Stefania Lamberti il Gio Apr 07, 2011 3:30 pm
Voglio iniziare questo mio commento al laboratorio di oggi ringraziando tutti quelli che sono intervenuti per raccontare le loro esperienze. Io sono di un’altra generazione e spesso sento parlare dei giovani di oggi come di persone senza valori, sbandate, interessate solo all’immagine: ebbene, avrei voluto che stamattina qualcuno di questi ‘giudici impietosi’ avesse assistito alla lezione per ricredersi! Credo che ogni intervento meriti un commento ma non potendo dilungarmi troppo ho scelto tre interventi per motivi differenti. Innanzitutto Vincenzo Raia, al quale sono legata da un’amicizia e da un affetto speciali. Il suo intervento mi ha emozionato per il racconto emozionato ed appassionato della sua esperienza come educatore dell’Azione cattolica, iniziata all’età di quattordici anni. Credo che per i ragazzi apparsi nel video, che hanno la fortuna di averlo come educatore, Vincenzo rappresenti il lato bello della giovinezza: il suo entusiasmo, il suo altruismo, l’affetto con cui si relaziona anche con noi colleghe e la sua disponibilità sono la manifestazione concreta di quello che un giovane può dare a chi lo circonda. Proprio stamattina, prima del suo intervento, Vincenzo ha ringraziato me e le altre ragazze del nostro piccolo gruppo per la nostra amicizia: forse non immagina che siamo noi a dover ringraziare lui perché riesce a farci sentire speciali, ognuna per un motivo in particolare. Il secondo intervento di cui voglio parlare è quello di Silvia Ferante perché attraverso il racconto della sua esperienza da educatrice in una Comunità-alloggio mi ha fornito alcune informazioni circa l’ICF, che vanno ad aggiungersi a quanto appreso durante le lezioni e dallo studio dei testi della professoressa Briganti. Infatti, prima di stamattina, non avevo capito che all’interno dell’ICF viene considerata disabilità anche il nascere in contesti socio-affettivi svantaggiati e deprivati. Inoltre, non sapevo che le strutture previste per il recupero dei minori in difficoltà fossero di cinque tipi e che fossero distinte in base all’età degli ospiti. E’ stato molto bello anche leggere la poesia di Fromm, che Silvia definisce ‘il suo manifesto’ perché non la conoscevo. E poi, Anna. La sua storia, il coraggio di raccontarla, il suo essere riuscita a venire fuori da una malattia che spesso, purtroppo, conduce alla morte, mi hanno emozionato come hanno emozionato tutti i presenti. Ho pensato a sua madre, all’aiuto che le ha fornito, ho pensato ai suoi giorni trascorsi in casa, quando cacciava le amiche, e mi sono venuti in mente gli anni bui della mia depressione. Anche io ho sempre parlato con facilità dei miei problemi, senza nascondermi mai. Ed a chi mi consigliava di tacere ho sempre risposto che non dovevo vergognarmi di nulla. Credo che solo dal racconto onesto, prima di tutto con sé stessi, dei propri problemi, presenti e passati, possa nascere una consapevolezza di sé e da questa la vera forza di chi è riuscito ad uscire da situazioni difficili. Vedendo Anna durante i corsi, chiacchierando con lei a volte nelle pause, cogliendo i suoi sorrisi, non avrei mai potuto immaginare l’inferno che ha attraversato e questo, ancora una volta, mi ha confermato che è impossibile pretendere di conoscere una persona solo osservandola e che quindi è meglio esimersi dall’esprimere qualunque tipo di giudizio su chiunque. La lezione di oggi è stata più interessante di quanto credessi e spero che possano esserci altre occasioni per raccontarsi perché non mi sono mai sentita così partecipe durante una lezione universitaria.
Quanto ha detto Stefania sintetizza quanto volevo dire:
complimenti vanno a ciascuno di voi,
stavolta vorrei commentare anche io e vi ringrazio perchè ciascuno mi ha fatto riflettere a suo modo.
la docente