Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

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    cristiane iodice

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    il film che ho scelto è ''Lo scafandro e la farfalla''

    Messaggio  cristiane iodice il Lun Apr 18, 2011 4:12 pm

    Jean-Dominique Bauby
    Lo scafandro e la farfalla

    "Ha voglia di dire qualcosa alle persone che si muovono?"
    "Continuate. Ma fate attenzione a non essere divorati dalla vostra agitazione. Anche l'immobilità è fonte di gioia."

    In questa frase di Jean-Dominique Bauby sta forse l'essenza del suo libro. Un libro scritto con la passione e la determinazione di chi scrivere non può più e non può più fare nulla di ciò che la vita gli ha permesso di fare per quarantaquattro anni.
    Redattore capo della prestigiosa rivista francese "Elle", Bauby è colpito improvvisamente da quella che i medici chiamano "locked-in syndrome" (un ictus che immobilizza il corpo lasciando lucida e perfettamente consapevole la mente): una sindrome rara ed estremamente grave che lo getta in un coma profondo da cui esce dopo molti giorni completamente paralizzato. Dopo l'impatto traumatico iniziale con questa nuova realtà, Bauby riprende con gran fatica le comunicazioni con il mondo esterno. L'unica parte del suo corpo ancora "dominabile" è una palpebra, quella dell'occhio sinistro. E con quella crea un sistema di comunicazione anche complesso, un codice alfabetico che gli permette di trasmettere i suoi pensieri a chi gli sta vicino. Con l'uso di questo codice Bauby detta il suo libro a una redattrice del suo editore, Claude Mendibil, che pazientemente annota, rilegge, riscrive insieme a lui.
    Lo scafandro non ha impedito alla farfalla di uscire, di comunicare, di ricordare la vita vissuta (sempre più lontana e indistinta, quasi come un sogno) e immaginare un ipotetico futuro, di raccontare le sue sensazioni, le sue disperazioni ma anche le aspettative, le speranze e i rari momenti di felicità.


    Ero cieco e sordo, o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità, per vedere la mia vera natura?
    Ecco che cos'è "Le scaphandre et le papillon", l'introspettivo viaggio di un uomo come tanti, che da un giorno all'altro si troverà a dover fare i conti con il dramma di un destino, che lo priverà di quella naturale libertà, della quale, ci si accorge solamente nel momento in cui viene a mancare.Il tema trattato è decisamente serio, e offre molti spunti di riflessione; oltretutto, una produzione un pò più "sobria", fa sì che il prodotto non risulti eccessivamente strumentalizzato.Bravo il regista a "metaforizzare" con cura le riflessioni del protagonista, prigioniero di una vita, che gli consente di "evadere" solamente, grazie ai propri affetti e ai propri ricordi .L'inquadratura che cade più volte sulla finestra aperta, il vento che muove le tende, la luce del sole che filtra dall'esterno, rappresentano molto bene, ciò che rimane, di una libertà ormai così lontana.

    [youtube] https://www.youtube.com/watch?v=IDp0aqI--BM
    Anche se mi guardate in modo diverso, perche non vi sembro normale ''Io esisto''.
    Anche se non posso vedere io ti vedo
    Anche se non posso camminare io ti seguo
    Anche se non posso fare mille cose insieme a te, ricordati''Io esisto''
    Io vivo, io ti sento col cuore,io vivo con te se tu mi consideri parte di te.

    A volte, si ha troppa paura o è l' ignoranza, per i pregiudizi della gente, che ci comportiamo in modo errato.
    Siamo troppo presi dal benessere, dalla voglia di avere sempre di più, che ci dimentichiamo delle cose semplici, allontaniamo dalla nostra vita, ciò che secondo noi è un' ostacolo.Diventiamo egoisti, non ci importa di chi ci circonda. Solo quando ci troviamo in difficolta capiamo mille cose. come dice il protagonista del film .Ero cieco e sordo, o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità, per vedere la mia vera natura?
    Noi diamo troppo per scontato cio che ci circonda, guardiamo solo le cose effimere che per un istante ci rendono felici.perche solo quando ci si trova in situazioni gravi si capiscono mille cose., si impara ad assaporare dalla vita tutto. Ogni persona a prescindere da com'è, da quale malattia abbia, esiste ed è viva., dentro se ha un mondo una storia, anche se non sa parlare , ascoltare, guardare. Noi diciamo esseri normali, dobbiamo saper ascoltare, i pensieri di chi sta male, seguendo il loro sguardo,dobbiamo ascoltare ogni singolo battito del loro cuore, perchè esso vive, batte per ogni emozione che ci trasmettiamo.,dobbiamo parlare affinche possa ascoltare,sentire intuire che non è solo. Niente è inutile, anche se solo per un soffio di vita.














    Ultima modifica di cristiane iodice il Dom Apr 24, 2011 9:26 pm, modificato 1 volta
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    Messaggio  annapaola loffredo il Lun Apr 18, 2011 4:13 pm

    ARTICOLO DI GIORNALE!(VIOLENZA SU UN DISABILE) CORRIERE DELLA SERA

    Otto anni di abusi su un disabile, 13 arresti
    Violenze sessuali anche di gruppo su un trentenne con problemi mentali. Pregiudicati tra i fermati



    COSENZA - Hanno abusato e seviziato per anni un giovane disabile mentale, ma alla fine sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Cosenza. Si tratta di 13 persone di età compresa tra i 35 ed i 70 anni, tutti di Cosenza, alcuni pluripregiudicati. L'accusa per tutti è violenza sessuale aggravata e continuata. I provvedimenti emessi dal gip su richiesta della Procura si riferiscono ad indagini iniziate nel novembre scorso e relative a diversi episodi di sevizie e violenza sessuale consumati per mesi ai danni del giovane disabile ritardato di mente.

    DA OTTO ANNI - Gli abusi, secondo quanto si è appreso, andavano avanti da otto anni. Alcuni degli arrestati avrebbero anche sottoposto la vittima, che ha poco meno di 30 anni, a sevizie che sono state riscontrate dagli investigatori. L'inchiesta, denominata «Orchi», è iniziata sei mesi fa grazie a voci confidenziali raccolte dai carabinieri di Cosenza. Gli investigatori sono poi riusciti a creare un rapporto di fiducia con la vittima, arrivando così a risalire ai presunti autori delle violenze, alcuni dei quali sposati, ed ai luoghi in cui avvenivano.

    IL PASSA PAROLA - Dalle indagini è emerso che alcuni degli arrestati conoscevano la vittima da anni ed avrebbero iniziato ad abusarne nel 2003. Altri indagati, invece, sarebbero venuti in contatto con il giovane disabile più recentemente, circa tre anni fa, dopo una sorta di passa parola. A sei arrestati viene contestata anche l'accusa di violenza sessuale di gruppo. Tra loro vi è anche un uomo che, pur non potendo avere rapporti sessuali, avrebbe partecipato alle violenze. (con fonte Ansa)
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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  annamariaruopoli il Lun Apr 18, 2011 5:25 pm

    Il film che ho scelto è " Il mio piede sinistro" tratto da una storia vera di Cristy Brawn, appena nato è vittima di una paralisi che gli impedisce di parlare di muoversi,egli viene accettato da tutta la numerosa famiglia. Con il trascorrere degli anni Cristy sorprende i familiari per i suoi tentativi di comunicare con il piede sinistro, con il quale riesce a scrivere alcune parole e a dipingere. A 17 anni gli viene dato l'occasione di essere curato dalla dottoressa Ellieen Cole,grazie agli interventi di questi specialisti Cristy compie progressi che gli permettono di ottenere successo come pittore, per questo è fondamentale il concetto di cura inteso come emancipazione per ciò che si è e perciò che si può diventare perchè si impara a sapersi accettare e convivere con la propria specialità, tra di loro si instaura una relazione educativa in cui entrambi ricevono e danno qualcosa perchè vi è un rapporto di fiducia e di stima. La costruzione della propria identità deve avvenire in luoghi rassicuranti capaci di sviluppare le proprie potenzialità cercando i mezzi più idonei a valorizzare le differenze come risorse, ciò avviene non solo per mezzo dei medici, ma anche grazie alle persone di famiglia e ad operatori, è importante guardare alla globalità della persona che non può venire scomposta in funzioni e curata separatamente, non bisogna dimenticare che ognuno ha la propria personalità e bisogna valorizzare ogni individuo singolarmente.
    Attraverso questo film posso collegarmi alla disabilità, ossia l'incapacità di svolgere determinate funzioni o assolvere particolari compiti.
    Cristy tenta il suicidio quando il suo amico si sposa con Ellieen, la quale si era innamorato, ciò evidenzia il tema dell'handicap la difficoltà che si affronta nel confronto esistenziale con gli altri, questo termine è stato sostituito con la parola partecipazione cioè dare una maggiore attenzione alla capacità del soggetto nel coinvolgimento sociale, Cristy supera questo momento di sconforto scrivendo la sua autobiografia dove esprime le sue emozioni, i suoi sentimenti, la sua sensibilità e la sua forza di superare i disagi, evidenziando la sua grande volontà. Entusiasmata di ciò e del libro pubblicato l'infermiera Mery Carr che le è stata sempre accanto accetta di sposarlo. La storia di Cristy mi ricorda quella di Simona Atzori che nonostante non avesse gli arti superiori riuscì a danzare e a dipingere ad essere una persona felice che ama la vita che non si arrende, che crede che non esista nessun limite che possa impedire ciò che si vuole realizzare perchè il vero limite è credere che esistono limiti, mi riallaccio così al concetto di resilienza che nonostante si ha una disabilità si riesce ad uscire vincenti.
    Sia in Cristy che in Atzori si evidenzia l'importanza di non etichettare le persone per la loro disabilità, ma di vedere nel prossimo la loro voglia di vivere, di raggiungere i propri obbiettivi di crearsi un progetto di vita quindi liberarsi dal senso di percezione di impossibilità di miglioramento.
    Ognuno di noi deve credere che è sempre possibile migliorare quindi salire con impegno e caparbietà a un gradino sempre più in alto perchè nulla è impossibile!!

    https://www.youtube.com/watch?v=nVzJVNmeim4
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    raffaella

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  raffaella il Lun Apr 18, 2011 5:39 pm

    Il film che ho scelto si chiama LO SCAFANDRO E LA FARFALLA.Il protagonista è un uomo,Jean Dominique Bauby e la sua è una storia vera,già oggetto di un libro di grande successo.Al centro dei fatti un uomo baciato dal successo fino a un certo punto della vita:direttore di una delle riviste di moda più prestigiose,ricco, affascinante,pieno di donne bellissime,è al culmine della sua fortuna quando viene colpito a soli 42 anni ,da un ictus devastante.Caduto in coma scopre al risveglio di essere totalmente paralizzato;solo il cervello continua la sua attività,ma è prigioniero di un corpo immobile.A tal proposito occorre soffermarsi sul tema della DISABILITA',intesa come l'incapacità di svolgere determinate funzioni e di assolvere particolari compiti nel modo e nell'ampiezza considerati normali per un individuo.La diversità,infatti in qualsiasi forma si estrinsechi,porta alla collocazione di certe persone in determinate categorie.Questi meccanismi di esclusione e svalutazione inducono le persone che ne sono vittima ad interiorizzare sentimenti di inferiorità e inadeguatezza,che possono portare all'autosvalutazione e all'autoesclusione, come in questo caso,dove Jean stanco della malattia che lo ha trasformato da un perfetto edonista ad un tronco immobile con la bocca storia e l'occhio cucito e il resto del fisico sordo ad ogni emozione, tenta il suicidio.Poi lentamente Jean esce dall'autocommiserazione , scopre che può ricordare e immaginare di tutto,perchè la mente è ancora libera e vitale.Con un enorme sforzo , l'aiuto dei dottori,amici ,affetti,servendosi del battito delle ciglia dell'occhio rimastogli,riesce a comunicare giorno per giorno a una paziente collaboratrice le sue memorie e solo due anni prima della sua morte pubblica la sua biografia... Sad
    Il significato che posso attribuire a questo film meraviglioso,come tanti altri è proprio il fatto di essere lui,che nella seconda fase della sua vita può essere paragonato allo scafandro,trovatosi all'improvviso immobile e impotente da agire,ma interiormante è una farfalla che si libera dai suoi pensieri attraverso l'immaginazione e la fantasia... bounce

    Raffaella Sciaudone

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    raffaella

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  raffaella il Lun Apr 18, 2011 6:08 pm

    La sofferenza insegna molto piu della felicità....



    "Godi delle piccole cose,perchè un giorno ti guarderai indietro e ti accorgerai di quanto erano grandi"


    A volte dimentichiamo di quanto siamo vulnerabili.L'infermità aiuta a trovare il proprio baratro..

    Il film è quanto di più spettacolare si possa immaginare,ma proprio per questo colpisce in maniera indelebile la fantasia (e l'emozione)dello spettatore. IL CORRIRE DELLA SERA



    MI SCUSO SE SONO IO A SCRIVERE I DIVERSI COMMENTI MA NON RIESCO A SCARICARLE SUL FORUM
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    Adriana Moscatiello

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Adriana Moscatiello il Lun Apr 18, 2011 6:25 pm

    Di fronte a questo laboratorio ho deciso di commentare un film che rappresenTa a pieno titolo quello che è il fenomeno della disabilità, ovvero un film di Mirko Locotelli intitolato " Come prima , che racconta la storia di Marco, un 17enne che fino a quel momento aveva vissuto come tanti altri suoi coetanei la sua vita, circondato da amici e parenti. Un brutto giorno però a causa di un' incidente stradale diventa tetraplegico: La tetraplegia è un disturbo del movimento e della sensibilità a livello dei quattro arti (superiori e inferiori). Da li la sua vita cambia TOTALMENTE, ma nonostante gli sgomenti, gli episodi spiacevoli e le difficoltà, Andrea capirà che varrà la pena di lottare e di crescere, con la sua famiglia e i suoi amici.
    Questo film come ho gia detto prima apre le porte al tema della disabilità, un termine che associato a menomazione ed handicap fa tanta confusione; è per qesto che negli anni 20 l'OMS ( organizzazione mondiale della sanità) ha diffuso vari manuali con lo scopo Di fornire un quadro ampio e dettagliato delle diverse tipologie di handicap e di dare informazione per lavorare al meglio. Uno dei primi è quello che risale al 1980 ovvero l' ICIDH ( l'international classification of impairments, disabilities and handicaps) , dove l'obiettivo principale di questo scritto è fare chiarezza terminologica ma soprattutto analizzare le conseguenze associate alle menomazioni. All'interno di esso i termini di Menomazione,disabilità e handicap saranno sostituiti con Menomazione, abilità, e partecipazione, al fine di un pieno COINVOLGIMENTO sociale. Menomazione è perdita o anormalità che può essere transitoria o permanente, ed in genere vengono divise in 4 categorie: motorio, uditive, visive, organiche; quando si riscontrano menomazioni si cerca di chiarire la natura dei danni.
    Disabilità: Limitazione o perdita conseguente ad una menomazione delle capacità di svolgere attività, ovvero l'essere INCAPACE di svolgere determinate funzioni e compiti considerati NORMALI.
    Handicap: Come conseguenza di una menomazione o di una disabilità ci troviamo di fronte all'Handicap, come siituazione di svantaggio di una determinata persona che limita o impesce la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente PROPRIO di una persona. Come abbiamo potuto vedere in molte occasioni deficit ed handicap vengono assimilti perchè il DEFICIT è una mancanza a livello fisico o intellettivo che sfocia in HANDICAP cioè la somma dei deficit e delle sue conseguenze a livello sociale.
    Nel 2001 l' OMS ha proposto L' ICF ( classificazione internazione del funzionamento della disabiltà e della salute) dove propone una definizione del concetto di Disabilità: LA DISABILITà è UNA CONDIZIONE DI SALUTE DERIVATA DA UN CONTESTO SFAVOREVOLE, che di conseguenza non classifica più le malattie ma le componenti della salute, intese come punti di forza per la qualità della vita della persona, si descrive cioè la situazione di ciascuno individuo caraterizzato da queste differenze.
    LE PERSONE DISABILI NON SONO INABILI MA SOLAMENTE MENO O DIVERSAMENTE ABILI.
    Questa consapevolezza ci permette di analizzare le situazioni e il contesto reale nei quali ci relazioniamo con gli altri e di trovare le migliori modalità per favorire l'accettazione della persona diversamente abile come individuo originale, con cui è comunque possibile comunicare ed interagire nel rispetto delle identità reciproche. Inoltre da qui è possibile iniziare a costruire progetti educativi, soprattutto per i bambini, per creare delle vere e proprie SITUAZIONE EDUCATIVE, con l'obiettivo di ridurre l'HANDICAP, cercando di individuare ostacoli e barriere ed intervenire per rimuoverle, completamente o in parte, introducendo un cambiamento. Un'altro elemento di sfondo sociale che determina un particolare punto di vista nell'interpretazione della realtà è quello dell'educatore in qualità di osservatore e di mediatore che ha la responsabilità di leggere e interpretare la realtà e quindi proporre e creare un contesto capace di accogliere ed integrare quella particolare caratteristica oppure una persona " Differente ". Vorrei inoltre aggiungere che da questo film possiamo riscontrare poi dei comportamenti che avvengono realmente a persone disabili, infatti la deformazione fisica di una persona mette in discussione l'idea di INTEGRITA', la nostra stessa essenza di persone VIVE. Tutto questo ci serve per capire che l'altro da noi è comunque un problema nostro, infatti la consapevolezza dell'esistenza di questo disagio ci aiuta ad accogliere il disagio del deficit come un fatto normale, da non colpevolizzare, e a ricercare il modo migliore per rapportarsi ad esso. In questo senso diventa importante l'informazione sul deficit, conoscere il suo funzionamento non per allontanare ed etichettare ma per riuscire a comunicare e rapportarsi con la situazione e quindi saper cosa fare concretamente.

    mariacantice

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    Messaggio  mariacantice il Lun Apr 18, 2011 6:26 pm

    Quando ho letto la richiesta della prof.essa subito mi è venuto in mente il film che vidi al liceo ovvero "L'ottavo giorno", un film molto emozionante a mio parere. Il film racconta la storia dell'incontro tra "un diverso", un dawn, ed un "normale". Harry, stimato docente di formazione aziendale, cura la preparazione degli addetti alle vendite, sintetizzandone il comportamento ottimale in tre regole: sorriso e attenzione al cliente, ottimismo, decisione. All'uscita da un suo servizio, quasi dimentica che è il "suo giorno" di marito separato per avere le sue bambine. Quando arriva alla stazione dove aveva promesso alla moglie Julie di recarsi a prenderle, le bambine non ci sono più e costei, in tono comprensibilmente indignato e gelido, gli fa sapere al telefono che sono tornate a casa. Mentre riflette su quella sua giornata estenuante, al volante della propria automobile in piena notte, Harry è preso da un colpo di sonno e provoca un incidente che lo fa tornare di colpo in sé. Ha investito un cane e subito si fa avanti il suo presunto padrone, Georges, un giovane dawn smarrito e farneticante, fuggito dall'Istituto in cui è stato relegato dopo la morte della madre. Harry è costretto suo malgrado ad occuparsene e lo porta al primo posto di polizia, dove s'imbatte in pretesti burocratici da parte dell'unico agente in servizio in quell'ora notturna: non gli resta che portarlo nel proprio alloggio di "single" forzato e offrirgli l'unico letto disponibile, il suo. Andati a vuoto i numerosi tentativi di disfarsi di Georges, per il quale pur sente compassione e simpatia, restituendolo a qualcuno dei suoi o all'Istituto, Harry non può far altro che dividere con lui il proprio ruolo di "perdente", rifiutato perfino della sue piccole figlie. Finché, dovendosi assentare un momento dall'automobile in cui lo ha lasciato, per i suoi impegni di lavoro, non trova più Georges che è salito sulla terrazza dello stabile, si è rimpinzato di cioccolato - verso il quale ha una pericolosa allergia - ha perduto l'equilibrio ed è precipitato giù.

    L'ottavo giorno è quello in cui Dio creò "loro, i diversi, a metà tra gli angeli e gli umani".


    Questo film tratta i punti salienti dell'handicap e dell'emarginazione. L'emarginazione è uno status o una condizione di esclusione dai rapporti sociali e può giungere fino alla negazione dei diritti civili. Il trauma del rifiuto nel film è vissuto frequentemente da George a causa del suo handicap e per questo motivo sogna spesso la mamma che veglia su di lui anche dall'al di là. Ma l'emarginazione non la riscontriamo solamente nella persona con un handicap ma anche in una persona "normale" infatti nel film vediamo che Harry viene emarginato dalla sua famiglia. Il tema dell'emarginazione è molto discusso poiché vediamo molto spesso persone emarginate dalla società solamente perché per loro sono diversi. Credo che più si va avanti e più questo tema non potrà mai mettere la parola fine specialmente se in una società troviamo persone con dei limiti di pensiero.
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    forrest gump

    Messaggio  alessia longano il Lun Apr 18, 2011 6:54 pm

    il film che ho scelto è FORREST GUMP. il protagonista, forrest, inizia a narrare il suo racconto seduto su una panchina alla fermata dell'autobus. è forrest gump un personaggio BORDER LINE , non tanto per il suo quoziente intellettivo, quanto per il suo rapporto fiducioso con un mondo che sin da bambino fa di tutto per relegarlo nell'ambito del diverso. forrest all'inizio non viene ammesso alla scuola pubblica a causa del suo Q.I ,ma la madre riesce a farlo ammettere. il suo primo giorno di scuola incontra jenny unica amica e suo unico amore.il loro rapporto di amicizia è molto profondo. forrest,grazie alle sue abilità nel correre, riceve una borsa di studio e viene ammesso al college. qui le loro vite prendono strade diverse.nonostante la lontananza lui non riusciva a dimenticarla. un giorno jenny si presenta da lui e gli dimostra il suo amore, ma il giorno dopo scappa .3 anni dopo gli arriva una sua lettera ,dove invita lui ad andare da lei.forrest ci va di corsa .
    mi sono dilungata molto sulla trama perchè questo è un film che io amo tanto.la cosa che riesce a farmi commuovere ogni volta è la parte finale, quando lui scopre di essere diventato padre ed ha paura che il figlio sia "diverso" come lui. ogni volta che vedo questo film mi rendo sempre più conto che nella vita non bisogna fermarsi alle apparenze,ma bisogna conoscere una persona fino in fondo. forrest è stato un bambino che ,nonostante gli ostacoli, ha saputo coltivare l'amore per la sua donna e soprattutto ha avuto la forza di imparare cose nuove come ad esempio giocare a ping-pong.ciò che vorrei cambiare è l'idea negativa di molte persone nei confronti dei "diversi". non bisogna considerarli fuori dalla socirtà ma bisogna farli sentire parte integrante del sistema sociale. anche loro come noi hanno diritto ad una vita normale e non devono sentirsi a disagio
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    ivana cannavale

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  ivana cannavale il Lun Apr 18, 2011 6:55 pm

    https://www.youtube.com/watch?v=63JmCxkjpIE(viaggio a kandahar le protesi)CRITICA a cura di Nicole Braida: Nafas, dopo anni lontano dal suo paese vi fa ritorno, alla ricerca della sorella, rimasta in Afghanistan, che nella sua ultima lettera l’aveva avvisata del suo prossimo suicidio, il giorno dell’imminente eclisse.

    Inizia il viaggio verso Kandahar attraverso il paesaggio desertico, attraverso i colori un po’ sbiaditi dal sole dei burqa, attraverso l’Afghanistan controllato dai Taliban, dove le donne hanno perso i loro diritti. Nessuna donna puo’ viaggiare da sola, né con un uomo a meno che non sia suo marito. Impercettibile violenza psicologica che divide queste donne dal mondo reale, attraverso il filtro della retina dei loro burqa. Violenza sui bambini, privati della loro libertà: nella scuola islamica i piccoli studiosi delle sacre scritture rispondono al Mullah che chiede loro “Che cos’è la spada? Che cos’è un kalashnikov?”… “Elimina i malvagi dalla società, punisce i miscredenti dando loro la morte”, questa è la risposta, da ripetere, sempre la stessa , recitata come il Corano.

    Le donne, “le teste nere”, non hanno pace nel loro paese, fuggono verso un futuro migliore, in molti scappano abbandonando la loro patria verso l’Iran. Ciò che rimane, per chi rimane, è la speranza. Questa è per le vittime mutilate dalle mine un paio di gambe nuove, una protesi che arriva magnificamente e provvidenzialmente agganciata ad un paracadute dal cielo, è un tozzo di pane per chi è affamato, è il giorno in cui potrà essere guardata, per ogni donna.
    In Afghanistan ogni cinque minuti qualcuno muore, che sia per la guerra, per la carestia o la siccità, la vera realtà è che nemmeno Nafas sa come ridonare alla sorella la voglia di vivere. Scappare forse non serve.

    Anche in Iran la situazione non è di certo così rosea, per la riuscita del film, che qui vi è girato, il regista Mohsen Makhmalbaf ha dovuto scontrarsi con questioni burocratiche, e ancor di più con preconcetti culturali, per convincere la popolazione di afghani che risiedono sul confine con la loro vera patria, semplicemente a lasciarsi riprendere dalle telecamere. E la storia è ispirata dall’attrice stessa che anni prima aveva chiesto al regista aiuto per entrare in Afghanistan dove voleva salvare una sua amica, rassegnata e disperata a tal punto che stava meditando il suicidio.

    Niloufar Pazira, questo il vero nome della protagonista, la quale lavora come giornalista in Canada non solo nella finzione ma anche nella realtà quotidiana, racconta come indossare il burqa per questo film le abbia provocato un falso senso di sicurezza che progressivamente puo’ diventare psicologica dipendenza, una sorta di maschera che sembra proteggere, ma in realtà allontana, rende estranee, vittime di una “violenza velata”. Nicole Braida

    https://www.youtube.com/watch?v=3xmf_kt-Ds8(mare dentro scena finale)ANNO: Spagna 2004

    GENERE: Drammatico

    REGIA: Alejandro Amenabar

    CAST: Javier Bardem, Lola Duenas, Belen Rueda, Mabel Rivera, Celso Bugallo, Clara Segura, Joan Dalmau, Alberto Jimenez, Tamar Novas, Francesc Garrido, Alberto Amarilla, Jose' Maria Pou.

    DURATA: 125 '

    TRAMA: Ramon (Javier Bardem) è rimasto costretto a letto per trenta anni, accudito dalla sua famiglia. La finestra della sua stanza è la sua unica finestra sul mondo, la vista è su quel mare che ha solcato così spesso; quel mare nel quale ha avuto l'incidente che ha troncato la sua giovinezza. Da allora, il suo unico desiderio è quello di metter fine alla sua vita in maniera dignitosa. Il suo mondo viene messo a soqquadro dall'arrivo di due donne: Julia (Belen Rueda), l'avvocato che lo appoggia nella sua battaglia per terminare la vita nel modo che gli sembra più appropriato, e Rosa (Lola Duenas), una donna del paese, che cerca di convincerlo che dopo tutto è meglio continuare a vivere. Entrambe le donne vengono sopraffatte dalla personalità accattivante di Ramon, e si trovano a doversi interrogare su tutti i principi che fino a quel momento hanno regolato le loro vite. Ramon sa solamente che qualcuno che lo ama veramente lo aiuterà ad affrontare meglio il suo ultimo viaggio...


    [i]HO CONOSCIUTO TALI FILM GRAZIE AD UN PERCORSO DI CINEFORUM FATTO ALLE SUPERIORI,DUNQUE UN BEL Pò DI TEMPO FA.CHI SI ASPETTAVA CHE LI RICORDASSI ANCORA DOPO COSì TANTO TEMPO?!INFATTI CREDO SE UNA COSA FATTA CON IL CUORE E PER BENE RESTA DENTRO TE PER SEMPRE E TI ACCOMPAGNI IN QUALSIASI PERCORSO.PERCHè PROPRIO QUESTI?
    LI HO SCELTI IN QUANTO TRATTANO DI TEMATICHE A NOI VICINE SIA A LIVELLO UMANO CHE DI STUDI.
    IL PRIMO TRATTA PIù TEMATICHE A MIO AVVISO OSSIA:LA DISUGUAGLIANZA DI GENERE, LE TECNOLOGIE INTEGRATIVE ...CHE TROVIAMO BEN DESCRITTE NEL 1 E NEL 4-5 CAPITOLO DEL TESTO CORPO,TECNOLOGIE E DISABILITà.
    PER QUANTO RIGUARDA IL SECONDO ALRETTANTO INTERESSANTE GRAZIE ALLE TEMATICHE TRATTATE CIOè QUELLA DELLA RESILIENZA(CAPACITà DI SUPERARE SITUAZIONI AVVERSE)IN UNA PRIMA PARTE DEL FILM E SUCCESSIVAMENTE QUELLA DELL'EUTANASIA(BUONA MORTE) PRIMI ARGOMENTI AFFRONTATI INSIEME.
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    Stefania Lamberti

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    Messaggio  Stefania Lamberti il Lun Apr 18, 2011 7:05 pm

    Il film che ho scelto per questa mia riflessione è “Il mio piede sinistro” di Jim Sheridan (Gran Bretagna 1989; con Daniel Day-Lewis). La pellicola, ambientata nella Dublino degli anni '30, è stata tratta dall'omonima autobiografia dello scrittore e pittore irlandese Christy Brown. Poco dopo la nascita, Christy è vittima di una paralisi celebrale che gli impedisce di parlare e di muoversi. L'unica parte del corpo che Christy può utilizzare a pieno è il suo piede sinistro. Nonostante questa grave disabilità Christy viene accettato dalla sua modesta famiglia di origine e la madre, sebbene i medici le dicano che Cristy ha scarse probabilità di sopravvivenza in un ambiente domestico e andrebbe ricoverato in un ospedale specialistico, non si arrende e lotta con tutte le sue forze per dare a Christy una vita normale. Per cinque lunghi anni infatti la madre continuerà a rivolgersi a Christy, a mostrargli i gioccatoli dei suoi dodici fratellini, ad invitarlo a pronunciare qualche parolina, ma Christy rimane muto, impassibile, fino al giorno in cui afferra un gessetto del fratello con il suo piede sinistro e traccia uno scarabocchio. In seguito, grazie alle cure ed all'amore della madre, scrive la lettera A. Questo è il giorno in cui la vita di Christy cambia, il 'piede sinistro' lo porterà lontano, nell'alveo degli autori contemporanei: scriverà infatti la sua autobiografia, che poi confluirà in un romanzo, unitamente ad altri romanzi e ad una raccolta di poesie. Questo film mi è rimasto impresso da quando l'ho visto la prima volta, anni fa, ma allora non avevo gli strumenti necessari per capire cosa fosse la resilienza. Inoltre credo sia utile riflettere sulla storia di Christy Brown perchè è una storia vera, accaduta in una famiglia molto povera, in un'epoca dove non erano tanto diffuse le informazioni sulla psiche dei fanciulli, che anzi proprio in quegli anni prendevano corpo. La psicologia cognitivista infatti è nata in quegli anni, intorno agli anni '40 del 900, e successivamente si è diffusa tra le persone comuni: la madre di Christy quindi non aveva medici o specialisti a cui rivolgersi né teorie a cui ispirarsi per capire che il primo passo affinchè suo figlio avesse una vita normale era da percorrere proprio partendo dalla sua capacità di madre di accettare come figlio una persona con una grave disabilità. Inoltre, e quseto è un particolare non trascurabile, Christy era nato in una famiglia molto povera quindi non poteva neanche permettersi le cure migliori. Ma l'amore di una madre fa miracoli e credo che la vita di Christy, così come lui l'ha vissuta, sia un vero e proprio miracolo di resilienza. Per dirla con Canevaro, (“Bambini che sopravvivono alla guerra”) la resilienza è “la capacità non tanto di resistere alle deformazioni, quanto di capire come possano essere ripristinate le proprie condizioni di conoscenza ampia, scoprendo uno spazio al di là di quello delle invasioni, scoprendo una dimensione che renda possibile la propria struttura”. Dunque la resilienza non è solo resistere ma saper 'riorganizzare la propria vita dopo un evento traumatico, senza perdere la propria umanità'. La storia di Christy, come quella della Atzori o di Jean Dominique Bauby(film “Lo scafandro e la farfalla”), dimostrano infatti che la tenacia, la forza d'animo, la capacità di saper ironizzare sulle nostre disgrazie, sono insite nella natura umana e, se adeguatamente coltivate, sono in grado di starvolgere anche le più nere previsioni. In tutte e tre le storie citate, infatti, nessuno avrebbe potuto immaginare che la Atzori sarebbe diventata la strordinaria ballerina che è, che Bauby avrebbe saputo reagire alla paralisi senza abbandonarsi alla disperazione o che Christy Brown avrebbe non solo scritto con il suo piede sinistro ma che questi libri da lui scritti sarebbero stati tradotti in tutto il mondo. Credo però, come accennai dopo la proiezione del video della Atzori, che nella propria capacità di resilienza sia fondamentale l'amore dei genitori. Se infatti, secondo l'ICF, 'la disabilità è una condizione di salute derivata da un contesto sfavorevole', sotto la dicitura contesto sfavorevole debbano essere intese anche tutte quelle situazioni in cui la relazione del bambino con i suoi genitori è manchevole, perchè sfuggente o, in alcuni casi, abusante. Anche nella storia di Christy Brown, come dalle parole della Atzori, emerge chiaramente la presenza positiva della famiglia. La madre di Christy Brown, nei momenti di disperazione del figlio, soleva ripetergli: “Se tu ti sei arreso, io no”. Nella checklist della Classificazione internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, emerge chiaramente una categoria che è quella a cui mi riferisco: i fattori contestuali – cito testualmente dal testo 'Nozioni introduttive' della professoressa Briganti – vale a dire l'influenza positiva o negativa che l'ambiente in cui vive la persona può avere sul funzionamento stesso della persona. Dunque, esiste un'influenza negativa ma, allo stesso tempo, c'è anche un'influenza positiva. Ma, accanto alla famiglia, ci sono la società ed il contesto lavorativo. E' fondamentale quindi che la società sia in grado di accogliere le persone con disabilità, fornendo loro la possibilità di esprimersi senza trasformare il deficit in handicap, ma è al tempo stesso molto importante che le persone che vivono accanto ad una persona con disabilità imparino a guardarla con gli stessi occhi con cui guardano il mondo, senza cedere a quegli atteggiamenti di pietismo che sottendono una presupposta superiorità. Come sottolinea la Murdaca, la persona con disabilità va considerata tenendo presente la sua complessità, che è esattamente la complessità insita in ogni essere umano. L'autrice infatti parla di inclusione e inserimento, di cura e relazione educativa e di paradigma del benessere: si tratta di categorie che vengono prese in considerazione anche nel caso di persone che non hanno nessuna disabilità. Infatti, prosegue la Murdaca, bisogna analizzare non solo i temi legati al funzionamento, comportamento o assistenza della persona con disabilità ma anche riconoscere la persona in evoluzione e colta nella sua dimensione olistica, che può essere disorganizzata da errate interazioni tra sistema biologico, psicologico, intellettivo, affettivo, relazionale e sociale. (dal testo Nozioni introduttive della professoressa Briganti). Inoltre, come studiato in psicologia dei processi cognitivi e nell'ambito della prevenzione della devianza, non va dimenticato il fenomeno studiato da Mailloux e denominato precoce identificazione negativa: se ad un bambino, con disabilità o senza, i genitori ripetono fin dai primi anni di vita che è un buono a nullo, questo adotterà una condotta tale da confermare quello che è il nostro giudizio. Dunque se non riusciamo ad accettare una persona disabile ma continuiamo a provare pietà per lei, la giudichiamo incapace di compiere determinate azioni e la cristallizziamo in un'immagine fissa, difficilmente le daremo la forza per scoprire le straordinarie capacità di resilienza che risiedono nell'animo umano.



    https://www.youtube.com/watch?v=_hk1CccwOA0&playnext=1&list=PL53F9395246047C79
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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  annapiro il Lun Apr 18, 2011 7:17 pm

    Il film scelto è l’autobiografia del grande musicista soul, “Rey Charles”.
    Rey diventa non vedente a soli 7 anni,ed inizia a vedere il mondo in modi che nessuno poteva immaginare,grazie alla passione per la musica si afferma come cantante,musicista,delle generazioni degli anni 50,è famoso in tutto il mondo non solo per la sua straordinaria passione ma è anche simbolo di riconciliazione dopo i conflitti per l’ottenimento dei diritti civili,allora negati alle persone di colore,canto’ Georgia davanti all’assemblea generale della Georgia,che adottò il brano come canzone ufficiale dello stato. infine il superamento con grande forza senza aiuti di farmaci ma solo con tutta la forza d’animo che lui ha avuto nella dipendenza da eroina,la disintossicazione gli evitò l’arresto.
    questo film concilia 2 argomenti fondamentali approfonditi nel corso:
    -la resilienza
    -emarginazione,architettonica,culturale,fisica e il superamento dei termini.
    Nella parte generale il termine resilienza,consiste in una persona che vince le sue difficoltà,è insegnante ed esempio di vita!Rey è riuscito non solo ad affermarsi come musicista ma soprattutto come persona nel film ho visto un uomo che andava oltre il vedere lui,vedeva ascoltando,cose che noi come dimostra in una scena del film non vediamo perché il particolare delle cose bella della vita ci sfugge,è uscito come uomo vincente dall’eroina,dimostrando di non essere un debole!
    Durante il film Rey ha dei flesh beck che lo riportano alla fanciullezza,la madre non potendo aiutarlo lo iscrive ad una scuola per non vedenti ,e lui essendo piccolo aveva paura di affrontare da solo la vita senza la madre,il particolare è stato quando la madre lo ha rimproverato perché non vuole che lui da grande diventi uno “storpio”,questa frase mi ha fatto riflettere su come ad oggi sia cambiata la definizione del disabile, prima il disabile era visto come il parassita della società,colui che per vivere elemosinava,oggi il superamento è avvenuto soprattutto con ICF,in quanto la disabilità è una condizione di salute derivata da un contesto sfavorevole,definendo lo svantaggio non più alla persona stessa ma al contesto,ma tale svantaggio è come cita Murdaca ,una condizione di hendicap,definita dalle barriere architettoniche,ma soprattutto mentali e sociali,che emarginano chi ha una menomazione e lo rendono disabile completamente,come nel film il non credere inizialmente nelle abilità di una persona non vedente,ma si vede solo la sua disabilità,e non solo l’emarginazione di un talento solo per il colore della pelle,diminuendo queste barriere costruite su preconcetti che limitano l’uomo nel vedere l’abilità,più della sua disabilità,diminuirà la disabilità di una persona che vuol essere indipendente ma soprattutto libera,l’integrazione è un processo continuo non un punto d’arrivo!!!!
    Un film bellissimo che grazie all’apprendimento del corso l’ho rivisto con maggior passione……
    http://www.film.tv.it/film/27650/ray/trailer/
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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  martina il Lun Apr 18, 2011 8:01 pm

    Il film che ho scelto è "Rosso come il cielo".Mirco è un bambino di dieci anni che purtroppo perde la vista a causa di un colpo partito da un vecchio fucile con cui stava giocando. I genitori sono costretti ad andare in un istituto a Genova , per i non vedenti e qui incontra Don Giulio e altri coetanei , tutti non vedenti; in particolare stringe amicizia con Felice che è non vedente dalla nascita a differenza di Mirco, che sa come sono i colori , gli uccelli , le piante , il cielo , e cerca di raccontare a Felice portandoi degli esempi pratici. Tutto questo grazie ai cinque sensi.
    Infatti una frase importante e significativa di questo film è detta da Don Giulio in aula durante una lezione : "Hai cinque sensi Mirco, perchè vuoi usare solo uno? ". Infatti Don Giulio fa l'esempio del musicista che quando suona ha gli occhi chiusi proprio per sentire l'intensità della musica.
    Così Mirco , per mezzo di un vecchio registratore a bobine , compone delle vere e proprie storie sonore , fatte sole di rumori . Egli registra il ticchettio dell'acqua , il rumore delle pentole , il soffiare nella bottiglia , il camminare scalzi sulle foglie. Ma tutte queste inziative vengono ostacolate dagli istitutori non vedendo di buon occhio la passione di Mirco e tentano in ogni modo di porre fine al suo hobby, ma soltanto grazie alla sua determinazione e anche all'appoggio degli amici riesce a mettere in scena la sua favola sonora di fronte ad un pubblico di genitori bendati.
    Ho deciso questo film perchè anche noi in una delle lezioni con la Prof. Brigante , siamo state bendate ad ascoltare le poesie lette proprio da lei, e anch'io come immagino i genitori di questi bambini ho provato belle sensazioni . Questo ci fa capire che le persone disabili non sono persone diverse o lontane da noi,ma anche loro hanno un cuore hanno emozioni da dare. Qui possiamo introdurre uno dei concetti principali del nostro corso: la Resilenza cioè saper resistere ed essere forti di fronte agli impresvisti della vita;come ci fa capire il protagonista principale che nonostante le difficoltà porta a termine i suoi obiettivi.
    Bastano queste osservazioni per far capire quanto il sonoro e i cinque sensi siano importanti per bambini non vedenti. Questo vuole insegnarci come l'handicap fisico possa diventare , davvero , e non solo una diversa abilità.
    Questa storia realmente accaduta è un modo, per Cristiano Bortone, di mettere in luce sia le problematiche dei non vedenti, relegati a istituti differenziati, sia le capacità artistiche di un uomo che ha costruito un successo sulla diversità, una piccola rivoluzione sonora che farà aprire gli occhi a una città intera e che aiuterà e permettere che le condizioni di vita dei non vedenti inizino a migliorare.
    "Il coraggio può essere una favola ad occhi chiusi"
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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  carmela panico il Lun Apr 18, 2011 8:05 pm

    Il film che ho scelto è "Figlia del silenzio", tratto dal romanzo dell'autrice americana Kim Edwards.
    La storia è ambientata nel 1964, nel Kentucky, in una notte dove il dottor David Henry fa partorire sua moglie Nohan solo da un'infermiera,Caroline Gill, data la bufera che incombeva fuori la casa. Il parto procede bene con l'arrivo del primo figlio Paul che nasce perfetto, ma David scopre che è un parto gemellare e quindi nasce anche una bambina, Phoebe.
    Fin da subito David scopre che Phoebe è affetta dalla sindrome di dawn e quindi ricordando che la sorella mori' per problemi cardiaci a soli 12 anni, decide di affidarla a Caroline per farla portare in un'istituto di igiene mentale risparmiando cosi' le inutili sofferenze a Nohan.
    David mente a sua moglie, dicendo che la loro bambina è morta subito dopo la nascita, cosi' Nohan entra in una crisi post-parto profonda. Caroline intanto rimane intrappolata nella bufera e viene soccorsa da un autotrasportatore Albert Simpson, che poi deciderà di restare con loro dato che Caroline non abbandona Phoebe.
    Nel frattempo Nohan fa un funerale alla piccola all'insaputa del marito, ed è li' che Caroline decide di dire a David che la bambina è con lei, ma quest'ultimo offrendo dei soldi gli chiede di portare a compimento il suo favore, ma lei rifiuta e se ne va.
    Il film finisce con l'improvvisa morta di David con un infarto proprio quando, vedendo crescere Phoebe, voleva dirlo alla moglie e al figlio ormai grande.
    Nohan però trova le foto di Phoebe che erano state fatte dal marito nel veder crescere la sua bambina e decide infine di andare da lei cosi' per poterla veder crescere.
    Ho scelto questo film cosi' senza pensarci perchè l'avevo già visto e non una volta Very Happy su sky, e mi aveva colpita in modo straordinario, perchè ho notato l'intelligenza di Phoebe e quindi la sua non diversità, anzi la "discriminazione" per modo di dire del padre.
    Questo film mi fa anche notare che essere genitori non è solo un dato genetico ma anzi... Caroline pur non avendo nessun legame di sangue sceglie Phoebe come se fosse sempre stata sua.
    Io penso che spesso queste cose ci sono riservate per un motivo non come un dolore o una condanna. Smile
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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  RosaBorrelli il Lun Apr 18, 2011 10:04 pm

    Il film che ho scelto si chiama THE ELEPHANT MAN. The Elephant Man è un film biografico del 1980 diretto da David Lynch.Il film si apre con la scoperta del deforme John Merrick da parte del dottor Treves che durante uno spettacolo di strada gestito dal malvagio Bytes. Merrick presenta numerose deformazioni in gran parte del corpo, soprattutto nel capo, tanto da venire soprannominato The Elephant Man; per non essere deriso indossa in testa perennemente un cappuccio cucito ad un cappello, in modo tale da coprire la testuggine e in parte le deformità del viso. L'uomo elefante ha un proprietario, tanto che vuole essere pagato per cederlo a scopi medici al dottor Treves; L'uomo elefante viene picchiato violentemente da suo proprietario che a questo proposito il dottor Treves decide di prenderlo e di portarselo in ospedale, dove lui lavora.In ospedale regna un'atmosfera di discriminazione nei confronti di Merrick(l'uomo elefante), il quale deve essere messo in una stanza di quarantena per non essere cacciato; Il direttore dell'ospedale gli ricorda di non poter tenere PERSONE INCURABILI nell'ospedale. Per dimostrare che l'uomo deforme non è completamente ritardato,il dottor Treves gli insegna alcune parole da dire all'arrivo del direttore. Ma Merrick non ci riesce ,fino a quando ,mentre il direttore sta andando via, gli cita dei versi della bibbia e così ci ripensa. Col passare dei giorni, si viene a scoprire il carattere sensibile e sofisticato di Merrick;Treves rimane come affascinato dall'uomo, lo porta in visita a casa sua,lo fa conoscere alla moglie;incomincia ad essere contattato da persone importanti,da attrici attori,insomma diviene un uomo da conoscere a tutti i costi. Un guardiano dell'ospedale inizia segretamente a fare visitare a prostitute e alcolizzati la stanza del "mostro". Una notte anche il suo ex-proprietario entra nella camera per vedere la sua ex-proprietà; dopo di che rapisce Merrick fuggendo nell'Europa continentale, dove lo esibisce in circhi e fiere. Il protrarsi dei maltrattamenti rende Merrick debole e impotente, tanto che diventa inservibile per il suo "padrone". Il proprietario infuriato rinchiude Merrick in una gabbia con l'intenzione di farlo morire; questo non accade perché i compagni di pena della fiera, un gigante e un gruppo di nani lo aiutano a fuggire, gli procurano dei vestiti e del denaro per poi imbarcarlo sul primo piroscafo diretto a Londra. Arrivato nella capitale inglese si incappuccia, come sua abitudine; un gruppo di ragazzini si accorgono delle deformità dell'uomo e iniziano a rincorrerlo. Merrick durante la fuga colpisce accidentalmente una bambina, suscitando l'ira dei presenti e il loro conseguente sfogo. L'uomo riesce a nascondersi in una toilette della stazione dove, stremato e offeso moralmente, SI SFOGA E SI DIFENDE URLANDO DI ESSERE UN UOMO E NON UN MOSTRO, dopo di che sviene. Mentre Treves inizia le ricerche di Merrick, eccolo arrivare scortato dalla polizia, ed insieme lo riportano in ospedale. Notano comunque che Merrick è prossimo alla morte. Merrick ringrazia Treves per tutto ciò che ha fatto per lui, chiamandolo più volte "amico". Finita la conversazione con Treves, Merrick si sdraia supino sul letto, togliendo tutti i cuscini che fungevano da sostegno per la massa abnorme del capo. Merrick sa che tale posizione di riposo, uguale a quella degli esseri "normali", gli provocherà la morte per soffocamento; oramai deciso, muore nella serenità e nella pace che ha sempre desiderato e mai avuto.to.

    La struttura del film è incentrata sullo sguardo della gente verso l'uomo elefante e sullo sguardo di John Merrick (John Hurt) verso il popolo. Quanto il popolo ha paura e disgusto di Merrick, tanto l'uomo elefante ha paura di far paura agli altri: non essendosi mai visto allo specchio (tranne in una scena, verso la fine del film, quando prende coscienza totale del suo aspetto), Merrick può solo immaginare come sia la sua mostruosità, basandosi solamente sul giudizio della gente e sulla repulsione che questi provano verso di lui.




    Questo è un film orientato, secondo me sulla disabilità(perchè lui è un uomo deforme,quindi l’incapacità di svolgere determinate funzioni e di assolvere particolari compiti)e sul razzismo,perchè comunque viene discriminato, non viene accolto e curato,è comunque un fenomeno da baraccone viene trattato come se fosse un animale(neanche gli animali si maltrattano) viene chiamato MOSTRO! La parte che più mi è piaciuta è stato quando lui scende dal treno e vuole ritornare in ospedale, dei bambini si prendono gioco della sua deformità lui corre finisce per spingere una bambina,e a quel punto tutte le persone che vi erano lì intorno si cimentano su di lui chiamandolo MOSTRO, ANIMALE, e lui grida a tutti: IO SONO UN UOMO NON UN MOSTRO!!!



    Quelle sbarre sono il simbolo di una condizione umana che non è solo quella di John Merrick.
    Diventano invece la metafora di una vita che comunque ci costringe a nascondere la nostra vera natura, perché abbiamo intorno altri che non hanno alcun interesse a guardare dentro di noi, ad accettarci per quel che abbiamo nel cuore. Quante volte veniamo giudicati dalle apparenze: dai vestiti che portiamo, dagli oggetti che possiamo comprare, dai luoghi dove andiamo in vacanza: in definitiva dalla nostra capacità di spendere denaro.

    Penso comunque che queste persona possano vivere tranquillamente con l'aiuto di qualcuno, l'importante è che ci sono persone che vogliono aiutare(in questo caso il dottor Treves);quindi non bisogna EMARGINARLI ma ACCOGLIERLI!!

    [youtube]<iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="https://www.youtube.com/embed/q2KEN8XBL00" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>[/youtube]

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    Il figlio della luna

    Messaggio  marianna durni il Lun Apr 18, 2011 11:48 pm

    Questa è una storia vera,eroica e commovente di Fulvio Frisone nato con una tetraplegia spastica distonica grave al punto da impedirgli persino di parlare. Grazie soprattutto agli sforzi immani della mamma Lucia, Fulvio, apparentemente condannato ad una vita senza sbocchi, riesce a studiare con grandissimo profitto ed oggi è un affermato scienziato nel campo della Fisica. Finale quindi già noto, ma la vita di Fulvio è un continuo iniziare-finire: ogni singolo passo della sua crescita come studente e come uomo segna una lotta il cui unico risultato possibile per Lucia era la vittoria e non s'interrompeva la sua azione fino a quando non la otteneva.Dico solo che grazie all'instancabile opera di mamma Lucia sono cambiate persino alcune leggi discriminatorie nei confronti dei disabili, e non è certo cosa da poco. Certo che questa forza straordinaria di questa madre è indescrivibile...questo è stato uno dei temi che abbiamo discusso in aula con la prof. con la visita dell avvocato Vassallo... Questo film è molto interessante, perché Fulvio è un ragazzo tetraplegico sin dalla nascita, ma la madre con una grande forza d'animo, ha cercato sempre di andare avanti in meglio per suo figlio iscrivendolo anche a scuola, ma questo ragazzo fu rifiutato da 5 scuole medie, ma nonostante ciò la madre lotta per fargli ricevere tutti li studi, insegnandolo a parlare, il padre invece gli insegna ad usare il computer tramite un asticella creata da lui stesso, che usava con la testa suo unico movimento. Fulvio riesce così a diventare un fisico nucleare, in soli tre anni, inoltre, diventa un grande pittore e un grande poeta.

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Anna Rita Barbati il Mar Apr 19, 2011 9:09 am

    "Rosso come il cielo" quando nel 1970,un bambino,Mirco,di dieci anni,toscano,vivace e intelligente.un giorno spinto dalla curiosità prende il fucile del padre e parte un colpo che lo segnerà per sempre: perde la vista.In quegli anni la legge italiana imponeva una scuola particolare ai non vedenti: Mirco viene mandato a Genova dove gli vengono insegnati i mestieri tipici per un cieco:tessitore o centralinista.Il bambino si ritrovava allora in una realtà per lui nuova,senza i genitori,Mirco comincia a ribellarsi e si rende conto che riesce a registrare storie fatte di rumori e una notte insieme agli altri bambini che aveva coinvolto si recano al cinema e viene espulso dal collegio.Grazie a delle proteste politiche che cambieranno la società Mirco è riammesso in collegio e insieme agli altri sviluppa la favola sonora.Mi ha molto colpito la frase di don Giulio quando dice che i veri ciechi non sono i bambini ma il sistema educativo che toglie ai bambini i loro sogni...vedendo alcuni passaggi del film mi ha colpito molto quando Mirco descrive al suo amico i colori il blu come il mare e il marrone come la corteccia dell'albero.Era un film che non avevo mai vista e che mi sono riproposta di vedere. Fonti:area docenti:prof.De Sanctis.

    RosannaDiMare

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    Laboratorio virtuale!!!

    Messaggio  RosannaDiMare il Mar Apr 19, 2011 9:20 am

    Come film per questo laboratorio ho scelto"The Museum of wonders "perchè conosco molto da vicino uno dei protagonisti : il nano marcel (Fabiano Lioi), e tratta il tema della diversità,diretto dal regista romano Domiziano Cristopharo che, con un cast d’eccezione, ci trasporta in un mondo visionario e metaforico.
    Un’atmosfera circense fatta di saltimbanchi, nani, donne barbute in crisi di identità, clown post punk, muti che parlano attraverso violini elettrici, cantanti liriche prive di braccia e gambe e non solo…Benvenuti nel Museo delle meraviglie! Un luogo sospeso nel tempo dove bizzarre figure s’intrecciano in percorsi indefiniti senza distinzione moralistica tra l’aspetto interiore e quello esteriore. Niente stereotipi ma solo esseri umani mossi dalle stesse pulsioni e desideri.“Museum of Wonders” è un luogo labirintico, sospeso nel tempo, di impostazione retrò dove nani, ballerine, maghi, giganti e freaks di varia natura si esibiscono per soddisfare il voyeurismo del loro pubblico.A gestire il locale c’è il nano Marcel, promesso sposo di Olimpia la veggente, ed erede del Museum e del ricco patrimonio della Nonna.A rompere la routine (e il matrimonio di Marcel ed Olimpia) ci pensa la bellissima Salomè, prestigiatrice che, con le sue arti incantatorie supportate da una notevole bellezza, riesce a sedurre e sposare il nano pur essendo l’amante di Sansone, l’uomo forzuto.
    Il piano di questi ultimi è in realtà quello di entrare in possesso delle ricchezze di Marcel e farlo fuori, ma qualcosa andrà storto e verranno smascherati. La vendetta del nano e dei freaks sarà spietata.
    Nel film,ci viene raccontata la paura della diversità e il timore di ciò che non conosciamo, sentimenti che appartengono intimamente al mondo contemporaneo, mettendo nuovamente in scena il corpo umano, quello deforme, quello perfetto, dimostrando come spesso la cattiveria è insita lì dove non si vede.Appartiene, in effetti, ad un cinema grottesco, che a volte sfocia nell'horror per poi tornare nel melodramma, che racconta la realtà con un occhio cinico, intenso, disincantato, ma che allo stesso tempo rappresenta la realtà stessa come fosse parte di un sogno, un sogno inquietante, un sogno spaventoso, un sogno dal quale ci si vorrebbe svegliare al più presto. Forse.
    Riporto quì di seguito il trailer del Film :
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    rachele.carbone

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  rachele.carbone il Mar Apr 19, 2011 9:26 am

    Il film che ho scelto di prendere in considerazione è intitolato:”Forrest Gump”,dal nome del protagonista, del 1994 diretto da Robert Zemeckis.
    Forrest Gump, un personaggio border line non tanto per il suo quoziente intellettivo (75, dunque al di sotto della norma) quanto per il suo rapporto ingenuo e fiducioso con un mondo che sin da bambino fa di tutto per relegarlo nell'ambito del diverso.
    Mentre attende un autobus, seduto a una fermata di Savannah (Georgia), uno strambo quarantenne, apparentemente molto stupido, racconta imperterrito la storia della sua affascinante vita ad ascoltatori occasionali e completamente sconosciuti che cambieranno diverse volte nel corso del film, mostrando alcuni indifferenza, altri incredulità e a volte commozione.
    Sua madre lo accetta per quello che è, ma per paura che qualcuno lo può scavalcare lo costringe a mettere un apparecchio alle gambe che ulteriormente lo avrebbe penalizzato se una provvidenziale quanto vile aggressione da parte di piccoli bulli non gli avesse rivelato le proprie straordinarie doti fisiche.
    Forrest inizialmente non è ammesso nella scuola pubblica a causa del suo Q.I., ma la madre, facendo l'amore col preside, ottiene di farlo comunque ammettere.
    Il primo giorno di scuola incontra sull'autobus Jenny, lo fa sedere accanto a sé sull'autobus della scuola, unica amica e suo unico amore. Il rapporto d'amicizia che s’instaura tra i due bambini è profondissimo, con Jenny la cui personalità, a causa degli abusi paterni, risulterà in seguito instabile, anche per uso di droghe. I due s’incontreranno a più riprese in diverse fasi della loro esistenza e in diversi momenti cruciali della storia degli U.S.A. dagli anni '50 in poi.
    Sarà lei a incitarlo, per fuggire a tre compagnetti violenti, a correre, liberando così le gambe dalla protesi.
    Attraverso trent'anni di storia americana vista con gli occhi della semplicità e dell'innocenza, Forrest diventa un campione universitario di football, mentre è sempre più innamorato di Jenny che però lo considera un fratello.
    Grazie alla sua abilità nel correre e quindi nel football, Forrest ottiene di essere ammesso al college con una borsa di studio. Qui le vite di Forrest e Jenny cominciano a prendere pieghe diverse; lei diventa popolare grazie al noto Playboy e nel vortice del suo solitario dolore pare considerare Forrest troppo stupido e lontano per capirla. In ogni caso, il legame tra i due sopravvive nonostante le interferenze dell'ambiente esterno.
    Dopo aver preso la laurea al college, quasi esclusivamente per meriti di football, assiste ai disordini razziali in Alabama ed incontra Kennedy poco prima dell'assassinio. Si arruola quindi nell'esercito, dove fa amicizia con il nero Bubba, un pescatore di gamberi che gli comunica la sua passione.Qui ammette di essersi trovato benissimo, poiché c'erano solo due cose da fare: camminare e rispondere «Sì, Sergente Istruttore». Ma in realtà Forrest si rivela anche un eccellente soldato, nonostante la sua personalità lo metta talvolta in difficoltà nelle relazioni con gli altri.
    Dopo un fugace incontro con Jenny che canta a Memphis, Gump va a combattere in Vietnam.
    Il tema che emerge è quello della disabilità,ossia una limitazione o perdita della capacità di compiere un’attività nel modo considerato normale per un essere umano.
    La storia di questo giovane è legata per motivi di salute ad una disabilità alle gambe,che lo costringono fin da piccolo a mettere delle protesi o addirittura a scendere a compromessi,come si è visto nell’atteggiamento da parte della madre per farlo inserire nel college. Tutto perché si teme il giudizio dell’altro e per una continua dimostrazione che in realtà il disabile non è tanto diverso da una persona che le gambe c’è l’ha,comunque è una persona,si forse con delle difficoltà maggiori,ma non per questo è necessario assumere atteggiamenti da bulli,discriminandolo e facendolo sentire a disagio.
    Purtroppo i comportamenti di questo tipo sono diversi.
    Spesso ricevono azioni offensive da parte di uno o più compagni e se prima avveniva solo fuori scuola,oggi emergono simili atteggiamenti anche tra le mure scolastiche.
    Ma Forrest,come lo è stato anche Pistorius, fa emergere la propria grandezza nel successo del footbool,così dimostra che anche lui ha delle potenzialità.
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    rachele.carbone

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  rachele.carbone il Mar Apr 19, 2011 9:31 am

    https://youtu.be/T-qcTZxAeG4[youtube]https://youtu.be/T-qcTZxAeG4<iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="https://www.youtube.com/embed/T-qcTZxAeG4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>[/youtube]
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    BASTA GUARDARE IL CIELO

    Messaggio  rosariaverde il Mar Apr 19, 2011 9:39 am

    un film che particolarmente mi ha commossa e' BASTA GUARDARE IL CIELO"tratto dal romanzo di successo di rodman philbrick e'la storia di due ragazzi ispirati alle storie del re artu'dando inizio a un viaggio che va alla ricerca del bene per scoprire alla fine il piu' grande tesoro che ci sia:l'amicizia.tutto ha inizio quando il giovane kevin e sua madre si trasferiscono nella casa accanto a quella di max e dei suoi nonni.kevin e' piccolo magro affetto da una patologia degenerativa che lo costringe ha portare i tutor alle gambe.in compenso ha un cervello straordinario trascorrendo tutto il suo tempo libero a leggere libri e ad inventare ingegnosi congegni meccanici.kevin senza padre ha una madre che lo ama moltissimo,ma molto apprensiva e che per paura che le sue condizioni fisiche possono peggiorare a volte gli impedisce di condurre una vita NORMALE con i suoi compagni.Il 13 enne max invece e' un ragazzo grande e grasso che porta il 48 di scarpe ma che parte avere un cervello "piccolo".a scuole e' lento fatica ad apprendere qualsiasi nozione e viene considerato percio' un "ritardato".ha poco coraggio e non riesce mai a reagire quando i suoi compagni lo prendono in giro.quatidianamente e' vittima di soprusi e scherzi di cattivo gusto.quando qualcuno compie qualche guaio e' lui il capro espiatorio.anche max a una condizione familiare difficile la madre e' morta e il padre rinchiuso in carcere con l'accusa di aver ucciso la donna.
    per tutta la loro vita max e kevin sono stati degli esclusi.per la gente del posto sono"frankestein ed igor"ed ogni occasiona buona per deriderli o peggio ancora per metterli in difficolta'.i compagni di scuola i cosiddetti "bulli"cercano di far cadere kevin, ne sottolineano le menomazioni fisiche,chiamandolo "storpio"escludendoli dal gioco.insultano max con frasi offensive"maialino maialino tu sei figlio dell'assassino"oppure "scimmione con le cuffie".ma quando kevin e max si incontano le loro esistenze cambiano radicamente.dopo un iniziale diffidenza l'esile einstei colpisce l'attenzione di max e i due iniarono a frequentarsi.kevin aiuta max nello studio e cerca di fllo appassionare alle storie avventurose di re artu'.e max aiuto kevinnella deambulazione:se lo carica sulle spalle e lo porta in giro per la citta'esaudendo tuttio i suoi desideri di scoperta e conoscenza...."TU HAI BISOGNO DI UN CERVELLO ED IO DI UN PAIO DI GAMBE,INSIEME FORMIAMO UNa PERSONA PERFETTA".insieme questa combinazione senza paura si tufferano'in mille avventure:riparare ai torti subiti,uccidere i draghi e le damigelle nella loro citta'.ma un avventura un po' piu' rischiosa provochera' a kevin seri problemi fisici che lo porteranno a lasciare il mondo terreno ma non quella di max che attraverso i ricordi riuscira a scrivere un libro affrontando la vita con grande forza alzando gli occhi verso il cielo.questo film mi ha particolarmente colpito perche mi ha portato ad un ricordo lontano di come a volte la scuola i compagni possono influrire sia negativammente che positivamente su persone piu sfortunate con problemi fisici ci tengo a raccontare l'esperienza di un mio amico nato con delle malformazioni alle mani cioe invece di 5 a solo 3 dita e dalla sua continua ossessione di volersi fidanzare con una ragazza laureata,parlando con la madre mi riferi che questa ossesione e' stata delianeata da alcuni disaggi che aveva alle scuole medie cioe i suoi compagni lo prendevano continuamente in giro per la sua menomazione fisica,dove giorno dopo giorno si convinse di non voler andare piu' a scuola, abbandonando definitivamente la scuola e da li e iniziata la sua ossessione di voler acconto a se una raggazza istruita per colmare il suo rimasso per non aver continuato gli studi.la cosa che piu mi fa rabbia e che il mio amico non solo ha dovuto trascorrere la sua infanzia sentendosi diverso dagli altri un sentire che gli ha causata delle grasse difficolta'ad affrontare la vita che e' gia difficile per se ma a causa di continue derisione a abbandonata la scuola portando in se un nuova difficolta' se cosi la possiamo chiamare il rimorso di non aver potitto studiare sentendosi ancor piu' diverso.....ma un diversita' che non deve sussistere perche tutti noi siano diversi e in quanto tale TUTTI ABBIAMO IL DIRITTO E IL DOVERE DI ESSERE RISPETTATI......


    Ultima modifica di rosariaverde il Mar Apr 19, 2011 10:17 am, modificato 2 volte

    amalia giordano

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  amalia giordano il Mar Apr 19, 2011 9:46 am

    vorrei parlare di un film,uno dei primi che ho visto e che mi ha colpito. si intitola ,le Le Chiavi di Casa tratto dal libro di Nicolò Ammaniti.Parla di questo bambino autistico e di un padre,un padre non presente dalla nascita che non voleva accettare questo suo ruolo che da ragazzo lasciò la madre e riprese nomalmente la sua vita, si ritrova a prendere in mani le redini del suo ruolo e inizia a vedere la vita dagli occhi del figlio...è un prendersi per mano a vicenda :il piccolo uomo conduce e guida l'adulto ..troppo spaventato all'epoca di fare il padre, e il padre che all'inizio era tutt'altro che preparato si ritrova ad essere un rifugio sicuro un'ancora per il proprio figlio.Questo film mi ricollega alla lezione-incontro che facemmo sull'autismo con la dottoressa Magri e l'avvocato, ma anche alla lezione con Nunzia ....sull'amore sulla costanza sull'educazione familiare che deve esserci con una persone autistica,e soprattutto sul fatto che non è necessaria la praparazione cartacea ( il padre non sapeva nemmeno come parlargli) ma solo pazienza amore e fiducia in se stessi e nell'altro..perchè anche i bambini autistici possono insegnarci molto ...come il piccolo Paolo ha fatto con il padre Wink
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    teresaferraro

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  teresaferraro il Mar Apr 19, 2011 10:38 am

    Il film che ho scelto di analizzare è "Rosso come il cielo" di Cristiano Bortone.Questo film descrive la situazione delle scuola speciali in Italia,in questo caso specifico per i non vedenti,all'inizio degli anni settanta quando l'istruzione delle persone con disabilità era affidata alle cosiddette "scuole speciali" che separavano il percorso educativo dei bambini disabili da quello degli altri bambini.Questo film si ispira alle vicende realmente accadute a Mirco Mencacci.Mirco è un bambino toscano di dieci anni intelligente e vivace, appassionato di cinema,in particolare ama i film western e d’avventura.Un giorno, spinto da una forte curiosità prende un vecchio fucile del padre ed inavvertitamente parte un colpo che lo segnerà per sempre in quanto Mirco sopravvive ma perde la vista,costringendolo a dover frequentare una scuola speciale per non vedenti.Per questo motivo viene mandato via dalla scuola pubblica e si propone ai genitori un istituto specializzato: il “David Chiossone” di Genova nel quale vengono insegnati loro i pochi mestieri che si ritiene siano in grado di fare ( tessitori, centralinisti).Ed è qui che vorrei introdurre la mia prima riflessione riguardo la disabilità,tema centrale di questo film.La disabilità è l’incapacità di svolgere determinate funzioni e di assolvere altri particolari compiti,tutt’altro è invece il riscontro nella realtà in quanto i diversamente abili non hanno ne le possibilità ne le strutture adatte al regolare vivere quotidiano.In questo film infatti la disabilità di Mirco viene esasperata,portata ai limiti:<< Il problema non è quello che a Mirco piace fare, ma quello che può fare>>, spiega il direttore (figura a mio parere molto negativa per questi bambini) ai genitori del bambino. << la libertà è un lusso che noi ciechi non possiamo permetterci>>, afferma in un altro passaggio del film. Il direttore crede che una persona cieca non sia come gli altri e per questo sia costretta a ritagliarsi un percorso di vita ai margini, diventando al massimo tessitore o centralinista.I disabili non hanno la libertà di scegliere,non possono permettersi di scegliere nell’Italia del 1970 come in quella di oggi.La piaga degli handicap intesa come tutti i limiti che la società impone ai diversamenti abili è un fenomeno che noi giovani in primis dovremmo cercare di porre all’attenzione delle istituzioni in quanto un handicap non può fare di un uomo un vegetale.Ritronando al film Mirco si ritroverà quindi allontanato dalla famiglia per frequentare questa scuola speciale per non vedenti . Mirco si ribella, non vuole accettare questo mondo né la sua condizione e viene spesso punito per questo. Quando trova un vecchio registratore a bobine e scopre che, tagliando e riattaccando il nastro, è in grado di registrare delle storie fatte solo di rumori, per lui si apre un nuovo mondo. La sua nuova attività però è ostacolata dall’istituzione religiosa del collegio, convinta che un cieco è un handicappato al quale è meglio non creare illusioni. Ma Mirco non si arrende anzi comincia a coinvolgere nelle sue favole sonore tutti gli altri bambini ciechi del collegio, facendo loro riscoprire per la prima volta i sogni e le potenzialità negategli fino ad allora. Finché una notte, con l’aiuto dell’unica bambina vedente, la figlia della portinaia per la quale Mirco nutre un sentimento particolare, convince il piccolo gruppo di ragazzini ad uscire di nascosto dal collegio per andare al cinema che sta dall’altro lato della strada. Per tutti l’esperienza è esaltante. Ma le conseguenze non tardano a venire e cosi Mirco viene espulso dal collegio.Una volta fuori Mirco conosce e fa amicizia con un ragazzo,Ettore, uno studente universitario non vedente. Saputo dell’espulsione del ragazzino, Ettore spinge alla mobilitazione l’intera città. Studenti e lavoratori si presentano davanti all’istituto per ciechi minacciando di spegnere l’altoforno della città se il bambino non sarà riammesso. Cosi la gestione dell’istituto viene messa sotto inchiesta , Mirco viene riammesso ed ottiene addirittura il permesso di cambiare il tema della recita di fine anno. Invece delle solite poesie di ispirazione religiosa, i ragazzini metteranno in scena la loro “favola sonora” di fronte ad un pubblico di genitori bendati riuscendo a stupire tutti.L’aspetto più bello di questo film e che maggiormente mi ha colpito è che non sottolinea l’aspetto triste e malinconico dei non vedenti ma racconta la disabilità sottolineandone gli aspetti positivi,le potenzialità! Molto anzi troppo spesso vi è un atteggiamento nei confronti dei disabili di pietà o imbarazzo.La storia di Mirco in quest’ottica è simbolo di come i non vedenti e i disabili in generale siano stufi di questo atteggiamento.Mirco riesce a superare i traumi psicologici e l'handicap fisico con la fantasia coinvolgendo le persone a lui vicine con la sua vitalità e allegria contagiosa.Anche se ha perso la vista egli riesce a sfruttare comunque i restanti quattro sensi nel migliore dei modi.Un disabile non è detto che non abbia delle abilità,delle predisposizioni da far scoprire .Qui il vero cieco è il sistema educativo mortificante che «toglie ai bambini i loro sogni», come dice don Giulio, che nel finale proclama a gran voce che «la fantasia e il diritto alla normalità» Sono cose a cui nessuno dovrebbe rinunciare mai!

    Fonti:area docente prof.De Sanctis
    http://www.superando.it/content/view/1565/112/


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    Roberta Sorrentini

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Roberta Sorrentini il Mar Apr 19, 2011 10:39 am

    "Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare"
    Questa è stata la frase che ha scaturito la mia scelta del film.
    Il film si rifà al romanzo omonimo ed autobiografico di Jean-Dominique Bauby che a causa di un ictus è divenuto improvvisamente disabile.
    L'ictus che colpì Bauby prima lo gettò in un coma profondo e poi lo rese immobile,sempre consapevole però della lucidità della sua mente.
    Nonostante la sua malattia,Bauby non si scoraggiò e decise di dettare lettera per lettera, con uno stratagemma, la storia custodita nel suo corpo ormai in trappola.
    Sbattendo la palpebra sinistra,che era l'unica parte del corpo che riusciva a muovere, il protagonista creò un sistema di comunicazione per codici che gli permise di trasmettere i suoi pensieri a chi gli stava vicino.
    Il giornalista pensa, desidera, soffre e grida dentro di sé. È un grido in cerca di una bocca che possa tradurlo in suoni e parole. Il battito delle ciglia che ricorda il battito delle ali di una farfalla si traduce in lettere, e le lettere in parole.
    Bauby dettò il suo libro ad una redattrice del suo editore, Claude Mendibil, che pazientemente annotò, rilesse e riscrisse insieme a lui.
    L'occhio di vista del protagonista è quindi punto di vista di un uomo dilaniato, prigioniero di un corpo morto (lo scafandro) e padrone però della memoria e della immaginazione (la farlfalla). Al centro del discorso infatti c'è la storia un uomo che ha tratto il massimo dalla sua inconsolabile situazione, riuscendo a pubblicare un libro dettato con il solo sbattere di palpebra. Impossibile rimanere indifferenti.
    Ed infatti è proprio per questo che la mia scelta sia "caduta" su questo film prchè io amo ammirare le persone che, nonostante le loro condizioni fisiche, mentali, psicologiche ci mettano l'anima e il "corpo" per riuscire ad ottenere il meglio. Per me Bauby ha avuto la sua vittoria.
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    Daiana Marotta

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    - 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE (18 APRILE)

    Messaggio  Daiana Marotta il Mar Apr 19, 2011 11:02 am

    PATCH ADAMS







    Fin dalla prima volta che ho visto questo film, me ne sono totalmente innamorata, semplicemente perché contiene una serie di elementi che hanno la capacità di farmi ipnotizzare e seppure lo riguardo 100 volte, non sarà mai la stessa cosa.
    I tratti fondamentali sono molteplici.
    Ho scelto questo film perché comprende alcuni aspetti che magari si riferiscono anche un po’ alla mia di vita, come quello di dedicarsi al prossimo in difficoltà non attraverso diagnosi e medicine, ma attraverso il sorriso e il dialogo. Patch è un esempio di vita, un esempio d’amore e di generosità.
    Inoltre nel film riscontriamo anche persone soggette a disabilità e il primo pensiero è stato che con un minimo aiuto può scattare in loro il famoso concetto della resilienza e riorganizzare la propria vita.
    E’ così che ha fatto Patch, dopo aver vissuto una vita con il nome Hunter, piena di problemi arrivando anche al quasi-suicidio ha scoperto che la vita può essere migliore e la si può rendere tale anche per gli altri che si trovano in una situazione ancora peggiore.
    -Il paziente della camera 405 affetto da cancro,Bill, tira qualsiasi cosa abbia sotto mano alle infermiere, non parla, rinuncia alla vita e ha paura della morte. Patch con la sua assoluta destrezza riesce a diventargli amico e nel momento del suo ultimo respiro ha proprio lui affianco, al quale gli chiede di cantare una canzone.
    - Quando si fa internare nell’ospedale psichiatrico nella prima parte del film,” quando è ancora Hunter”, ha il suo compagno di stanza Rudi, il quale ha paura degli scoiattoli che naturalmente vede soltanto lui, così Patch inventa una guerra contro di loro creando una trincea e addirittura sempre in modo fantastico un bazooka. Lo scopo di tutto ciò è quello di far alzare Rudi dal letto e farlo andare in bagno.
    E’ partito lui stesso da una posizione di disabilità ed è riuscito insieme al mondo intero a manifestare un’ “eccessiva felicità”. Ha superato qualsiasi difficoltà ed ha aiutato anche gli altri a farlo.
    Inoltre se è possibile, volevo fare una puntualizzazione su una situazione all’interno del film. Quando fa vedere il reparto di pediatria dove ci sono i bambini affetti da cancro, alcuni di loro veramente sono malati e lo staff è stato a contatto con una delle associazione più belle al mondo, che io adoro: MAKE A WISH.

    http://www.makeawish.it/index.php

    Esaudire i desideri di bambini tra i 3 e i 17 anni affetti da gravi malattie, per arricchire di gioia e speranza la loro esperienza umana.
    Per un bambino gravemente malato, vedere che il suo desiderio si realizza, significa capire che nulla è impossibile e ritrovare la forza per continuare a lottare. Significa dimenticare per un attimo di essere malato e tornare ad essere semplicemente un bambino.

    Trama:
    Nel 1969, Hunter Patch Adams è ricoverato al Fairfax Hospital Psychiatric a causa del suo carattere instabile e imprevedibile. Quando ritiene di non poter più restare lì, esce sotto la propria responsabilità. Due anni dopo, come studente, frequenta la facoltà di medicina all'università della Virginia. Ben presto si mette in evidenza per il suo modo di fare estroverso e diretto: partecipa ad un congresso dei macellatori e viene scambiato per uno di loro. Organizza un'accoglienza di dubbio gusto ad un gruppo di ginecologi in visita alla facoltà, insiste per visitare gli ammalati prima del terzo anno previsto dal piano di studi. Espulso dal decano della facoltà e riammesso dal preside, lancia l'idea di dare vita ad un "ospedale della gioia" completamente gratuito: nell'impresa coinvolge alcuni compagni di corso, Truman e soprattutto Carin, di cui si innamora. In una vecchia costruzione isolata, nasce l'ospedale, che subito accoglie molti pazienti. Un giorno vi arriva Larry, che si fa conoscere, poi va via e poco dopo chiede aiuto tramite segreteria telefonica. Carin va a casa di Larry. Il giorno dopo il preside convoca Patch: Carin è stata uccisa da Larry. Sopraffatto dal dolore, Patch sta per lasciare tutto, ma poi ritrova fiducia. Torna in facoltà, e di nuovo viene espulso per i suoi comportamenti. Questa volta deve affrontare il giudizio della commissione medica: pronuncia un'appassionata difesa del proprio modo di intendere la professione medica e la commissione lo assolve. Finalmente arriva il giorno della consegna dei diplomi di laurea: Patch riceve il proprio nella tradizionale divisa dei laureandi. Ma sotto è completamente nudo.
    http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=4254&film=Patch-Adams

    Dice il vero Patch:
    "la salute dovrebbe essere costituita da un'interazione d'amore con l'essere umano non una transazione d'affari".






    7 Blind Women Filmmakers


    Un esperimento che risponde alla domanda che il regista Mohammad Shirvani, qui nelle vesti di coordinatore e supervisore, si è sempre posto: se perdesse la vista, riuscirebbe ancora a girare un film? La risposta sta in questo porgetto dove Shrivani ha raccolto sette non vedenti e le ha istruite per girare i sette episodi di cui si compone il film, servendosi di piccole telecamere digitali. Loro, in cambio, hanno insegnato a lui a vedere il mondo con un ideale terzo occhio - e raccontano a noi spaccati inediti e rivelatori di una intera società.

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    giovannarennella

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  giovannarennella il Mar Apr 19, 2011 11:31 am

    Il film che ho scelto si intitola “Lo scafandro e la farfalla”,un film del regista newyorkese Julian Schnabel .
    Il protagonista si chiama Jean Dominique Bauby e la sua è una storia vera, già oggetto di un libro di grande successo. Al centro dei fatti, un uomo baciato dal successo, direttore di una delle riviste di moda più prestigiose, caporedattore di Elle’, ricco, affascinante, pieno di donne bellissime.Ma nel pieno della sua fortuna,all’età di 42 anni viene colpito da una rarissima malattia ovvero la sindrome "locked-in". Questo rarissimo morbo costringe il malato, vigile e psichicamente presente, all’interno di un corpo interamente paralizzato come un palombaro nel suo scafandro . Solo la palpebra dell’occhio destro di Jean Do si muove, e con quella impara a comunicare.Inizialmente desidera la morte perchè la malattia lo ha trasformato, lui così attento all’ estetica si vede trasformato in un brutto tronco immobile, con la bocca storia, un occhio cucito e il resto del fisico sordo a ogni emozione.Svegliandosi dal coma gli viene detta questa frase :” inutile girarci intorno,lei è completamente paralizzato dalla testa ai piedi”.In quel momento inizia la sua odissea,intrappolato nel suo corpo che egli definisce scafandro. Ma lentamente Jean Dominique esce da questa fase di commiserazione e scopre che la sua mente è però intatta,libera e vitale.Addirittura Jean , con un enorme sforzo e l’aiuto di dottori, amici, servendosi del battito delle ciglia (la farfalla) dell’occhio valido rimastogli, riesce a comunicare giorno per giorno a una paziente collaboratrice le sue memorie. battendo le ciglia dell’occhio sinistro: un battito significa sì, due no. Cosi riesce a comunicare e a mantenere i contatti col mondo esterno. Cosi due anni prima di morire riuscirà anche a far pubblicare la sua biografia intitolata appunto lo scafandro e la farfalla.L’occhio del protagonista diventa quindi l’unico mezzo per comunicare col mondo esterno,diventa l’unica soglia che permette al vivo e pensante Jean di esprimersi e di liberare cosi la farfalla che è in lui.Jean pensa,soffre,desidera,urla dentro di lui.E’ un grido che cerca,vuole una via d’uscita che purtroppo non trova nella bocca ma solo nell’occhio.L’occhio che battendo le ciglia ricorda proprio lo sbattere delle ali di una farfalla.Il protagonista riesce cosi a superare “la mutezza” del suo corpo attraverso il suo occhio ben pensante riuscendo addirittura a scrivere un libro.quest’uomo è UN FORTE ESEMPIO DI RESILIENZA!!! Anche se tutto gli è andato contro utilizza le uniche cose che gli sono rimaste ovvero il suo cervello e il suo occhio,nel migliore dei modi per espiremere le sue sensazioni .Un forte uomo in ostaggio alla malattia che lo ha colpito ma che nonostante ciò non si arrende!Reagisce nel miglior modo possibile fronteggiando le difficoltà che la vita gli ha riservato. La farfalla verrà colta soprattutto dai tre figli di Jean-Do, che amano il padre nonostante tutto e lo vanno spesso a trovare nella clinica. Lui si rammarica di non poterli abbracciare e si vergogna quando il figlio maggiore lo asciuga dalla bava che gli cola dalla bocca, ma lui è felice di stare con loro perché li vede vivere e sa che sono felici e si sente amato da loro .Purtroppo Jean-Do muore nel 1997, dopo due anni di malattia e dieci giorni dopo l’uscita del suo libro. Vorrei concludere questo mio commento citando la frase più bella e significativa del film : “lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare” Un film da vedere e che fa riflettere sul significato della vita e sull’importanza dell’amore intenso e profondo che si prova anche per una persona che è prigioniera del proprio corpo e incapace di comunicare, ma viva dentro e bisognosa d’affetto. Basta uno sguardo, una carezza, un bacio, un sorriso e nient’altro.


    Fonti :area docente De Sanctis
    e http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=47297

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

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