Henriette ha dato tanto al suo paziente così come Jean-do ha dato tanto alla sua 'guida' ( "la relazione educativa si configura come uno scambio in cui entrambe le persone ricevono e danno qualcosa"). Henriette infatti è stata una sorta di guida per Jean-do. Egli ha espresso di "Voler Morire" ma piano piano ha deciso di Ricominciare e di Attaccarsi all'uomo che è in lui... proprio come gli diceva Henriette nei momenti di maggior sconforto ( Henriette non ha messo in luce le sue 'mancanze' ma attraverso una grande sensibilità è riuscita in un certo senso ad evidenziare le sue qualità).
    Altro personaggio molto significativo è stato per me la madre dei suoi figli che lo ha aiutato a ridare senso e significato alla sua persona, considerandolo in tutti i suoi aspetti ed aiutandolo ad emanciparsi ( Murdaca: 'Nuovo paradigma del benessere')!!
    La scena che maggiormente mi ha colpito è stata quella in cui lui si è reso conto che a parte l'occhio aveva altri due mezzi non paralizzati per allontanare lo scafandro: L'IMMAGINAZIONE E LA MEMORIA! Due mezzi attraverso i quali è riuscito a raggiungere una sorta di 'unità corporea' ed entrare 'in relazione con gli altri e con il mondo'.
    Si può quindi parlare di RESILIENZA! Jean-do è riuscito a reagire di fronte al suo disagio sia mediante l'attivazione di risorse interne, sia attraverso le ralazioni instaurate con la sua ortotista e con la sua ex compagna, le quali gli hanno permesso lo sviluppo di un sentimento di efficacia personale e di valorizzazione di sé al punto che Jean-do decise di scrivere IL SUO LIBRO, più che scrivere è riuscito a dettare un intero libro, una lettera pe volta attraverso il suo unico modo di farsi comprendere: muovendo la palpebra sinistra!!

    "LO SCAFANDRO DEL CORPO NON HA IMPEDITO ALLA FARFALLA DELL'ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE" !!!!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  rachele.carbone il Sab Mag 07, 2011 10:05 am

    Il film “lo scafandro e la farfalla”,che ci è stato permesso di vedere in aula è stato molto toccante,per tutta la situazione che girava attorno a un signore,di nome Bauby,che descrive come sia cambiata la sua vita, dopo essersi risvegliato da un coma profondo, causatogli da un ictus, che ne ha deteriorato tutte le funzioni motorie, lasciandolo in una condizione che la medicina chiama sindrome locked-in,ossia era paralizzato dalla testa ai piedi.
    Il ricordo che più faceva soffrire il protagonista era quello di essere un direttore capo e il vedersi in quella situazione,dopo l’operazione era un incubo e anche se veniva confortato,aiutato dai medici(tanto è vero che permettevano di farlo comunicare
    tramite il battito della palpebra del suo occhio sinistro, unico contatto con il mondo esterno,con la presenza di un collaboratore che gli recitava l'alfabeto secondo l'ordine di frequenza della lingua francese e Bauby batteva il ciglio alla lettera desiderata. Così, lettera dopo lettera, Bauby dettò parole, frasi,arrivando a scrivere anche intere pagine di un libro,che raccontavano appunto la sua vita)non riusciva ad accettarsi e preferiva morire.
    La situazione di Bauby,sicuramente, non è facile e se mi trovassi nella sua stessa situazione non sò quale sarebbe stato il mio umore,perché difficoltà nasceva soprattutto,perché la memoria e l’immaginazione non erano paralizzate e quindi il pensare com’ero e la mia normale vita non mi rendeva, neanche a me, felice.
    Bauby con i suoi ricordi accennava i suoi rimpianti,ossia le cose che non poteva più rimediare,in quanto era costretto a comunicare sempre in presenza di qualcuno,come è da esempio la telefonata che fa con la sua amante,in presenza di sua moglie ed non è libero di comunicare,veramente,quello che provava in quel momento.
    Questa è una situazione che mi ha portato molta malinconia,anche apprezzando il suo sforzo nel provare a dire lo stesso delle parole,nonostante si rammaricava di avere 42 anni e di essere trattato come un neonato.
    Affermò:”Mi serviva la luce dell’infermità per vedere la mia natura”.
    I momenti che riusciva a non pensare alla sua situazione era quello dei ricordi,che lo avevano reso felice quando era con tutta la sua famiglia,quando si riempiva di gioia nel vedere i suoi figli ridere e definire quei momenti bella giornata,ma ritornava la tristezza quando veniva la domenica o i giorni di festa,quando in ospedale non c’era nessun medico che lo faceva compagnia e ne tanto meno riceveva delle visite da parte dei familiari,perché non tutti avevano il coraggio di vederlo in quella condizioni.
    Questo è un atteggiamento,che secondo me,non si deve avere,in quanto,anche se è difficile, il bene, l’affetto,soprattutto dei propri cari si deve dimostrare proprio in questi momenti,dando conforto e anche se può infastidire,perché si rischia di far pensare di essere preso in giro,si deve mostrare sempre la positività delle cose,per dare coraggio a chi soffre,già di suo,non abbandonandolo.

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    ...eppure la mente vola con l'immaginazione!!!

    Messaggio  raffaela_bossa il Sab Mag 07, 2011 10:23 am

    "lo scafandro e la farfalla" è un film che colpisce...emoziona...coinvolge...!!!è un film molto toccante e allo stesso molto profondo in quanto ci mette davanti una possibile realtà che una persona da un momento all'altro si trova a dover vivere.Ammetto che all'inizio ho faticato parecchio nel reggere quella situazione perchè appunto per noi "essere normali" è difficile accettare quella situazione in quanto noi giovani ci lamentiamo anche per le cose più banali.Alcune frasi del film ti tolgono il fiato da quanto riescono a catturare l'attenzione di ognuno di noi!è un film che secondo il mio modesto parere lancia molti messaggi su cui riflettere.Da un lato è straziante vedere che una persona riesce a comunicare con il mondo esterno attraverso un solo occhio,addirittura è riuscito a scrivere con l'aiuto di un'ortofonista anche un libro,e dall'altro è davvero emozionante vedere come attraverso l'immaginazione e la memoria il signor baulby riesce ad andare avanti e asuperare quella triste realtà!Le scene che più mi hanno colpito sono quelle che coinvolgono l'anziano padre e la sua telefonata e anche molto crudele la scena in cui gli viene cucito l'occhio.L'unico modo per comunicare con il mondo esterno era il solo battito dell'occhio e lo usa per raccontare la sua esperienza.Questo film ci fa capire in prima persona come ci si può sentire se da un giorno all'altro tutte le nostre certezze anche quelle più ovvie possono venir meno...e un ulteriore messaggiosecondo me è il fatto di farci capire come siamo fortunati solo avendo la salute.Non dobbiamo mai dare nulla per scontato...! però nonostante le difficoltà della vita non bisogna mai arrendersi...
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Claudia Lo Zopone il Sab Mag 07, 2011 10:27 am

    Ho sempre evitato di guardare film come questi, poichè porto con me per giorni il bagaglio di tristezza accumulato durante la visione, ma stavolta sono rimasta in aula e facendomi coraggio sono riuscita a vederlo, anche perchè tutto queste emozioni serviranno sicuramente un domani...
    Il film è cominciato con una scena molto inquietante: attraverso la telecamera noi in aula vedavamo la visione del mondo del protagonista, Jean Dominique Bobie, insomma, in quel momento "eravamo noi il protagonista", sentivamo i suoi respiri molto profondi, i suoi pensieri che i medici all'esterno non potevano sentire;
    Mi ha emozionato la scena in cui jean Dominique uscendo dalla sua camera d'ospedale incrocia un vetro e guarda la sua immagine...ne rimane soinvolto per come è diventato, un vero e proprio trauma; Mi è inoltre rimasta impressa la scena in cui il padre del Nostro cerca di tenere una conversazione telefonica col figlio, affiancato naturalmente dall' ortofonista e scoppia in un pianto profondo.
    Appunto, il padre è uno dei personaggi che mi ha molto colpito, insieme all'ortofonista, una giovane ragazza molto sensibile che fa di tutto per stare vicino a J.D; la donna recitava le lettere dell'alfabeto francese ed egli eattraverso la chiusuura dell'unica palpebra rimastagli riusciva ad indicare la lettera scelta per comunicare l'intera parola; attraverso questa tecnica è riuscito nella stesura di un libro, riesce così a impedire il coinvolgimento totale dell'ictus, in particolare riesce a tenere molto attive la dimensione mnemonica e dell'immaginazione: "Oltre al mio corpo ho due cose che non sono paralizzate: memoria ed immaginazione, le sole cose che ho per evadere dal mio scafandro".
    Quindi in questo contesto si possono osservare tracce di "resilenza", ossia la capacità di far fronte agli eventi traumatici, riorganizzando positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, accettando quindi le situazioni che non si possono cambiare senza continuare a valutarle negativamente, bensì imparando imparando da esse, dedicandosi ad altro.
    Per quanto riguarda il mio punto di vista vorrei sottolineare che è stato un film violento, che colpisce violentemente nel profondo, mette di fronte alla nuda e cruda realtà che è assolutamente giusto conoscerla, ma per alcuni come me che non avevano mai conoscevano questa realtà, o meglio solo da un punto di vista astratto,è stato davvero molto toccante.
    Parlando con la mia famiglia di questo film ho scoperto che anche mio nonno che ho conosciuto solo da piccola è stato colpito dall'ictus, ma in maniera lieve rispetto a Jean Dominique, il quale era completamente paralizzato.

    Mgrazia Piscopo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Mgrazia Piscopo il Sab Mag 07, 2011 10:35 am

    ALLA FINE DELLA LEZIONE LE EMOZIONI SUSCITATE DAL FILM "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA" ERANO TROPPE E CONFUSE, PER QUESTO HO DOVUTO ATTENDERE UN Pò DI GIORNI AFFINCHE AVESSERO UNA LORO COLLOCAZIONE. E' MOLTO DIFFICILE SCEGLIERE UNA SCENA, IN QUANTO TUTTO IL FILM E' UN INSIEME DI IMMAGINI FORTI E SIGNIFICATIVE,ANCHE SE MOLTE SCENE SONO STATE TAGLIATE PER QUESTIONI DI TEMPO, E CIO' HA FATTO SI CHE FORTI EMOZIONI FOSSERO INTEROTTE BRUSCAMENTE, PER POI SOSTITUIRSI CON ALTRE,CREANDO UN PO'DI CONFUSIONE.
    IL FILM MI HA TRASMESSO EMOOZIONI GIA' DAL PRIMO MINUTO, IL VEDERE CON GLI OCCHI DEL PROTAGONISTA, ASCOLTARE I SUOI PENSIERI, LA CONFUSIONE INIZIALE, LA SUA NON ACCETTAZIONE CON IL DESIDERIO DI MORIRE CHIEDENDOSI CHE VITA E'MAI QUESTA. PER POI RISCOPRIRSI VIVO: "LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDì ALLA FARFALLA, ALL' ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE", COMUNICARE CON IL BATTITO DELLE CIGLIA, SCOPRIRE CHE QUANDO ERA UN UOMO AL VERTICE DEL SUCCESSO AVEVA TRASCURATO AFFETTI CHE AVEVA DATO PER SCONTATO E CHE ORA E' TROPPO TARDI PER RITORNARE IN DIETRO. RISCOPRIRE CHE ANCHE SE IL CORPO NON PUO' MUOVERSI LA MENTE PU0' VIAGGIARE, SENTIRSI VIVI CON L'IMMAGINAZIONE. E'ANCHE GRAZIE ALLA TERAPISTA CHE LO HA INCORAGGIATO, NON LO HA MAI ABBANDONATO, CHE HA FATTO SI CHE JEANDO NON SI SENTISSE SOLO ED INUTILE, HA TROVATO IL MODO AFFINCHE IL PROTAGONISTA POTESSE COMUNICARE E TROVARE UN MODO PER SCRIVERE ADDIRITTURA UN LIBRO, LA SUA STORIA. ED E' PROPRIO QUESTO CORAGGIO, LA RISCOPERTA DI UN MONDO IMMAGINARIO CHE HA FATTO SI CHE JEANDO REAGISSE E FACESSE FRONTE A SITUAZIONI DI DISAGIO, LA SUA DISABILITA', CON L'ATTIVAZIONE DI COMPETENZE INDIVIDUALI E RISORSE INTERIORI, LO SCRIVERE IL LIBRO SOTTO DETTATURA SBATTENDO LA PALPEBRA,QUESTA è LA DEFINIZIONE DI RESILIENZA. E' STATO FONDAMENTALE PER IL PROTAGONISTA LASUA TERAPISTA CHE HA FATTO SI CHE JEANDO NON SI SENTISSE FUORI DAL MONDO, METTENDO UN TELEFONO NELLA STANZA, COSì DA POTER COMUNICARE TRAMITE UN INTERMEDIARIO CON LA PROPRIA FAMIGLIA E ADDIRITTURA CON L'AMANTE.
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    AlessiaRosa

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    ...L'immaginazione e la memoria sono i soli mezzi che ho per evadere dal mio scafandro...

    Messaggio  AlessiaRosa il Sab Mag 07, 2011 10:35 am

    ,, Lo scafandro e la farfalla...un misto di ironia, sofferenza, sensibilità!
    "Guardare" il mondo con gli occhi di un disabile mi ha dato forti emozioni..le due imminenti sono state ansia e insofferenza: volevo alzarmi da quella sedia, abbandonare l'aula, ma qualcosa mi ha trattenuto..non so cosa però!Il pensare e non poter esprimere le proprie emozioni, sensazioni, perché nessuno ti ascolterà mi ha portato in uno stato di agitazione,,

    Il personaggio che mi ha colpito maggiormente è stato proprio il protagonista: Jean-Dominique Bauby. Nonostante il suo iniziale stato di non accettazione, sottolineato dalla frase”VOGLIO MORIRE”,”detta”,attraverso l’alfabeto, all’ortofonista,egli è un esempio di resilienza:affrontare e superare situazioni dolorose e di disagio esistenziale;fondamentali per la costruzione di un percorso di vita stabile e positivo.(Cap.3 parg.3 Nozioni di Ped. Della Disabilità).C’è una scena dove la mia riflessione si è posta al concetto di resilienza, ed è quella dove la sua mente, “parlando” dirà.. “Io ritornerò come prima”:questa voglia di superare se stesso, questa voglia di riuscire, porteranno Bauby alla realizzazione di un libro. Infatti egli, servendosi dell’alfabeto ,batteva il ciglio alla lettera desiderata. Così, lettera dopo lettera,dettò parole, frasi e intere pagine. Il libro fa una cronaca degli eventi giornalieri e della vita di una persona affetta da Sindrome Locked-in.

    ((La sindrome locked-in o sindrome del chiavistello è una condizione nella quale il paziente è cosciente e sveglio, ma non può muoversi oppure comunicare a causa della completa paralisi di tutti i muscoli volontari del corpo. È il risultato di un ictus al tronco-encefalo che vede danneggiata la parte ventrale troncoencefalica (corrispondente ai fasci piramidali). Esita come risultato in tetraplegia ed inabilità a parlare in individui che per altri aspetti sono intatti dal punto di vista cognitivo. I pazienti con la sindrome "Locked-In" possono comunicare con altre persone, codificando la chiusura delle palpebre oppure muovendo i loro occhi, dato che i loro centri nervosi e le loro vie efferenti ai nervi ottici ed oculo-motori (nervi cranici II, III, IV) non sono danneggiati dal danno al fascio piramidale causa della paralisi al resto dei nervi cranici motori (nervi VI, VII, IX, XI, XII), nonché a tutti gli altri nervi che si originano da radici delmidollo spinale. (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_locked-in) ))

    Attraverso le sue parole, ciascuna delle quali nasce in seguito a un processo di interpretazione che dura almeno due minuti, egli descrive la sensazione provata nell’indossare uno “scafandro” inerte -il suo corpo- che lo imprigiona dentro se stesso impedendogli di animare il suo pensiero attraverso la danza dei gesti.Il desiderio di abbracciare i suoi figli, di baciare sua moglie, di sfiorare la mano di un amico, rimane come un seme piantato nella terra che non avrà la possibilità di nascere. Ciò che si sottolinea è che nonostante fisicamente non si riesca a far esprimere questi desideri, la mente non smette di seminare e sperare nel cambiamento. Il processo di accettazione della sua condizione è coronato e permeato di autoironia:ed è questa una delle cose che maggiormente mi ha colpita!A mio parere, forse, sarà stata proprio questa sua caratteristica a dare una marcia in più alla sua voglia di vivere…persona ambiziosa : vuole raggiungere e lasciare qualcosa di sé..qualcosa per cui verrà ricordato, qualcosa che faccia riflettere, un diario che mostra la sua vita, dopo la sua disabilità,come un esempio da seguire.Nelle sue parole, nei suoi gesti,c'è la consapevolezza del valore della vita e delle cose che non si sono apprezzate e il desiderio di far sentire questo suo pensiero alle persone che lo circondano e che ancora sono in grado di godere appieno dei doni dell'esistenza.

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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Alessia Belperio il Sab Mag 07, 2011 10:49 am

    Durante il laboratorio del 5 Maggio ci è stato mostrato ''Lo scafandro e la farfalla'' un film a dir poco claustrofobico. Questo film tratta della storia di un uomo,JeanDo, che,colpito da un ictus resta paralizzato dalla testa ai piedi,tranne il cervello,che è costantemente vigile e presente.Ci sono state molte scene che mi hanno toccato nel profondo..innanzitutto devo dire che la cosa che mi ha più colpito di più è il fatto che la sua mente è sempre stata cosciente,capiva tutto quello che gli accadeva attorno,il fatto di cercare di ribellarsi nel momento in cui il medico gli cuciva l'occhio destro,il desiderio di voler parlare e di esprimersi come ha sempre fatto ma di non riuscirci verbalmente,cosa che però è stata risolta in parte con la tecnica di chiudere l'occhio una volta per il si,due volte per il no..l'immagine di quest'uomo avanti allo specchio,in quanto lui stesso si rifiutava di vederla;i pochi momenti in cui lo lasciano completamente solo,lì mi veniva un tonfo al cuore,cercavo di immedesimarmi in lui,cercavo di immaginarmi come poteva sentirsi in quei pochi minuti,incapace di fare qualsiasi cosa..tranne che pensare e parlare con se stesso;altra scena toccante è stata quando lui diceva:''le domeniche senza visite sono SPAVENTOSE!'';la scena padre-figlio,quando il padre lo chiama in clinica e gli dice una frase molto significativa:''io ho 90 anni,tu sei prigioniero del tuo corpo,ed io..del mio appartamento'' ed è proprio lui il personaggio che mi ha colpito di più,vedere un padre anziano devastato dal dolore a causa della malattia che ha colpito il suo bellissimo,giovane e aitante figlio;e infine il momento in cui il protagonista dice tra se e se:'' le uniche cose che non sono paralizzate di me stesso sono il mio occhio sinistro,la mia MEMORIA, e la mia IMMAGINAZIONE !!'' Proprio da questa frase mi collego al discorso che abbiamo affrontato in aula tempo fa,ovvero la RESILIENZA,quella capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici,la capacità di ricostruirsi senza perdere la propria dignità e umanità,cercando, con un'immensa forza d'animo,di dare una svolta positiva alla propria vita raggiungendo anche traguardi molto importanti,grazie all'aiuto dei propri cari,della famiglia,degli amici(come è successo nel caso di jeanDo,che grazie all'aiuto dell'ex moglie,dei figli,del padre,degli amici e dell'ortofonista che trova il modo di farlo esprimere tramite un elenco di lettere,dalle più utilizzate a quelle meno utilizzate,gli da la possibilità,con il battito dell'occhio,di farlo ''parlare'').Credo di aver detto tutto,o almeno quasi,anche se molte sensazioni che mi ha suscitato questo film estremamente duro e intenso,non le riesco ad esprimere..è stato davvero un film che in piccola parte mi ha aperto gli occhi,su quanto possa succedere ad una PERSONA(e non un VEGETALE) che resta tale anche in una situazione del genere.
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  annamariaruopoli il Sab Mag 07, 2011 10:50 am

    Il film "Lo scafandro e la farfalla" è stato molto forte mi ha toccato dal primo minuto in quanto mi è sembrato quasi vivere nel corpo del protagonista e provare le sue stesse sensazioni di solitudine e dolore con una vena di umorismo, questo film vuole farci capire che ciò che importa nella nostra esistenza, non sono sono le banalità quotidiane, ma valori più forti come i sentimenti, i ricordi, il sorriso di un'amico. Proprio grazie a Laurent che Jean- Dominique Bauby riesce a sorridere perchè l'amico nello scandire le lettere dell'alfabeto non lo guardava nell'occhio per capire, quale lettera Jean volesse pronunciare per formare la parola. Tra le diverse scene quella che mi ha colpito di più è stata quando Jean si è risvegliato dal coma rendendosi conto del suo stato, e il medico gli ha comunicato di essere paralizzato dalla testa ai piedi con la sola facoltà di battere una palpebra e grazie ad essa riesce a comunicare con il mondo, e più tardi lo aiuterà a scrivere un libro sul suo percorso doloroso, ma anche illuminante verso la speranza. Dopo uno stato di disperazione iniziale il suo corpo che lui definisce scafandro perchè è colpito da una condizione di disabilità permanente in quanto non può più mangiare, respirare, muoversi, ma racchiude la sua anima ricca di ricordi , pensieri, sogni trasformandosi in farfalla proprio come avviene al bruco che si trasforma in farfalla che vola leggiadra nell'aria e spazia in un mondo a se stante. La memoria e l'immaginazione sono due mezzi che lo hanno permesso di evadere dallo scafandro e che gli permettono di andare avanti. Inizialmente il protagonista desidera morire, ma grazie all'aiuto della dottoressa H.Durany che si dedica a lui con maggiore dedizione gli dice con tono arrabbiato che intorno a lui ci sono molte persone che lo amano in primis la famiglia e da queste parole che inizia il suo cammino di forza interiore, e qui mi posso collegare al concetto di resilienza uscire vincenti da una situazione negativa. Le persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante contro ogni previsione e danno uno slancio alla propria esistenza. I sinonimi di resilienza sono flessibilità, elasticità, mobilità, adattabilità. La resilienza è definibile anche come un insieme di abilità, capacità di adattamento attivo e flessibilità necessaria per adottare nuovi comportamenti. Si parla anche di adattamento passivo , ossia la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possono cambiare, senza continuare a valutare negativamente bensì imparando da esse o anche più semplicemente, dedicandosi ad altro. Andrea Canevaro in "Bambini che sopravvivono alla guerra" definisce la resilienza come la capacità non tanto di resistere alla deformazione, quanto di capire come possono essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quella invasione, scoprendo una dimensione che rende possibile la propria struttura. L'ICF che sarebbe Classificazione Internazionale del Funzionamento della disabilità e della salute sottolinea l'importanza di valutare l'influenza dell'ambiente sugli individui,infatti vediamo come nel fil la dottoressa e la moglie lo aiutano a non arrendersi, di combattere e avere fede.
    Un altra scena emozionante è stata quando lui ricorda che prima di essere colpito dalla paralisi si recò dal padre e mentre gli faceva la barba, il padre si complimentava con lui per le sue doti sia come scrittore sia come uomo, questo momento lo ricorda con gioia, infatti dice "Siamo tutti dei bambini. Abbiamo tutti bisogno di riconoscimenti". Dopo l'incidente il padre lo telefona e gli dice"Siamo uguali io sono prigioniero del mio appartamento, mentre tu sei prigioniero del tuo corpo con questa frase è come se volesse continuare ad avere quel legame che unisce il padre con il proprio figlio, mentre dice queste parole sente una forte emozione , ma il figlio nonostante la sua disabilità cerca di confortarlo e non vuole che pianga per lui. Sia il padre che la moglie Celine sono due personaggi molto legati alla famiglia infatti il padre rimpiange la moglie e sente la mancanza del figlio, la moglie nonostante sia consapevole che Jean abbia l'amante gli sta vicino dandogli tanto amore e non lo abbandona, nel film vediamo che quando riceve la telefonata dell'amante è costretta a uscire fuori dalla stanza perchè l'amante voleva parlargli in privato. Jean rimpiange tutte le volte che ha rinunciato a trascorrere delle ore spensierate con i propri figli. Mi ha rattristato la scena finale quando nonostante tutte le difficoltà crede a un miglioramento, ma poi rimane deluso di aver preso la polmonite e dopo dieci giorni della pubblicazione del suo libro muore.
    Guardando questo film ho capito che al di là dei problemi etici vi è la consapevolezza che l'uomo è il suo pensiero e anche quando il corpo lo ha fisicamente abbandonato,la mente continua a mantenere l'integrità della nostra personalità.
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    Sonia

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    5 Maggio Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Sonia il Sab Mag 07, 2011 11:56 am

    Nella lezione del 5 Maggio in aula abbiamo visto un film intitolato "Lo scafandro e la farfalla". E' un film che non avevo mai visto prima, e mi ha toccato particolarmente.Questo film parla di un caporedattore della rivista Elle in Francia che all'età di 42 anni,mentre stava in auto con suo figlio,viene improvvisamente colpito da un ictus,paralizzato dalla testa ai piedi completamente immobile tranne che nella palpebra dell'occhio sinistro. Sinceramente non c'è stata una scena in particolare che mi ha colpito,ma tutte mi hanno dato qualcosa.All'inizio il film è girato in modo soggettivo,dal punto di vista di un uomo costretto a letto e immobilizzato,sfocature,inquadrature sghembe e oscuramenti improvvisi, in corrispondenza con il battito della palprbra,si è accentuato in me l'identificazione nel protagonista di vivere ciò che lui viveva. Il protagonista con un battito di ciglia diceva SI e con due NO, e ha ricostruito così un linguaggio a partire da un codice elementare, non ha altro modo per comunicare, no la parola,no lo sguardo,no le mani eppure usando solo il battito della palpebra per selezionare le varie lettere dell'alfabeto riesce nell'impresa di dettare lettera dopo lettera il libro che racconta la sua storia e che ha lo stesso titolo del film. La pesantezza inerte di quel corpo paralizzato come in uno scafandro si libera nella legerezza di un immaginazione che vola via dal corpo come una farfalla e che tuttavia del corpo continua ad avere bisogno. Notiamo il tema della RESILENZA, la capacità di uscire vincente da una situazione avversa. Sonia Di Marco
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    16. film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Arianna Prato il Sab Mag 07, 2011 12:58 pm

    “Lo scafandro e la farfalla”,un film di cui ne ero già a conoscenza,l’ho visto per la prima volta di recente nel corso di un laboratorio,mi ha colpito tanto a tal punto da rivederlo,oltre che in aula,anche una volta giunta a casa.Il protagonista è Jean-Dominique Bauby,direttore di una delle riviste di moda più prestigiose,un uomo baciato dal successo fino a quando viene colpito,a 42 anni,da un ictus devastante.
    Di forte impatto è proprio il modo in cui inizia il film,dove Jean-Do si risveglia dopo un lungo coma in un letto di ospedale.Tutto viene visto secondo la sua prospettiva e il vedere la scena con gli occhi del disabile è stato,per me,inizialmente terrificante perché era come se mi trovassi io in quel letto.Ho provato le stesse sensazioni di panico,paura,ansia,di un po’di tempo fa,quando la professoressa ci sottopose all’esperimento con la benda.
    Al risveglio,Jean-Do scopre di essere totalmente paralizzato,solo il cervello continua la sua attività,ma è prigioniero di un corpo immobile.Inoltre,ha perso l'uso della parola oltre a quello dell'occhio destro.Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo.I medici tentano subito di rassicurarlo:“Ci penseremo noi a lei”,ma lui inizialmente non si accetta o meglio non accetta la sua condizione, continua a ripetere frasi come :“Non mi voglio vedere,togli lo specchio”; “E’ questa la sorpresa,vedermi?”. In più chiede di voler morire,ma poi sarà proprio grazie al sostegno della moglie,dei medici,della fisioterapista e in particolare dell’ortofonista,che si rende conto che può combattere e utilizzare quello che gli è rimasto per reagire ed affrontare ciò che gli è successo,attraverso le sue risorse interiori,le sue capacità. “Ho deciso di non compiangermi più.Ho appena scoperto che,a parte il mio occhio,ho altre due cose che non sono paralizzate…la mia immaginazione e la mia memoria…i due mezzi per evadere dal mio scafandro”.E’ proprio da questo momento che entra in gioco il concetto di RESILIENZA,intesa come capacità di reagire in maniera positiva di fronte agli eventi traumatici.Infatti lui comincia a reagire,inizia a far emergere una forza interiore.La resilienza può essere,inoltre,definita anche come capacità di adattamento passivo,cioè riuscire ad accettare situazioni che non possono cambiare;come meccanismo di adattamento all'ambiente che consente alla persone di trasformare il suo ruolo sociale,da vittima a soggetto attivo.E’ proprio questo meccanismo che scatta nel protagonista,infatti egli afferma:"Lo Scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare”,cioè dentro quel corpo imprigionato c'è un'anima,paragonata ad una farfalla,che attraverso l'immaginazione poteva sentirsi libera.Il suo atteggiamento resiliente si può notare anche nella decisione di scrivere un libro,che poi avrà il titolo che ora ha il film.

    Le figure più importanti,per me,sono la moglie che ha fatto notare molto la sua presenza,a differenza dell’amante che non ha avuto neanche il coraggio di andarlo a trovare e,a tal proposito,è stata straziante la scena in cui lei è costretta a fare da tramite nel corso della telefonata tra lui e l’amante nella quale lui le diceva che ogni giorno l’attendeva.Oltre alla moglie,figura decisamente rilevante è stata quella dell’ortofonista,la quale gli fornisce strumenti necessari per comunicare con gli altri,insegnandogli un metodo per rispondere a delle domande precise,attraverso un movimento delle ciglia…potrà dire "sì" battendo una volta le ciglia oppure "no" battendole due volte e con questo stesso metodo riuscirà poi a dettare il libro.Non solo,lei gli fornisce anche gli stimoli necessari per reagire,rimproverandolo quando lui le confessa di voler morire.Emerge la sua profonda sensibilità,crede in ciò che fa e nel suo lavoro,ma soprattutto crede in Jean-Do e non sopporta che lui le dica di voler morire.Qui possiamo ricorrere al concetto di CURA,intesa come emancipazione dei soggetti coinvolti,considerarli e renderli autonomi;va intesa come atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con deficit,a ridare senso e significato alla sua personale esperienza,per accettarsi e convivere con la propria specialità.

    Tra le tante scene che mi hanno colpito,vi è quella in cui Jean-Do si trova il giorno della festa del papà al mare con i suoi tre figli e la moglie,giocano insieme all’impiccato e lui afferma: "Non ci sono parole per un padre che non può accarezzare i propri figli ma la serenità di vedere quei figli sorridere mi fa pensare a una bella giornata";un’altra scena che mi ha colpito è stata la telefonata del padre,in lacrime,preoccupato per lui. E’ proprio grazie al telefono che lui può comunicare con i suoi parenti e amici.Qui possiamo far riferimento ad un altro concetto,ossia quello delle TECNOLOGIE ESTENSIVE,intese come ampliamento del corpo;in questo caso,il telefono mette in comunicazione due persone fisicamente lontane che,senza quello strumento,sarebbero impossibilitati nel parlarsi e quindi nel trasmettersi emozioni e sentimenti;altra cosa che mi ha colpito è stata la sua ironia in alcune scene,ricorrendo spesso ad un tono sarcastico.

    Una scena che,invece,non mi è piaciuta affatto è stata quella in cui i due tecnici entrano nella stanza per mettergli il telefono e,vedendo che non si muove e che non parla iniziano a fare battute varie e iniziano a deriderlo fino a quando non entra l’ortofonista e dice rivolgendosi ad uno di loro una cosa che mi colpisce tanto:”Non faccia come se lui non fosse qua…rivolga a lui la domanda”.In questo caso,ho riscontrato un eventuale nesso con un altro tema affrontato in aula,ossia quello dell’EMARGINAZIONE.Basta avere un qualcosa di diverso da noi,che automaticamente lo si allontana e lo si deride.Io così ho percepito questa scena,che mi ha profondamente infastidita.

    Concludo consigliando a chi non avesse visto questo film di farlo,in quanto rappresenta un motivo di riflessione su vari aspetti.
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    ivana cannavale

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  ivana cannavale il Sab Mag 07, 2011 1:37 pm

    film mai visto prima ricco di emozioni e scene significative oltre al film troviamo il libro di testo che richiama ovviamente la stessa tematica RESILIENZA il protagonista Bauby descrive come sia cambiata la sua vita, dopo essersi risvegliato da un coma profondo, causatogli da un ictus, che ne ha deteriorato tutte le funzioni motorie, lasciandolo in una condizione che la medicina chiama sindrome locked-in.il film ha riscosso grande successo nel 2007 vincendo un premio oscar...che dire di + oramai siamo agli sgoccioli di questo splendido corso-laboratorio e sono consapevole che mi mancherà tantissimo...X CAUSE LAVORATIVE HO SCRITTO IN RITARDO SCUSI PROF.
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    TERESA TARANTINO

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    lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  TERESA TARANTINO il Sab Mag 07, 2011 1:48 pm

    Durante la lezione di giovedi abbiamo visto il film "lo scafandro e la farfalla".
    Già avveo visto questo perchè lo avveo scleto nel precedente laboratorio ma ho avuto
    la possibilità di soffermarmi su alcuni dettagli.
    E' inutile dire che il personaggio che più mi ha colpito è prorpio Jean Dominique,che
    all'inizio
    non accetta il suo "scafandro" e che dopo capisce quanto è fortunato ad avere due elementi
    importanti :
    "L'immaginazione e la memoria sono i soli due elementi che ho per evadere dal mio scafandro".
    Ed è così che pian piano riesce a convivere con il nuovo "se stesso".

    La disabilità di cui si parla in questo film è una disabilità di cui noi non abbiamo del tutto
    parlato,essa non colpisce solo una parte del copro,che sia un braccio una gamba,una parte del
    cervello,bensì è l'intero corpo ad essere paralizzato e il paziente non può comunicare con l'altro,
    ma è cosciente e sveglio.
    Ho fatto delle ricerche Jean DOminique è affetto da sindrome di LOCKED-IN,pazienti affetti da questa
    sindrome posso comunicare solo con lo sguardo( come farà appunto Jean Dominique),quindi muovendo o
    chiudendo gli occhi.

    Rivedendo il film ho percepito le stesse emozioni della prima visione:è un film molto forte che
    ci fa capire ancora una volta quanto il disabile abbia bisogno di cure e attenzioni
    da parte di tutti.


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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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