Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

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    Serena Pompeo

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Serena Pompeo il Gio Apr 21, 2011 11:59 am

    Il film scelto da me si chiama: HAIRSPRAY GRASSO E' BELLO.La mia scelta è dovuta da due tematiche:la prima è quella di una ragazza grassa che vuole ballare partcipando a un programma televisivo,ma non avendo gli ideali di bellezza come le altre ballerine,non la vogliono far partecipare.Ma lei determinata a voler ballare in questo show riuscirà nel suo obiettivo.L'altra tematica è quella della distinzione tra bianchi e neri.Inizialmente esistevano due tipi di show uno per i bianchi e uno per i neri,trasmesso una volta al mese.La ragazza riuscirà ad abbattere questa barriera di distinzione,riuscendo a unire in un unico show bianchi e neri.

    Trama(fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Hairspray_-_Grasso_%C3%A8_bello):
    Baltimora, 1962. L'adolescente Tracy Turnblad, nonostante i chili di troppo, è un'ottima ballerina e insieme all'amica Penny sogna di poter partecipare un giorno al programma televisivo più seguito dai giovani, il Corny Collins Show. Allo shows partecipano giovani ballerini bianchi; ai neri, ancora discriminati, è riservato il Negro Day una volta al mese. Quando una delle star abbandona il programma, la produzione decide di tenere un'audizione per trovare un nuovo volto da lanciare e Tracy si presenta sbaragliando tutta la concorrenza (grazie ad alcuni passi imparati dall'amico nero Seaweed) e trovando il suo amore Link (prima corteggiato dalla snob Amber). Tracy non viene ben accolta dalla direttrice della tv Velma Von Tusselle, madre di Amber, che giocherà tutte le sue carte per impedire alla ragazza di superare sua figlia; inoltre Tracy è a favore dell'integrazione razziale, mentre Velma non vuol far entrare nella trasmissione i neri.
    Anche Seaweed e Penny si innamorano e insieme a Tracy e Link partecipano ad una festa di neri organizzata da Maybell (madre di Seaweed), dove si apprende che il Corny Collins Show ha cancellato il Negro Day. Tracy propone di organizzare una protesta per il giorno seguente e questo la fa litigare con Link, che preferisce non partecipare per no compromettere la propria carriera nello Show.
    Il mattino dopo Tracy va a fare la manifestazione con Maibelle e altri neri: Velma fa sbarrare la strada dai poliziotti e fa dire che Tracy ha aggredito un poliziotto, facendola diventare una ricercata. Per fortuna Penny la nasconde in casa sua, ma la madre di Penny, una razzista, rinchiude la figlia e Tracy in camere separate. Intanto Link va a casa di Tracy e si fa raccontare l'accaduto da Edna, che era presente alla manifestazione.
    Il giorno dopo c'è il concorso Miss Lacca Teenager e i ragazzi neri amici di Seaweed escogitano un piano per liberare le ragazze e farle entrare al concorso. Velma intanto ha manomesso il sistema di voto per garantire la vittoria ad Amber. Tracy riesce a entrare nella gara e balla insieme a Link; Seaweed spinge sul palco anche sua sorella Anize, che alla fine vince il concorso. Mentra Velma, incredula, spiega ad Amber che aveva manomesso il sistema di voto, le due vengono filmate a loro insaputa e Velma viene licenziata. Finalmente Tracy e Link si baciano sul palco del Corny Collins Show.


    Trailer:



    Parte finale del film dove vengono evidenziate le due tematiche principali che ho spiegato prima!


    rosa micillo

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  rosa micillo il Gio Apr 21, 2011 12:06 pm

    Il film di cui ho scelto di parlare è intitolato "Briciole",tratto dall'omonimo libro di Alessandra Arachi.
    Il film narra di Sandra, una giovane diciottenne,intelligente e molto carina, con una famiglia che la adora.
    Per attirare gli sguardi del ragazzo di cui è innamorata,Saverio,è disposta a mettere il suo appetito in gioco.
    A poco a poco inizia a mangiare sempre meno, dopo aver perso i primi chili, Sandra non riesce piu’ a fermarsi.
    Vedersi dimagrire sempre più le regala brividi di emozione, la fa sentire sempre piu’ sicura di se’ e con più possibilità che Saverio si accorga di lei.
    La sua ossessione di perdere peso arriva al punto che ogni qual volta si pesa fotografa la bilancia e appende le foto.La sua situazione si aggrava,finendo in una clinica dove affronterà anoressia e bulimia.
    La sua famiglia cade in uno sconforto tale da rendersi ognuno dei membri colpevole di quanto accaduto alla ragazza.
    Il film mi ha colpito perchè è una storia a lieto fine,una storia con guarigione.
    La scena più toccante è quando Sandra decide di prendere in mano la sua vita.
    Scopre che Saverio è morto ed è a lui che gli deve il tentativo di farcela, uscire la buco nero della sua malattia.
    Cosi’, alla fine di questa storia, Sandra e la sua famiglia cominceranno a ritrovarsi e soprattutto a guardarsi negli occhi.
    Credo che la famiglia sia la risorsa più importante che un essere umano abbia e credo che si debba cercare il buono in ognuno e vivere quanto più serenamente possibile.
    Riguardo al tema dell'anoressia, credo che ,anche se difficile,ognuno debba accettarsi per come si è.
    Se ci si ritrova in questa malattia si deve combattere per sconfiggerla perchè arrendersi vuol dire morte.
    Non credo sia la giusta soluzione.
    La bellezza vera è quella interiore.
    La bellezza vera è quella che non muore mai, quella chiusa dentro, non riconoscibile agli etranei.
    http://www.film.it/televisione/notizie/briciole
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    Rossella Tomeo

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Rossella Tomeo il Gio Apr 21, 2011 12:37 pm

    "EDWARD MANI DI FORBICE" 1990 TIM BURTON

    Spesso i registi hanno scelto di portare sulla pellicola cinematografica temi legati alla disabilità.
    La mia scelta potrebbe sembrare bizzarra e non coerente con il tema, ma in realtà lo è più che mai! Dal genio bartoniano è nato un misto di tenerezza e crudeltà! Riguardando questo film con attenzione, si potrà leggere tra le righe il vero messaggio che Tim Burton ha voluto esprimere subliminalmente: la DIVERSITà... diversità intesa come mostruosità,deformazione o come spettacolari capacità?
    Questa storia narra di un givane ragazzo, Edward, lasciato solo dal suo inventore prima che potesse finirlo, lasciandolo con delle forbici al posto delle mani. Viene accolto da una famiglia che lo ospita con affetto anche se un pò impacciata. La cittadina con una iniziale titubanza lo accoglie con entusiasmo per la sua abilità come parrucchiere/giardiniere eccentrico! Per amore della bella Kim si impiccia in una situazione complicata con il suo ragazzo e la giustizia. Dopo questo evento il suo ruolo nella società si ribalta, diventando il mostro, il criminale.
    Come già detto, inizialmente Edward viene accolto entusiasticamente dalla società, date le sue speciali doti non viene visto come DISABILE, ma piuttosto come una PERSONA CON DIFFERENTI CAPACITA'...niente di più giusto,niente di più nobile che considerare una persona non per la mancanza di determinate abilità ma per ciò che può dare, per il ruolo di rilievo che nonostante tutto può assumere nella società (proprio per questo si preferisce il termine DIVERSABILE al quello di DISABILE; "la scelta delle parole va fatta con ponderazione ed è fondamentale non fare confusione tra deficit, disabilità e handicap"...è importante tenere sempre presente che si ha a che fare con delle persone che come tali devono essere considerate e rispettate).
    In effetti, come suggerisce Anna Maria Murdaca è IL CONTESTO SOCIALE A DETERMINARE LA CONDIZIONE DI HANDICAP(da hand in cup;ostacolo che impedisce ad una persona con deficit di portare a termine un'attività), a favorire quel processo di esclusione o emarginazione.
    Questa scialba società impegnata continuamente nel pettegolezzo che acclama il talento del giovane sembra un pò una contraddizione,in effetti c'è da chiedersi il perchè;cos'è che spinge tali persone inette e ipocrite ad accogliere Edward? un falso buonismo, curiosità o vera comprensione e voglia di integrazione???
    L'accettazione e l'integrazione di una persona deve essere un processo continuo e soprattutto non guidato dalla convenienza, deve mettere in primo piano l'espressione della pesonalità dell'individuo, della VALORIZZAZIONE delle sue potenzialità e non la STRUMENTALIZZAZIONE di queste ultime.

    In una scena del film,durante un talk show dove Edward è ospite, una donna gli dice:
    - " Se avesse le mani sarebbe normale "
    - " Questo lo so! "
    (risponde Edward)

    Penso che in meno di dieci parole Burton sia riuscito a descrivere al meglio lo stato d'animo di Edward e la posizione che la società assume in rapporto ai diversamente abili.
    Iniziamo con il termine NORMALITA', cos'è normale e cosa non lo è? chi definisce la normalità?
    Eppure Edward normale non si sente, sa che ha qualcosa di diverso e in effetti nessuno fa nulla per farglielo dimenticare..ma diverso da cosa? e poi da quando il termine diverso è diventata un'accezione negativa? non siamo tutti diversi?
    Il sentimento di emarginazione che scaturisce dal sentirsi "diverso" è dovuta dal contatto con la società, una persona ha la percezione della diversità solo qundo entra in rapporto con gli altri, quindi forse sarebbe opportuno che proprio dalla società parta quel processo di integrazione di ogni individuo, quella valorizzazione delle peculiarità che contraddistinguono ogni persona come individuo a sè stante e come goccia dello stesso oceano!
    Continui sono durante il film i riferimenti alle sue "mani"e alla possibilità di renderlo "normale" attraverso operazioni chirurgiche!
    In fin dei conti ciò che la società cerca è l'omologazione a caratteristiche considerate nella norma, tutto ciò che ci si discosta ci fa paura, è diverso da noi e lo temiamo!
    Ma fino a che punto sarebbe giusto cambiare una parte caratterizzante del proprio essere per diventare come tutti gli altri?
    Ovviamente la ricerca e la chirurgia hanno fatto passi da gigante in questi ultimi anni ed è a mio parere giustissimo sfruttarla al massimo per rendere la vita delle persone qualitativamente migliore ( mi riferisco a persone i cui problemi fisici compromettono la qualità della vita e la loro socializzazione). Un esempio è l'atleta Oscar Pistorius,che grazie alle sue protesi alle gambe, riesce a vivere il suo sogno e a svolgere le attività quotidiane come chiunque altro.
    Troppo spesso però si ricorre alla chirurgia per raggiungere effimeri ideali che a lungo andare non fanno altro che accrescere quel senso di frustazione e di solitudine, la piaga della nostra società!
    Insomma, che l'handicap derivi da una diversità di colore, fisica, di pensiero, di ideali, porta sempre con sè il peso dell'emarginazione, che potrebbe essere ovviato da una buona educazione al rispetto e alla comprensione altrui, ad una maggiore empatia verso il prossimo.
    E' importante sensibilizzare la società nei confronti dei diversamente abili in particolare e dell'alterità in generale e questo deve avvenire in ogni relazione educativa, che sia nella famiglia,nella scuola,nelle parrocchie e perchè no,anche nel cinema!



    Per la trama ho preso spunto dal seguente link:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_mani_di_forbice



    Ultima modifica di Rossella Tomeo il Gio Apr 21, 2011 6:17 pm, modificato 2 volte
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    AlessandraPalermo

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  AlessandraPalermo il Gio Apr 21, 2011 12:38 pm

    Il Film da me scelto è "Amore tossico" tema centrale del film è la dipendenza dall'eroina che afflisse molti giovani sbandati negli Anni Ottanta.La particolarità del film è quella di avere come attori persone con reali esperienze di tossicodipendenza alle spalle.
    Un gruppo di tossicodipendenti romani, trascorrono la propria drammatica routine tra la spiaggia di Ostia e la capitale attraverso il consumo degli stupefacenti, i piccoli litigi, i piccoli furti e i guai con i poliziotti e la fioca speranza di poter cambiare vita e di disintossicarsi.Dopo l'ennesima giornata inutile al termine della quale Cesare era stato sul punto di uccidere con una pistola la ragazza e di togliersi a sua volta la vita. Ma l'ultima "dose" che decidono di farsi prima di smettere li porta alla tragedia: Michela si sente male, e Cesare, disperato, la porta in ospedale in condizioni gravissime; quindi, sentendosi responsabile dello stato della ragazza, torna sul posto dove Michela aveva avuto la crisi, e a sua volta si inietta una dose massiccia di droga. Resiste alla droga, ma mentre torna di corsa verso l'ospedale, viene ucciso da due poliziotti in borghese che avevano cercato di fermarlo.

    Uno spaccato preciso, esatto, di quegli anni '80, del rapporto giovani-droga, lontano anni luce dalla tossicodipendenza odierna divenuta purtroppo più caotica e 'per tutti'. Il 'drogato' che senza volerlo fa quasi compassione allo spettatore e che mantiene sempre una sua dignità; che ancora ha qualche valore in cui credere (l'amore, l'amicizia, il rispetto) nonostante sia diventato quello che è. Un film che fa scoprire un mondo tanto vicino quanto allo stesso tempo lontano. Un film che affronta quella che era la paura più grossa, la piaga degli anni '80: la droga.
    https://www.youtube.com/watch?v=uW8TKTr-uEk
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    Andreozzi Teresa

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Andreozzi Teresa il Gio Apr 21, 2011 1:59 pm


    Il regista Chelsom racconta che l’idea del film iniziò a prendere forma nel 1993, quando uscì sugli scaffali delle librerie il romanzo “Freak The Mighty”. Nello scrivere il libro, Philbrick si è ispirato al figlio di un suo amico nato con la sindrome di Morquio, una malattia infantile progressiva e degenerativa. Il libro ebbe un successo immediato e vinse il premio per “Miglior libro per Ragazzi” e diventò presto una lettura consigliata nelle scuole medie di tutto il paese.
    Basta guardare il cielo è la storia di due ragazzi che, ispirati dalle avvincenti vicende di Re Artù e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda, danno inizio a un viaggio alla ricerca della grandezza del bene, per scoprire alla fine il più grande tesoro che ci sia: l’amicizia.
    Tutto ha inizio quando il giovane Kevin Dillon (Kieran Culkin) e sua madre(Sharon Stone)si trasferiscono nella casa accanto a quella di Maxwell Kane (Elden Henson) e dei suoi nonni (Gena Rowlands, Harry Dean Stanton).
    Kevin è piccolo, magro, affetto da una patologia degenerativa che lo costringe a portare i tutori alle gambe. In compenso ha un cervello straordinario e trascorre tutto il suo tempo a leggere libri complessi o a inventare originali congegni meccanici. Kevin, senza padre, ha una madre che lo ama moltissimo, ma molto apprensiva e che, per paura che le sue condizioni fisiche possano peggiorare, a volte gli impedisce di condurre una vita “normale” come i suoi compagni.
    Il tredicenne Max invece è un ragazzo grande e grosso, che porta il 48 di scarpe, ma che pare avere un cervello “piccolo, piccolo”. A scuola è lento, fatica ad apprendere qualsiasi nozione e viene considerato perciò un “ritardato”. Ha poco coraggio e non riesce mai a reagire quando i compagni lo prendono in giro. Quotidianamente è vittima di soprusi e scherzi di cattivo gusto. Quando qualcuno combina qualche guaio, lui è il capro espiatorio preferito.Anche Max ha una condizione familiare difficile: la madre è morta e il padre è rinchiuso in carcere con l’accusa di aver ucciso la donna ed è considerato da tutti, compreso i
    nonni e Max, un uomo pericoloso e violento.
    Per tutta la loro vita Kevin e Max sono stati degli esclusi. Per la gente del posto sono “Frankenstein e Igor” e ogni occasione è buona per deriderli, prendersi gioco di loro o,peggio ancora, per metterli in seria difficoltà. I compagni di scuola, uniti nella classica banda dei “bulli”, cercano sempre di far cadere Kevin, ne sottolineano le menomazioni fisiche, lo chiamano “storpio” e lo escludono da ogni gioco. Insultano Max con frasi offensive: “maialino,maialino, tu sei figlio dell’assassino” oppure “scimmione con le cuffie” e sembrano godere della sua sottomissione passiva. Anche gli adulti che gravitano attorno al loro mondo, fatta eccezione per la mamma di Kevin e per i nonni di Max, sembrano disinteressarsi ai due ragazzi o, comunque, non ripongono in essi nessuna stima né fiducia.
    Ma quando Max e Kevin si conoscono, le loro esistenze però cambiano radicalmente.
    Dopo un iniziale momento di diffidenza, l’esile “Einstein” colpisce l’attenzione e la curiosità di Max, conquista la sua fiducia e i due iniziano a frequentarsi. Kevin aiuta molto Max nello studio e cerca di appassionarlo alla lettura, facendolo viaggiare con l’immaginazione nel mondo fantastico di Re Artù. E Max aiuta molto Kevin nella deambulazione: se lo carica sulle spalle e lo porta in giro per la città, esaudendo tutti i suoi desideri di scoperta e conoscenza.
    “Tu hai bisogno di un cervello e io di un paio di gambe, insieme formiamo una persona perfetta” ripete più volte Kevin e con questa consapevolezza sempre presente, i due si avventurano alla scoperta del mondo.
    Ogni volta che i due si uniscono, con il piccolo Kevin arrampicato sulle spalle del gigante Max, formano un unico coraggioso guerriero: una forza imponente con una volontà di ferro, un’immaginazione galoppante e la più potente aria di nobiltà dal tempo del regno di Re Artù. Insieme questa combinazione senza paura si tufferà in mille avventure: riparare ai torti subiti, uccidere i draghi e salvare le damigelle in pericolo in un regno crudele e pieno di forze oscure come la loro città…
    Un’avventura un po’ più rischiosa delle altre provocherà però a Kevin dei seri problemi fisici che lo porteranno a lasciare il mondo terreno, ma non quello di Max che continuerà a vivere nel suo ricordo, rafforzato dagli insegnamenti ricevuti e capace di ritrovare immaginazione,coraggio di vivere e profonda consonanza amicale anche semplicemente alzando gli occhi al cielo…

    Quando per un ragazzo di tredici anni arriva il momento di dover superare le difficili prove della vita reale, avere un amico “del cuore” è la chiave giusta per affrontare tutto con forza e a testa alta, dalla cima del mondo. Inoltre, per superare con maggior facilità problemi e ostacoli, è necessario cercare dentro sé coraggio e forza, proprio come facevano gli antichi guerrieri quando dovevano uccidere draghi, combattere forze oscure e salvare damigelle in pericolo. Quando poi si è in qualche modo considerati “diversi’ e quindi, automaticamente, esclusi, avere un amico ed essere forti e coraggiosi sono i due ingredienti indispensabili per riuscire a crescere. Questi sono i messaggi centrali di Basta guardare il cielo.
    L’aspetto forse più interessante del film infatti è proprio il modo in cui Chelsom mostra quanto sia importante avere un amico e quanto, occupandosi l’uno dell’altro, sia possibile fare della propria vita un’esperienza davvero speciale, soprattutto quando il resto del mondo sembra essere “assente” e non avere alcun rispetto…
    E dunque proprio la rappresentazione dell’amicizia quale relazione fatta di “dare e ricevere” e la valorizzazione dell’unione per combattere le prepotenze, possono porsi come argomenti-stimolo per affrontare in classe tematiche fondamentali nell’età dell’adolescenza quali il bullismo, l’esclusione di un individuo dal gruppo, i pregiudizi, l’aiuto reciproco, l’ascolto attivo e la comprensione. Ma il film è anche una storia che invita a riflettere sull’importanza di maturare dentro di sé un buon livello di autostima e di fiducia nelle proprie possibilità, ingredienti indispensabili per superare ostacoli e risolvere i problemi che frequentemente possono affacciarsi alle porte dell’esistenza di ognuno. Ci sono tanti eventi nella vita che indeboliscono, spaventano e tolgono la possibilità di reagire.

    La diversità è uno dei valori fondamentali del nostro secolo. La diversità è colore, cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità, fa parte della storia di ogni uomo. Se si riuscisse a percepire la "differenza" non come un limite alla comunicazione, ma come un "valore", una "risorsa", un "diritto", l'incontro con l'altro potrebbe essere in certi casi anche scontro, ma non sarebbe mai discriminazione. E l'educazione diventerebbe scoperta e affermazione della propria identità e, contemporaneamente, valorizzazione delle differenze. Io credo che il primo passo da fare sia quello di cominciare a considerare la diversità non come un elemento da tollerare, ma come un bene da tutelare. Pertanto è fondamentale intervenire a livello scolastico, educativo, familiare per fare della diversità una vera ricchezza, un nuovo paradigma educativo e per stimolare i bambini e i ragazzi a pensare criticamente piuttosto che dir loro quello che devono pensare. In quest'ottica uno dei compiti della scuola dovrebbe essere quello di educare alla differenza, all'altro, al diverso, per creare i presupposti di una cultura dell'accoglienza e per impedire l'omogeneizzazione culturale. "La nostra ricchezza collettiva, ha scritto Albert Jachard, è data dalla nostra diversità. L'altro, come individuo o come gruppo, è prezioso nella misura in cui è dissimile. Oggi più che mai la scuola deve educare gli studenti a considerare il diverso non come un "pericolo" per la propria sicurezza, ma come "risorsa" per la crescita.

    Possiamo inoltre dire che i temi dell’amicizia,della “normalità e diversità” possono essere approfonditi vedendo e confrontando, per esempio, i seguenti film: La petite vendeuse de soleil (di D. D. Mambety), Benny & Joon (di J. Chechik), Alan e Naomi (di S.Vanwagenen), Il piccolo grande mago dei videogames (di T. Holland), Buon compleanno mister Grape (L. Hallstron), Amici per sempre (di P. Horton).

    Guardai questo film tempo fa e vorrei proporvi questo video in cui sono riportate le scene più belle:
    https://www.youtube.com/watch?v=9oi8EZYXsiE&feature=related

    Ci tengo a dire che questo film mi emozionò particolarmente ed è per questo che tra gli altri film ho scelto proprio questo … mi piaceva riviverlo in qualche modo!!!

    Vorrei concludere con una frase ben nota:
    “Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei e non c’è niente di meglio al mondo.”
    Con questo voglio dire che ognuno di noi nella nostra diversità è unico,e nessun può giudicarci!!!

    ilaria gondola

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    Film Edward mani di forbici

    Messaggio  ilaria gondola il Gio Apr 21, 2011 2:59 pm

    Edward mani di forbice.
    Trama
    Un eccentrico e anziano inventore vive da solo in un castello in cima a una piccola montagna. Passeggiando in mezzo alle proprie macchine, un giorno, ha l'intuizione di sfruttarne una per creare un essere umano vivo e vegeto. In poco tempo, quest'uomo riesce nel proprio intento, e chiama Edward il ragazzo a cui dà la vita. Egli è una persona vera scaturita dalla genialità dell'inventore eremita.
    Mentre ultima le modifiche sull'insolito "figlio", l'inventore gli trasmette nozioni di galateo, di buona educazione, e di luoghi comuni. Una tragedia improvvisa, però, incombe su entrambi: il vecchio uomo muore prima di dare alla creazione un paio di mani, al posto delle quali ha un insieme di forbici e lame molto taglienti.
    Molti anni dopo, una rappresentante di cosmetici, Peggy, raggiunge il castello, che da tempo la incuriosisce. Superato lo spavento iniziale dovuto alle insolite mani di quella strana creatura, Peggy porta a casa con sé Edward.
    Il ragazzo incontra il marito e il piccolo figlio della gentile signora, con cui instaura buoni rapporti sebbene essi risultino un po' impacciati dalla sua presenza. Il giovane inizia presto a farsi strada come giardiniere, dando a piante e a siepi le forme di fantasia più originali.
    Di ritorno dal campeggio in montagna, la figlia di Peggy, Kim, incontra questo insolito gentiluomo, da cui rimane impaurita, ma solo inizialmente. Seguiranno istanti in cui lei, anziché paura, proverà verso di lui imbarazzo. Il suo ragazzo, invece, Jim, figlio di un ricco uomo, vorrebbe approfittarsi della sua ingenuità e della sua gentilezza per mettere a punto un furto nella sua stessa casa (dato che oltre la possibilità di utilizzare le sue lame come giardiniere e parrucchiere, poteva anche aprire le porte inchiavate senza scassinarle).
    Sempre più benvoluto e apprezzato come giardiniere e parrucchiere, Edward accetta di aiutare Kim, credendo solo di favorirli nel legittimo recupero di cose che alcuni ladri avevano loro rubato.
    A sorpresa, la polizia irrompe nella casa, ma arresta solo Edward, poiché Jim è scappato trascinando con sé la riluttante Kim, che avrebbe voluto salvare Edward.
    Rilasciato a seguito di un breve periodo di detenzione (in quanto un esame psicologico aveva stabilito che aveva compiuto quel gesto solo perché l'aver vissuto tanto in isolamento non aveva avuto modo di capire la differenza tra giusto e sbagliato), Edward ritorna a casa di Peggy, ma la gente gli ha già voltato le spalle, ritenendolo non solo un diverso, uno storpio, ma addirittura un mostro spaventoso e incontrollabile.
    Dopo aver ferito inavvertitamente Kim e graffiato Kevin nel tentativo di salvarlo da un incidente (anche se invece tutti credono che lo avesse aggredito), Edward ha uno scontro con Jim, che ferisce a un braccio. Scappato nuovamente nel castello di suo padre, Edward decide di concludere per sempre con gli uomini normali, ma viene seguito da Kim, l'unica a provare un sincero senso di colpa verso di lui.
    Al castello giunge anche Jim, furibondo. Colto dalla rabbia si scontra con Edward che alla fine infilza il giovane, uccidendolo. Solo allora la ragazza dichiara il suo amore ad Edward e lo bacia. Infine, decisa ad aiutarlo, Kim comprende che è meglio che lui rimanga nuovamente solo, come prima dell'arrivo della madre Peggy. Lo fa così credere morto a tutti coloro che l'avevano prima amato e poi odiato.
    Film stupendo di Burton l’ho visto molte volte,ma essendo i film finzioni non mi sono mai soffermata sul fatto che anche le forbici di Edward potevano essere delle protesi come quelle usate da Pistorius,Zanardi ecc… Ho scelto questo film poiché l’argomento protesi mi affascina, grazie a questa nuova tecnologia le persone possono ritornare a condurre una vita “normale”.
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    Caterina Panico

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Caterina Panico il Gio Apr 21, 2011 3:40 pm

    Il film che ho scelto è "Lo Scafandro e la Farfalla".... La scelta di questo film non è casuale mi è stato riproposto la settimana scorsa durante il laboratorio MoviMenti che sto seguendo e già aveva attirato la mia attenzione.

    TRAMA: Il film parla di un uomo,Jean-Dominique Bauby, che si risveglia dopo un lungo coma in un letto d'ospedale. Lui è il caporedattore di 'Elle' e ha accusato un malore mentre era in auto con il figlio maggiore. Risvegliatosi si trova ad affrontare una dura verità: il giornalista è totalmente paralizzato e ha perso l'uso della parola oltre a quello dell'occhio destro. Gli resta solo il sinistro per poter lentamente riprendere contatto con il mondo. Dinanzi a domande precise (compresa la scelta delle lettere dell'alfabeto ordinate secondo un'apposita sequenza) potrà dire "sì" battendo una volta le ciglia oppure "no" battendole due volte. Con questo metodo riuscirà a dettare un libro che uscirà in Francia nel 1997 con il titolo che ora ha il film.
    L'immaginazione e la memoria diventano per lui gli unici mezzi per uscire fuori da quello scafandro in cui si ritrovava, liberando la farfalla del suo pensiero. Infatti nel film mi ha molto colpita la frase:"Lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare". Il battito delle ciglia (che ricorda non a caso il battito d'ali di una farfalla) si traduce in lettere e le lettere in parole. Schnabel(regista del film) riesce a non essere banale o retorico e al tempo stesso riesce a commuovere senza usare quella pietà che di solito accompagnano queste storie.

    Nonostante l'ictus, nonostante la sua situazione di completa immobilità, grazie all'occhio sinistro Bauby riesce a lottare ed andare avanti, riesce a dare voce ai propri sentimenti e ai propri pensieri... C'è stato senz'ombra di dubbio qualche momento di sconforto che si può evincere dalla scena in cui afferma di voler morire ma dopo riesce ad andare avanti. Questo è un grande esempio di resilienza: ovvero la capacità da parte di un soggetto di reagire e far fronte a situazioni di disagio attraverso l'attivazione di competenze personali, Baulby è uno scrittore ed usa questa sua attitudine per farsi sentire. Sinonimo di resilienza è l'adattabilità che è molto importante, ovvero l'abilità di riuscire ad accettare le situazioni che ormai nn si possono cambiare senza valutarle negativamente. E quest'ultimo è un grande passo per il soggetto in questione, in quanto è prima di tutto attraverso l' "accettazione", che si può iniziare un cammino.

    https://www.youtube.com/watch?v=IDp0aqI--BM

    MariaRosaria Lettieri

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  MariaRosaria Lettieri il Gio Apr 21, 2011 3:50 pm

    Il film che ho deciso è 'IL SILENZIO E LE PAROLE'
    Il silenzio e le parole è costituito da tre storie. Sono incontri con persone che vivono handicap differenti (rispettivamente: l'autismo, la tetraparesi spastica e la Sindrome di Down) e che raccontano se stesse e le proprie esperienze. Sono tre autoritratti da cui emergono il mondo interiore e la profondità umana di queste persone, ma anche il loro grado d'inserimento sociale e le rispettive, a volte notevoli, capacità professionali. Il silenzio e le parole ci aiuta ad ascoltare, con rispetto e attenzione, ciò che ci comunicano le loro voci e i loro silenzi. 1° episodio: Andrea, 27 anni, autistico. Durante la settimana, Andrea vive in una comunità in campagna; nel week-end, torna in famiglia. Il film lo coglie in uno di questi fine settimana (Andrea pranza a casa, va a spasso per la città con la sorella ...) e si concentra sui suoi sguardi intensi, i suoi gesti incerti e quasi smarriti, i suoi silenzi pieni di sottintesi. Come ci dice il film: "Più si sta con Andrea, più si capisce che, in qualche modo, ci comunica sempre qualcosa." 2° episodio: Claudio, 35 anni, spastico, costret-to su sedia a rotelle. Ci racconta la sua infanzia: "Fin da piccolo non mi sono mai sentito diverso", "Ho sempre avuto una vita normale". Claudio descrive il rapporto molto affettuoso ma mai pietistico che lo lega ai genitori. Spiega il suo essere riuscito, grazie al loro aiuto e alla sua ostinazione, a trovare un lavoro. Infatti, da quattro anni, nella sua abitazione, Claudio lavora per una grande azienda, l'Italtel: per mezzo di un computer, un modem e un fax, cura la redazione di un notiziario scientifico.In questo episodio emerge il tema recentemente affrontato delle tecnologie estensive come ampliamento del corpo che rappresentano dei mezzi di comunicazione efficaci che danno la possibilità di poter svolgere un'attività lavorativa a persone con disabilità.3° episodio: Alessandro, poco più che ventenne, Down. Anche Alessandro lavora: è operaio specializzato in una nota azienda costruttrice di macchine per la proiezione cinematografica. Sereno ed espansivo, Alessandro ci racconta le sue passioni: ascoltare musica, ballare e frequentare una coetanea (anch'essa disabile psichica) con la quale si è fidanzato. Alessandro vorrebbe sposarsi e metter su famiglia.
    Come sostiene la Murdaca "NON SI DEVE DEFINIRE NESSUNO PER SOTTRAZIONE".Uno dei temi che viene affrontato nel film,attraverso la storia di Claudio ed Alessandro è appunto il tema dell'integrazione di cui la stessa Murdaca ci parla nel suo testo 'Complessità della persona e disabilità'.Il testo mira alla ricostruzione di una nuova cultura della disabilità dove per questa si intende l'incapacità conseguente alla menomazione (qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica ,fisiologica o anatomica),di svolgere determinate funzioni e di assolvere particolari compiti.Chiarito il termine di disabilità ci si sofferma sull'integrazione in ambito educatico,sociale,linguistico della persona con disabilità.L'integrazione rappresenta un processo continuo non un punto di arrivo ,una continua ricerca di soluzioni e strategie idoneea preservare i diritti acquisiti dei disabili in particolare quello dell'uguaglianza e delle pari opportunità.Si tratta dunque di valorizzare al meglio le dotazioni individuali.
    I protagonisti del film appaiono anche come dei veri esempi di resilienza la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.Claudio Alessandro e Andrea sono infatti ragazzi che,nonostante la propria disabilità,conducono una vita "normale" hanno un lavoro,l'aiuto delle persone care,e soprattutto sogni da realizzare.
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    maria reccia

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    Messaggio  maria reccia il Gio Apr 21, 2011 3:52 pm

    Il video che ho scelto è Forrest Jump. Il protagonista del film mentre attende l'autobus, racconta la storia della sua affascinante vita ad ascoltatori occasionali e completamente sconosciuti che cambieranno diverse volte nel corso del film, mostrando alcuni indifferenza, altri incredulità e a volte commozione. Forrest Gump è un personaggio non tanto per il suo quoziente intellettivo al di sotto della norma ma quanto per il suo rapporto ingenuo e fiducioso con un mondo, che sin da bambino fa di tutto per relegarlo nell'ambito del diverso. Persino sua madre, che lo incita a non farsi scavalcare da nessuno, lo costringe a mettere un apparecchio alle gambe che ulteriormente lo avrebbe penalizzato se una provvidenziale quanto vile aggressione da parte di piccoli bulli non gli avesse rivelato le proprie straordinarie doti fisiche. Forrest inizialmente non è ammesso nella scuola pubblica a causa della sua diversità, ma la madre concedendo favori sessuali al preside, ottiene di farlo comunque ammettere. Il primo giorno di scuola incontra sull'autobus Jenny che si rivelerà l' unica amica e suo unico amore. Il rapporto d'amicizia che s’instaura tra i due bambini è profondissimo, e Jenny la cui personalità, a causa degli abusi paterni, risulterà in seguito instabile, anche per uso di droghe. I due s’incontreranno in diverse fasi della loro esistenza e in diversi momenti cruciali della storia. Grazie alla sua abilità nel correre e quindi nel football, Forrest ottiene di essere ammesso al college con una borsa di studio. Qui le vite di Forrest e Jenny cominciano a prendere pieghe diverse; lei diventa popolare grazie a lui e nel vortice del suo solitario dolore pare considerare Forrest troppo stupido e lontano per capirla. In ogni caso, il legame tra i due sopravvive.
    Il tema che però fa da sfondo all'intero film è la scarsa intelligenza di Forrest ed è chiaramente esplicitato nel film. Forrest è scientificamente più stupido degli altri, eppure conduce una vita migliore di quella degli altri infatti diventa campione di football, si laurea, si arruola, riceve la medaglia d'onore, conosce presidenti, diventa miliardario, ma soprattutto nella sua vita non fa mai niente di male.
    Con questo film mi sono collegata al tema della Disabilità. La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.Proprio come avviene nel film e che secondo me nn è giusto perchè coloro che sono diversamente abili sono persone come noi, che non devono essere maltrattate e che devono essere prese da esempio!
    Un' altro tema è la Resilienza la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto con l'esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.Proprio per questo troviamo capacità resilienti di tipo:

    • istintivo: caratteristico dei primi anni di vita quando i meccanismi mentali sono dominati da egocentrismo e onnipotenza;
    • affettivo: che rispecchia la maturazione affettiva, il senso dei valori, il senso di sè e la socializzazione;
    • cognitivo: quando il soggetto può utilizzare le capacità intellettive simbolico-razionali.

    Quindi possiamo dedurre che una resilienza adeguata è il risultato di una integrazione di elementi libidico-istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi.In questo modo la persona "resiliente" può essere considerata quella che ha avuto uno sviluppo psico-affettivo e psico-cognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall'esperienza, da capacità mentali sufficientemente valide, dalla possibilità di poter giudicare sempre non solo i benefici, ma anche le interferenze emotivo-affettive che si realizzano nel rapporto con gli altri.Infatti per Forrest la vittoria è di aver superato le avversioni e con l'innocenza di un bambino è riuscito ad arrivare dove i normodotati non sempre sono arrivati!
    Il messaggio finale di questo film ci dice che non importa essere intelligenti, basta agire nel bene e che i diversamente abili ci insegnano tanto!!!
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    maria reccia

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  maria reccia il Gio Apr 21, 2011 3:59 pm


    lidia postiglione

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  lidia postiglione il Gio Apr 21, 2011 4:16 pm

    io ho scelto Edward mani di forbice che è un film di Tim Burton del 1990, con Johnny Depp.
    Un anziano inventore vive da solo in un castello in cima a una montagna. Passeggiando in mezzo alle proprie macchine, un giorno, ha l'intuizione di sfruttarne una per creare un essere umano vivo e vegeto. In poco tempo, quest'uomo riesce nel proprio intento, e chiama Edward il ragazzo a cui dà la vita.
    Al nuovo"figlio", l'inventore trasmette nozioni di galateo, di buona educazione, e di luoghi comuni. Una tragedia improvvisa, però, incombe su entrambi: il vecchio uomo muore prima di dare alla creazione un paio di mani, al posto delle quali ha un insieme di forbici e lame molto taglienti.
    Molti anni dopo, una rappresentante di cosmetici, Peggy, raggiunge il castello, che da tempo la incuriosisce. Superato lo spavento iniziale dovuto alle insolite mani di quella strana creatura, Peggy porta a casa con sé Edward.
    Il giovane inizia presto a farsi strada come giardiniere, dando a piante e a siepi le forme di fantasia più originali.
    Di ritorno dal campeggio in montagna, la figlia di Peggy, Kim, Edward da cui rimane impaurita, ma solo inizialmente e poi imbarazzata. Il suo ragazzo, invece, Jim, figlio di un ricco uomo, vorrebbe approfittarsi della sua ingenuità e della sua gentilezza per mettere a punto un furto nella sua stessa casa.
    Edward accetta di aiutare Kim, credendo solo di favorirli nel legittimo recupero di cose che alcuni ladri avevano loro rubato e a sorpresa, la polizia irrompe nella casa e arresta solo Edward, poiché Jim è scappato trascinando con sé Kim, che avrebbe voluto salvare Edward.
    Rilasciato a seguito di un breve periodo di detenzione Edward ritorna a casa di Peggy, ma la gente gli ha già voltato le spalle, ritenendolo non solo un diverso, uno storpio, ma addirittura un mostro spaventoso e incontrollabile.(in questo modo etichettano edward solo per il suo aspetto fisico e per le accuse false lo emarginano dal gruppo come accade nella nostra quotidianetà)
    Dopo aver ferito inavvertitamente Kim e Kevin, Edward ha uno scontro con Jime scappa nuovamente nel castello di suo padre, decidendo di concludere per sempre con gli uomini "normali"(in questo caso edward si sente emarginato dalle persone tracciando una linea di separazione tra i normali e i diversi come lui,gli altri hanno costruito la sua diversità non accettandolo per quello che era) ma viene seguito da Kim, l'unica a provare un sincero senso di colpa verso di lui.
    Al castello giunge anche Jim, furibondo. Colto dalla rabbia si scontra con Edward che alla fine infilza il giovane, uccidendolo. Solo allora la ragazza dichiara il suo amore ad Edward e lo bacia. Infine, decisa ad aiutarlo, Kim comprende che è meglio che lui rimanga nuovamente solo, come prima dell'arrivo della madre Peggy. Lo fa così credere morto a tutti coloro che l'avevano prima amato e poi odiato.peggy è l'unica persona che ha saputo cogliere l'amore del ragazzo "diverso" che aveva da offrire agli altri e di cui aveva tanto bisogno.Edward rispecchia il disabile emarginato dalla società che non gli permette di vivere una vita normale in quanto presenta degli elemento non comuni ai normodotati ossia mani di forbici che possono rappresentare le tecnologie integrative attuali.Queste migliorano le prestazioni fisiche di coloro che hanno organi o parti del corpo mancanti.Un esempio nello sport è il flex foot di Oscar Pistorius che gli ha permesso di partecipare alle Olimpiadi di Pechino senza essere considerato super dotato o avvantaggiato rispetto ai normodotati.
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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  giusyd'arbitrio il Gio Apr 21, 2011 4:48 pm

    MI CHIAMO SAM










    Il film che ho scelto e che mi ha toccato particolarmente è stato “Mi chiamo Sam”. La commovente storia di Sam Dawson, un padre ritardato mentalmente che cresce da solo la propria figlia Lucy. Fin qui tutto va bene, ma i problemi iniziano a sorgere nel momento in cui Lucy compie sette anni, sviluppando capacità intellettive superiori a quelle del padre. Il loro legame viene minacciato da un’assistente sociale; la quale vorrebbe affidare Lucy ad una famiglia più adeguata. Sam decide di iniziare una lotta contro il sistema e contro un’incomprensibile ingiustizia, pur sapendo che si trova di fronte ad una causa persa in partenza. La sua alleata sarà Rita Harrison, un abile avvocato spregiudicata e vogliosa di successo, che decide di accettare il caso come sfida nei confronti dei suoi colleghi, ma questo caso riesce a cambiare Rita, tirandole fuori la sua sensibilità. Sam sarà costretto ad iniziare una battaglia legale per l’affidamento di Lucy, e tra testimonianze e tribunali, Lucy verrà affidata ad una famiglia. Ma Sam non si arrende, riesce a ritrovare Lucy e da qui si crea un riavvicinamento tra loro. La famiglia a qui Lucy era stata affidata si accorge di tutto ciò, e si rende conto che nessuno potrà sostituire l’amore che Lucy prova verso il padre, e decide di riconsegnare la bambina a Sam.
    Il tema che emerge in questo film è l’autismo anche se ne abbiamo già parlato mi soffermo ancora una volta. L’autismo è una malattia che riguarda il disturbo neurologico e non permette il totale sviluppo del cervello. Soffermandoci sull’autismo possiamo dire che chi è affetto da ciò non è in grado di relazionarsi con gli altri, che comporta danni nel linguaggio, nel comportamento. Una disabilità, una limitazione o incapacità di compiere determinate funzioni.


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    Dopo questa breve spiegazione vorrei esprimere ciò che penso io dell’argomento autismo e sopratutto del film. Molte persone hanno un “dono” ovvero la cattiveria innata dentro, sono capaci solo di giudicare, di sparare sentenze, di etichettare persone senza sapere queste chi sono, come sono, cosa sono in grado di fare, solo perché è “diverso” da loro. In questo film vediamo un uomo che viene preso di mira perché è autistico, solo qui si soffermano i giudici gli avvocati non andando altre. Non è detto che chi è autistico non possa provare un sentimento, come in questo caso l’amore che Sam prova per la sua piccola Lucy, dimostrando a tutti con grande dignità ciò che è disposto a fare per riaverla a suo fianco. Sam ha lottato contro coloro che lo dividevano dalla cosa più importante della sua vita solo perché non è “normale”. Questo film ci fa capire veramente come queste persone sono in grado di amare, “a mio parere”, facendolo meglio di chi viene ritenuto “normale”.





    La scena che mi ha commosso di più è stato nel momento in cui Sam, perdendo la sua battaglia, ha dovuto lasciare Lucy. Nel vedere il loro abbraccio cosi profondo e infinito, ho avvertito un esplosione d’amore immenso. Ed è stato proprio in quel momento che il magone è iniziato a salire e le lacrime sono iniziate a scendere senza riuscire a fermarle. Allontanare una bambina dal proprio padre in questo modo brutale per me non è ammissibile. Non so ancora cosa significa provare amore verso il proprio bambino, ma so cosa significa provarlo nei confronti di un genitore, posso solo dire che è veramente immenso. Scene come questa ti fanno pensare, perchè il mondo molte volte è cosi creudele, perchè bisogna dividere un'amore cosi grande. Pechè......

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    Viviana Esposito

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Viviana Esposito il Gio Apr 21, 2011 4:57 pm

    Esiste una vasta produzione cinematografica che,a vari livelli e da diverse angolazioni,ha trattato aspetti legati alla disabilità,con un'ottica politically correct,rivolta cioè verso nuove prospettive di apertura e di riconsiderazione del problema,soprattutto senza facili compiacimenti pietistici.
    Fra questi "A beutiful mind"è un film che affronta il tema della disabilità proprio nella prospettiva indicata dai recenti studi in materia.
    Il disabile è un soggetto con disturbi fisici o psichici,che spesso ignora il suo disagio fin quando non si confronta con persone normododate.Oggi,a questo termine se ne preferisce un altro:diversamente abile o diversabile.
    Infatti il termine disabile dichiara solamente che a un individuo mancano una o più competenze,ma non considera che egli possieda anche delle abilità.Diversabile,invece,è quella persona che ha,oltre che una disabilità,anche delle abilità diverse dagli altri,abilità che vanno scoperte e potenziate.
    Il concetto di diversabilità non trascura la persona nella sua umanità:la persona disabile è un individuo con la propria identità,che non va etichettata come "diverso" solo perchè ha degli schemi mentali,fisici e comportamentali differenti dalla "normalità".
    John Hash,il protagonista del film,ha disturbi psichici,è infatti uno schizzofrenico,ciò non toglie che sia un genio in matematica,tanto da meritare il premio nobel nel 1994.
    Come sappiamo,la schizzofrenia è una malattia mentale,caratterizzata dalla dissociazione della personalità.
    Nel film,nelle sue allucinazioni ricorrenti,egli crede di essere un agente del controspionaggio e "vede" frequentemente un giovane e una bambina.
    Il giovane è il suo"migliore amico",divide con lui la camera all'università,ma non è una figura reale,è solo il frutto della sua mente malata.
    L'acuirsi della sua malattia e la pericolosità della stessa inducono la moglie ad internarlo in una casa di cura.
    Per lei è difficile prendere questa decisione,ma è costretta dalle circostanze. Vivrà momenti di sconforto,avrà voglia di mollare tutto,ma l'amore per il marito ha il sopravvento:<<Penso spesso che quello che sento sia senso del dovere, o senso di colpa per voler scappare via. Rabbia. Contro John e contro Dio. Ma... poi lo guardo e mi costringo a vedere l'uomo che ho sposato, e lui diventa quell'uomo: si trasforma nella persona che amo. E io mi trasformo nella persona che lo ama. Non capita sempre, ma è abbastanza. (Alicia)
    Sarà proprio l'amore della moglie che gli consentirà il reinserimento nella società;egli imparerà a convivere con la sua malattia e i suoi fantasmi:Essi "non se ne sono andati e forse non se ne andranno mai.Ma io mi sono abituato a ignorare loro e,forse,come risultato loro hanno abbandonato me".
    Così egli dice parlando con l'amico alla fine del film.
    La moglie gli ha anche insegnato che cos'è reale: <<Vuoi sapere cos'è reale? io sono reale>>e a lei dedicherà il nobel,con un bellissimo discorso durante la cerimonia della premiazione,che è un inno all'amore,l'unica ragione dell'esistenza.
    Questo film di Ron Howard,magistralmente interpretato da Russell Crowe,propone la storia vera del matematico John Forbes Nash,una storia che,nonostante tutto,ha un lieto fine e perciò induce alla fiducia e alla speranza.
    Io mi chiedo però quanti malati psichici hanno effettivamente le stesse possibilità di John e non sono invece condannati all'emarginazione e all'esclusione.
    Infatti le cure per le malattie mentali sono lunghe e costose,possibili solo in case di cura private,e non tutte le famiglie hanno disponibiltà economiche adeguate.Le strutture pubbliche,cioè l'ospedale psichiatrico,sono state eliminate grazie all'impegno di Franco Basaglia ed alla legge che porta il suo nome.
    Franco Basagliaz è uno psichiatra che si è battutto a lungo per una riforma radicale degli ospedali psichiatrici,che avrebbero dovuto riabilitare e non distruggere l'uomo.In alternativa non sono state istituite però strutture pubbliche idonee ad aiutare concretamente i malati di mente e le loro famiglie nell'impegnativo percorso verso un recupero ed un reinserimento difficile,ma no impossibile.

    Fonti:internet,libro di testo e il libro di Franco Basaglia"Istituzione negata"

    Queste sono alcune parti salienti del film:

    https://www.youtube.com/watch?v=Yqj1DhUKJco

    https://www.youtube.com/watch?v=5WA1sjBpjt8

    https://www.youtube.com/watch?v=C-7FlA_mgF4

    https://www.youtube.com/watch?v=G6zYTbJ1vy0
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    Viviana Esposito

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Viviana Esposito il Gio Apr 21, 2011 5:14 pm

    Anche Torquato Tasso era schizzofrenico e per questo fu rinchiuso per ben sette anni nell'ospedale di Sant'Anna.
    Riporto qui alcuni passi della lettera che egli invia dalla sua prigionia al medico Girolamo Mercuriale,nei quali descrive i vari fantasmi che lo turbano.
    <<Oggi,ch'è il penultimo de l'anno,il fratello del reverendo Licino m'ha portato due lettere di vostra signoria;ma l'una è sparita da poi ch'io l'ho letta,e credo che se l'abbia portata il folletto,perchè è quella ne la quale si parlava di lui...>>.
    Il suo epistolario è un documento drammatico dei suoi disturbi psichici e dei fantasmi che lo perseguitano.Egli parla di un folletto che si diverte a nascondergli le cose,a scompigliargli le carte e a mettere in disordine i suoi libri.

    Alessia Guidotti.

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Alessia Guidotti. il Gio Apr 21, 2011 5:16 pm

    Il film che ho scelto è:"BASTA GUARDARE IL CIELO" di Peter Chelsom del 1998. Vidi questo film quando frequentavo le medie,perchè nella mia classe c'era Michele,un bambino costretto a vivere su una sedia a rotelle,il quale mi diceva che si rispecchiava molto nel personaggio di Kevin,uno dei protagonisti di questo film.E quindi io chiesi alla prof. di sostegno se potevamo vederlo qualche volta in classe,e lei acconsentì;anche se non ci fece mai vedere il finale,forse per non turbare i sentimenti di Michelino.Tutti noi però avevamo capito come finiva il film,anche sè,per me il protagonista non muore alla fine, ma lascia soltanto il mondo terreno, ma non il mondo di Max(il suo migliore amico,o meglio le sue gambe)che continuerà a vivere nel suo ricordo, rafforzato dagli insegnamenti ricevuti e capace di ritrovare immaginazione, coraggio di vivere semplicemente alzando gli occhi al cielo…
    Quando sono entrata nell'area docente per vedere i film proposti dalla prof.speravo che ci fosse questo film,infatti appena ho letto la scheda,il cuore ha iniziato a battere più forte e sono tornata indietro nel tempo,ricordandomi del mio amico Michele e di come gli bastava un nostro sorriso per affrontare in modo diverso la sua giornata...
    Questo film abbraccia varie tematiche,ma sono due i temi centrali :LA DIVERSITà E L'AMICIZIA. Infatti "Basta guardare il cielo" è la storia divertente e avventurosa di due ragazzi che, ispirati dalle avvincenti vicende di Re Artù e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda, danno inizio a un viaggio alla ricerca della grandezza del
    bene, per scoprire alla fine il più grande tesoro che ci sia: l’amicizia.Un rapporto di amicizia molto stretto perchè i due si completano a vicenda.Kevin è piccolo, magro, affetto da una patologia degenerativa che lo costringe a portare i tutori alle gambe. In compenso ha un cervello straordinario e trascorre tutto il suo tempo a leggere libri complessi o a inventare originali congegni meccanici. Kevin, senza padre, ha una madre che lo ama moltissimo, ma molto apprensiva e che, per paura che le sue condizioni fisiche possano peggiorare, a volte gli impedisce di condurre una vita “normale” come i suoi compagni.
    Il tredicenne Max invece è un ragazzo grande e grosso, che porta il 48 di scarpe, ma che pare avere un cervello “piccolo, piccolo”. A scuola è lento, fatica ad apprendere qualsiasi nozione e viene considerato perciò un “ritardato”. Ha poco coraggio e non riesce mai a reagire quando i compagni lo prendono in giro. Quotidianamente è vittima di soprusi e scherzi di cattivo gusto. Quando qualcuno combina qualche guaio, lui è il capro espiatorio
    preferito.Anche Max ha una condizione familiare difficile: la madre è morta e il padre è rinchiuso in carcere con l’accusa di aver ucciso la donna ed è considerato da tutti, compreso i nonni e Max, un uomo pericoloso e violento.
    Per tutta la loro vita Kevin e Max sono stati degli esclusi. Per la gente del posto sono“Frankenstein e Igor” e ogni occasione è buona per deriderli, prendersi gioco di loro o,peggio ancora, per metterli in seria difficoltà.Fortunatamente quando Max e Kevin si conoscono, le loro esistenze cambiano radicalmente...
    Con la prof. Briganti abbiamo trattato spesso il tema della diversità,connesso alle barriere architettoniche e sopratutto mentali delle persone,il nostro lavoro è partito dall'importanza dei termini,ci siamo detti:"cosa intendiamo per disabilità?,e cos'è la diversità?.Disabile è una persona che è impossibilitata a svolgere le normali attività della vita quotidiana,però il termine disabile dichiara solamente che ad un individuo mancano delle competenze,senza considerare che egli possiede anche delle abilità,ad esempio Kevin, non può camminare,correre,saltellare e giocare a pallone,ma è dotato di un'intelligenza unica e di un cuore straordinario,insegnerà a Max ad avere coraggio.Infatti come abbiamo detto in aula:"tutti sono diversi;non tutti sono disabili".E Max permetterà a Kevin di camminare dato che la loro amicizia li farà diventare un corpo solo:Kevin la mente e Max le gambe...i due ragazzi si completano,insieme sono forti riescono a vincere le barriere mentali delle persone che li hanno sempre derisi.La frase che mi ha colpito di questo film è stata :"Il suo cuore era diventato troppo grande per il suo corpo".Questa frase è stata detta dalla madre di Kevin a MAX,dopo la morte del figlio,essa racchiude,secondo il mio punto di vista,tutto il significato del film...Sì,aveva un cuore grande Kevin,un cuore troppo grande per il suo corpo,un cuore che voleva correre,inoltrarsi nell'avventura,essere libero e non imprigionato dai pregiudizi!!!Kevin in realtà non è mai stato un disabile!!!



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    nicolettabarbato

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  nicolettabarbato il Gio Apr 21, 2011 6:23 pm

    Il film che mi piacerebbe presentare, si intitola:”My name is Khan", sebbene sia caratterizzato da diversi flash back, è diviso in due parti. L’inizio è dedicato a presentare il protagonista, la sua infanzia, il suo particolare rapporto con il mondo, essendo affetto da un disturbo autistico chiamato sindrome di Asperger; il suo rapporto di amore e di odio con il fratello minore e la sua amorevole madre , infine, racconta l’incontro con la donna della sua vita di religione induista. La seconda parte è caratterizzata dalla tragedia, dal viaggio nel dolore per la perdita del figlio vittima di bullismo e del razzismo( due problematiche frequentissime anche nella nostra società occidentale) , facendo così acquisire al film stilemi e caratteri tipici delle opere "on the road", un cammino che si conclude con la riscoperta dei sentimenti e dell’amore. La Sindrome di Asperger è considerata un Disturbo pervasivo dello sviluppo imparentata con l'autismo e comunemente considerata una forma dello spettro autistico "ad alto funzionamento. Gli individui portatori di questa sindrome ,sono caratterizzati dall'avere una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti. Diversamente dall'autismo classico, non si verificano significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o dello sviluppo cognitivo. Tale disturbo, consente al protagonista, di comunicare meglio in forma scritta che orale ma gli impedisce di intuire le reazioni altrui. Cresciuto con la madre e un fratello geloso delle attenzioni che gli venivano dedicate, ha sviluppato una particolare abilità nel riparare guasti meccanici. Dopo la morte della madre, il fratello, emigrato e in carriera da tempo, gli trova un lavoro come rappresentante di prodotti cosmetici negli Stati Uniti. Qui Khan conosce Mandira Rathore, madre single di un ragazzino a cui l'uomo si affeziona e che prenderà il suo cognome. Proprio dal cognome musulmano (Mandira è Hindu) inizieranno i problemi per il ragazzino dopo l'11 settembre 2001. La tragedia è in agguato. Questo film, riesce a sviluppare i molteplici argomenti della diversità senza mai assumere toni predicatori . C’è un concetto che Rizwan apprende da piccolo e che non dimenticherà più: sua madre gli ha insegnato che il mondo si divide in due categorie, ci sono i buoni e ci sono i cattivi. Solo questo. Non c’è differenza alcuna di religione o razza,.E chi commette buone azioni è una persona buona, mentre chi commette azioni cattive è una persona cattiva. Questa è secondo me, una cosa che dovrebbe far riflettere un po’ tutti. Non esistono differenze, esiste la specificità e l’unicità dell’essere umano, le differenze che per forza vogliamo ritrovare negli altri, sono differenze che noi costruiamo solo a livello mentale. Anche, il soggetto disabile, spesso, si sente inutile un peso,diverso dagli altri, perché siamo noi che con i nostri comportamenti, i nostri gesti lo facciamo sentire così. La società frenetica del progresso porta tutti ad una corsa senza sosta, tutti vogliamo essere migliori degli altri, ma il meglio sta nell’essere noi stessi e nell’accettare chi ci è di fronte, perché, tutti abbiamo difetti e pregi e nessuno è meglio di un altro…Un'altra frase molto significativa del film è stata :"Una vita passata da diverso riassunta in due parole: sindrome di Asperger"essere affetti da patologie come l’autismo o nella fattispecie, la sindrome di Asperger non è semplice nè per il soggetto nè per coloro che gli vivono accanto, l’importante però è documentarsi, conoscere la malattia, perché, anche se essa è incurabile, come può essere l’autismo, un qualcosa per migliorare la vita c’è sempre, ed è questo qualcosa che dobbiamo trovare. Dobbiamo sforzarci e dare possibilità e opportunità a tutti, l’importante è porre l’accento sulla resilienza, sul vivere la vita nonostante tutto, di essere felici e non smetter mai di sperare in un futuro migliore. Solo se impariamo a seminare potremo in un futuro raccogliere.
    fonti:recensione film internet


    Ultima modifica di nicolettabarbato il Sab Mag 14, 2011 8:19 am, modificato 1 volta

    veronicadolce

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    Messaggio  veronicadolce il Gio Apr 21, 2011 7:43 pm

    Il film che vorrei argomentare si intitola "Il bambino con il pigiama a righe".Inizia con una famiglia che si trasferisce accanto al campo di concentramento.A capo della famiglia c'era il comandante dell'esercito che in quel periodo doveva trasferirsi li per comandare l'esercito che si trovava all'interno del campo di concentramento.La famiglia era composta dal comandante ,la moglie e i due figli,una bimba più grande ed un bimbo di otto anni.Il padre del bambino faceva in modo che i bambini non uscissero mai di casa,cosi un giorno il bimbo desideroso di scoprire cosa c'era al di fuori della sua abitazione esce dalla porta del retro e arriva fino al recinto spinato del campo di concentramento.Li era seduto un bimbo della sua stessa età con la divisa che portavano gli ebrei.Subito il figlio del comandante gli domandò: perchè porti sempre il "pigiama"?Da quel giorno fecero amicizia e cosi il figlio del comandante andò di nascosto dalla sua famiglia quasi tutti i giorni a trovarlo portandogli qualcosa da mangiare.Dopo un pò di tempo il bambino ebreo non riusciva a trovare in padre nel campo(essendo stato ucciso nelle camere a gas).Cosi il figlio del comandante gli promise che qualche giorno dopo lo aiutava a trovare il padre entrando nel campo mentre il bimbo ebreo gli doveva portare un "pigiama" per non farsi riconoscere nel campo.Arrivato quel giorno il bambino entrò nel campo si vesti e andarono insieme nelle camere strettissime dove erano detenuti gli ebrei e incominciarono a cercare il padre.Ad un tratto suonò un allarme in cui indicava che tutti gli ebrei dovevano mettersi in fila per andare a loro insaputa nelle camere a gas.Alla fine i due bambini entrarono nella camera a gas e vennero uccisi entrambi.Pensando a questo film mi viene in mente al tema della diversità per quanto riguarda la religione.Ultimamente dovevamo scegliere una delle tante foto che la prof. Brigante ci aveva mostrato nel corso e commentarla,li c'era anche il tema della diversità della religione.Li però scelsi un altro tema.Sicuramente questo è stato un film toccante.E' stata una storia vera.Da questo corso ed anche dall'educazione che mi hanno dato mi hanno insegnato che le persone sono tutte uguali,non esiste chi è diverso perchè crede in una religione oppure in altre cose diverse dalle nostre,bisogna guardare tutti nello stesso modo ed accettare le loro opinioni;Un'altro tema è quello dell'amicizia.In questo film c'è una forte amicizia tra i due bambini anche credendo in due diverse religioni.Quindi l'amicizia è tanto importante da non far riferimento alla religione a cui si crede.
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    Maria Scotto di Cesare

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  Maria Scotto di Cesare il Gio Apr 21, 2011 8:34 pm

    Il film che ho deciso di "esaminare" e':"Rosso come il cielo".Un film di Cristiano Bortone ambientato agli inizi degli anni '70. Questo e'ritenuto una favola moderna ispirata ad una storia vera.Protagonista e' Mirco Mencacci un bambino di 10 anni che malauguratamente si ferisce agli occhi a causa dello sparo del vecchio fucile del padre.Luogo dell'avvenimento e' la sua stessa casa.Purtroppo perde la vista e a causa di "stupide" leggi,di quel periodo,Mirco e' costretto a frequentare le scuole per non vedenti.Nell'istituto assegnatogli,Mirco sviluppa la passione per il suono.Trova nell'istituto un vecchio registratore e riesce ad inventare favole fatte solo cn suoni, rumori e narrazione.Mirco in tutto questo coinvolgera' tantissimo i suoi compagni di " avventura" soprattutto un bambino che si trova nell'istituto perche' e' cieco dalla nascita.Chi e' a capo dell'istituto, nel quale si trova,cerchera'di intralciare in tutti i modi il suo hobby.Mirco pero'non si arrendera'..coinvolgera'tutti gli altri bambini facendo loro riscoprire il loro talento,la loro normalita'nella "anormalita'".Cio' che mi ha davvero colpito guardando questo film e' stata la profondita' di alcuni discorsi,di alcune scene.Mirco utilizza tutta la sua fantasia,tutta la sua immaginazione e intellegenza nel comporre delle vere e proprie storie composte dalla raccolta di suoni registrati dall'ambiente esterno.La pioggia,le foglie in movimento,i tuoni...tutto magicamente raccontato nella maniera piu' bella e semplice possibile."I musicisti chiudono gli occhi per ascoltare ed apprezzare meglio la loro musica".L'ingenuita'e' la bellezza di tutto cio'.Il sapere raccontare agli altri cio' che in primo momento si poteva guardare e all'improvviso non piu'.Descrivere i colori tramite sensazioni..!!!Mirco: " Il blu e' come quando vai in bicicletta e il vento ti spiaccica in faccia!" E ancora:"Il marrone e' come la corteccia degli alberi,e' ruvido!","e il rosso e' come il fuoco,e' come il cielo al tramonto!".In queste parole e' descritta la bellezza della semplicita',della natura,di tutto cio' che ci circonda e che talvolta o spesso non riusciamo a cogliere,ad interpretare,a percepire.Cio' che ha provato a descrivere Mirco l'ho in qualche modo percepito,in un solo attimo,durante una toccante lezione.Per una volta mi sono sentita "non vedente" grazie ad una benda.Cio' che mi circondava in un attimo era camnbiato,il vuoto intorno a me e dentro di me, per un attimo e poi solo rumori.Parliamo di disabilita' anche parlando di cecita'.Manca comunque qualcosa..ma siamo sicuri di questo? Questo film e l'esperimento del foulard in aula, mi hanno insegnato che nulla e' scontato.Qualsiasi percezione,rumore,suono e' importante.Ma essere ciechi quindi non e' solo un limite..essere ciechi vuol dire anche sentire profondamente tutto!Diciamo quindi si alla lotta contro gli stereotipi! Facciamo si che i nostri occhi non siano ostacolati da paraocchi!!!!

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  silvia il Gio Apr 21, 2011 11:47 pm

    E' in realtà difficile scegliere un film....ce ne sono tanti di bellissimi, ed ognuno sottolineando l'importanza di un aspetto diverso mi colpisce diversamente....
    Per il nostro forum, ho cercato di riprendere le tematiche che più mi stanno a cuore, che più sento vicine...così alla fine ne ho scelti due:

    Il primo film è bellissimo: Les Choristes - I ragazzi del coro
    di Christophe Barratier (2004)
    Trailer: https://youtu.be/BA2E4Ovzeeo
    Siamo nel 1949 e Clement Mathieu (un bravissimo Gerard Jugnot), insegnante di musica disoccupato, viene assunto come sorvegliante dall'istituto di rieducazione per minorenni "difficili" Fond de l'etang (letteralmente traducibile con un evocativo Fondo dello stagno). Fin da subito Mathieu si scontra con la dura realtà dei piccoli ribelli ospitati nell'istituto (che lo hanno immediatamente ribattezzato capa pelata) e con i metodi dittatoriali del perfido direttore Rachin (Francois Berleand). Ma ben presto il buon Mathieu riesce a conquistarsi la fiducia dei ragazzi, trattandoli con fermezza ma senza crudeltà, dando loro uno scopo, un qualcosa a cui attaccarsi ed in cui credere, un motivo per vivere, una ragione per non vedere gli adulti sempre e solo come il nemico: crea clandestinamente il coro del collegio. In sordina iniziano le lezioni di musica e, sul sottofondo delle voci dei ragazzi, dapprima gracchianti , via via sempre più intonate, si dipanano le difficili storie personali dei giovani ospiti dell'istituto. Attraverso mille difficoltà il coro diventa un enorme successo, fino a che i metodi - a giudizio di Rachin - troppo buonisti di Mathieu non portano l'invidioso direttore a deciderne lo scioglimento ed a licenziare il professore/sorvegliante.
    Ma la musica, come l'amore, è uno strumento divino ed alla fine la giustizia regnerà sovrana, seppur con tutto l'amaro dell'umana esistenza.
    (fonte: http://www.w2m.it/pub/archivio.php?movie=359)

    Ho scelto questo film perchè sento questa narrazione molto molto vicina, in un certo senso potrei dire che mi appartiene! Nella storia narrata si mette in luce come al centro di ogni intervento educativo, ci sia la relazione che l'educatore costruisce con il singolo e con il gruppo, soprattutto con bambini in situazioni di difficoltà.
    E della relazione educativa traspaiono molti ingredienti: la cura, la passione, l'avere a cuore, l'interesse, l'attenzione al singolo, il dare fiducia, il guardare con speranza, l'ascolto, l'umiltà, la pazienza, ma soprattutto la responsabilità che il sorvegliante sente verso i ragazzi che gli sono affidati. Concetto chiave per un educatore quello della responsabilità, strettamente connesso con quello della cura. Quando provo a spiegare cosa intendo per "responsabilità" mi vengono sempre in mente le parole di Jonas che afferma: "la responsabilità è la cura di un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando apprensione nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell'essere." Questo è quello che fa Mathieu.
    Mi piace inoltre molto la capacità del protagonista di fermarsi per interrogarsi sul senso del proprio operato, una verifica-analisi per individuare una diversa strategia da mettere in atto e successivamente fare delle scelte in conseguenza a ciò; mi piace che abbia cercato dentro le sue competenze qualcosa di utile da mettere a servizio dei suoi alunni per dar loro uno scopo....la musica, nel suo caso, sarà il mezzo per entrare in comunicazione e conquistare la fiducia dei ragazzi, la musica che ama profondamente e che trasmette loro con amore ma anche con professionalità....aspetti questi che mi fanno pensare all'importanza delle dimensioni del sapere, del saper essere e del saper fare proprie dell'educatore, ma anche ancora all'importanza di sentire la responsabilità del proprio ruolo.
    I ragazzi, grazie alla presenza amorevolmente paterna di Mathieu e alla sua musica, cominceranno a cambiare, cominceranno anche a studiare: Mathieu riesce ad arrivare a quei ragazzi, ultimi della società, e loro lo seguono con impegno perchè si sentiranno investiti della sua fiducia che regala loro la possibilità di essere diversi; si sentiranno al centro delle cure di qualcuno, si sentiranno capaci...ognuno nel coro ha un ruolo, anche chi non sa cantare è elemento importante e indispensabile....il sentirsi amati e apprezzati, riconosciuti e compresi, trattati da persone, li aiuta a "resistere" a sviluppare ciascuno la sua personale resilienza, regala loro la speranza, e con essa il guardare con occhi nuovi verso il futuro.
    Di fianco al tema della relazione educativa ve ne sono poi altri legati alla diversità: i bambini reputati ultimi ed impossibilitati a cambiare, a migliorare solo per questo; diversi di loro vengono presentati a Mathieu al suo arrivo con i loro "soprannomi", vere e proprie etichette; in particolare il pregiudizio viene agito nei confronti di un ragazzo di nome Modain che rivela grandi disturbi psicologici, amplificati dall'insensibilità del direttore, che a lui attribuirà il furto di una notevole quantità di denaro, e per questo rinchiuso in un carcere psichiatrico, anche se poi si scoprirà che non era lui il ladro. Il preside da una parte, l'insegnante/educatore dall'altra: disciplina, il motto del primo; mentre il secondo al contrario, è convinto che si possano ottenere molti più risultati con la dolcezza che con i metodi autoritari vigenti nella scuola.
    Il direttore dell'istituto rappresenta, a mio avviso, quella parte di società propensa all'etichettare, all'emarginare coloro i quali si discostano da una norma, coloro i quali vengono reputati diversi....il direttore è l'emblema di quel modo di pensare che pure ancora oggi è così resistente e che non fa che applicare definizioni, chiuso nel suo immobilismo, nella sua cecità che lo porta a trattare i bambini del suo istituto non come persone in crescita, su cui investire e su cui scommetere ma come "vuoti a perdere"....un immobilismo mentale ancora oggi molto vivo che che tuttavia uccide più di tanti tentativi falliti per arrivare all'altro, un modo di pensare che ci deve allertare a tenere sempre alta la guardia perchè sempre pericolosamente in agguato anche in noi stessi!!!


    Il secondo film è: Lo scafandro e la farfalla (2008)
    Julian Schnabel
    Trailer: https://youtu.be/IDp0aqI--BM
    Questo film è tratto dal romanzo omonimo ed autobiografico scritto da Jean-Dominique Baub, brillante direttore di ELLE che nel 1995 fu colpito da una particolare forma di ictus che gli provocò la cosiddetta sindrome locked patologia che lo rende prigioniero del proprio corpo immobile, ma perfettamente lucido. Il film racconta dunque la storia vera di un uomo che viene improvvisamente colpito da un ictus che lo paralizza dalla testa ai piedi, lasciandogli solamente l’uso della palpebra dell’occhio sinistro e tutte le sue facoltà mentali, imprigionandolo paradossalmente all’interno del proprio corpo come se fosse in uno scafandro. Dopo la disperazione iniziale, lentamente il protagonista esce dall'autocommiserazione, e soprattutto grazie alla sua fervida immaginazione e alla sua grande memoria, ritrova la voglia di vivere, riuscendo a riscoprire e rivalutare sensazioni, sentimenti, esperienze vissute, aprendosi ad emozioni che a sua volta cerca di trasmettere a tutti coloro che gli sono accanto. Egli riesce, in tal modo, a far uscire la farfalla dallo scafandro utilizzando l'unica parte del suo corpo non immobilizzata, la palpebra dell'occhio sinistro: con una grandissima forza di volontà imparò un alfabeto completamente nuovo, che gli permise di comunicare e di instaurare dei forti rapporti affettivi con le persone che cercheranno di aiutarlo e gli consentì di scrivere un libro sulla sua esperienza.
    Gli aspetti del film che maggiormente mi hanno colpita sono stati innanzitutto il fatto che si parla di una disabilità acquisita, con tutto ciò che questo significa...il dolore, la sofferenza per l'aver perso qualcosa che si aveva e la necessità di trovare un nuovo e diverso modo di affrontare la vita e portare avanti le giornate: il protagonista è un normodotato la cui vita cambia radicalmente da un giorno all'altro a causa di un incidente...questo elemento è sempre per me fonte non solo di semplice riflessione, ma qualcosa di più...è un pensiero che mi costringe a fermarmi perchè non posso non pensare a quanto per noi sia tutto scontato ciò che abbiamo, così scontato da non darvi valore nel momento presente...Naturalmente questo discorso vale per ogni tipo di contatto con la sofferenza, ma in particolar modo personalmente mi colpisce di più quando si tratta di una disabilità acquisita (per incidente o malattia...) forse perchè mi spinge a pensare che potrebbe capitare anche a me, che oggi mi muovo tranquilla nel mio corpo e dunque a chiedermi "ed io che farei? avrei la stessa forza di volontà?"....si sente ripetere spesso “siamo sotto al cielo” ed è vero e dovremmo tenerlo sempre ben presente non per affligerci o vivere nella paura ma per dar valore....il giusto valore ad ogni minuto, ad ogni cosa, stabilendo ciò che ha davvero la priorità nella nostra vita...
    Accanto a ciò, in questo film, rispetto ad altri sulla disabilità in cui questa è presente fin dalla nascita, è ben descritto lo schock per la nuova condizione, la disperazione, la difficoltà di accettare ciò che è irrimediabilmente cambiato e non sarà più come prima, la grande fatica e immensa sofferenza nel ricercare un nuovo equilibrio, un nuovo modo di vivere. Pensando anche ad altri film o ad esperienze personali vissute tramite il volontariato, credo che in questo film è ben evidenziato che la chiave sta innanzitutto nella capacità di accettare ciò che accade e poi nell'avere qualcuno attorno che "fa il tifo per te"...laddove il soggetto in primis, ma anche il mondo dei suoi affetti, non riesce ad accettare il cambiamento e resta in una posizione interiore e mentale di ribellione e rabbia, allora tutto sarà più difficile...con questo naturalmente non sto dicendo che è cosa semplice ed immediata, nel film questo è ben espresso ma il protagonista dopo lo sgomento iniziale, accetta ciò che è il suo stato e da quel momento riprende a vivere, da quel momento c'è il cambiamento.
    Importante ruolo ovviamente lo svolgono le persone a lui care e questo richiama sempre, tutti, alla responsabilità che abbiamo, qualsiasi sia la nostra parte nella storia che ci è data di vivere....anche io, silvia, oggi nella condizione di normodotata, posso accanto ad una persona con disabilità, avere un ruolo decisivo, di cambiamento, di sostegno, di aiuto a tirar fuori il meglio....anche io posso avere un ruolo nell'accompagnare e aiutare a resistere, ad insistere.....ad essere resiliente!!!
    “Ero cieco e sordo o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità per vedere la mia vera natura”...una delle frasi più belle del protagonista, che racchiudono un po' tutto il messaggio del film...come spesso mi piace fare, riporto a me queste parole....a quale significato esse possano avere nella mia esperienza....e....immediatamente mi viene in mente il motivo che mi fa sentire in maniera particolarmente forte questo film: esso è legato ad un'esperienza di volontariato che faccio ogni anno, dal 2008, per dieci giorni all'anno circa in un ospedale pediatrico di Gornja Bistra (Croazia) insieme all'associazione "Il Giardino delle Rose Blu". La particolarità di quest'ospedale è che i bimbi sono tutti affetti da gravi patologie e dunque tutti con gravissime disabilità, inoltre sono ospiti fissi, non vanno a casa proprio per la loro condizione: c'è chi è completamente allettato, chi è su una sedia a rotelle, chi ha disturbi mentali gravi....c'è un po' di tutto! è un 'esperienza tra le più toste di quelle che ho fatto nella mia vita, ma che mi ha formato moltissimo proprio per l'impatto fortissimo con la sofferenza e la malattia..malattie genetiche, mentali, fisiche... tutte segnate dall'irreversibilità, nessuno di quei bambini sarà mai "normodotato" e quando sei lì la tua mente non si dà pace per questo......in realtà nell'occasione dell'autopresentazione sono stata molto indecisa nella scelta dell'argomento perchè anche di questa volevo parlare e allora colgo quest'occasione per raccontarla un po' ma per farlo uso una delle numerose pagine del mio diario, gelosamente custodite, scritta la prima volta che mi trovai lì:
    “Vivere Gornja Bistra è un evento straordinario per la nostra vita…un’occasione unica per lasciarsi trasformare…è un arricchimento immenso…qualcosa che spinge a cambiare pensiero, modo di guardare le cose, qualcosa che spinge a cambiare vita in maniera radicale….
    L’impatto con la sofferenza è violento….bimbi che piangono un pianto inconsolabile, bimbi legati ai letti, bimbi che si dimenano violentemente, piccoli uomini o donne in corpi mai cresciuti, odori forti e nauseabondi….e poi lacrime silenziose…urla disperate….è un impatto forte, duro, doloroso…fa male…mi chiedo a cosa mai potrà servire la mia presenza… e’ davvero difficile capire il senso di questa sofferenza per chi nella vita ha sempre avuto tutto…è difficile sostenere il sorriso che ti accoglie…è difficile riuscire a non abbassare lo sguardo mentre mi guardo attorno e non provare vergogna o disagio per tutti quei sorrisi e quelle mani che nonostante tutto mi accolgono piene di gioia…come se io fossi il dono più prezioso…come se la mia presenza portasse con sé la speranza di un giorno migliore…la nostra quotidianità fatta di efficienza e risposte “giuste”, mi porta a chiedermi il senso del passeggiare su e giù in per un corridoio spingendo una carrozzina, del fare carezze ad un bimbo che immobile ti guarda con gli occhi sbarrati, del cantare canzoncine dolci all’orecchio di un bambino che sembra chiuso, irraggiungibile, barricato nel suo mondo….il mio modo così efficiente di vivere, mi porta a ribellarmi di fronte alla consapevolezza che nulla di ciò che farò porterà alla guarigione di questi piccoli angeli…non sono destinati a guarire e questo fa male…sento l’impotenza e l’inutilità…ho voglia di scappare…di andare a prestare servizio in un luogo ove la gratificazione mi restituisca il senso di utilità…l'anno scorso sono stata un'estate in Rwanda....anche lì l'impatto con una realtà tanto ai margini è stato fortissimo...ma nulla nulla rispetto a ciò che sto vivendo qui...lì almeno il mio ego forse era più appagato perchè gli veniva restituita la sensazione di utilità....qui no.....nulla di tutto questo...
    “Non sapevo bene cosa dirgli, mi sentivo maldestro…non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo…il paese delle lacrime è così misterioso” ….mi vengono in mente queste bellissime parole del Piccolo Principe, per descrivere ciò che ho vissuto qui a Gornja Bistra…ci sono momenti in cui il pianto di questi bimbi è così inconsolabile e vorrei…vorrei saper arrivare a loro e riuscire almeno per un attimo ad alleviare la loro sofferenza…..cosa fa più male di un pianto che non ha speranza, che non si può consolare?
    Tutto quello che sono riuscita a fare è stare, restare lì…anche quando il senso di impotenza e di ribellione mi faceva mancare il respiro…stare…accettando i limiti della mia presenza e pregando costantemente di avere la forza di riuscire ad amare anche quando fa così male!
    Poi pian piano piccoli episodi si susseguono…la gioia dello stare…le manine che mi cercano…quei sorrisi che mi fanno sentire unica al mondo, così disarmanti da farmi chiedere cosa ho mai fatto per meritarlo….pian piano mi sciolgo…mi affido e mi lascio trascinare e…. improvvisamente vedo con occhi nuovi…. vedo quei bimbi non più come malati senza speranza, ma come bambini…solo e soltanto come bambini da amare, coccolare, stringere forte.....
    Qui si riscopre il dono della presenza che si esprime nel silenzio, nel semplice contatto fisico, nella carezza, nello stringere una mano…nell’accorgersi quanto venga apprezzato questo semplice stare vicino…. come sempre “l’essenziale è invisibile agli occhi”… E allora quando finalmente l’essenziale si svela, come sempre, ci obbliga a fare i conti con noi stessi e con tutto ciò che abbiamo e che diamo per scontato senza apprezzarlo, quando finalmente i tuoi occhi si aprono…quando finalmente il tuo cuore si lascia vivere e invadere da ciò che lo circonda….allora scopri un senso della vita nuovo…allora sembra che i tuoi occhi ciechi da sempre siano stati liberati da ciò che fino ad allora aveva impedito loro di vedere…allora finalmente tutto cambia…e senza che te ne renda conto sei pronto a lasciarti sconvolgere e trasformare…senza averlo meritato sei pronto a lasciare che questi piccoli angeli ti aiutino …perché sono loro che aiutano te….facendoti comprendere forse è proprio nei luoghi più difficili per noi e con le persone con cui facciamo più fatica che siamo chiamati a stare….spingendoti a cercare un modo vero e concreto di mettere in pratica, gli insegnamenti di Cristo…un modo che risponda a quel “sia fatta la Tua volontà” che troppo spesso recitiamo senza chiedere anche la capacità di comprendere quale essa sia…”

    Ecco in questa pagina di diario il senso per me delle parole : “ero cieco e sordo o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità per vedere la mia vera natura”... questo l'effetto dell'infermità con cui entro in contatto (anche se non la mia come il protagonista).
    (segnalo un articolo per saperne di più : http://www.pediatric.it/documenti/il_giardino_delle_rose_blu.pdf
    Il sito dell'associazione: http://www.fondazioneilgiardinodelleroseblu.it/)

    Vorrei concludere sottolineando come in entrambi i film è presente come musica di fondo la resilienza...la capacità umana di Jean-Dominique Baub, così come di Mathieu e dei ragazzini dell'istituto di affrontare, superare e uscire più forti o trasformati dalle esperienze avverse...ed è questo secondo me il valore aggiunto di film del genere..quello di aiutarci a riflettere anche su quante e infinite tipologie diverse siano le situazioni avverse in cui ci si può trovare....su quanto abbiamo e su quanto diamo per scontato...e se ci aiuteranno almento un poco ad essere più sensibili ed attenti e riconoscere il valore di ciò che abbiamo....beh....credo che avrebbero davvero fatto tanto!


    Ultima modifica di silvia.ferrante il Mer Mag 04, 2011 8:03 pm, modificato 2 volte

    silvia

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  silvia il Gio Apr 21, 2011 11:59 pm

    opsss....dimenticavo!!!
    di seguito la scena di un film meraviglioso:

    La danza dell'eco tratto da "La foresta dei pugnali volanti"

    a proposito dei 5 sensi trovo questa scena molto significativa e carica di spunti di riflessione...

    https://youtu.be/AwAoFRegye0




    vincenza d'agostino

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  vincenza d'agostino il Ven Apr 22, 2011 7:37 am

    Guardando su internet mi ha colpito molto questo film”TI VOGLIO BENE EUGENIO”
    Nazione: Italia
    Anno: 2001
    Genere: Drammatico
    Regia: Francisco José Fernandez
    Cast: Giuliana De Sio, Giancarlo Giannini, Jacques Perrin, Chiara De Bonis, Arnoldo Foà.
    Eugenio è un uomo down, tranquillo, affabile e sornione. Vive da solo nella sua splendida casa immersa nella campagna, fa giardinaggio e opera come volontario in un ospedale. La sua vita scorre serena e metodica finché non riappare Elena, la donna della quale è stato sempre segretamente innamorato e che non vede da vent’anni. Elena riappare in un ospedale dove, dopo un incidente, si risveglia del coma. E non ha nessuna voglia di ricominciare a camminare, a parlare, a nutrirsi, non ha voglia di vivere. Eugenio accetta di raccontarsi a Patrizia, una giovane donna incinta, tormentata dall'incertezza di dare alla luce un figlio come lui. Tutti i sentimenti e la storia di Eugenio sono ripercorsi nei numerosi flash-back che si succedono e si intervallano al presente. Ti voglio bene Eugenio è un film struggente, ricco di sentimenti vivi e profondi: quelli di Eugenio, interpretato da un superbo e genuino Giannini, e quelli di Elena, il cui personaggio controverso sembra misurato su Giuliana De Sio. Mi ha colpito molto perchè ancora oggi nel 2011 ci sono persone che non accettano un proprio figlio. A me da molto fastidio avendo una cugina disabile essere guardata semplicemente portandola in macchina o in un centro commerciale … è bello vederla parlare e chattare con le amiche o semplicemente con delle persone estranei e la sua forza d’animo è andata rafforzandosi con gli anni e con gli avvenimenti della vita". So anche che per loro è molto importante anche una semplice carezza o un semplice sorriso. FACCIAMO TANTI SORRISI UNO SPENDIAMOLO ANCHE PER LORO...




    ed è bello sentirsi liberi,amati e belli per come DIO ci ha fatto... è bello vedersi guardare senza alcuna malizia o cattiveria.Le persone sono sempre li pronti a giudicare!!




    spero che non sono uscita fuori trama...


    Il film “rosso come il cielo” è ispirato alla storia vera di Mirco Mencacci, tra i migliori montatori del suono italiani. È il 1971. Un piccolo paese della Toscana. Mirco ha 10 anni ed è appassionato di cinema. In seguito ad un incidente domestico, perde la vista. Impossibilitato dalla legge a frequentare la scuola pubblica, i genitori sono costretti a farlo ospitare in un istituto per ciechi dove trova un vecchio registratore a bobine e scopre la magia di un mondo di suoni.
    E lo possiamo paragonare al film”altri occhi”… parla di due bambini che vivono in paesi diversi e hanno 2 caratteri diversi … hanno entrambi 8 anni e la cosa che li accomuna è la cecità e poi un giorno si incontreranno . Per chi vede, il mondo dei ciechi è sempre un tabù.
    Della cecità abbiamo un terrore profondo, preferiamo non vederla. Poi, quando vediamo un cieco, quella paura diventa curiosità, talvolta malizia. Per il vedente, insomma, è ancora difficile vedere in chi non vede una persona, prima che un cieco. L'idea di Altri occhi è stata proprio quella di provare a scalfire questo tabù, magari con il sorriso, raccontando due bambini non vedenti, molto diversi tra loro, alle prese con la propria vita. Un racconto documentario girato molto da vicino, dentro un'intimità fatta di gesti e suoni anche minimi, che sfuggono allo sguardo superficiale.
    qui mi viene in mente quando in aula mettemmo la fascia sugli occhi...strana sensazione...ma per noi "per fortuna era un gioco"


    Il solo vero viaggio,il solo bagno di giovinezza
    non è andare su nuove strade
    ma avere altri occhi per guardare(Proust)










    MI GUARDATE MALE PERCHé MI RITENETE "DIVERSO"...
    IO VI GUARDO E RIDO PERCHé SIETE TUTTI UGUALI...

    non sei diverso sei speciale sei un angelo sulla terra... Tutti siamo diversi uno dal'altro, ma dobbiamo accettare e rispettare le persone per quello che sono, dando anche un sincero sorriso ha quelli che hanno tanta ma tanto la necessita anche solo di un sorriso la gente che li guarda come se fossero dei mostri....... non capiscono che sono una gioia infinita e danno solo amore sincero , ricordiamo sempre una cosa che abbiamo tanto da imparare da loro a me hanno fatto capire quanto noi "normali" abbiamo bisogno di sentimenti cosi innocenti bellissimi dare una mano e regalare unsorriso a loro fai un dono hanno uno spirito molto raro e speciale,sono da amare.... è un esperienza bellissima e dolcissima...



    Ultima modifica di vincenza d'agostino il Ven Apr 22, 2011 10:26 am, modificato 1 volta
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    giuseppa reccia

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  giuseppa reccia il Ven Apr 22, 2011 9:16 am

    Il film che ho scelto che mi ha colpito tanto è GABY UMA STORIA VERA del 1987 da LUIS MANDOKI.Questo film è un genere drammatico e racconta la storia di questa bambina nata in Messico, da una coppia di ricchi ebrei, Michel e Sari Brimmer, Gaby è venuta al mondo con un terribile handicap, causato da paralisi cerebrale non può parlare, né camminare, né muovere le mani; l'unico arto funzionante è il piede sinistro. I genitori, che pure l'amano teneramente, non riescono ad aiutarla veramente, e così pure l'infermiera, che l'assiste. Ma quando la bimba ha circa 3 anni, una modesta popolana, Florencia venuta a lavorare in casa con umili mansioni, riesce a farle comprendere come può comunicare con gli altri, muovendo il piede sinistro per rispondere sì o no alle domande, che le vengono poste. La bambina è molto intelligente e capisce subito ciò che le viene suggerito; da quel momento comincia per lei una vita diversa, perché non è più completamente isolata. I genitori, trovato un così insperato aiuto, accettano subito Florencia come infermiera della piccola, e da quel momento le due creature saranno sempre unite. E la donna, infatti, che nutre, lava e veste Gaby, poi inizia a studiare insieme a lei; guida la sua carrozzella; l'accompagna e l'aiuta, durante le lezioni che la bambina frequenta nell'istituto per handicappati. Gaby usa una macchina da scrivere elettrica e batte i tasti con le dita del piede. In classe, finalmente, trova un amico, Fernando, anch'egli handicappato per paralisi cerebrale, ma colpito meno gravemente di lei. Oltre che un'amicizia, quando i due crescono, nasce fra loro un tenero e timido amore, alle cui espansioni impacciate Florencia assiste commossa e discreta. Terminato il ciclo di studi inferiori nella scuola che frequentano, i due giovani non hanno più niente da imparare, perciò aspirano ad affrontare un esame di ammissione alla scuola pubblica superiore. La madre di Fernando, possessiva e autoritaria, non approva questo programma, e riesce a scoraggiare il figlio, che all'ultimo momento non si presenta alla prova. Gaby, invece, incoraggiata dalla mamma e da Florencia, sostiene coraggiosamente l'esame e viene promossa. Ma il legame con Fernando è finito, e la ragazza è terribilmente sola, anche se riesce a proseguire gli studi, e oramai frequenta l'università; il fatto di avere un fratello non le giova molto, perché costui è perfettamente sano e conduce una vita molto diversa dalla sua. Durante una lezione, Gaby conosce un giovanotto simpatico e intelligcnte, Luis, col quale fa amicizia e che l'aiuta a far pubblicare qualche suo scritto, finché la ragazza gli offre il suo amore, e lui, molto onestamente, rifiuta un legame, che non si sente di accettare. Amaramente delusa, Gaby ha una crisi di profondo sconforto, durante la quale spacca col piede una vetrata e si ferisce, fortunatamente, però, non in modo irreparabile. Superato l'abbattimento, Gaby chiede a Dio la forza di accettare se stessa con tutte le sue limitazioni fisiche e comprende che, come le ha detto un giorno suo padre, il suo spirito e la sua intelligenza sono liberi e le possono aprire davanti un mondo. Frattanto Michel Brimmer muore di un attacco cardiaco e sua moglie, distrutta dal dolore e seriamente ammalata, si trasferisce negli Stati Uniti per farsi curare. Ritornata a casa dopo un certa tempo, muore per un cancro. Gaby è diventata una celebre e ammirata scrittrice e nel suo lavoro ha trovato conforto. Rimasta ormai definitivamente sola con Florencia, perché suo fratello si è stabilito in Israele, Gaby, insieme alla sua amica e infermiera, adotta una bambina, e così con queste due creature riesce a armare una famiglia e a riempire la sua vita d'amore.Questo film parla di una tematica alla quale abbiamo affrontato in classe ed è l'handicap.La parola handicap tradotto in italiano con "svantaggio" deriva dall'ambiente delle corse ippiche inglesi.L'handicap è la difficoltà che la persone con disabilità affronta nel confronto esistenziale con gli altri,il disagio sociale che deriva da una perdita di funzioni o di capacità.L'handicap costituisce una situazione permanente,irreversibile ma non per questo immodificabile ,un intervento è sempre possibile.E' il contesto sociale a determinare la condizione di handicap,sono gli ostacoli e le barriere fisiche a favorire il processo di esclusione oppure quello di emarginazione.L'handicap è in primo luogo ,un fenomeno sociale,è proprio dall'immadine sociale e dai significati culturali che vengono attribuiti ad essa per il riconoscimento della persona.Quello che mi ha affascinato in questo film è stato l'amore dei genitori che hanno per i loro figli e anche di quella infermiera FLORENCIA che aiuta GABY a vivere nei migliori dei modi e a non farla pensare al suo problema.E' un film molto significativo perchè apre le menti a molte persone per non considere diversi le persone disabili.
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    carolina_iacuaniello

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  carolina_iacuaniello il Ven Apr 22, 2011 10:17 am

    “ROSSO COME IL CIELO” è un film del 2005 diretto dal regista Cristiano Bortone. Nel cast c’è un simpaticissimo gruppo di ragazzini di 10 anni di cui alcuni realmente ciechi. Nel 1971 Mirco, un bambino toscano di dieci anni, in seguito ad un incidente col fucile del padre perde la vista. I genitori sono costretti a fargli frequentare un istituto per non vedenti a Genova. Lì il bambino, non riuscendo ad usare il braille, trova un vecchio registratore e riesce a inventare delle favole fatte solo di rumori e narrazione. Nel frattempo conosce Francesca, la figlia della portinaia della casa accanto e tra loro sboccia l'amore. Mirco coinvolgerà sempre di più tutti gli altri bambini ciechi facendo capire loro quanto valgono e quanto siano simili a tutti gli altri coetanei.


    https://www.youtube.com/watch?v=Wm8vx3WSmUc


    Ho avuto il piacere di vedere questo film al liceo, faceva parte del progetto del cineforum che aveva come obiettivo quello di sviluppare un’ottica lungimirante, tenere duro e andare avanti. Inconsapevolmente coglievamo il concetto di resilienza, la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità a cui la vita ci sottopone. Apprendere , anche, l’importanza e soprattutto il peso delle parole è una cosa fondamentale in rapporto a persone con deficit. Chiamare una persona affetta dal deficit della cecità: handicappato, non fa altro che evidenziare il disagio sociale che queste persone sono costrette a vivere a causa dell’inefficienza di noi altri che non facciamo nulla per diminuire l’handicap cioè la difficoltà che il disabile affronta nel confronto. Il disagio sociale deriva dal deficit, in questo caso specifico del film, la vista. Si devono creare attorno alla persona con deficit, che è un cittadino a pieno titolo, luoghi e supporti, che rendano la sua persona più autonoma, e rivendichino il concetto di personalità ed esperienza di cui ogni essere umano è dotato,non va schiacciata. Grazie alle tecnologie estensive, nel caso specifico del deficit della vista, sono supporti tecnologici come lettori braille, computer con comandi vocali, sono tutti mezzi che possono facilitare la loro vita e ammortizzare l’impatto con la realtà. Le tecnologie estensive, insieme a quelle integrative, hanno lo scopo: le prime di estendere le capacità umane, le seconde di integrarle attraverso supporti come protesi agli arti (caso Pistotius). Noi cittadini, dunque, non siamo ne responsabili ne colpevoli dei deficit di cui milioni di persone sono affette, siamo responsabili, invece, del loro handicap che si genera tramite il confronto. Pertanto rendere coscienti tutti dell’importanza che abbiamo in relazione a queste persone ,è una cosa molto importante. Considerarle, trattarle come normali esseri umani dotati di un bagaglio di esperienze, ricordi e soprattutto emozioni è lo start del viaggio che ha come meta il loro l’inserimento spontaneo nella sopietà.

    https://www.youtube.com/watch?v=TBRG8HgLkME&feature=related

    andreozzi domenica

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

    Messaggio  andreozzi domenica il Ven Apr 22, 2011 10:30 am

    Il film che ho scelto è "Anna dei miracoli" che offre a mio avviso spunti interessanti di riflessione:
    -L'Handicap della piccola Hellen
    -Come viene vissuto l'Handicap in famiglia
    -I diversi aspetti che assume la relazione tra Annie Sullivan l'istruttrice e Hellen.
    L'Handicap di Hellen va inquadrato nel contesto sociale e storico di quegli anni, costei diventa sorda e cieca a causa di una malattia erroneamente diagnosticata. Da parte della società e della famiglia non c'è alcuna attenzione all'integrazione, alla cura, al benessere, alla sfera emotivo-affettiva della piccola disabile, infatti i genitori di Hellen cercano semplicemente una persona che accudisca la loro bambina soddisfacendo i bisogni primari di quest'ultima non considerando affatto la sfera psicologica e di emancipazione. L'istitutrice Annie invece cerca ed ottiene altro da questa bambina intravede la possibilità di sviluppare un canale comunicativo non convenzionale, una comunicazione che non può passare attraverso i sensi della vista e dell'udito ma che può lo stesso portarla a conoscere e comprendere la realtà in maniera efficacia(EPISODIO DELL'ACQUA). Ci troviamo di fronte ad una relazione educativa, di una complessità straordinaria, mi colpisce la perseveranza dell'educatrice, non siamo lontani da una relazione d'aiuto che mira a far emergere le doti della disabile facendola uscire da questa condizione di svantaggio rendendola soggetto attivo della sua esistenza. Un altro passaggio molto rilevante è quello in cui Hellen può attraverso la forma di comunicazione che ha imparato, interagire anche con il mondo esterno (il ragazzo). Questa forma di comunicazione pur non essendo convenzionale può assumere la caratteristica dell'universalità, basta entrarne in contatto, conoscerla. Concludo, facendo riferimento a Foucault le capacità di ognuno rappresentano l' equipaggiamento di processi e percorsi di relazione che i "viventi" attuano in innumerevoli forme: con i gesti, con le parole, con le mani, il corpo e le menti.
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    Benedetta Trupiano

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    18 APRILE 2011- LEZIONE VIRTUALE

    Messaggio  Benedetta Trupiano il Ven Apr 22, 2011 10:47 am

    Il film che ho scelto si chiama “IL MIO PIEDE SINISTRO” tratto dall’autobiografia di Christy Brown nato a Dublino nel 1932 e realizzato nel 1989 dal regista Jim Sheridan con ben due premi oscar: Daniel Day-Lewis il quale dà una prova di attore maiuscola, frutto di una accurata preparazione (ha imparato a comportarsi come un cerebroleso grazie alla scuola di Gene Lambert, fotografo e pittore a sua volta paralizzato, e miglior attrice non protagonista, Brenda Fricker.

    Cristy Brown nasce con una paralisi che gli impedisce di parlare e di muoversi, i medici non danno previsioni molto positive sulla sopravvivenza di Christy il quale però viene accettato molto bene nella povera ma numerosa famiglia di ben 12 figli, padre muratore e la mamma casalinga. Con il trascorrere degli anni Christy inizia a sorprendere sempre di più i genitori perché inizia a comunicare molto presto con questo suo piede sinistro e più tardi anche con la voce che gli permette di comunicare i suoi sentimenti prima verso la sua educatrice Eelin e poi nei confronti di un’altra donna: Mary la quale, dopo aver letto il suo romanzo autobiografico accetta di sposarlo.


    Questo film mi ha colpita particolarmente anche perché ho potuto mettere a confronto molte delle cose dette in aula come ad esempio il rapporto genitore/figlio soprattutto da parte della mamma che riesce a guardare oltre la disabilità del figlio perché crede in lui e lo incoraggia sempre ad andare avanti anche dopo la sua prima delusione d’amore proprio con la sua educatrice (rapporto con la scuola) EELIN la quale crede in lui insegnandogli a leggere e a parlare e di questo Christy la ringrazia nel momento in cui, dopo averle confessato il suo amore lei gli dice che sposerà un altro uomo, dicendole :”Sono contento che tu mi abbia insegnato a parlare così ho potuto dirti quello che provavo” contrariamente a tante altre persone che si incontrano durante il film come amici del padre oppure da una anziana signora che all’inizio del film aiuta la madre caduta per le scale dopo un malanno causato da uno sforzo per portare il figlio su per le scale quindi di come le persone non riescono ad andare oltre la disabilità di una persona, fermandosi all’apparenza e soffermandosi su tutte le difficoltà del ragazzo quindi ETICHETTANDOLO cosa che invece non fanno i fratelli perché lo inseriscono sempre nelle attività di gioco e nei discorsi in famiglia alleandosi anche con lui e lui con loro ma purtroppo qui viene evidenziata molto anche la disabilità del ragazzo perché viene sempre messo in un luogo (letto, sedia ecc) dal quale poi non si può muovere liberamente come un qualsiasi essere umano.


    Dopo aver visto questo film mi è venuta subito in mente una frase detta in aula e ritrovata poi sul libro:”RICORDA SEMPRE CHE SEI UNICO, ESATTAMENTE COME TUTTI GLI ALTRI” perché lui si rende UNICO attraverso questo rapporto con il suo piede sinistro con il quale inizia a dipingere facendosi valere e riuscendo ad andare avanti proprio come è successo alla ATZORI la quale pur non avendo le braccia è riuscita a trovare un posto nella società dipingendo e danzando ed è proprio attraverso CHRISTY BROWN e SIMONA ATZORI che possiamo constatare di come tutto e possibile e che se si vuole,se c’è la volontà di andare avanti gran parte delle barriere che ostacolano queste persone possono essere distrutte dando anche la dimostrazione alle persone che le etichettano che anche questi disabili sanno farsi valere combattendo la loro malattia reagendo e trovando il loro posto nella società

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    Re: 13. LUNEDì LEZIONE VIRTUALE, 18 APRILE (chiude 13 maggio)

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