Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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    elvira diana

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  elvira diana il Sab Mag 14, 2011 12:26 am

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA è uno dei film riguardanti la disabilità più forti e toccanti che io abbia mai visto.
    Anzichè raccontare la trama del film, tratterò delle scene che mi hanno maggiormente colpito e sensibilmente coinvolto.
    Il protagonista, Jean-Dominique Bauby, giornalista e capo redattore di un'importantissima rivista francese, si risveglia dal coma. è stato straziante per me vedere come Jean-Do, nonostante rispondesse al medico e alle sue domande circa il proprio nome, non venisse capito da questi. è veramente molto forte la scena in cui il protagonista, perplesso, si chiede il perchè dell'insistenza del medico nel porgli ripetutamente le stesse domande, nonostante le sue continue risposte; dopo pochissimi istanti di questa insolita ed inspiegabile situazione, fa rabbrividire il momento in cui Jean-Do si rende conto che egli non riusciva a parlare nè a muoversi, perciò non veniva compreso. è stato tristissimo vedere il protagonista di questa storia, realmente accaduta, lì da solo in quella stanza d'ospedale, dopo che il medico gli aveva diagnostiocato, con eccessiva durezza, la paralisi totale dalla testa ai piedi.
    Un'altra scena molto dolorosa è stata la cucitura del suo occhio destro, onde evitare l'ulcerazione della cornea per il suo malfunzionamento. Così l'unico mezzo di comunicazione rimastogli era lo sbattere della palpebra sinistra. Attraverso un alfabeto particolare Jean-Dominique riesce a comunicare con lo sbattere della palpebra sinistra. Jean-Do all'inizio non riusciva a capire e ad accettare tutto questo...
    Nonostante il protagonista si senta come dentro ad uno scafandrro, egli riesce a reagire e ad affermare che l'ictus gli ha immobilizzato l'intero corpo e l'intera vita, ma l'immaginazione e la memoria non potevano essere bloccate, anzi erano gli unici mezzi che gli davano la possibilità di uscire da quello scafandro, liberando così la farfalla del suo pensiero.
    Il protagonista, come palesemente si nota dal film, è un vero e proprio soggetto resiliente.
    La resilienza è l'attitudine dell'individuo di reagire e far fronte a situazione di forte disagio, mediante l'attivazione di competenze individuali e di risorse interiori. La resilienza è definibile anche come una capacità di adattamento attivo e di flessibiltà necessaria per adottare nuovi comportamenti. Si può parlare anche di una capacità di adattamento passivo, ossia la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possiamo cambiare, senza continuare a valutarle negativamente, bensì imparando da esse. Poichè si tratta di un processo in cui convergono tratti di personalità individuali, ma anche fattori emotivi, sociali ed educativi, la resilienza può essere favorita e fortificata in tutti quei contesti esperienziali e relazionali che favoriscono lo sviluppo di un'efficacia persaonale e di valorizzazione di sè.
    Infatti, il nostro protagonista smette di commserarsi, di abbattersi e decide di "rialzarsi"; e da qui ne scaturisce la decisione di scrivere la sua storia.
    Le persone che mi hanno colpito di più in questa storia, oltre a Jean-Dominique, sono la logopedista e la traduttrice del libro, ovvero la ragazza che lo aiuta a scrivere il libro.
    Questo film mi ha toccato molto. E ancora una volta, questi laboratori ci servono da guida e da insegnamento per non mollare alle prime difficoltà.
    La caparbietà di Jean-Do, la sua forza d'animo, il suo non arrendersi dinanzi ad una situazione così tragica, che destabilizza e cambia irreversibilmente i suoi progetti e il suo futuro, sono il maggiore esempio e la puiù grande testimonianza che egli ci ha lasciato.
    Avere la forza di combattere, come ha fatto lui nelle sue condizioni, secondo me è da eroe...Pochissimi al posto suo avrebbero fatto lo stesso...
    Le pagine del suo libro sono un tesoro prezioso per noi, che in questa società abituata al "tutto e subito", al facile e all'immediato, qualora si verificano situazioni drastiche, diverse dalle nostre progettazioni, ci mostriamo vighliacchi ed arrendevoli.

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    lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  d'ambrosio ernestina il Sab Mag 14, 2011 7:16 am

    In aula ho assistito per la prima volta alla visione del film "lo scafandro e la farfalla . Il film racconta di un giornalista francese BaubY che ha avuto un ictus ed è stato per 3 settimane in coma . Al suo risveglio ha scoperto di soffrire della sindrome Loche-IN UNA SINDROME RARA CHE LO HA RESO PARALIZZATO DALLA TESTA AI PIEDI E IN PIù NON PUò PARLARE .IN UN PRIMO MOMENTO VOLEVA MORIRE NON ACCETTAVA IL SUO ASPETTO FISICO ,ma poi grazie ai suoi familiari , CHE RIESCE A TROVARE LA FORZA ED LA SPERANZA PER POTER REAGIRE E DI CREDERE ANCORA IN SE STESSO IN QUANTO ESSERE PENSANTE CON UNA RICCA IMMAGINAZIONE.TANTISSIME sono le scene che mi hanno emozionata ; la scena in cui si rende conto di non poter comunicare , l quando sbattendo l'OCCHIO DICE VOGLIO MORIRE ,è UN FILM CHE CI FA RIFLETTERE SULL' importanza dell'amore.
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  antonella calabrese il Sab Mag 14, 2011 9:53 am

    È da tempo che volevo vedere questo film di cui ho sentito molto parlare, ma non l’ho mai fatto. Finalmente mi è stato proposto a lezione..!!
    Cosa ho provato? Sarei voluta andare via, ma qualcosa mi diceva di restare a guardarlo fino alla fine.
    E’ un film che tratta una tematica difficile e allo stesso tempo delicatissima.
    La cosa che mi ha fatto più “male” è stato vedere il totale cambiamento della vita del protagonista prima e dopo l’ictus: un uomo che viveva in pieno la sua vita, un eterno ragazzo che improvvisamente si trova immobilizzato nel suo stesso corpo, che è diventato un guscio, uno scafandro.
    Non c’è una scena che mi è piaciuta particolarmente, dato che l’intero film mi ha colpito.
    Piuttosto ho trovato bellissimo un passaggio: il momento in cui il protagonista decide che deve lottare, deve andare avanti perché può vivere ancora la sua vita, anche se il suo corpo è imprigionato in uno scafandro.
    All’inizio chiede espressamente di morire, ma alla fine uscirà da vincitore!
    Credo che questa sia la parte più emozionante: Jean-Do passa da un iniziale sentimento di rabbia, frustrazione, panico..perchè si trova imprigionato nel suo stesso corpo, ad una quasi rinascita: si rende conto che anche se ormai è costretto a stare immobile in quello scafandro, lì dentro c’è una farfalla: ci sono i suoi pensieri, i suoi ricordi, la sua IMMAGINAZIONE!
    Qui emerge la resilienza del protagonista, rafforzata da chi gli sta vicino e lo spinge a guardare avanti: infatti con l’aiuto della logopedista, della fisioterapista e della redattrice riuscirà perfino a scrivere un libro!
    Come abbiamo visto anche nei casi di Simona Atzori e di Oscar Pistorius: nessuno dei due si lascia sopraffare dalla mancanza degli arti, anzi fanno dell’handicap la loro arma vincente!
    Il messaggio di questo film? A mio avviso è che la vita va vissuta fino in fondo, senza perdere di vista le cose più belle e importanti che essa ci regala ogni giorno; chiunque merita di vivere fino in fondo!!!!!!
    “lo scafandro e la farfalla” mi fa venire in mente un film simile, “mare dentro” del 2004, che racconta di un uomo che, a causa di un tuffo sbagliato in una parte in cui l’acqua era troppo bassa, diventa teraplegico:



    MARE DENTRO:
    Mare dentro, mare dentro
    senza peso nel fondo
    dove si avvera il sogno
    Due volontà fanno avere un desiderio nell'incontro
    il tuo sguardo, il mio sguardo
    come un' eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro
    Fino al di là del tutto
    attraverso il sangue e il midollo
    Però sempre mi sveglio
    e sempre voglio esser morto
    per restare con la mia bocca
    sempre preso nella rete dei tuoi capelli.


    (Ramon Sampedro)

    "QUANDO NON SI PUO' SCAPPARE, IMPARI A PIANGERE CON IL SORRISO SULLE LABBRA.."
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Veronica Tonia Mennillo il Sab Mag 14, 2011 11:04 am

    Avevo già visionato lo scafandro e la farfalla in passato, ma rivedendolo ho potuto constatare con più accuratezza ciò che prima non destava la mia attenzione. Ero cieco e sordo, o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità, per vedere la mia vera natura? L'introspettivo viaggio di Bauby, un giornalista quarantenne, che da un giorno all'altro si troverà a dover fare i conti con il dramma di un destino, che lo priverà di quella naturale libertà, della quale, ci si accorge della sua importanza solo nel momento in cui viene a mancare. L'uomo viene colpito da un ictus con una sindrome rara che lo rende immobile lasciando però perfettamente lucida la sua mente. Inizialmente egli percepisce un grande senso di vuoto e di incomprensione,grida,soffre e desidera solo dentro di sè, ma grazie all'aiuto della sua famiglia e di un nuovo metodo di comunicazione riesce ad esporre i suoi sentimenti e stati d'animo,attraverso il movimento della palpebra sinistra egli stringe un nuovo legame con il mondo esterno. Difficile scegliere quali scene mi hanno colpita di più, poichè alcune mi hanno turbata, altre divertita e qualcuna spaventata. E' un film tenero e struggente che affronta in pieno il tema della resilienza,ossia la capacità di uscire vincente da una situazione ostile. Pertanto il significato della farfalla contenuta all’interno dello scafandro, ossia il corpo inerte ed immobile, esce fuori ad abbracciare la natura e le persone amate dal giornalista, definendo così il suo stato attraverso tale metafora “lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare”. Da notare lo scontro etico maturato durante il film tra lo sconforto e la voglia di reagire che risulta stupefacente, infatti egli si ripromette di non compiangersi mai più e lo dimostra il suo cambiamento della visione di vita. La sofferenza insegna molto più della felicità.


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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Ester Giacobbe il Sab Mag 14, 2011 11:23 am

    Il film sottopostoci è un film molto intenso. Le scene che mi hanno più colpito sono soprattutto le iniziali in cui si vede come la menomazione possono sconvolgere la vita di un essere umano e di chi gli è accanto: mi hanno colpito, non solo il contenuto, ma anche per il tipo di ripresa e per l'utilizzo dell'audio, cercando di riprodurre il punto di vista del protagonista, personaggio più importante del film.
    Passa dalla rassegnazione, dall'orrore di vedersi alla riscoperta di se stesso e di affrontare la sua condizione. Abbiamo quindi un esempio di resilienza: con l'ausilio di un alfabeto ordinato secondo la frequenza dell'uso delle lettere, sarà in grado di "scrivere" un libro, con l'aiuto di una donna, sulla sua esperienza: redige il viaggio di un naufrago (il suo viaggio).
    Ciò che gli fa forza è quindi la sua immaginazione che gli permette di "andare dove vuole".
    Inoltre questa sua infermità gli fa comprendere ciò che vi era di sbagliato nella sua esistenza. Dal desiderio di morire passa al desiderare di vivere i suoi sogni di bambino con le sue ambizioni di adulto....
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Ida Di Turo il Sab Mag 14, 2011 2:12 pm

    Una delle scene del film " Lo scafandro e la farfalla "che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stata quella in cui il protagonista di nome Jean, si risveglia dal coma ,dovuto a un ictus..e inizia a urlare e ad agitarsi, non appena inizia a prendere coscienza di tutto ciò ..ma questo avviene nella sua mente e non fisicamente, perchè si ritrova paralizzato. Come si può non biasimare una persona che essendosi trovata in questa situazione decide di arrendersi? Tuttavia il protagonista in seguito riesce a vivere, ad andare avanti ed è qui che entra in gioco la resilienza ..ossia la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici..e la cosa fantastica è che tutto ciò avviene attraverso la sua immaginazione ..

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    16. film lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  felicialuongo il Sab Mag 14, 2011 2:25 pm

    Il film è stato davvero toccante, emozionante, riflessivo. Sicuramente è un film da vedere perchè da proprio la forza e il coraggio di reagire agli imprevisti della vita. Jean-Dominique Bauby si risveglia dopo un lungo coma, provocato da un ictus che lo paralizza dalla testa ai piedi, lasciandogli solo l'uso dell'occhio sinistro e le sue facoltà mentali, imprigionandolo all' interno del proprio corpo come se fosse in uno scafandro. Ma è precisamente da questa situazione che il protagonista grazie alla sua fervida immaginazione e alla sua grande memoria, ritrova la sua voglia di vivere e riesce ad assaporare quelle sensazioni e quei sentimenti che non era mai riuscito a provare prima. Un film che nei suoi lunghi tratti di tragicità ci spinge a riflessioni intense ricche di forti emozioni. La prima scena che mi ha colpita è quella in cui il dottore dice al paziente che è completamente paralizzato, ma oltre a ciò che gli dice maggiormente per come lo dice, in modo estremamente diretto, forte, per niente delicato e sensibile; altra scena ancor più toccante che non sono riuscita a guardare fini in fondo, tanto che ho tenuto gli occhi chiusi per qualche minuto è quando gli hanno dovuto cucire un occhio. E poi quando si è visto per la prima volta allo specchio è rimasto impressionato e voleva solo morire. Inizialmente l'unico sentimento che riusciva a provare era infatti il desiderio di morte affermando più volte:è la vita questa? Soprattutto dopo essersi visto allo specchio: che orrore, sembro uscito da un vaso di fornalina! All'inizio non si accetta e non accetta la situazione in cui si trova. Solo successivamente con l'aiuto della fonologopedista riesce a farsi forza e ad accettare il suo nuovo metodo per comunicare, attraverso il battito dell'occhio. E poi riferendosi alla moglie dice: non ci sono mai stato per lei e neanche per i miei figli, e adesso non potrò mai più rimediare. Mio padre era già desolato allora, adesso lo sarà ancora di più oggi la mia vita mi sembra soltanto un susseguirsi di fallimenti. Non deve essere facile per un padre parlare con il proprio figlio quando sa perfettamente che non gli risponderà. Dopo l'impatto traumatico iniziale con questa nuova realtà, Bauby riprende con gran fatica le comunicazioni con il mondo esterno. Lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell'anima di uscire, di comunicare, di ricordare la vita vissuta sempre più lontana e indistinta, quasi come un sogno e immaginare un ipotetico futuro, di raccontare le sue sensazioni le sue disperazioni ma anche le aspettative, le speranze e i rari momenti di felicità. Ad un certo punto Jean-Do afferma: "ho deciso di non compiangermi mai più, ho scoperto che a parte il mio occhio ho 2cose che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria. Voglio ricordarmi di me così com'ero, bello affascinante seducente". Ed è qui che entra in gioco il concetto di resilienza, cioè la capacità dell'individuo di reagire nonostante le situazioni avverse; si parla anche di una capacità di adattamento passivo, ossia la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possiamo cambiare, senza continuare a valutarle negativamente. Ma vi è anche il concetto di relazione educativa che si instaura soprattutto tra Jean-Do e la fonologopedista, che nonostante la situazione fosse grave e quindi c'erano tante difficoltà non si è arresa ed è stata di grande aiuto per Jean Do. Ogni relazione, ogni incontro umano è educativo e formativo dal momento che la relazione educativa è un prendere e dare reciproco. Famiglia e contesti razionali assumono una funzione importante. La terapista è stata per Jeand-Do una guida un punto di riferimento. In un'intervista Bauby afferma: "anche l'immobilità è fonte di gioia". In questa frase sta forse l'essenza del suo libro. Un libro scritto con la passione e la determinazione di chi scrivere non può più. L'attore più interessente rimane secondo me il protagonista stesso, d'altronde il film ci fa vedere tutto dalla sua prospettiva. I personaggi che più mi hanno colpita oltre al protagonista per i vari motivi che ho fino ad ora spiegato (la sua storia, il suo iniuziale sconforto e infine la sua forza di andare avanti) sono anche la terapista che ha preso davvero a cuore Jean Do e il suo non è stato un lavoro, ma una vera missione, una vocazione come dovrebbe essere anche per noi educatori e infine l'ex miglie che nonostante non stavano più insieme ed era anche a conoscenza della relazione di Jean-Do con un'altra donna gli è rimasta sempre accanto, addirittura una volta ha fatto da tramite in una telefonata tra l'ex marito e la sua amante. Davvero un esempio di grande amore. Non mi è invece piaciuto il comportamento dell'amante perchè proprio nel bmomento in cui Bauby aveva più bisogno di lei, non c'è stata... Gli aspetti della disabilità che troviamo sono diversi: è paralizzato, non può muiovere le braccia, le gambe, quindi non può camminare, non può parlare...Per MENOMAZIONE s'intende qualsiasi perdita o anormalità a carici di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica. Caratteristiche della menomazione sono perdite materiali o anormalità che possono essere transitorie o permanenti e comprende l'esistenza o l'evenienza di anomalie, difetti o perdite a carico di arti, tessuti o altre strutture del corpo. Quella di Jean-Do è una disabilità permanente, che ti prende tutto, ad esempio lui riesce a muovere solo un occhio. La DISABILITà è qualsiasi limitazione o perdita conseguente a menomazione della capacità di compiere un' attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano, ossia l'incapacità, conseguente alla menomazione di svolgere determinate funzioni e di assolvere particolari compiti. Jean-Do infatti non può più essere autonomo e indipendente, deve essere aiutato, ad esempio devono lavarlo, vestirlo ecc...L'HANDICAP è la difficoltà che la persona con disabilità affronta nel confronto esistenziale con gli altri, il disagio sociale che deriva da una perdita di funzioni o di capacità, la condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione o ad una disabilità che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all'età o al sesso. Inizialmente infatti Jean-Do aveva proprio un rifiuto per la sua condizione, la sua immagine tanto che non si è fatto vedere dai suoi figli, ma poi ha capito che le persone a lui acre gli volevano bene allo stesso modo anche adesso e volevano stargli vicino.c Un'ultima cosa che vorrei sottolineare è una frase di Anna Maria Murdaca: "non si devrebbe definire nessuno per sottrazione,senza perdere di umanità perchè si tratta di persone e si caratterizzano per capacità non per quello che non sanno fare- parlando di disabilità si parla di persone ("non ha, non sa fare, etc. perchè non è la carenza di alcunchè, infatti, che può contraddistinguere chiunque, ma la sua capacità di sentire, di fare, di agire e di pensare nell'unico suo modo specifico e personale").

    Rosa Vitiello

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    La forza non deriva dalle capacità fisiche, ma da una volontà indomita. (Mahatma Gandhi)

    Messaggio  Rosa Vitiello il Sab Mag 14, 2011 3:27 pm

    Nella lezione del 5 Maggio,abbiamo visto il film "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA" (le scaphandre et le papillon).
    Questo film racconta la storia di Jean-Dominique Bauby,un uomo di 43 anni, direttore della rivista "ELLE",che colpito da ictus a causa di una malattia molto rara si trova paralizzato dalla testa ai piedi,anche se la mente è perfettamente lucida e consapevole.Nonostante ciò, egli riuscirà a scrivere un libro dettando ad una redattrice col battito di un solo occhio,in cui ha raccontato il suo mondo interiore,una sorta di diario del suo viaggio nell'immobilità.Muore il 9 Maggio 1997 a causa di un arresto cardiaco.
    Il film è stato bellissimo,ma le scene che mi hanno suscitato più emozioni sono state: innanzitutto la scena iniziale del risveglio,la quale inizia simulando l'apertura degli occhi ed è tutto sfocato, la luce va e viene,quindi in un certo senso noi siamo con il protagonista,ci risvegliamo con lui e viviamo in prima persona la situazione,apprendiamo della malattia,della immobilità e in tutto il film ci accompagna la voce di Jean-Dominique,rendendoci partecipe dei suoi pensieri,stati d'animo e difficoltà.
    Le prime scene mi hanno suscitato un senso di soffocamento,come se mi sentissi imprigionata in quello scafandro,nello stesso modo in cui si sentiva il protagonista,anche perchè inizialmente pensa che i medici lo sentano,mentre si rende conto che non è la sua bocca che parla, ma è la sua mente.Quindi qui entra in gioco il tema della malattia degenerativa,infatti Bauby fu colpito dalla "LOCKED-IN SYNDROME" ( o sindrome del chiavistello,che è una condizione nella quale il paziente è cosciente ,ma non può muoversi a causa della completa paralisi di tutti i muscoli)(WIKIPEDIA), la quale porta ad una DISABILITA',cioè si intende qualsiasi limitazione o perdita conseguente a menomazione della capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano.Il disabile è una persona che è impossibilitata a svolgere le normali attività della vita quotidiana,un individuo che è affetto da disfunzioni motorie o cognitive e la disabilità può essere una condizione:TRANSITORIA,PERMANENTE,REGRESSIVA,PROGRESSIVA.Il concetto di disabilità è quasi sempre legato a quello di DIVERSITA',infatti nei confronti di queste persone si assume spesso un atteggiamento di pietismo, proviamo compassione usando spesso etichette(es.poveretto)e proprio come dice Anna Maria Murdaca,noi dobbiamo considerarle persone, che si caratterizzano per le loro capacità,non per quello che non sanno fare o che non possono fare e bisogna integrarlo all'interno della società(libro Nozioni).
    Un'altra scena che mi ha colpito è quella dove comincia a imparare il nuovo alfabeto,quindi una TECONOLOGIA AVANZATA RIABILITATIVA,che da la possibilità a persone come Bauby di poter comunicare e avere contatti con l'esterno.Questo alfabeto consiste in un ordine di lettere ,che sono disposte in base alla frequenza del loro uso e l'ortofonista Henriette legge lentamente le lettere e quando arriva alla lettera giusta il paziente sbatte la palpebra.
    Un personaggio che mi ha colpito è stata proprio l'ortofonista,anche perchè in una scena del film,quando il protagonista comincia ad entrare in contatto con l'alfabeto,lui le dice :"VOGLIO MORIRE" e lei si arrabbia molto dicendogli che ci sono persone che gli vogliono bene,ma succesivamente gli chiede scusa pr il gesto e su questo punto mi voglio riallacciare alla teoria(dal libro Nozioni pag.36) sull'argomento della relazione educativa tra educatore e educando,in quanto il futuro educatore deve trasmettere qualcosa di positivo,arricchendole di conoscenze.Deve essere necessario e fondamentale il rispetto reciproco tra i due al fine di un arricchimento reciproco,scambiandosi anche emozioni e questo legame affettivo tra i due permette alle persone in difficoltà di fidarsi,proprio come è successo a Jean -Do nel film,il quale grazie all'aiuto dell'ortofonista ha cominciato a reagire e ad evadere dallo scafandro .Qui subentra anche il concetto di CURA (pag.31 libro Nozioni),in cui bisogna aiutare la persona con deficit a ridar senso e significato alla sua personale esperienza, a ricordarsi di sè,dell'unicità della sua storia per accertarsi e convivere con la propria specialità.
    Un altro personaggio che mi ha colpito è l'uomo che era stato rapito e quando lo va a trovare in ospedale vuole cercare di aiutarlo a convivere con la sua situazione,infatti dice che lui è sopravvissuto a quella vicenda perchè si era attaccato a ciò che faceva di lui un uomo,e finisce con una frase:"DEVI ATTACCARTI ALL'UOMO CHE E' IN TE E SOPRAVVIVERE" .Una figura importante è anche Celine, la madre dei suoi figli la quale viene lasciata a causa dell'amante di lui(la quale non lo va mai a trovare)e nonostante ciò lei non lo lascia solo,anzi lo aiuta e gli sta vicino con i suoi figli,anche se assisterà ad una telefonata tra Bauby e l'amante,ma questo non gli impedirà di stargli vicino e quindi proprio per questo per Jean-Dominique è arrivato il momento di rialzarsi,cioè non si autocommisera più, ma comincia a lottare e a "vivere".
    Di grande importanza è la figura della ragazza che lo aiuta a scrivere il libro, anche con lei si instaura un ottimo rapporto,come con Henriette,e poi alla fine c'è il padre , il quale non accetta la malattia del figlio e in una telefonata gli dice:"IO SONO SCHIAVO DEL MIO APPARTAMENTO ,TU DEL TUO CORPO".Una frase di Jean-Do che mi è piaciuta è stata :"IO HO ALTRE DUE COSE CHE NON SONO PARALIZZATE,LA MIA IMMAGINAZIONE E LA MIA MEMORIA",che gli permettevano di evadere dallo scafandro immobilizzato sott'acqua,un'immagine molto suggestiva che si ripercorre spesso nel film e in questo caso la fantasia è metaforicamente intesa come una farfalla,infatti vi è una frase :"LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDI' ALLA FARFALLA DELL'ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE".Qui ci riallacciamo alla RESILIENZA , cioè la capacità di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio, mediante risorse interiori.I sinonimi della resilienza sono flessibilità,elasticità,mobilità,adattabilità, ed è la capacità di adattamento passivo, cioè riuscire ad accettare le situazioni che non possono cambiare,senza valutarle negativamente,ma imparando da esse.Connetterla alla disabilità "riporta il discorso al significato di affrontare e superare situazioni dolorose e di disagio esistenziale,ma una risorsa preziosa per la costruzione di un percorso di vita,stabile e positivo"(libro Nozioni pag.53).
    Infatti con l'aiuto di queste persone, il protagonista riesce ad adattarsi e a trasformare il suo ruolo sociale da vittima a soggetto attivo, con idee, azioni,progetti propri e di concentrarsi sui propri punti di forza superando i propri limiti.
    Concludo con una frase di Jean-Dominique:"ERO CIECO E SORDO E NON MI SERVIVA NECESSARIAMENTE LA LUCE DELL'INFERMITA' PER VEDERE LA MIA VERA NATURA".

    Rosa Vitiello

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rosa Vitiello il Sab Mag 14, 2011 3:41 pm

    RIPORTO DELLE IMMAGINI(FONTE INTERNET):







    Rosa Vitiello

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rosa Vitiello il Sab Mag 14, 2011 3:44 pm

    NAVIGANDO SU INTERNET MI HA COLPITO UNA POESIA RELATIVA ALLA VOGLIA DI REAGIRE:



    Voglia di ricominciare
    Non lasciare che il buio copra il tuo giorno.
    Apri la porta ed esci alla luce dei tuoi pensieri più belli
    Allunga il tuo passo che è diventato lento, pigro,
    passo stanco,
    di questo buio che viene a trovarti anche se indesiderato
    Fai spazio, a chi vuole vederti sereno,
    Dai al tuo viso una cornice di... voglia di esistere
    voglia di combattere,
    voglia di annullare.. la malinconia.
    Non soffocare la tua voce
    grida, urla,
    se questo serve per scacciare tutto il male che senti dentro.
    Non isolarti,
    non annullare tutti coloro che ti vogliono bene
    pensando che nulla possono fare..
    perché così non è.
    Tu sai chi sono,
    sai che con il loro amore
    possono aiutarti a vincere sul buio.

    teresamemoli

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  teresamemoli il Sab Mag 14, 2011 4:44 pm

    Questa mattina in aula abbiamo visto un film molto forte: "Lo scafandro e la farfalla". Questo narra la storia di un uomo Jean Dominique Bauby, che è baciato dalla fortuna, dal successo, direttore di una delle più prestigiose riviste di moda fin quando un giorno subisce un incidente, viene colpito da un ictus devastante. Cade in un coma profondo e al suo risveglio scopre di essere totalmente paralizzato.
    La prima scena su cui mi sono soffermata è stata quella in cui l'uomo riflette sulla sua vita, rimpiangendo di non aver trascorso abbastanza tempo con la sua famiglia. Bauby purtroppo non è il solo, ma come molte altre persone si abbandonano ai vizi della vita e non si accorgono delle meraviglie che lo circondano fin quando non le perdono o stanno per perderle.
    Jean anche se in una situazione drammatica rinasce. Rinasce in lui un nuovo uomo che impara a guardare il mondo in maniera diversa e del tutto nuova.
    Bauby è chiamato a superare una prova molto difficile: riuscire nuovamente ad accettarsi. Accettare il fatto che è paralizzato totalmente e che potrà comunicare con il mondo esterno solo mediante il suo occhio (con esso comunica si battendo le ciglia una sola volta, comunica no battendo le ciglia due volte).
    In più occasioni esprome il desiderio d morire perchè è difficile superare la prova che il destino, la vita gli ha riservato. Ma grazie all'aiuto della dottoressa, della famiglia, degli amici e di tutte le persone che anche se non fanno parte della sua vita continuano a sperare e a pregare per lui, reagisce.
    Capisce che anche se il suo corpo è paralizzato non lo sono la sua memoria (che gli permette di ricordare gli eventi che hanno caratterizzato la sua vita come gli incontri e discorsi fatti con il padre) e l'immaginazione (che gli consentirà di sopravvivere e andare avanti). E' proprio grazie all'immaginazione e alla memoria che gli consentono di liberarsi dal suo scafandro e volare via come una farfalla.
    Riesce a sentirsi nuovamente una persona e non più un prigioniero della sua malattia. Un grande aiuto gli è stato dato soprattutto dall'ortofonista che gli ha proposto un alfabeto particolare, permettendogli di comunicare con le persone e addirittura di pubblicare un libro.
    Da questa forza di volontà e da questa sua determinatezza riscontriamo la resilienza, ossia la capacità di affrontare, vincere e superare le avversità, gli eventi drammatici e riorganizzare la propria vita.
    Vorrei concludere questo commento con la frase: "Lo scafandro del corpo non ompedì alla farfalla dell'anima di comunicare". In questa viene evidenziato ciò che sostiene Murdaca. Una persona anche se si trova a lottare contro la sofferenza e la disabilità non smette mai di amare. Ciò lo riscontriamo da come parla dei suoi figli, di sua moglie, dei suoi amici, della sua vita, ma soprattutto lo riscontriamo durante la chiamata che riceve dalla sua amante che nonostante dall'incidente non l'ha più rivista continua ad amarla e continua ad aspettarla giorno dopo giorno.
    L'amore non finisce mai. Si può amare in modo diverso e forse con maggiore intensità perchè spesso è proprio davanti al dolore, alla paura della perdita che si scoprono le meraviglie della vita.

    ElenaIntignano

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  ElenaIntignano il Sab Mag 14, 2011 6:22 pm

    Lo scafandro e la farfalla è un film che racconta la storia vera di un giornalista dopo essersi risvegliato da un coma profondo,causatogli da un ictus, che ne ha deteriorato tutte le funzioni motorie,lasciandolo in una condizione che la medicina chiama sindrome locked-in.Questa sindrome detta anche sindrome del chiavistello è una condizione nella quale il paziente è cosciente e sveglio,ma non può muoversi oppure comunicare a causa della completa paralisi di tutti i muscoli volontari del corpo.Infatti il protagonista comunica attraverso il solo battito della palpebra del suo occhio sinistro:una dottoressa gli elenca,volta per volta,l'alfabeto secondo l'ordine d'uso della lingua francese e Bauty batte il ciglio al suono della lettera desiderata.E' così che scriverà il suo libro autobiografico.Dalla visione del film ho rilevato alcuni temi affrontati in aula:abbiamo studiato che è fondamentale per il superamento delle difficoltà,un progetto che miri al cambiamento,all'integrazione del soggetto in esame,ma soprattutto il modo in cui un educatore si rapporta al disabile e il sostegno della famiglia.In questo caso questi elementi li ho notati tutti,infatti ricordo che per il protagonista non è stato facile accettare la sua nuova condizione fisica;inizialmente si rifiuta di seguire i piani di riabilitazione proposti dai medici.Ricordo che le prime parole pronunciate sono state "voglio morire" e la conseguente reazione della dott.ssa,la quale si mostra infastidita e lascia la stanza sbattendo la porta.Però successivamente rientra,chiede scusa e mostra la sua disponibilità,ma ciò che mi ha colpito è la forte sensibilità,la dedizione e il lungo tempo che ella dimostra di dedicare al suo paziente purchè egli si risollevi dalla brutta situazione in cui si trova.Poi la famiglia.La famiglia ha contribuito molto nel far affrontare le situazioni di disagio,infatti la moglie,pur sapendo di essere tradita e sentendosi umiliata in alcune circostanze,ha dedicato se stessa al compagno standogli vicino.Infine l'elemento che ha segnato l'intero film è la resilienza.Nonostante le mille difficoltà e la sua condizione fisica Bauty è riuscito a scrivere un libro:si è in qualche modo accettato e ne ha tratto come vantagio una riflessione sulla sua intera vita,raccontandola nei minimi particolari con le sue stesse parole

    Rosa De Luca

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    Messaggio  Rosa De Luca il Sab Mag 14, 2011 8:27 pm

    È stato emozionante vedere in aula il film “ Lo Scafandro e la Farfalla” il cui titolo originale è “LE SCAPHANDREET LE PAPILLON”.
    Già lo avevo visto e mi ha colpito perché fa riflettere in primis sulla disabilità ma anche su tante situazioni che non possiamo prevedere e sfuggono al nostro controllo.
    La prima parte del film, si guarda in prima persona, attraverso l’occhio del malato, Jean-Dominique il quale si risveglia dal coma, e la cui voce della coscienza ci accompagna nella sua malattia, nella sua immobilità.
    Egli ci rende partecipi dei suoi pensieri, dei suoi stati d’animo, delle sue difficoltà nel comunicare col mondo esterno.
    Nella prima parte del film, mi ha colpito la scena di quando Jean-Do, inizia a dettare le parole attraverso il nuovo alfabeto e dice : “VOGLIO MORIRE”.
    Queste parole, sconvolgono l’ortofonista Henriette, provocandole una reazione molto forte che la costringe ad uscire dalla stanza.
    Per tale motivo, Jean -Do non ritornerà più sull’argomento.
    Con le sue parole, egli ci fa comprendere il suo stato emotivo, la sua disperazione nel vedere che il suo corpo è paralizzato e non potrà avere più una vita normale.
    Jean-Do dice: “Ero cieco e sordo, o mi serviva necessariamente la luce dell’infermità, per vedere la mia vera natura?
    Qui Bauby, ci rende partecipe dei suoi pensieri: da un giorno all’altro si trova a fare i conti con un dramma del destino che lo priva della libertà naturale, dell’emozione di abbracciare i suoi figli e la sua amante, la donna che lui dice di amare.
    Dell’importanza dei suoi affetti se ne accorge nel momento in cui vengono a mancare e non ha più la possibilità per rimediare ai suoi errori…
    All’inizio, il film mi ha trasmesso una sensazione claustrofobica, proprio perché Jean-Do si sentiva prigioniero in quella stanza, era immobile sul letto e medici e infermieri gli stavano addosso, a riempirlo di domande a cui rispondeva solo con la sua mente, perché in realtà non riusciva a parlare.
    Poi ad un certo punto, egli riesce ad oltrepassare le Barriere che lo opprimono, iniziando ad immaginare i posti in cui vorrebbe andare e attraverso la sua memoria, ci fa vedere la sua splendida vita precedente, fatta di lavoro, successo e belle donne. Una vita che, purtroppo si contrappone alla sua attuale triste realtà.
    L’uso della memoria e dell’immaginazione è evidente anche dalle sue parole: “Ho scoperto che a parte il mioparte il mio occhio, ho altre due cose che non sono paralizzate, la mia immaginazione e la mia memoria.
    L’immaginazione e la Memoria sono importanti poichè gli permettono di sentirsi ancora vivo.
    Una scena che mi ha colpito è quella che coinvolge l’anziano padre che parla al telefono col figlio e gli dice : “IO SONO SCHIAVO DEL MIO APPARTAMENTO E TU DEL TUO CORPO”.
    È una scena toccante, perché ho avvertito il dolore di un genitore, il quale già sofferente in vecchiaia, deve subìre un ulteriore strazio nel sapere che suo figlio è infermo e non può comunicare se non con l’aiuto dell’ortofonista che fa da tramite.
    Una scena saliente del film, è quella in cui Bauby decide di voler continuare a vivere, incominciando proprio dalla stesura del suo libro.
    Di qui le parole che mi hanno colpita: “Lo Scafandro del corpo, non impedì alla Farfalla dell’anima di uscire e comunicare”.
    Egli con l’aiuto di una redattrice del suo editore, è riuscito a scrivere un libro e in questo percorso così difficile della malattia non gli è mancato l’affetto degli amici, della sua famiglia, in particolare mi riferisco alla scena in cui la moglie di Jean-Do, Celine, fa da tramite ad una conversazione con l’amante del marito.
    Questa scena mi ha toccato profondamente come donna, perché penso che per lei non sia stato facile sopportare una situazione così imbarazzante, però l’amore per il marito le ha fatto mettere da parte l’orgoglio e anche se con le lacrime agli occhi, è riuscita a prendere parte alla conversazione.
    Ella è l’esempio di un amore puro, che non conosce confini, che ama incondizionatamente e nonostante tutto è sempre presente al fianco di suo marito e sappiamo quanto è importante il ruolo della relazione nella disabilità.
    E qui mi collego alla teoria, affermando che la Relazione nell’ambito educativo, è importante soprattutto per il legame affettivo che viene a crearsi; poiché una Relazione educativa, è vista anche come uno scambio di emozioni tra due o più persone.
    Alla base della relazione educativa, vi è la volontà di costruire un rapporto predisponendosi all’accoglienza, all’ascolto, lasciando spazio alla libertà dell’altro e costruendo, pian piano, insieme, un progetto di vita personale e originale.
    In tal senso l’educatore deve essere paziente, sensibile, attento alle diversità, accettare il pensiero divergente e soprattutto deve essere sempre pronto a mettersi in discussione e migliorarsi.
    Per quanto riguarda la Relazione educativa al Disabile, l’educatore deve prendere in considerazione la diversa situazione e mettere in atto programmi specifici per far emergere le doti, le potenzialità del disabile affinchè la relazione educativa possa dare esiti positivi.
    Ci sono ulteriori aspetti di questo film che possono essere collegati alla teoria, o meglio al libro di testo “NOZIONI INTRODUTTIVE”.
    In primo luogo, la Malattia, che è uno stato patologico per alterazione delle funzioni di un organo o di tutto l’organismo che necessita di essere curata per poter ripristinare la salute precedente.
    Il concetto di cura è visto come un atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza, a ricordarsi di sé, dell’unicità della sua storia, per accettarsi a convivere con la propria “specialità”.
    Poi troviamo la Disabilità che si riferisce a qualsiasi limitazione o perdita conseguente a menomazione della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano e può essere: transitoria, permanente, regressiva, progressiva.
    Il Disabile è una persona impossibilitata a svolgere le normali attività della vita quotidiana; un individuo affetto da disfunzioni motorie e/o cognitive; inoltre i disagi sociali possono influenzare anche la sua sfera psicologica; una persona caratterizzata dalla mancanza di una o più abilità oppure dal diverso funzionamento di una o più abilità.
    Il protagonista del film, Jean-Do è un esempio di Resilienza, ovvero attitudine di un soggetto di reagire e di affrontare situazioni di forte disagio.
    Nel caso specifico, si parla di Adattamento Passivo, ossia la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possiamo cambiare, senza continuare a valutarle negativamente, bensì imparando da esse o dedicandoci ad altro.
    Connettere la Resilienza con la disabilità, ci porta a comprendere il significato di affrontare e superare situazioni dolorose e di disagio esistenziale e rappresenta una risorsa indispensabile per la costruzione di un percorso di vita stabile e positivo.
    La Resilienza può essere favorita e fortificata dal contesto; infatti l’ambiente esterno deve riconoscere l’originalità di ogni persona e i punti di forza di ognuno così da poter promuovere il processo di Recupero.
    Tale processo può essere effettuato anche attraverso l’Ausilio di strumenti tecnologici e nel caso specifico, mi riferisco all’alfabeto utilizzato dall’ortofonista Henriette, per permettere a Jean-Do di potersi esprimere.
    Si tratta di un alfabeto particolare, in cui le lettere sono disposte in base alla frequenza del loro uso.
    Quindi le ]Tecnologie sono dette Abilitanti, quando sono in grado di abilitare nonostante una determinata disabilità in una data azione.
    La Tecnologia, si interessa di fornire a molti deficit fisici dei complementi, ossia dei veri e propri prolungamenti delle proprie funzioni e del proprio corpo.
    L’Ausilio è l’apparecchiatura, l’attrezzatura, l’accorgimento che consente di attivare o potenziare un percorso possibile di autonomia; infatti è visto come strumento per annullare il deficit e ridurre l’handicap, come strumento di empowerment.
    L’aspetto su cui vorrei soffermarmi è quello delle Relazioni, o meglio del rapporto tra personale specializzato, le persone che ruotano intorno e il disabile, nel caso preso in esame Jean-Do.
    Non si tratta medici, infermieri che svolgono il loro lavoro e basta ma seguono il malato in tutto il suo iter, lo considerano una persona viva a tutti gli effetti , non si arrendono di fronte alla malattia, lo assistono, lo difendono dai comportamaenti offensivi altrui e grazie al loro aiuto trova il coraggio di vivere.
    Il film vuole mettere in evidenza la malattia, la disabilità ma vuole farci aprire gli occhi su una realtà che spesso facciamo finta di non vedere o ci mettiamo una benda perché non ci coglie in prima persona.
    Oggi a partire dalle strutture ospedaliere, centri di riabilitazione si sente parlare di maltrattamenti, di abbandono della persona malata.
    Ci si approfitta delle persone più deboli, che non possono parlare, non si possono difendere, perché l’uomo per sua natura deve sempre sopraffare gli altri.
    Beh! Penso che dalla sofferenza si possa imparare davvero tanto…
    Credo che le cose possano cambiare, ma tutti nel nostro piccolo dobbiamo sforzarci di avere più solidarietà, più amore per il prossimo prendendo come esempio, Henriette che ha insegnato Bauby a comunicare con il mondo circostante , la redattrice che con tanta pazienza ha scritto, riletto il libro dettato da Jean-Do, la dedizione completa di una moglie che nonostante il tradimento di suo marito non lo ha mai abbandonato e gli ha sempre offerto il suo amore
    .

    Rosa De Luca

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rosa De Luca il Sab Mag 14, 2011 8:30 pm











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    .......................LO SCAFANDRO E LA FARFALLA.........................

    Messaggio  Rosa De Luca il Sab Mag 14, 2011 8:32 pm













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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rosa De Luca il Sab Mag 14, 2011 8:35 pm


    HO TROVATO DELLE POESIE E VOGLIO CONDIDERLE CO VOI

    UN DONO
    di Mahatma Gandhi

    Prendi un sorriso,
    regalalo a chi non l'ha mai avuto.
    Prendi un raggio di sole,
    fallo volare là dove regna la notte.
    Scopri una sorgente,
    fa bagnare chi vive nel fango.
    Prendi una lacrima,
    posala sul volto di chi non ha pianto.
    Prendi il coraggio,
    mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
    Scopri la vita,
    raccontala a chi non sa capirla.
    Prendi la speranza,
    e vivi nella sua luce.
    Prendi la bontà,
    e donala a chi non sa donare.
    Scopri l'amore,
    e fallo conoscere al mondo.

    Rosa De Luca

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rosa De Luca il Sab Mag 14, 2011 8:37 pm

    Un sorriso
    Un sorriso non costa niente e produce molto arricchisce chi lo riceve,
    senza impoverire chi lo da.
    Dura un solo istante,
    ma talvolta il suo ricordo è eterno.
    Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
    nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
    Crea la felicità in casa,
    è il segno tangibile dell'amicizia,
    un sorriso da riposo a chi è stanco,
    rende coraggio ai più scoraggiati,
    non può essere comprato, ne prestato, ne rubato,
    perché è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
    E se qualche volta incontrate qualcuno
    che non sa più sorridere,
    siate generoso,dategli il vostro,
    perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso
    quanto colui che non può regalarne ad altri.
    Gino Mazzella


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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  giuseppa reccia il Sab Mag 14, 2011 10:25 pm

    Il film lo scafandro e la farfalla è veramente bello,mai visto prima...Questa visione è stata molto toccante e ha suscitato in me forte emozioni.I personaggi che mi hanno colpito sono: il protagonista Baudy che fu colpito da un ictus e andò in coma profondo e rimase immobile e gli unici contatti che gli restarono furono la mente e il battere della palpebra sinistra che per lui la pelpebra gli ricorda le ali di una farfalla;mi ha colpito anche la fisioterrapista che lo aiuta a fargli compiere piccoli movimenti (perchè lui stava su una sedie a rotelle)ma anche per aiutarlo ad esprimersi.Poi adatta un sistema di lettere e lui durante l'ascolto delle lettere attraverso il battito delle palpebre poteva indicare le lettere che gli interessavano.Una frase molto bella è quella: lo scafandro del corpo non impedi' alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare,poichè lo scafandro è il suo corpo immobile e la farfalla perchè la sua mente è libera come una farfalla e quindi di ricordare i momenti della vita vissuta oramai sempre più lontana,grazie alla mente ancora vitale che può far volare i propri pensieri.La scena che più mi ha colpito ed è stata la più cruda è quando il medico dell'ospedale decide di cucirgli l'occhio destro onde evitare l'ulcerazione della cornea a causa del suo mal funzionamento. L'unico suo desiderio è di morire però grazie all'affetto dei cari e delle persone che gli sono vicine riesce ad affrontare questo disagio.E' proprio la potenzialità della resilienza che riscontriamo in questo film:l'attitudine dell'individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio attraverso l'attivazione di competenze e risorse interiori.

    Maria Rosaria Lombardi

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    lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  Maria Rosaria Lombardi il Dom Mag 15, 2011 9:42 am

    Premetto che avevo sentito parlare di questo film, ma non l avevo mai visto prima d'ora, davvero un peccato in quanto è un film che merita molto.
    Toccante, struggente, emozionante, a volte anche ironico, ci offre un grande insegnamento, quello di non arrersi di fronte agli eventi negativi della vita....
    Jean-Dominique Bauby vittima di un ictus devastante all’età di 43 anni, si ritrova intrappolato nel suo stesso corpo, da lui denominato scafandro, in grado di comunicare con il mondo esterno soltanto attraverso il battito della palpebra sinistra, mentre ancora capace di sentire, ricordare e capire, riesce a costruirsi un universo interiore per mezzo dell’immaginazione e della memoria, ribattezzate la farfalla.

    Baury, mentre è in ospedale si chiede: “Sono stato cieco e sordo o ci è voluta l’amara luce di un dramma per trovare la mia vera natura?”. Riflessione purtroppo comune nelle persone che in seguito ad una malattia, che cambia la loro vita, si interrogano sul valore dell’esistenza.

    Questo film esprime in tutto e per tutto il concetto di Resilienza, ovvero la capacità di non arrendersi di fronte agli avvenimeti avversi della vita, e bene si, Jean-Dominique Bauby non si è arreso, grazie all'amore dei familiari degli amici ha continuato a lottare, ad andare avanti a non arrendersi, lo scafandro non ha impedito alla farfalla di uscire, di comunicare, di ricordare la vita vissuta e immaginare un ipotetico futuro, di raccontare le sue sensazioni, le sue disperazioni ma anche le aspettative, le speranze e i rari momenti di felicità. “Anche l’immobilità può essere fonte di gioia”.

    Francesca Licata

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Francesca Licata il Dom Mag 15, 2011 4:35 pm

    Non avevo mai visto questo film ed è stato un piacere vederlo.
    Anche se per questioni di tempo non è stato possibile vederlo per intero e quindi non conosco ciascun fotogramma,la scena che più mi ha colpita è quella della spiaggia devo il protagonista si trova a passare del tempo con la moglie ed i suoi figli.
    Penso sia la scena più dolce,più profonda,più intima dove il padre si mostra ai figli nel suo stato con un po’ di vergogna e di rammarico per non poterli prendere più per mano,per non poter più giocare con loro,per non poter più fare il bagno con loro.
    Le speranze ed i desideri di un padre che si annullano di fronte alla realtà dei fatti,dinnanzi la cruda realtà che lo vede condizionato su una sedia a rotelle.
    È un film molto lento,credo sia stata una scelta del regista, che ci ha permesso di riflettere sulla precarietà della vita che cambia e che ci riserva risvolti mai pensati.
    Nonostante la sua condizione il protagonista Jean-Dominique Bauby è riuscito a scrivere la sua storia nell’omonimo libro “Lo scafandro e la farfalla” solo con il battito di ciglia.
    Attraverso un solo occhio Bauby è riuscito ad esprimere se stesso perché Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare .
    Una metafora breve ma incisiva che ci permette di guardare lontano mentre conosciamo meglio noi stessi,credo sia stato questo il percorso difficile,tortuoso ma vittorioso di Jean-Dominique Bauby



    Daniela Del Prete

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Daniela Del Prete il Dom Mag 15, 2011 4:44 pm

    Il film "lo scafandro e la farfalla " è tratto dalla storia vera di Jean Dominique Bauby . Questa storia è di forte impatto emotivo .
    Lo scorso anno ho visto questo film in dvd , ma non il finale .Ho interrotto la pellicola sulla scena del protagonista che dopo mesi di coma e di riabilitazione accetta di incontrare i figli in spiaggia , non ce l ho fatta ad andare avanti , condivido la frase di Jean -Do quando guardando i figli giocare , pensa che non c'è niente di peggio che perdere la possibilità di accarezzare e abbracciare i propri bambini . E' quindi condivisibile la mia reazione ,mi ero commossa tanto già per tutta la durata del film ma quel momento è stato per me troppo forte .
    Sono felice di aver rivisto questo film e di aver visto il finale . Ammetto che a distanza di un anno , le sensazioni percepite sono molto diverse , ho colto piccoli frammenti che mi erano quasi passati inosservati .Ho visto con un peso ed una luce diversa l'ortotista Durany .
    In seguito agli studi e ricerche fatte grazie a questo corso ,ho compreso tra le altre, l'importanza di tutte le figure professionali che giorno dopo giorno prestano con devozione assistenza a persone come Bauby che hanno visto in un attimo , a causa di una malattia visto sconvolgersi la loro vita .Grazie a questa donna e naturalmente alla grande forza di Bauby che la sua testimonianza a giunta a tutti noi , dandoci modo di riflettere e considerare le cose con un punto di vista differente ,è un messaggio di speranza per tutti coloro che smettono di amare la vita .
    Un film che tutti dovrebbero vedere , ti arricchisce e ti tocca nel profondo laddove latitano paura della morte , amore della vita , affetti difficili . Ma soprattutto la Capacità di un uomo "prigioniero di un corpo immobile come un palombaro nel suo scafandro " di superare le avversità e cogliere nelle tante sfumature della vita , la bellezza dei pochi attimi e delle piccole cose .
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    annadefilippo

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  annadefilippo il Dom Mag 15, 2011 8:29 pm

    Quello che mi ha colpito del film è la particolarità che da una parte descrive con precisione la condizione vissuta dal protagonista, dall'altra da voce alla sua dimensione interiore, come il protagonista sia determinato a sfuggire dallo 'scafandro' della paralisi, liberando della sua immaginazione i suoi sogni.l elemento piu importante di questo film è proprio il battito di ciglia che diventa oltre che il modo di comunicare di Bauby, anche il battito ritmico del montaggio, la ragione di vita del film stesso."
    Da subito si capisce di essere dalla parte del protagonista,ho avuto una sensazione claustrofobica di essere imprigionati in un corpo che non si muove, che non risponde, che non emette suoni, ma il pensiero c'è e si fa portavoce di quest'uomo. I personaggi che mi hanno più colpito sono stati l'ortotista H.Durany che ha sempre creduto nel paziente anche quando egli le ha detto che voleva morire ovviamente attraverso il suo modo di esprimersi;la moglie Celine che cosi affettuosa e premurosa nei suoi riguardi si trova a parlare al telofono con l’amante del marito e nonostante tutto cerca di avere un aria tranquilla anche se scossa (una donna da apprezzare) l’ altro personaggio è l'amico che rispetto agli altri era molto impacciato addirittura gli ha regalato una moto come giocattolo, però ha cercato anche di dialogare pronunciando delle lettere a cui Jeando poichè poteva muovere solo la palpebra sinistra doveva fare un battito di ciglia a quella giusta però l'amico continuava nella ripetizione delle lettere dell'alfabeto nella frequenza del loro uso non giungendo a nulla poichè non osservava il suo battito di ciglia; Le scene più belle sono i flashback che lui evoca e poi tutto d'un tratto si fermano, tornando alla sua realtà odierna.In questo film si sottolinea il concetto di RESILIENZA ovvero la capicità di un oggetto di resistere agli urti improvcvisi senza mai rompersi o spezzarsi.la resilienza puo essere rafforzata e favorita in tutti quei contesti in cui si sviluppa un sentimento di efficacia e si valorizza il sè.e il concetto di relazione educativa .. (fonte libro NOZIONI INTRODUTTIVE DI PEDAGOGIA DELLA DISABILITà) intesa come scambio tra 2 persone ovvero Bauby e la terapista.

    Citazioni piu belle:
    Ero cieco e sordo, non mi serviva necessariamente la luce dell'infermità per vedere la mia vera natura.

    Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare.
    Siamo tutti dei bambini e abbiamo bisogno di riconoscimenti.
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    Velardi Giusy

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Velardi Giusy il Dom Mag 15, 2011 8:57 pm

    " Lo scafandro e la farfalla" che dire!!è un film che tutti dovremmo vedere per capire la vita. Il film è un'esperienza toccante dal primo minuto, seguendo il suo percorso di solitudine e dolore del protagonista, un percorso intenso che ti porta a capire che la nostra esistenza non sono le cose che ci circondano,le cose materiali, ma che la vita siamo noi stessi con i nostri sentimenti e con i nostri ricordi. La storia è quella vera di Jean-Dominique Bauby, caporedattore di Elle France, un uomo in carriera circondato da donne bellissime e da una vita decisamente chic e glamour.Ma viene colpito dalla Locked-in-syndrome e la sua vita sarà completamente piegata alla malattia, paralizzato dalla testa ai piedi,ha perso l'uso della parola con la sola facoltà di battere una palpebra,quella sinistra,unico strumento che gli resta per poter comunicare col mondo esterno. Lo stato di disperazione e il senso di soffocamento iniziale, lo scafandro appunto, si schiuderanno verso la condizione di farfalla, la condizione nella quale il corpo non serve più ma a sopravvivere basta la propria anima coi ricordi, coi sogni...Jean potrà dire "sì" battendo una volta le ciglia oppure "no" battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a scrivere addirittura un libro appunto"lo scafandro e la farfalla".Ci sembra quasi di entrare nel corpo del protagonista,uno scafandro senza vitalità, per poi proiettarci nel mondo della sua fantasia, dell’immaginazione,sulle ali della farfalla del pensiero. La scena che mi ha maggiormente colpita è sicuramente quella in cui Jean accetterà di incontrare i suoi figli in spiaggia,scena in cui si legge nei suoi occhi il dolore,la sofferenza poichè nn può toccarli,abbracciarli,giocare con loro.Un film che fa riflettere sul significato della vita e sull’importanza dell’amore intenso e profondo che si prova anche per una persona che è prigioniera del proprio corpo e incapace di comunicare.Credo che questo film si riallacci al tema delle RESILIENZA,ovvero la capacità di non arrendersi dinanzi alle difficoltà,di lottare con tutte le proprie forze senza arrendersi è la capacitá di usare l´ esperienza difficile per costruire il prorpio futuro.Credo che questo film meraviglioso sia una grande lezione di vita,isnegnadoci a non arrenderci mai e soprattutto a non avere paura e che la storia di Jean possa essere un esortazione per quanti perdono la speranza ,la gioia di vivere..e soprattutto una possibilità nel vedere il senso della vita racchiuso nelle piccole cose,in pochi ma intensi attimi...

    “lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare”.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  ANNUNZIATA NATALE il Dom Mag 15, 2011 9:06 pm

    " LO SCAFANDRO DEL CORPO NON IMPEDI' ALLA FARFALLA DELL' ANIMA DI USCIRE E COMUNICARE"
    QUESTA CITAZIONE E' MOLTO PROFONDA, IN QUESTO FILM LO SCAFANDRO CORRISPONDE AL CORPO IMMOBILE DEL PROTAAGONISTA, INVECE LA FARFALLA ALL' ANIMA. QUESTO FILM SEMBRA RIASSUMERE IL CONCETTO DI UN FILOSOFO A MIO AVVISO STRAORDINARIO" SCHOPENHAUER", IL QUALE CI PARLA DI UNA VOLONTA' INTRINSECA DI VIVERE, PRESENTE IN TUTTO CIO' CHE E' VITA. EGLI INFATTI AFFERMA NOI SIAMO VOLONTA' DI VIVERE, UN IMPULSO IRRAZIONALE CHE CI SPINGE MALGRADO NOI STESSI, A VIVERE E AD AGIRE , L' AZIONE DEL CORPO NON E' ALTRO CHE VOLONTA' OGGETTIVATA, CIO' CORRISPONDEREBBE ALLA FARFALLA OVVERO IL NOSTRO IO INTERIORE CHE VA OLTRE LO SCAFANDRO IL CORPO IMMOBILE.... LA VOGLIA DI NON ARRENDERSI MA DI VIVERE VA OLTRE OGNI OSTACOLO SPESSO ANCHE CONTRO QUELLO PIU' DURO, CHE SEMBRA DEL TUTTO IMPOSSIBILE AI NOSTRI OCCHI.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  caliendo irene il Dom Mag 15, 2011 9:20 pm

    Per me guardare "lo scafandro e la farfalla" è stato molto emozionante... Vedere un uomo con una vita molto attiva essere impedito fisicamente da un incidente che lo costringe a stare su una sedia a rotelle e a perdere l'uso persino della parola. Nonostante ciò riesce a comunicare con il movimento delle palpebre e a scrivere anche il romanzo descrivendo la sua vita. Il suo corpo lo definirà scafandro cioè un contenitore da cui non si avverte nulla, invece la sua anima sarà la sua ribellione la sua voglia di uscire fuori e volare proprio come una farfalla.
    Ciò che più mi ha emozionato in questo film è stata la grinta e la voglia di combattere, che pochi nelle condizioni del protagonista hanno.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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