Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

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    alessia cicala*

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    argomento

    Messaggio  alessia cicala* il Sab Mag 14, 2011 2:31 pm

    salve professoressa, mi sono prenotata qui sul forum per la data del 15 giugno per l'argomento n.7 Prevalenza del Sensoriale: immagini, silenzio, visivo e uditivo a confronto. Le manderò al più presto una sintesi della mia mappa. Volevo anche sapere,c'è bisogno si mandare la prenotazione anche alla sua @mail?
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    Maria Scotto di Cesare

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    Schema ultimo laboratorio!

    Messaggio  Maria Scotto di Cesare il Sab Mag 14, 2011 2:45 pm

    Gentile professoressa Briganti,ho deciso di affrontare la tematica:"Corpo abitato e luogo percettivo".I collegamenti che propongo sono:
    -Pedagogia del corpo secondo Gamelli (linee generali)
    -Incontro con l'altro attraverso il corpo come luogo percettivo (partendo dal rapporto bambino-grembo materno)
    -Laboratorio: Ritratto ragazzo zoppo del quadro di Ridera-visione del "corpo"nel mondo dell'arte
    -Entropatia ( collegamenti laboratori:Atzori e Pistorius)
    -Corpo in relazione con lo sport
    -Intelligenza del corpo

    Prof. mi potrebbe aiutare a capire se vanno bene questi collegamenti?Sono prenotata per il 30 maggio! Grazie mille in anticipo! Smile
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    MarialuisaDiCostanzo

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  MarialuisaDiCostanzo il Sab Mag 14, 2011 4:06 pm

    nonostante non sappia ancora se l'esame posso farlo o meno a causa di problemi vosrti riguardo il conteggio delle risposte, io in ogni caso lunedì parleri dello sport e la disabilità con riferimento al laboratoria su Pistorius e come argomento le protesi estensive. Spero che questo problema venga risolto! Grazie!
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    Virginia Maddaloni

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  Virginia Maddaloni il Sab Mag 14, 2011 6:10 pm

    Postumano

    Futuro e presente. Progresso e regresso. Innovazione e reazione. Le tecnologie garantiscono tutto questo. Esse hanno investito il nostro "vivere", condizionando gli stili di vita e le abitudini delle persone, ma soprattutto gli schemi cognitivi (il modo di pensare, di riflettere, di ragionare).
    L’invenzione della tecnologia, il desiderio di “saper fare”, di superare e migliorare le proprie abilità sono nati perché l’uomo si sente un essere incompleto, limitato: «L’uomo è organicamente l’essere manchevole. Egli sarebbe inadatto alla vita in ogni ambiente naturale e così deve crearsi una seconda natura, un mondo di rimpiazzo, approntato artificialmente e a lui adatto, che possa cooperare con il suo deficiente equipaggiamento organico» (Arnold Gehlen - L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo). Si parla dunque di “Paradigma dell’incompletezza” poiché si crede che l’uomo sia biologicamente imperfetto. Così quest’ultimo tende a cercare di migliorarsi, di estendere il suo corpo e il suo pensiero nelle attività in cui si sente limitato, oppure mutare il suo fisico e la sua mente per cercare di raggiungere la “perfezione”. Dunque vede la tecnologia come il mezzo di miglioramento del corpo e della mente. Si parla di tecnologie estetiche per modificare il proprio corpo; tecnologie estensive per accrescere i propri sensi, tecnologie integrative per integrare con protesi il corpo che presenta dei deficit al livello fisico.. eppure si è cercato qualcosa che andasse oltre l’aspetto estetico o esteriore.. anzi, che diventasse una vera e propria parte del corpo.. così la tecnologia diventa invasiva, cerca di “migliorare” l’essere umano dall’interno. Mentre prima il corpo umano veniva riprodotto artificialmente (come in un avatar o nelle realtà di tecnologie estensive), ora diventa il mezzo per raggiungere una evoluzione. La tecnologia invade il corpo. L’essere umano viene visto come un cyborg, un essere con organi in parte biologici e in parte artificiali. “La tecnologia diventa la fisicità stessa dell’uomo.” Longo sostiene che “il primo e più importante strumento tecnologico dell’uomo è stato, ed è tuttora, il corpo stesso.” Ma si è arrivati alla conclusione che la tecnologia non completa l’uomo, ma allarga il campo del suo operare. Ciò che si teme è separare la mente dal corpo, perché la tecnologia atrofizza i sensi, gli strumenti che ci garantiscono di avere una relazione e un contatto con il mondo esterno. Il computer diventa parte del corpo umano. Rosi Braidotti ci parla di tecno corpo, ossia “uno strumento umano incarnato, interconnesso a elementi tecnologici”. Braidotti, inoltre, in “Madri, mostri e macchine” ripropone il discorso sugli straordinari mutamenti indotti dalle bio-tecnologie, che stanno radicalmente modificando le pratiche della riproduzione e la relazione degli umani con la materia corporea. L'uomo prova la disarmante esperienza di sentirsi al tempo stesso più potente, perché in grado di allargare il proprio dominio di operatività, e più debole, perché spaventosamente dipendente da partner esterni nell'espressione performativa. Braidotti riprende il concetto di Foucault riguardo l’idea di bio -potere, il potere della vita, il quale fa sì che il potere acceda al corpo per rivendicare la vita, piena, non alienata; la soddisfazione dei bisogni e dei desideri, la salute e la felicità. L’uomo sarebbe ormai in grado di guidare la propria evoluzione. Nasce così il Postumano, il discendente di un essere umano, con capacità intellettive e fisiche superiori rispetto a qualsiasi altro essere vivente.
    Il termine postumano descrive una condizione o una prospettiva che pongono radicalmente in discussione il concetto di umano e che si collocano nel futuro (come condizioni ipoteticamente realizzabili) o anche nel presente (come stato della soggettività attuale).
    Sebbene il concetto di postumano presenti molte diverse articolazioni, tema comune è l’assenza di demarcazioni nette e di differenze essenziali tra umani e macchine, e in generale tra meccanismo cibernetico e organismo biologico. Quest’ultima concezione è stata resa possibile, a partire dagli anni Quaranta, da discipline quali la teoria dell’informazione, la cibernetica e l’intelligenza artificiale (IA). Il celebre test di Alan M. Turing (1950), che ha fondato l’IA come campo disciplinare, serve per capire se una macchina sia in grado di pensare. Se la mente è soltanto informazione (configurazione di bit), deve essere possibile trasportarla indifferentemente da un supporto materiale all’altro. Da qui il sogno di trasferire la mente umana in un computer (già Norbert Wiener, uno dei fondatori della cibernetica, prevedeva nel 1950 la possibilità teorica di trasmettere un essere umano per telegrafo). Tutto questo caratterizza le correnti di pensiero tecno-ottimistiche che si autodefiniscono postumane o transumane, che prevedono la trasformazione dell’umanità in trans- e post-umanità tramite lo sviluppo di biotecnologie e nano-tecnologie e considerano la specie umana come il primo gradino di una nuova era evoluzionistica post-darwiniana guidata dalla specie umana stessa. Il termine transhuman (forma abbreviata per transitional human) fu coniato nel 1966 dal futurologo Fereidoun M. Esfandiary, che più tardi cambiò il proprio nome in FM-2030, nel suo libro del 1989, “Are You a Transhuman?”. In contrasto con le linee di pensiero tecno-ottimistiche, il concetto di postumano è stato impiegato da un ampio spettro di teorie come luogo di un ripensamento radicale del soggetto liberale della tradizione umanistica occidentale.
    Bonavoglia ci parla di cyborg postumano , ibridi tecnologici che racchiudono in sé sia il naturale che l’artificiale. Mi chiedo se possa essere definito anche come un’unione tra uomo e robot.. Il postumano è allora la cultura di un'umanità che non è più umanità al cento per cento, ma ha ceduto parte delle sue caratteristiche a uno o più congegni non-biologici, traendone vantaggio. Si parla di una nuova forma di genere. Si supera la contrapposizione uomo - donna e si pone al centro la distinzione tra uomo – macchina. Quindi, come ci dice Cavarero, il cyborg perde l’identità sessuale, si presenta un nuovo soggetto (uomo – animale- macchina). Donna Harawey sostiene che la tecnologia è così la fonte di nuove forme di identità.
    Il Postumano diventa un nuovo movimento di pensiero, tanto che viene presentato con Robert Pepperell anche un manifesto del postumano per mostrare che il mondo può cambiare capendo come sta già cambiando. Pepperell (nato a Londra nel 1963) è un artista molto interessato alle problematiche inerenti ai rapporti tra l’arte, la tecnologia e la scienza. Ha pubblicato due volumi sui temi del post-umano: The Posthuman Condition (1995) e The Postdigital Membrane (2000). Il “manifesto del postumano” è una sintesi delle tesi postumaniste più diffuse, con qualche collegamento verso posizioni tras-umaniste. ( http://www.kainos.it/numero6/emergenze/emergenze-pepperell-it.html )
    Il transumanismo (o transumanesimo) è un movimento libertario radicale formato da scienziati, giuristi, filosofi e attivisti dei diritti civili che intende preparare l'opinione pubblica “all'inevitabile” applicazione all'uomo di tecniche capaci di modificare le caratteristiche che associamo all'umanità.
    Gli scopi di questa corrente di pensiero sono la «progettazione del paradiso», ossia un miglioramento del benessere emozionale.
    Nei testi transumanisti si legge inoltre che presto si potrà allungare drasticamente la vita umana nell'attesa di scoprire il segreto dell'immortalità; che i bambini dovranno essere progettati; che l'uomo ha il dovere di autotrascendersi come specie, ora che i segreti del genoma sono a portata di mano; che elettronica, nanotecnologie e soprattutto ingegneria genetica renderanno l'umanità attuale del tutto obsoleta. Stiamo per essere introdotti, dunque, alla post-umanità, all' “umano post-darwiniano” potenziato da impianti neuronali, organi artificiali, genoma manipolato.
    L'uomo insomma sarebbe in procinto di guidare la propria evoluzione. Quali sarebbero gli unici ostacoli al coraggioso mondo nuovo? La “tecno fobia” e il “tecno luddismo”, legate al monoteismo.
    Francis Fukuyama nel suo “L'uomo oltre l'uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica” non era nel torto quando definì questa corrente libertaria come una grave minaccia per l'umanità. La posta in gioco sono le essenziali caratteristiche umane: la nascita come evento naturale, la morte come fine della vita, la coscienza come unione fra corpo e anima, il corpo come progetto naturale. Inoltre, Fukuyama si chiede come sarebbe poi l’approccio con la politica e la vita sociale creata dall’uomo, all'interno di un mondo che si pone nella condizione di abbandonare l'idea di "una natura umana". Come sostiene lo stesso autore nelle ultime pagine del libro: "finora la libertà politica ha significato il diritto di perseguire le finalità stabilite per noi dalla natura". Che ne sarà, dunque, dell'uguaglianza politica degli uomini ereditata dalla modernità, e su cui si fondano le nostre società liberali, se quella biologica dovesse venire meno? Le macchine avranno il sopravvento sull’essere umano? Parlando per concetti “darwiniani”, si presenterà una estinzione della specie umana?

    Fonti:
    http://www.kainos.it/numero6/emergenze/emergenze-pepperell-it.html
    j’accuse di Fukuyama
    Fukuyama, “L'uomo oltre l'uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica”
    Libro Nozioni Cap. 4 par. 2 – 3 – 4 – 5
    Libro corpo, tecnologie e disabilità Cap. 4 par. 1; Cap.5 par.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Biopolitica

    lidia postiglione

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    salute e benessere

    Messaggio  lidia postiglione il Sab Mag 14, 2011 6:15 pm

    La salute va vista guardando le persone nella sua totalità,quindi include non solo l'aspetto fisico,ma anche quello psicologico e spirituale.
    La salute fisica viene determinata da una buona alimentazione,movimento,e da fattori genetici fondamentali.
    Mentre salute emozionale-spirituale viene determinata dalla positività delle relazioni con il mondo esterno a partire dai rapporti con la famiglia che i bambini acquistano sin dalla nascita.
    Vengono definiti disabili coloro che hanno una menomazione o psicologica,o fisiologica,o enotomica,in questi casi i contesti sociali e ambientali sono più che mai determinanti,perchè migliorano la qualità di vita di queste persone.
    Viviamo in una società che ha per fine il raggiungimento della perfezione del corpo e dell' eterna giovinezza,nella quale le persone normali hanno difficoltà a ritrovarsi in modelli così elevati,possiamo solo immaginare quale condizione vivono coloro che hanno una disabilità.
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    nicolettabarbato

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    Disabilità ed handicap cscl ed handicap

    Messaggio  nicolettabarbato il Sab Mag 14, 2011 7:46 pm

    Disabilità ed handicap cscl ed handicap
    Quando parliamo di disabilità, la prima cosa da fare è quella di soffermarci sulle parole utilizzate. La scelta delle parole, va fatta con ponderazione. Come sostiene Canevaro ,“le parole, sono molto importanti”.Prima di tutto, non si deve fare confusione tra deficit, disabilità ed handicap. Utilizzare termini impropri o fare disordini linguistici, può essere un modo per aumentare l’handicap, anziché ridurlo. La disabilità, non è solo deficit, mancanza, privazione a livello organico o psichico, ma, è una condizione che va oltre la limitazione, che supera le barriere mentali ed architettoniche. La definizione di disabilità è la seguente: Qualsiasi limitazione o perdita conseguente ad una menomazione, della capacità di compiere un’attività, nel modo e nei tempi considerati normali per un essere umano. La menomazione è, invece, qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica. . L'handicap è la situazione di svantaggio sociale, che, dipende dalla disabilità o dalla menomazione e dal contesto sociale di riferimento in cui una persona vive. La parola handicap, traducibile in italiano con svantaggio, deriva dall’ambiente delle corse ippiche inglesi e nasce dalla pratica diffusa in passato, di obbligare il fantino, che cavalcava un cavallo dotato di qualità superiori a gareggiare portando la mano sinistra (hand) a contatto con la visiera del cappello(cap), utilizzando l’evidente svantaggio dato da questa posizione, per equilibrare le sue prestazioni rispetto a quelle degli altri concorrenti. Il termine deficit, viene invece, utilizzato per definire la condizione soggettiva e personale di chi, a causa di un evento traumatico o morboso, abbia subito una menomazione della propria sfera biologica o psichica con conseguente minorazione organica che comporta difficoltà di apprendimento e di relazioni interpersonali .I 3 approcci maggiormente utilizzati per lo studio della disabilità sono: quello biomedico, quello sociale e quello bio-psico-sociale , il primo si fonda su una presunta natura biologica della disabilità, considerando la malattia, oppure, il deficit come un’interruzione dello stato normale di salute. Si rifà alla classificazione elaborata dall’Oms(organizzazione mondiale della sanità) ICD nel 1970, tale classificazione risponde all’esigenza di cogliere la causa delle patologie, fornendo per ogni sindrome e disturbo una descrizione delle principali caratteristiche cliniche ed indicazioni diagnostiche. Inoltre, avvicina la disabilità alle patologie cliniche, facendo delle stesse, una sorta di enciclopedia medica, descrivendo per ogni patologia , le cause e le indicazioni cliniche e diagnostiche ; L’approccio sociale, invece, interpreta la salute come uno stato di benessere complessivo, che comprende non solo l’aspetto fisico, mentale e sociale, ma, anche, l’interazione della persona con l’ambiente. Qui la malattia e il deficit non vengono valutati isolatamente, ma, ricondotti all’interno della più ampia compresenza di fattori sociali, ambientali e fisici. Tale approccio si rifà all’ICDH, la seconda classificazione internazionale elaborata dall’ OMS nel 1980. La nuova proposta dell’OMS si basa su tre fattori tra loro interagenti e interdipendenti: la menomazione , la disabilità e lo svantaggio o handicap. I termini menomazione , disabilità , svantaggio o handicap, verranno sostituiti da: menomazione ;abilità e partecipazione. Quindi c’è un attenzione maggiore, alle capacità del soggetto e alle sue possibilità di coinvolgimento sociale; implicando un notevole cambiamento nel punto di vista e nell’atteggiamento assunto nei confronti dei soggetti con un deficit.; quello bio-psico-sociale tende a proporre una lettura di interazione fra le componenti biologiche, individuali e sociali in termini di processi e di relazioni. infatti, tale modello, tende ad enfatizzare il ruolo dei fattori contestuali, sottolineando il modo in cui essi, interagiscono con l’individuo in una condizione di salute data, determinando il livello e il grado del suo funzionamento adattivo. il modello bio-psico-sociale si rifà, all’ICF, che considera la disabilità una condizione di salute derivata da un contesto sfavorevole. La figura centrale è il paziente,soggetto attivo che crea le condizioni di equilibrio. La malattia, è vista come crisi che apre a cambiamenti. I 3 aspetti (biologici, psicologici e sociali) vengono integrati secondo un’ottica che si rifà alle teorie sistemiche; il modello, in quanto, sistemico, assume uguale importanza ai diversi livelli di analisi utilizzati nel cogliere e capire le complessità dell’organismo; promuovendo l’integrazione fra i diversi livelli. Si parla di SALUTOGENESI intendendo sottolineare, la stretta relazione fra la condizione di benessere generale e la condizione mentale e sociale, ovvero, la interdipendenza positiva che si genera fra salute fisica, psicologica e sociale. La condizione odierna, mette in evidenza come le persone “abili”,abbiano perso di vista la loro essenziale vulnerabilità e dipendenza sociale e le abbiano poste a carico delle persone disabili ,come, se fossero caratteristiche specifiche della disabilità . Questa operazione, ha creato una pericolosa illusione circa il significato non solo di normalità, ma, anche di autonomia; che, diventano una barriera disabilitante per le persone disagiate, in quanto, impediscono loro, lo sviluppo di una conoscenza adeguata di se stessi. E’ importante come sostiene Maria Murdaca nel suo testo:”complessità della persona con disabilità” ripensare ad una società con veri spazi di formazione per i soggetti con disabilità, i quali, non sono soggetti passivi di pietismo, ma, altrettanto responsabili delle relazioni che instaurano con gli altri soggetti. È importante, puntare l’accento sulle politiche che tentino di includere e di integrare il disabile all’interno della società in cui vive L’Idea,va sollecitata in ogni contesto:la presa in carico, la messa in relazione,la comunicazione. Le politiche inclusive in riferimento alla disabilità, devono lavorare su”cosa si deve ancora fare e quanto si può ancora fare, nonostante, quanto non si fa ancora". In particolare, è necessario rileggere la sostenibilità sociale attraverso l’azione forte delle istituzioni, per dar voce a chi non ce l’ha; per creare uno spazio, un contesto attendibile. Si pensa ad una comunità sociale, che superi i limiti di una società che trascura spesso i soggetti disabili. E’ importante partire già dalla scuola, che, deve permettere al soggetto di integrarsi attivamente all’interno della società. Il cammino legislativo per l’integrazione del soggetto disabile all’interno delle classi è stato lungo. La prima importante legge in materia di inserimento del soggetto disabile all’interno della scuola è la legge n 517 del 1977 la quale fa esplicito riferimento alla necessità di adottare nella programmazione educativa e didattica, opportuni interventi individualizzati e attività di sostegno e di integrazione atti a favorire gli alunni handicappati. Nella realtà l’applicazione di tale legge è risultata particolarmente difficile e talora fallimentare, sia per la mancanza di strutture adeguate, e di personale specializzato sia per l’inesperienza e la mancanza di una specifica qualificazione per gli insegnanti. Nella legge n 517 si parla ancora di inserimento e non di integrazione del soggetto disabile all’interno della classe. La legge che pone l’accento sull’integrazione è la 104 del 1992 che definisce la disabilità, descrivendone le caratteristiche ed individuando così la situazione soggettiva che determina il particolare diritto all’integrazione che lo Stato è tenuto a garantire. Il soggetto “handicappato” è caratterizzato da una “minorazione fisica, psichica o sensoriale che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione e di integrazione”; tali difficoltà “determinano un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”. il concetto chiave è rappresentato dal fatto che quelle “difficoltà” “determinano un processo di svantaggio”. Siamo di fronte, quindi, non ad uno status immodificabile, bensì ad un percorso potenzialmente degenerativo, il cui decorso (aggravamento o riduzione dello svantaggio, modalità e velocità del processo stesso) è diretta conseguenza anche delle azioni od omissioni poste in essere dai soggetti responsabili dell’integrazione. In tale contesto la stessa Legge n. 104 declina i compiti della Repubblica, ineludibili per affrontare quel “processo di svantaggio” relativo al singolo caso:
    •Garantisce il diritto di libertà e di autonomia della persona handicappata;
    •Promuove la sua piena integrazione scolastica;
    •Previene e rimuove gli impedimenti al raggiungimento del massimo grado di autonomia e partecipazione;
    •Persegue il recupero funzionale e sociale del singolo, intervenendo per superare
    eventuali emarginazioni. Garantendo l’inserimento dell’alunno con handicap, la Legge 104 stabilisce che obiettivo dell’integrazione è lo sviluppo delle potenzialità del disabile, nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni, nella socializzazione. La presenza in classe di allievi in situazione di handicap è una realtà comune nella maggior parte delle scuole italiane di ogni ordine e grado. L’inserimento e l’integrazione di questi allievi all’interno delle classi curricolari, sono, infatti, l’elemento caratterizzante della didattica speciale del sistema scolastico italiano,che, sottolinea l’importanza della dimensione sociale dell’apprendimento perché imparare in contesti e situazioni normali fa sentire l’allievo in situazione di handicap uguale agli altri, offrendogli maggiori possibilità di sviluppo cognitivo e sociale. Grande ruolo assume l’insegnante di sostegno, la scelta di lavorare con individui in difficoltà deve essere determinata da una profonda motivazione e da un vivo interesse. La professionalità, non è solo creatività, vi sono caratteristiche umane che si dovrebbero avere quando si è accanto ad una persona con handicap o disagio. Come persone siamo chiamati non solo ad elaborare dei percorsi di apprendimento, ma, anche, ad instaurare rapporti specifici. Il processo educativo ha successo, infatti, quando, si riduce la distanza tra l’educatore e l’alunno. È opportuno considerare, che, questo è un processo che si attua durante un percorso di apprendimento e tra le varie funzioni educative quali: funzione di facilitatore tecnico, di coordinatore e collaboratore di guida e collaborazione non solo nel programmare interventi con i colleghi ma soprattutto nel rendere comprensibile ai colleghi stessi le dinamiche specifiche del processo di apprendimento del soggetto con problemi affinché vengano evitati errori di conduzione impostazione pedagogica, metodologica e didattica. L’insegnante specializzato, affinché, possa gestire con successo una situazione di handicap, deve conoscere le dimensioni psicologiche che hanno accompagnato e accompagnano il vissuto del soggetto e dei suoi familiari. Le problematiche di tipo psicologico esplicite ed implicite condizionano tutto il percorso educativo del soggetto e vanno osservate e discusse per un superamento positivo delle stesse,il ruolo della famiglia è,fondamentale e il rapporto che l’insegnante instaura con essa diventa occasione di comunicazione e soprattutto, di lotta contro i pregiudizi e insuccessi che la famiglia spesso provoca e non riesce a superare. Il clima di fiducia e di sicurezza professionale che il docente trasmette, anche, se in tempi lunghi, spesso, garantisce il successo di tutto l’intervento. È comunque, inopinabile, che, l’apporto della famiglia è di fondamentale importanza per i risultati positivi degli interventi. Se la gestione di questi rapporti è difficile per varie ragioni, è comunque, auspicabile suggerire piste di lavori comuni verso la costruzione di quella fiducia e di quel convincimento che sembrano mancare. Vanno conosciute, inoltre ,tutte le problematiche che sorgono nel soggetto durante il percorso evolutivo della sua personalità. Infatti, nell’età adolescenziale sorgono problemi di identità e di raffronto con gli altri in forme e misure maggiori rispetto all’età precedente. La gestione di queste problematiche da parte del docente diventa a volte difficile, ed è necessario ricorrere al personale specializzato( psicologi, sociologi). L’insegnante di sostegno, deve conoscere, utilizzare e insegnare il sistema di comunicazione orale e scritto idoneo al soggetto, organizzare l’ambiente in modo funzionale alla presa di coscienza da parte del bambino della realtà circostante con strategie di orientamento e di strutturazione mentale, proporre l’utilizzo di mediatori ausili idonei alla rappresentazione del mondo simbolico; predisporre materiali idonei, tradurre con mezzi, metodi e strategie diverse il mondo che viene vissuto in classe. Le tecniche in grado di rendere accessibili le esperienze comuni di integrazione, non si esauriscono in soluzioni prescritte e pubblicizzate. Gran parte dell’esperienza è traducibile mediante l’apporto diretto della creatività e della capacità inventiva dell’insegnante e del soggetto. È importante riconoscere che esiste una continua ricerca volta a mettere a punto formule nuove e funzionali e gestire lo spazio e il tempo, secondo rappresentazioni sempre più fedeli alla realtà esperienziale diretta e indiretta tutto ciò per favorire la crescita armonica e la piena realizzazione del soggetto in difficoltà. Il fatto che un bambino sia diverso non deve, condurre l’insegnante a considerarlo “disuguale” la cui conseguenza gravissima sarebbe di renderlo convinto di essere non uguale ai compagni. Accettazione e comprensione trovano la loro piena attuazione nelle disponibilità di chi entra in rapporto con il portatore di handicap. A fondamento della disponibilità si collocano l’accettazione e la comprensione, ma la disponibilità è qualcosa, anzi, è molto di più. Disponibilità, è atteggiamento di apertura all’altro che G. Marcel definisce come “capacità di essere tutto intero con l’altro, quando, questi ha bisogno di me”.Per l’insegnante disponibile, il bambino portatore di handicap, è un tu, cioè una presenza, unito agli altri; ognuno dei quali è diverso, perché la vita stessa si realizza nella diversità. Il portatore di handicap, viene, perciò, visto come persona e considerato come tale, viene rispettato, valorizzato potenziato. Accettazione, comprensione, disponibilità qualificano il docente sui piani etico, sociale e professionale; anzi la professionalità, rettamente intesa, è la sintesi dinamica di tutte le varie componenti e si esplica in tutta una serie di impegni che sono sanciti dall’articolo 12 della L.104/92, articolo che traccia un itinerario organico, di cui i docenti debbono rendersi interpreti per assicurare ai loro interventi la necessaria continuità funzionale. Tale itinerario, è scandito in una serie di impegni, di importanza basilare, precisamente: acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale; costruzione del profilo dinamico funzionale del portatore di handicap, elaborazione del Piano Educativo Individualizzato(P.E.I),programmazione dell’attività individualizzata e attuazione della stessa con relative verifiche settimanali. La diagnosi funzionale è una relazione descrittiva compilata dalle varie figure specialistiche operanti all’interno delle equipe territoriali, in seguito, ad una profonda conoscenza che dovrà scaturire da una serie di osservazioni, mirate per individuare le carenze, ma, soprattutto, le potenzialità del portatore di handicap allo scopo di permettere ai docenti di conoscere le aree di possibile intervento educativo sul bambino stesso. Il profilo dinamico funzionale dovrà, indicare le caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell’alunno e sarà rivolto ad individuare sia le aree di carenza che le aree di potenzialità, offrendo suggerimenti, affinché, queste ultime si trasformino, attraverso un adeguato progetto di lavoro, in reali capacità. Gli elementi essenziali per la costruzione del Profilo Dinamico Funzionale sono: caratteristiche fisiche, psichiche, sociali affettive; difficoltà di apprendimento, in relazione all’handicap; possibilità di recupero; possibilità possedute; modo di utilizzarle, rafforzarle, sostenerle, sollecitarle; modo di rispettare le scelte culturali dell’handicappato. Sulla base del profilo dinamico funzionale, il gruppo docente elaborerà il P.E.I (Piano Educativo Individualizzato) alla cui definizione provvedono in collaborazione congiuntamente il personale insegnante specializzato della scuola, i genitori, operatori dell’A.S.L. Le fasi del lavoro del P.E.I sono le seguenti:la conoscenza dell’alunno, infatti, l’insegnante specializzato avrà cura di instaurare subito rapporti con la scuola di provenienza, con la famiglia e con l’èquipe psico-medico-pedagogico allo scopo, di raccogliere dati da comunicare poi ai colleghi. L’analisi delle risorse, è importante per conoscere a fondo la situazione scolastica, nella quale il bambino sarà inserito e soprattutto, conoscere le risorse territoriali che circondano il bambino handicappato. In base a questo, si scelgono gli obiettivi che siano verificabili, realizzabili e adeguati alle reali capacità precedentemente accertate. Dalla individuazione degli obiettivi, redatti, per il gruppo-classe, si dovranno enucleare quelli che siano commisurati alle effettive possibilità del portatore di handicap, così che egli si senta parte di quel gruppo. Scegliere per lui obiettivi non commisurati alle sue possibilità e non comuni al gruppo classe, significherebbe emarginarlo, perché si troverebbe a dover affrontare e compiere, delle attività diverse da quelle dei compagni per la qual cosa si sentirebbe sostanzialmente isolato. L’insegnate di sostegno, quindi, non è l’unico soggetto responsabile della programmazione e della gestione dell’allievo in situazione di handicap. Il suo sostegno è sulla classe, proprio per facilitare l’inserimento sociale dell’allievo con bisogni speciali. Occorre, quindi, attivare un lavoro di squadra, in cui il compito dell’insegnante di sostegno è quello di individuare e mediare strategie educative, percorsi e strumenti didattici che possano rivelarsi più efficaci al raggiungimento degli obiettivi minimi programmati per ogni allievo con bisogni speciali. L’insegnate curricolare ha invece il compito fondamentale di individuare e di stabilire i collegamenti di questo percorso didattico individualizzato con la programmazione disciplinare prevista per la classe.
    Come programmare e integrare attività diversificate per gli allievi in situazione di handicap?
    Nell’ambito della didattica speciale, è estremamente difficile generalizzare approcci metodologici o combinazioni di strategie che possano essere efficaci in più situazioni, poiché, il carattere di unicità che contraddistingue ogni singola situazione di handicap, obbliga a percorsi flessibili e sempre contestualizzati. Bisogna individuare procedure che siano utili a promuovere e incoraggiare l'apprendimento sociale degli allievi in situazione di handicap,attuando un processo di osservazione attento e mirato, che, deve essere condotto in stretta collaborazione con il docente di sostegno, al fine di oggettivare i residui delle capacità necessarie all’apprendimento (p. es. capacità mnemonica, operativa, relazionale, attentiva). Questa operazione serve a individuare quali livelli di interiorizzazione può raggiungere l’allievo, ed è importante, che sia costruttiva, ovvero, che evidenzi tutti gli elementi positivi, tutte le attività che l’allievo sa fare, piuttosto che, stigmatizzare quelle che non sa fare. Per gli allievi con deficit meno gravi occorre individuare i livelli di operatività (la capacità imitativa) e di comprensione (l’interiorizzazione). Per gli allievi che presentino deficit molto gravi occorre invece semplificare al massimo tutte le operazioni di tipo cognitivo, fino ad arrivare alle componenti essenziali di ogni singola operazione e, se necessario, semplificare anche quelle.E' importante, inoltre, agire sulla motivazione, anche, se, comunque, non è sempre facile o immediato individuare in allievi con bisogni speciali, quali sono gli ambiti dei loro possibili interessi, le cose che preferiscono fare, le persone con cui riescono a comunicare più facilmente. Tuttavia, riuscire a stabilire un collegamento motivazionale con le attività previste per il loro percorso individualizzato, è un elemento chiave ed indispensabile. Attivare, un buon processo didattico, vuol dire riuscire a coinvolgere l’allievo con bisogni speciali in attività che lo gratifichino, e che lo rendano protagonista del proprio apprendimento all’interno del percorso didattico che egli compie insieme a tutti i suoi compagni di classe. Bisogna, creare un contesto di apprendimento positivo, attraverso un contesto sociale accogliente e rassicurante, dove sia possibile per l’allievo portatore di handicap stabilire relazioni sociali con i suoi compagni di classe e con i suoi insegnanti, questo, è un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle potenzialità e/o capacità dell’alunno stesso. Decisivo, in questo contesto, è il ruolo che i compagni di classe possono giocare, diventando di volta in volta tutor del compagno con bisogni speciali .Per esempio, la rotazione periodica dei posti assegnati ai compagni di classe, può favorire la conoscenza e un’interazione più efficace tra loro e l’allievo portatore di handicap. Interazione che se ben gestita, può portare a proficue collaborazioni e a una maggiore accettazione della diversità. Questa può non rappresentare una regola fissa, perché, talvolta è proprio l’allievo in situazione di handicap a manifestare apertamente le proprie preferenze per i compagni con i quali si integra e comunica più facilmente. Una seconda strategia che, se ben gestita, può dare ottimi risultati è quella ispirata al cooperative learning, dove due o più studenti collaborano in attività di scambio di competenze al fine di massimizzare il proprio apprendimento. Per raggiungere l’obiettivo di questa attività, gli studenti devono, dipendere positivamente gli uni dagli altri, perché, l’apporto o il supporto di ognuno di loro è indispensabile. Questo tipo di interdipendenza promuove sia l’interazione verbale, che fisica, la fiducia negli altri e alcune fondamentali abilità interpersonali. Tale pratica può essere applicata con buone possibilità di successo, soprattutto, in quei casi in cui il deficit sia di tipo relazionale e quello
    cognitivo non siano particolarmente gravi. È consigliabile attivarla, quando, si utilizzano strumenti multimediali (in particolar modo il personal computer o la navigazione in internet)..E’ importante soffermarsi sulla cooperazione e unione degli alunni, che insieme devo costruire una comunità educante in cui si attui il rispetto per le differenza e la conquista dell’uguaglianza che implica l’accettazione della diversità come dimensione valoriale, propria di ogni uomo e di ogni cittadino.


    Fonti: handicap e scuola elementare Progettare l’integrazione di Piera Cattaneo; educhandicap educare e valutare gli alunni in funzione delle loro “diversità”; F.Briganti Nozioni introduttive di pedagogia della disabilità le potenzialità della resilienza; articolo cscl ed handicap “l’insegnante disciplinare e la didattica speciale per gli allievi in situazione di handicap”



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    NicolinaBelluomo

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    ultimo esercizio

    Messaggio  NicolinaBelluomo il Sab Mag 14, 2011 8:16 pm

    Mi sono prenotata per il 19 maggio,e l’argomento che ho scelto per la mia esposizione è:le potenzialità della resilienza,collegandomi ai vari laboratori affrontati durante il corso.
    Resilienza dal latino resiliens,”saltare indietro,rimbalzare”è un termine che può assumere diversi significati a seconda dei contesti di riferimento:
    -in ingegneria,la resilienza è la capacità di un materiale di resistere a forze impulsive,a forze di rottura,ovvero la capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi.
    -in informatica,la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d'uso e di resistere all'usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
    -in ecologia e biologia,la resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno.
    -in psicologia,la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici,quindi la capacità di affrontare e superare le avversità della vita,di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente. I sinonimi di resilienza sono:
    flessibilità,elasticità,mobilità,adattabilità. Si parla anche di una capacità di adattamento passivo,ossia la possibilità di riuscire ad accettare le situazioni che non possiamo cambiare,senza continuare a valutarle negativamente,bensì imparando da esse o,ancora più semplicemente dedicandoci ad altro.
    Da ciò mi ricollego alla testimonianza della signora Adele,affetta da una malattia che colpisce i muscoli,il quale solo dopo l’intervento ha cominciato ad accettarsi,ma da bambina anche ai suoi familiari nascondeva la carrozzina sotto al letto,per non dimostrare i suoi limiti e le sue fragilità. Lei ripeteva spesso di non piacersi e le difficoltà nell’accettarsi perché la società non l’accetta,questo caso rispecchia appunto l’adattamento passivo siccome lei era consapevole di dover convivere con la sua disabilità,di conseguenza di doverla accettare siccome non poteva far nulla per cambiarla.
    E’ quindi l’ambiente esterno che dovrebbe porsi nei confronti del soggetto con handicap non con atteggiamenti svalutativi o riduttivi ma riconoscendo l’originalità di ogni persona e i punti di forza che ciascuno possiede,solo così sarebbe possibile favorire il processo resiliente di recupero.
    Come suggerisce infatti Anna Maria Murdaca,è il contesto a determinare la condizione di handicap,sono gli ostacoli e le barriere fisiche,come quelle mentali e culturali a favorire il processo di esclusione oppure quello di emarginazione. L’ICF sottolinea l’importanza di valutare l’influenza dell’ambiente sulla vita degli individui:la società,la famiglia,il contesto lavorativo,elementi che possono influenzare lo stato di salute,ridurre le nostre capacità di svolgere le mansioni che ci vengono richieste e porci in una situazione di difficoltà.
    Il soggetto disabile vive solitamente una condizione fisica socialmente limitante,legate al contesto di appartenenza,e affrontare il tema della resilienza in connessione a quello della disabilità,riporta il discorso al significato di affrontare e superare situazioni dolorose e di disagio esistenziale,una risorsa preziosa per la costruzione di un percorso di vita stabile e positivo.
    La resilienza non è una caratteristica che è presente o assente in un individuo,essa presuppone invece comportamenti,pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque.
    Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita,non significa essere infallibili,ma disposti al cambiamento quando necessario,disposti a pensare di poter sbagliare,ma anche di poter correggere la rotta.
    Chi si è disposto ad accettare una sfida unica,quella della vita è sicuramente Simona Atzori,lei è stata la protagonista del nostro primo laboratorio,nonostante la sua disabilità,è riuscita a realizzare i suoi sogni,diventando non solo una splendida ballerina,ma anche una brava pittrice.
    Lei infatti dice che non vuole assolutamente che gli altri vedano dei limiti in lei,là dove lei stessa non li vede,anzi per questo ringrazia Dio di averle regalato una vita così speciale.
    La prospettiva della resilienza si pone quindi come tentativo di identificazione,nei confronti della disabilità,di fattori protettivi che possano consentire alla persona di modificare in positivo la percezione del proprio limite e la riorganizzazione della propria vita.
    La resilienza è un meccanismo di adattamento all’ambiente che consente alla persona di trasformare il suo ruolo sociale,da vittima a soggetto attivo,con idee,azioni,progetti..,proprio come ci ha mostrato lei prof. attraverso i video del Papa Karol Wojtyla,il quale nonostante la sua malattia non si è mai fermato,anzi ha sempre continuato a diffondere il suo messaggio di pace,proprio per dimostrare che la malattia non è un limite,non è una vergogna e non è un attenuante,ma fa parte della vita,esso infatti l’ha resa nota a tutti parlando al popolo anche dalla stanza dell’ospedale.
    La resilienza per definizione è la capacità dell’individuo di reagire e far fronte a situazioni di forte disagio mediante l’attenzione di competenze individuali e risorse interiori,il Papa Wojtyla è stato proprio questo..ma non solo,è stato un esempio di genuina umanità e amore incondizionato per tutti.

    Fonti: cap. 2 parag. 1,cap. 3 parag 3 del testo nozioni introduttive di pedagogia della disabilità; Wikipedia e vari spezzoni di diversi siti.

    P.s.non ho avuto la sua conferma riguardo al tema,spero vadi bene..ne approfitto per ringraziarla di tutto,per la sua disponibilità,la sua pazienza,ma soprattutto il suo modo di approcciarsi a noi...ci rivediamo al preappello...in bocca a lupo a tuttiii...Smile
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    mariafabiano

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  mariafabiano il Sab Mag 14, 2011 9:32 pm

    La nostra cultura ci ha allontanato dalla saggezza del corpo e tende sempre più a farci utilizzare la tecnologia come mezzo integrativo (un aggiunta al corpo: corpo protesico), estensivo (un ampliamento del corpo dell’uomo fornite dai mezzi di comunicazione:La vita digitale di Andreoli ) e invasivo (impianti all’interno del corpo). Il corpo per Cronenberg (un’interprete cinematografico che è stato spesso soprannominato “body horror”, perchè esplora il terrore dell'uomo di fronte alla mutazione del corpo e alla barriera mostruosa dei dati biologici) è in continua evoluzione: parla di rinascita, più che nascita e per questo è necessario utilizzare ciò che la tecnologia ci sta offrendo/imponendo.
    Mi vorrei soffermare in particolare su una di queste tipologie di tecnologie, quelle “estensive” in pratica quelle tecnologie utilizzate come ampliamento del corpo e che ci interessano più da vicino. Lo sviluppo delle tecnologie e la loro diffusione nel vivere quotidiano, ha modificato profondamente il rapporto tra l’essere umano e le tecnologie stesse infatti perché molte volte le utilizziamo per comodità o addirittura per moda es: cellulare, automobile,videogiochi, calcolatrici, etc…,diverse attività lavorative come ad esempio agenzie di viaggio utilizzano il computer come strumento principale della loro attività per comunicare con paese esteri e addirittura per prenotare soggiorni turistici, internet nell’ultimo periodo ha dato e ancora sta dando la possibilità di fare shopping, nel famosissimo mercato on line del mondo (e-bay), dove confluiscono acquirenti e venditori ed è possibile comprare e vendere di tutto.
    Iniziamo il nostro discorso partendo da una citazione di Longo nel suo testo Homo technologicus “ non passa un solo giorno che noi non utilizziamo un mezzo tecnologico”, oggi tutti gli oggetti d’uso quotidiano sono tecnologici, basta pensare anche all’automobile che come definisce Andreoli “l’auto viene integrata nei nostri processi mentali esattamente come le parti anatomiche del corpo” se consideriamo l’utilizzo dell’automobile notiamo che tutti i comandi vengono eseguiti automaticamente.
    A seguito dei cambiamenti attuati nella produzione industriale dalla rivoluzione tecnologica, a partire dalla prima metà del 900 i paesi industrializzati hanno subito un mutamento sociale molto profondo. La crescente diffusione dei mezzi di comunicazione, dovuta alle innovazioni tecnologiche, ha, infatti, permesso alle persone di uscire dal loro tradizionale isolamento, fatto di comunicazioni che si limitavano in genere al nucleo familiare o ai piccoli gruppi, e di avere relazioni di portata più ampia. Nella società della comunicazione di massa le persone, attraverso vari mezzi di comunicazione (chiamati mass-media) possono comunicare liberamente a distanza, superando le barriere fisiche che fino a poco tempo fa le dividevano. Sono questi mezzi, la radio, la televisione, il telefono, il computer entrati prepotentemente nella nostra vita fino a diventare quasi delle naturali estensioni dei nostri sensi, che oggi ci permettono di ricevere un'enorme mole d’informazioni, notizie, provenienti da tutto il mondo in tempo reale. In passato bisognava attendere che un evento venisse pubblicato su una rivista o un giornale e poi che veniva diffuso, i tempi erano di più lunga durata, poteva anche passare una settimana.
    Secondo Francesca De Ruggieri, siamo entrati a far parte della CMC (comunicazione mediata dal computer) e tali comunicazioni si dividono in sincrone cioè in tempo reale se utilizziamo la chat e asincrone cioè in tempo differito se utilizziamo forum oppure e-mail. Da questa angolazione comunicare attraverso gli artefatti presenti sul WEB non significa più trasferire informazioni, ma porre in atto una relazione psicosociale ovvero una complessa attività congiunta orientata alla costruzione della realtà sociale.
    Nei primi anni 60 Umberto Eco nel suo libro “Apocalittici e integrati”, riportava gli aspetti negativi e positivi dei media , oggi tutto ciò è inutile, perché i media e le tecnologie sono entrati a far parte della nostra società, sarebbe più opportuno descrivere un uso ragionato dei media. La letteratura di massa è caratterizzata dall'omologazione culturale, opinione che rimanda al concetto formulato da McLuhan di villaggio globale dove non esistono più differenziazioni culturali e di conseguenza si perderà l’originalità di ognuno di noi. In "La pelle della cultura" - libro elaborato nel corso di molti anni di ricerca e riflessione, da Kerckhove (allievo e successore di Marshall McLuhan) illustra come i media elettronici, abbiano esteso non solo il nostro sistema nervoso e i nostri corpi, ma anche e soprattutto la nostra psicologia. Più generazioni fa, Marshall McLuhan preannunciò che la tv ci avrebbe condotto verso un villaggio globale dove anche i bambini grazie alla televisione ma soprattutto ad internet hanno oggi maggiore accesso alle informazioni, altri studiosi hanno affrontato questo tema come Morin, Borges, Andreoli hanno dato la propria opinione su questa tematica. In una citazione di Borges che ritroviamo anche nel testo “ corpo, tecnologie e disabilità” di Floriana Briganti, si evidenzia come le tecnologie estensive, aiutano a stimolare il corpo a livello fisico e sensoriale, mentre il "libro" risulta lo strumento indispensabile per estendere la memoria e l'immaginazione di chi lo legge. Oggigiorno sono rare le persone che si recano in biblioteca per effettuare una ricerca o per aggiornarsi sui mutamenti che stanno avvenendo nel mondo , tutte queste curiosità, informazioni, ricerche avvengono attraverso il computer collegandomi direttamente da casa e pensare che negli anni 40 i primi computer si utilizzavano esclusivamente per facilitare calcoli matematici, successivamente John E. Kelly III, vicepresidente dell'azienda IBM e direttore del settore ricerca, affermò "Siamo nell'era in cui i computer e le tecnologie informatiche si sono avvicinate agli esseri umani”.
    Tonino Cantelmi evidenzia infatti, come la “tecnomediazione della relazione è estremamente affascinante… I “nativi digitali” sono predisposti a un formidabile adattamento alla tecnomediazione della relazione e della realtà. Un esempio è dato da YOU TUBE: ciò che avviene è reale solo se sta su you tube. Altrimenti nella logica dei nativi digitali quel fatto non esiste”. La cultura su you tube, si diffonde in modo capillare senza efficaci filtri, soprattutto viene percepito come uno specchio di vita reale.
    I sistemi di comunicazione di massa si sono evoluti soprattutto per l’introduzione di tre tecnologie:
    • Informatiche – rendono l’elaborazione automatica dell’informazione.
    • Telematiche–che hanno favorito la comunicazione in tempo reale tra persone fisicamente lontane.
    • Multimediali – elaborano informazioni in modo rivoluzionario ( es: realtà virtuale).
    Le realtà virtuali, sono sistemi informatici che usano informazioni multimediali per creare un ambiente immaginario, ma quanto più possibile simile a quello reale. (es: Second Life). L’uomo può interagire con la macchina attraverso strumenti periferici: occhiali, maschere speciali e guanti, che corrispondono ai movimenti del corpo. Un fenomeno fondamentale è quello del Digital Activity che consiste di utilizzare le mani per usufruire di tali tecnologie, infatti, l’uomo digitale usufruisce di funzioni sensoriali come il tatto, poiché utilizza le dita per digitare i tasti e di conseguenza anche la vista e l’udito per osservare ciò che ha scritto o ascoltare l’audio di un video.
    A proposito di virtualità, Sherry Turkle riflette sul rapporto tra tecnologia e persona, affrontando temi come l’identità, e di come la tecnologia crea la nostra identità e potenziare le nostre capacità umane attraverso gli strumenti che sono in grado di vedere, sentire e spostarsi nello spazio, un esempio eclatante sono i videogiochi che ci permettono di avere uno sdoppiamento della vita tra reale e virtuale. Introducendo il discorso dell’identità in rete, dei videogames e del virtuale non si può non parlare di “AVATAR”.
    In una chat su Internet, un avatar è l'alter ego virtuale di una persona. Ognuno è libero di scegliere la parte che preferisce "interpretare", inventando un gioco di ruolo in tempo reale. Il termine "avatar" è stato reso popolare da una novella di Neal Stephenson “L’era del diamante”.
    L’avatar ci permette di avere uno sdoppiamento tra via reale e vita virtuale, in quest’ultima puoi creare una tua personalità cambiando i tuoi tratti estetici e svolgendo una vita agiata, praticamente una vita che hai sempre desiderato ma che non corrisponde alla realtà. In un articolo del giornale “corriere della sera”, si legge come “Second Life” possa essere impiegato dalle persone con disabilità, per uscire momentaneamente dalla realtà, dimenticando la propria condizione. Alcuni studi effettuati hanno dimostrato che Second Life offre una possibile, per quanto virtuale, via di fuga da una realtà che limita, mortifica o deprime, e in questo modo può migliorare la qualità della vita. «Per i disabili, la vita sul web può diventare una opportunità per superare i limiti imposti dalla propria condizione e compiere azioni e gesti a loro abitualmente preclusi: camminare o danzare, esplorare, come accade alla protagonista del libro che ho presentato durante la piazzetta del libro intitolato “Intoccabile” di Eric Brown o al protagonista del film “Avatar”di James Cameron.
    Allora come la tecnologia potenzia o atrofizza le capacità dell'uomo? Secondo il mio parere la tecnologia può svolgere entrambe le funzioni, a seconda di come se ne fa uso per esempio nel caso di Oscar Pistorius attraverso le protesi lui usufruisce della tecnologia come mezzo di potenzialità che gli permette di partecipare alle olimpiadi con persone normodotate e questo è una cosa bellissima, mentre la tecnologia può risultare atrofizzante nel momento in cui viene utilizzata come sdoppiamento nella vita, è ormai assodato che l’uso eccessivo di Internet porta progressivamente delle difficoltà soprattutto nell'area relazionale dell'individuo, il quale viene assorbito dalla sua esperienza virtuale, rimanendo “agganciato” alla Rete. Un esempio di tecnologia estensiva positiva è la Domotica, che ci permette di migliorare lo stile di vita all’interno della tua casa e più in generale negli ambienti antropizzati, utilizzando apparecchiature, impianti e sistemi capaci di funzionare autonomamente o con l’aiuto di un piccolo computer che permette di svolgere i comandi impartiti dall’utente, facendo sì che gli inabili svolgano una vita autonoma senza dover dipendere da altri.
    Vorrei concludere, dicendo che, sono ormai molte le occasioni nella vita di tutti i giorni, in cui è possibile soffermarsi a riflettere su come e quanto la tecnologia stia modificando il corpo umano e stia trasformando molte delle azioni che si eseguono quotidianamente: anche il nostro gruppo classe chi più e chi meno ha utilizzato queste tecnologie estensive per partecipare attivamente al forum, ma la prof. ha saputo gestire bene l’uso integrando ad esse laboratori in aula che hanno permesso di avere un rapporto reale e umano con i colleghi e attraverso autopresentazioni, confronti e dibattiti si è fatto si che non fossimo parte solo di una vita virtuale ma anche reale.







    fonti

    G. Colli- E. Globo- L. Mencarelli – G. Pietroni: Le pratiche comunicative Clitt, 1999
    S. Lugnano- M.Lanna – G.Palermo : violenza televisiva e comportamenti devianti Labrys 2009
    Maria Rita Parsi – Tonino Cantelmi- Francesco Orlando – L’immaginario prigioniero. Come educare i nostri figli ad un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologie. Mondadori, 2009
    http://www.culturalstudies.it/dizionario/lemmi/sociosemiotica.html
    http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_dicembre_14/second-life-disabilita-avatar-valetto_8440015c-03b7-11e0-8ee8-00144f02aabc.shtml
    http://punto-informatico.it/3070390/PI/News/ibm-trionfo-watson-alle-prove-generali.aspx
    http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-stephenson_neal_dazieri_s_cur_/sku-291146/diamond_age_l_era_del_diamante_.htm
    slide pubblicate in area docente De Sanctis
    Floriana Briganti- corpo,tecnologie e disabile- le tecnologie integrative, invasive ed estensive. Manna 2010


    Ultima modifica di mariafabiano il Lun Mag 16, 2011 8:59 pm, modificato 3 volte

    veronicadolce

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  veronicadolce il Dom Mag 15, 2011 10:38 am

    Prof io mi sono prenotata per il 18 maggio.
    Porterò il tema tecnologie e l'uomo.
    Incomincerò a spiegare cosa sono le tre tecnologie,con le varie differenze.
    Dopo aver spiegato le tre tecnologie mi collego a Capucci e la sua teoria.(spiegherò anche varie parti di Naief Yehya e Granelli)
    Da Capucci mi collego al laboratorio che abbiamo fatto di Pistorius e Adele(la sua vita,l'aiuto della sedia a rotelle elettrica,le barriere architettoniche che incontra....)
    Ho fatto anche varie ricerche che spiegherò e varie immagini che vi farò vedere.Al 18 maggio.

    russo rosa 1989

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  russo rosa 1989 il Dom Mag 15, 2011 5:39 pm

    L 'argomento è: "Deformazione" con i seguenti paragrafi:
    Deformazione del corpo , collegandomi con il laboratorio: "Arte e disabilità". Descrivendo il concetto di bellezza e bruttezza che cambia nel corso delle epoche.
    Alimentazione e mass-media in Italia, collegandomi con il laboratorio "Tecnologie estensive". I mass-media sono in grado di manovrare la nostra mente correndo il rischio di compromettere anche il corpo.
    Immagine del corpo perfetto : sfumature. Riassumendo la storia di Twiggy. Inserendo nel discorso anche la chirurgia estetica collegata con la tecnologia integrativa.
    Femminile mancante, cioè deformante poichè i canoni di bellezza sono cambiati. In passato il modello fisico attraente coincideva con un fisico biologicamente predisposto alla maternità. Oggi il modello fisico attraente coincide con la magrezza, donne senza carne nè forme. Quest' immagine impone la "malattia" come modello estetico.
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    Fabrizia Pinto

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    Sintesi esercizio finale

    Messaggio  Fabrizia Pinto il Dom Mag 15, 2011 6:55 pm

    Deformazioni del corpo


    “Il bello non ha che un tipo: il brutto ne ha mille” Victor Hugo


    Con queste parole Victor Hugo definiva il brutto. Etimologicamente questa parola deriva dal latino brutum, che significa pesante, sgraziato e stupido. Con il tempo però questa parola è diventata l’opposto di bello e quindi deforme e mostruoso. A tale proposito Remo Bodei, filosofo italiano, sostiene che per comprendere che cosa sia il brutto, è ecessario ricostruire la sua storia, fino ad arrivare alla sua connotazione nell’arte: da Platone fino all'Arte Contemporanea. Con l’Arte Contemporanea infatti i canoni del bello vengono completamente rovesciati e soprattutto con l’Espressionismo il brutto raggiunge l’apice della sua importanza e si trasforma addirittura in arte.Questa corrente artistica rifiuta dunque la concezione di una pittura piacevole alla vista, per spostare l’occhio dell’osservatore all’interno del corpo umano, nei meandri più ambigui e oscuri dell'anima. Per rappresentare tutto questo, l’artista espressionista ricorre all’utilizzo di immagini sgradevoli, deformi e talvolta macabre.
    Nel suo dipinto “Tre donne”, Otto Dix deforma i corpi delle donne, priva di femminilità, facendole apparire disgustose e ripugnanti. Una donna è infatti eccessivamente magra, quasi scheletrica. Una è obesa e l’altra è flaccida e sformata. Allo stesso modo i loro volti appaiono grotteschi, quasi come se stessero recitando delle smorfie.
    George Grosz Nella sua opera “Automi Repubblicani”, non ritrae uomini, ma dei veri e propri automi. Dei manichini privi di arti, i quali vengono sostituiti da vere e proprie protesi meccaniche. I loro abiti sembrano metallici.
    Anche Francis Bacon nei suoi dipinti esprime un forte interesse per il corpo umano. Un corpo inteso non come figura unitaria, ma deforme, disgregato in parti e in smorfie. Nel suo primo trittico intitolato “Tre studi per una crocifissione”, Bacon si ispira al tema della Crocifissione di Cristo per rappresentare un corpo sofferente, disteso su di un letto e crivellato dai colpi di un’arma da fuoco.
    Anche il corpo descritto in fotografia è una forma d’arte. Come quella realizzata da Joel-Peter Witkin. Tutto il suo lavoro artistico è dunque orientato verso il brutto e il mostruoso. Il tema centrale delle sue fotografie è l’utilizzo di figure distorte e deformi, a volte con la presenza di protesi metalliche. Witkin si ispira ai celebri dipinti dei maestri del passato come Botticelli e Velàzquez, rovesciando i canoni del bello per poi mostrare con forza la sua visione della vita, sempre in bilico tra bene e male, bellezza e deformità.
    Dagli anni Settanta in poi, il corpo nell’arte contemporanea si sottrae alla sua rappresentazione e afferma sé stesso. Stiamo parlando della Body Art. Il principio ispiratore di questa corrente è l’utilizzo del corpo come massima espressione artistica. Secondo questi artisti il corpo riusciva ad essere molto più espressivo di tutte le tecniche possibili, anzi il corpo permetteva di esternare le angosce, i dolori e i problemi interiori. Si diffonde in questo periodo il fenomeno delle identità mutanti, delle contaminazioni tecnologiche e degli ibridismi. Il corpo si trasforma in un teatro che azzera ogni separazione tra opera e artista, soggetto e oggetto, arte e vita.
    Franko B. ad esempio, artista molto contemporaneo, ha usato il suo corpo come tela, come incarnazione delle proprie ossessioni, distruggendo le vergogne, i pudori che la nostra civiltà impone: “...Sono stato educato a vergognarmi del mio corpo grasso e deforme. Per questo motivo uso sangue, urina e feci come metafora per indicare ciò che sono per voi...?”. Per Franko B. il corpo è una zona di guerra e resistenza nei confronti delle istituzioni totali come il manicomio, l’ospedale, il carcere ma anche limitazioni fisiche come la disabilità e la sedia a rotelle. Per l’artista infatti tutti questi fattori imprimono un marchio indelebile per il controllo del corpo. Franko B. lavora in campo artistico anche sotto forma di fotografie e Video-Art.
    La deformazione del corpo è stata inoltre oggetto di un profondo studio psicologico. E’questo il caso del Progetto Morf-Art. Questo progetto si occupa delle analogie tra le evoluzioni della rappresentazione del corpo femminile nella storia dell’arte e i disturbi alimentari, e quindi anoressia, bulimia e obesità.
    L’ideale femminile greco-romano, valorizzava i fianchi e le proporzioni tra le parti superiori e inferiori del corpo. Il risultato era un corpo atletico e sensuale. Nel nudo gotico invece l’attenzione si sposta sul bacino, il cui peso spinge il corpo verso il basso e quindi metaforicamente verso la punizione. I seni sono essenzialmente ridotti ed appare evidente la sproporzione tra parte superiore ed inferiore del corpo. Infine le gambe restano immobili, parallele, cancellando qualsiasi movimento di sensualità femminile.
    Un esempio recente di deformazione del corpo nell’arte può essere l’abbondanza delle forme di Fernando Botero, dove l’anoressia viene completamente annullata dalla sproporzione dell’obesità.
    Con Kate Moss, modella britannica, vi è un cambiamento dei canoni estetici di bellezza della figura femminile. Il suo corpo deformato in difetto è stato fattore di numerose critiche e polemiche, ma anche di grande attrazione. In pochi anni l’anoressia è diventata una tendenza molto estesa, imponendosi addirittura come nuovo modello di femminilità. Già nel Medioevo questo nuovo modo di essere donna era molto diffuso, lo dimostrano infatti i corsetti rinvenuti che appiattivano il ventre e conferivano al busto l’aspetto di un cono. Il risultato era un aspetto austero, rigido. Per la prima volta nella storia la donna sacrifica la propria femminilità, rinchiudendo il suo corpo in corsetti rigidissimi, lunghi oltre la vita e che nulla lasciavano trasparire all’immaginazione di chi la guarda. In questo modo il busto veniva allungato enormemente oppure veniva spezzato facendo risaltare l’enorme cassa tondengiante nella metà inferiore del corpo. Le forme naturali venivano esasperate rendendo talvolta impossibile l’individuazione naturale delle proporzioni.
    Nel Medioevo il controllo e le rinunce del proprio corpo, non erano un rifiuto del fisico ma era principalmente una pratica per accedere al divino. La donna, in questo periodo veniva rappresentata come un oggetto sessuale. Le curve dei fianchi e il seno prominente erano il risultato del peccato. Mentre il corpo maschile era stato forgiato da Dio.
    Per questo motivo le manifestazioni di rinuncia al proprio corpo divennero la caratteristica fondamentale delle donne a tal punto che questo periodo è stato definito dagli storici come quello
    delle “Sante anoressiche”. L’anoressia e la flagellazione diventano il mezzo per condurre la donna alla santità, il cui corpo era simbolo di lussuria, peccato e debolezza.
    Il corpo di Kate Moss si trasformò inaspettatamente in oggetto di desiderio maschile e di imitazione femminile.
    Tutto ciò dimostra dunque che la bellezza non dipende tanto dal corpo ma piuttosto dal contesto e dai mutamenti sociali.
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    Adriana Moscatiello

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  Adriana Moscatiello il Dom Mag 15, 2011 6:58 pm

    Riflessione sull’ibrido tecnologico.
    L'IBRIDO è un trasformazione, cambiamento di un' individuo, che avviene grazie all'incrocio di 2 organismi differenti, che possono essere creati sia naturalmente, quindi in modo spontaneo, sia progettati dall'uomo , come nel caso dell'IBRIDO TECNOLOGICO.
    Il tema della trasformazione attraversa tutta la sua storia nel divenire umano.
    Da una TRASFORMAZIONE avviene una CREAZIONE e RI-CREAZIONE dell'uomo perché senza trasformazione non vi può essere sviluppo, con l’obiettivo di riuscire ad arrivare a quello stato di IMMORTALITA’ e potere assoluto sul proprio corpo.
    Soffermandoci sul tema dell’ ibrido tecnologico , ricordiamo il CYBORG termine coniato da Manfred Clynes 1960( organismo cibernetico che integrando elementi esterni espande e migliora le funzioni del proprio corpo) ricordiamo che esso avviene con l'unione di 2 elementi: Naturale ( corpo) e artificiale ( macchina); In questo modo la tecnologia con suoi artefatti si connettono tra loro e con noi, ci assediano, ci invadono, diventano nostre estensioni, al punto che il nostro corpo si ritrova a convivere con organi artificiali e protesi meccaniche che vanno a ricoprire ruoli fisici e cognitivi.
    Come per qualsiasi argomento possiamo trovare persone a favore o non.
    Ricordiamo Kevin Kelly, ovvero colui che sosteneva il fatto che l'uomo trovandosi a vivere in un mondo ormai troppo tecnologizzato avesse il bisogno di unirsi alla tecnologia per poter vivere in un determinato contesto. In contrapposizione al suo tipo di pensiero c’è uno scienziato, Giuseppe Longo, il quale critica l' utopia dell' Intelligenza Artificiale ed il fatto di costruire macchine in grado di «copiare» i nostri organi, definendo la tecnologia come un’arma a doppio taglio cioè importante perché potenzia (o fa addirittura emergere) certe caratteristiche, fisiche o cognitive,ma automaticamente indebolisce o annulla altre caratteristiche come quelle etiche, estetiche ed espressive, che rendono in questo modo ancora più caotiche le dinamiche dei processi sociali.
    Con il suo pensiero sottolinea l’importanza della nostra capacità di agire oggi di gran lunga superiore alla nostra capacità di prevedere.
    E se la nostra specie riesce ad adattarsi a questo mondo in caotica evoluzione, è solo perché siamo a nostra volta divenuti dei simbionti, degli ibridi umano-meccanici che hanno acquisito la capacità di trasmettere alla discendenza, non solo il loro patrimonio genetico, ma anche i caratteri (tecno-culturali) acquisiti. ( "GIUSEPPE O. LONGO Homo Technologicus " )
    Joel De Rosnary, sulla stessa linea di pensiero di Kelly, afferma che il nuovo millennio sarà l'epoca del Cybionte, ovvero un macrorganismo formato da uomini, computer e macchine, che vivranno insieme all'interno di uno Cyberspazio, inteso come universo di reti digitali di computer, per poi trasformarsi in AVATAR, un corpo come interfaccia, ideato dall'uomo, che non è composto di carne ma è frutto della realtà virtuale, cioè un clone da laboratorio nato dall’insieme di caratteristiche del DNA umano con quelli di una razza aliena al fine di creare un uomo " diverso " dal normale,un essere mezzo uomo mezzo tecnologia.
    Ricollegandoci al fatto che il corpo si abitua a vivere con artefatti tecnologici e dell' INVISIBILITà DELLA TECNOLOGIA possiamo affrontare il tema di TECNOLOGIE ESTENSIVE e TECNOLOGIE INVASIVE, in quanto le tecnologie invisibilmente si sono impadronite del nostro corpo, rendendo la vita di tutti perennemente collega ad un’ aggeggio tecnologico.
    Analizzando l'aforisma di Borges ("Fra i diversi strumenti dell'uomo, il più stupefacente, è senza dubbio, il libro,estensione della memoria e dell'immaginazione, gli altri sono solo estensione del corpo..") possiamo facilmente ricollegarci al fatto di come le tecnologie siano ORMAI un'ampliamento del corpo, definendo l'uomo Cybor-organo,proprio come lo ha definito Antonio Caronia, cioè diventato una cosa sola con l'elaboratore elettronico, o come anche Donna Harawey, che definisce il Cyborg come “ macchina ed organismo, tra finzione e realtà”.

    caliendo irene

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  caliendo irene il Dom Mag 15, 2011 10:26 pm

    L'argomento da me scelto: l'alimentazione e mass media in Italia e le varie sfumature dell'immagine del corpo, rappresenta un tema molto delicato poichè, come in ogni cosa che si osservi o se ne parli ci sarà sempre il rovescio della medaglia, da un lato tanta attenzione da parte dei "mass media" a voler informare e a far gestire meglio l'alimentazione, per non andare incontro a gravi disturbi come ANORESSIA-BULIMIA-OBESITA', mentre dall'altro lato sono proprio i mezzi di comunicazione con false campagne pubblicitarie incitano l'adolescente a cadere in questi gravi disturbi.
    La televisione parla spesso forse anche troppo di cibo,corretta alimentazione e svolge programmi su cosa possa essere troppo calorico o proteico, molto spesso negli adolescenti questi messaggi arrivano come leggi da rispettare, poichè l'adolescenza è un passaggio cruciale in cui il ragazzo/a è in cerca di conferme e soprattutto c'è l'esigenza di conformarsi ai simili. Qualsiasi mezzo multimediale sarà un modo per allontanare sempre più le persone dalla realtà, infatti Popper anticipava l'arrivo di giovani sempre più disumanizzati, violenti ed indifferenti e che sè non ci fossero stati dei seri provvedimenti la televisione sarebbe diventata troppo influente.
    Arrivati a questo punto si è pensato ad una "MEDIA LITERACY" o meglio dieta mediale, in cui il pubblico dovrà comprendere che guardare la TV non sia soltanto un modo per riempire il tempo libero, e i genitori allo stesso modo dovranno accompagnare durante la visione di essa i propri figli e sè necessario decodificare il contenuto dei messaggi, molto spesso ricchi di stereotipi sessuali e sociali. Allo stesso tempo però c'è bisogno di coscienza poichè il contesto culturale in cui viviamo è un elemento fondamentale per la formazione degli adolescenti che vengono messi innanzi a riviste, TV, e spot pubblicitari in cui l'intelligenza vale ben poco sè l'aspetto esteriore non è quello richiesto dal target. Con il trascorrere del tempo si è venuta a creare una vera e propria "STIGMATIZZAZIONE", cioè la donna è considerata bella sè magra e l'uomo bello sè con fisico asciutto e tonico, riallacciandomi alle patologie pocanzi accennate vorrei parlare di una in particolare tra cui l'Anoressia, questa si presenta in età adolescenziale quindi tra i 12-13 anni per un massimo di 16-17, i sintomi sono mancanza di appetito, perdita del peso in maniera evidente, ma ciò che più mi colpisce in una persona anoressica è l'aspetto psicologico perché questa affronterà dei veri e propri scontri con lo specchio si vedrà purtroppo sempre grassa, questa patologia o malessere può diventare una seria malattia e indurre anche alla morte.
    Vorrei concludere il mio discorso dicendo che non bisogna guardare la persona come si presenta sui giornali o in televisione ma guardare il lavoro che si svolge dietro a partire con un esercizio fisico fino ad arrivare a restrizioni del cibo e ritocchi sia chirurgici che di fotomontaggio.

    mariarosaria d'agostino

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    ultimo esercizio

    Messaggio  mariarosaria d'agostino il Dom Mag 15, 2011 11:57 pm

    cara prof. io ho scritto di cosa parlerò domani,senza una vera e propria sintesi perchè ho preparato un cartellone dove vi è il tutto..spero che vada bene e che vi piaccia . Buona notte
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    Argomenti scelti

    Messaggio  SaraGallo il Lun Mag 16, 2011 8:03 am

    Per la prova finale, attenendomi all'argomento Prevalenza sensoriale..., ho deciso di parlare in particolar modo delle "ptenzialità della resilienza" cap 3 e dell'"IBRIDO" cap 4 entrambi dal testo Nozioni. Ricollegandomi un attimino ai laboratori n.4 e n.13.
    Grazie.

    gaetanatartaglione

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  gaetanatartaglione il Lun Mag 16, 2011 8:22 am

    Il termine "ibridazione" nelle scienze può avere vari significati: in genetica è il processo attraverso il quale si incrociano specie o varietà diversi; in biologia molecolare si riferisce all'unione di due filamenti di DNA. In questa sede è intesa come una trasformazione che determina un cambiamento in un individuo o una casa che subisce delle alterazioni. Gli ibridi possono crearsi in natura oppure essere progettati dall'uomo. Una caratteristica che rende importante gli ibridi è il "vigore", gli ibridi tendono a raggiungere dimensioni maggiori rispetto agli individui genitori. Un'altra caratteristica è la "dimensione", riguarda soprattutto le piante destinate all'alimentazione come il mais o il pomodoro. L'importanza della formazione di individui ibridi in natura è legata alla possibilità che si formino nuove "combinazioni genetiche" e tra, queste, una che risulti particolarmente adatta all'ambiente. Altre tipologie sono la "creolizzazione", cioè gli scambi e le lingue, e il "veicolo ibrido" composta da due sistemi di propulsione (benzina-elettrico). L'ibrido teconologico si ha attraverso una contaminazione tra il naturale e l'artificiale, quindi tra il corpo e l'oggetto tecnologico. Il corpo, in fututo, dovrà imparare a convivere con oggetti artificiali e con delle macchine in grado di ascoltarlo, sentirlo, toccarlo. La tecnologia è stata rappresentata, in un primo momento, da mostri di metallo grandi e scuri per trasformarsi, successivamente, nell'immagine luminosa degli schermi, dispositivi e apparecchi sempre più piccoli. Per gli apocalittici, coloro che sono spaventati dalle nuove tecnologie, le macchine avrebbero preso il posto dell'uomo. Si parla di computer come cyborg quando l'uomo diventa una sola cosa con l'eleboratore elettrico. Tra gli autori che studiano questo argomento troviamo Andrea Bonavoglia, il quale sostiene che studiare l'intelligenza umana vuol dire cercare di comprendere come essa nasca e come essa si sviluppi. E' stata studiata la possibilità di riprodurre l'intelligenza fuori dal cervello umano, chiamata intelligenza artificiale. I punto d'arrico sono essenzialmente due, uno consentirà agli uomini di costruire automi dotati di capacità sempre più sofisticate e articolate, ma non coscienti e quindi non automoni, l'altro produrrà esseri nuovi, ibribi, già vivi al momento di un intervento cibernetico che li renderà sensorialmente e fisicamente diversi dall'uomo. I primi sono i robot e gli ultimi e cyborg. Un robot è una macchina programmabile ed è un robot anche l'androide, cioè quella macchina che somiglia all'uomo e ne simula i movimenti. Possono svolgere compiti difficili, come pulire una piscina, un giordino, sollevare pesi o manipolare oggetti pericolosi. Il limite di queste macchine è che non sono ancora in grado di pensare come l'uomo. Si ha un cyborg quando una parte del corpo viene sostituita da un elemento comandato da un software, quando un essere umano è dotato da protesi. Le macchine cibernetiche, androidi cyborg hanno protesi sensoriali e capacità di connessioni nuovi che stanno trasformando il concetto stesso di umanità e anche la differenza sessuale. L'alterità radicale non è più la donna ma la macchina tecnologica. la condizione postumana è quella in cui si ritiene possibile la nascita di un essere sia umano che elettronico. Post-umano, allora, la cultura di un'umanità che non è più umana al cento per cento ma a ceduto parte delle sue caratteristiche a congegni non biologici.

    felicialuongo

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    SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  felicialuongo il Lun Mag 16, 2011 8:47 am

    Professoressa volevo chiederle se va bene ciò che vorrei portare per il mio esercizio finale il 26 maggio: breve introduzione sulla complessità della persona e disabilità (paragr. 1 pag. 27 di nozioni),continuo con corpo e disabilità per Murdaca (paragr. 1 pag. 49 di nozioni), le potenzialità della resilienza (paragr. 3 pag. 52 di nozioni). Poi mi collego al laboratorio di Simona Atzori, al laboratorio/film: lo scafandro e la farfalla e un altro grande resiliente Papa Giovanni Paolo II, più delle ricerche mie personali. GRAZIE

    Mariacarmen Scuotto

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    salute e benessere

    Messaggio  Mariacarmen Scuotto il Lun Mag 16, 2011 9:07 am

    SALUTE E BENESSERE
    Benessere e salute ha sempre rappresentato un’ambizione forte per l’individuo.
    Se prima era solo appannaggio degli alti ceti sociali, o addirittura, di imperatori o imperatrici
    (si ricordi Poppea e Cleopatra che solevano immergersi in latte d’asina per curare pelle e rughe)
    adesso è possibile a tutta la collettività.
    Di fondo, c’è sempre stata distinzione e autonomia tra le due :
    la SALUTE, o si da per scontata, o si associa allo spettro ambulatoriale medico , o addirittura,
    si accompagna ad un ipocondriaco atteggiamento, nato per un timore ossessivo di morire o di finire
    “ghettizzato” come un “altro” diversamente abile.
    Al BENESSERE, invece, s’accosta l’idea del PIACERE fisico/mentale made in beauty-farm, centri termali,
    centri di chirurgia estetica, o nei mille massaggi di cui si ha l’imbarazzo della scelta.
    Per “lo scarto di umanità”, come Angelo Landioli definisce i disabili , INVECE, benessere-salute sono un connubio imprescindibile.
    Non c’è salute senza benessere, e non c’è benessere senza salute. Il disabile porta nel suo stesso nome l’assenza/carenza della salute, quindi,
    la sua condizione di benessere è strettamente connessa allo stato di salute.
    La salute di “tutti” ha un duplice aspetto: fisico e psichico. Ciò è confermato dalla Classificazione Internazionale del Funzionamento della disabilità e della
    salute (ICF), che considera la disabilità non soltanto in senso convenzionale, cioè relativamente a menomazioni, malattie permanenti o condizioni di disabilità
    transitorie (gravidanza, etc.), ma anche come una condizione di salute mentale derivante da un contesto sfavorevole
    (emarginati, tossicodipendenti, alcolisti, etc.).
    Quindi, potremmo riassumere che ad un basso contributo positivo a favore dei disabili,segue l’assottigliamento dello “stato di salute”.
    Si dovrebbe intervenire con la cancellazione dell’handicap, in quanto, oggettivo/dipendente dal contesto sociale, lasciando solo il deficit fisico,
    che assorbe buona parte della propria salute.
    Se si riuscisse a smantellare questo fenomeno sociale, l’handicap, si faciliterebbe l’integrazione del “disabile” nella società, attraverso la
    costruzione di una nuova cultura pro-disabili, partendo proprio dal riconoscimento della “persona” imprigionata in quella specifica
    etichetta sociale (sordo, muto, storpio, drogato, etc.).
    Diverse attività a sostegno di persone invalide stanno nascendo:
    dal movimento “Very invalid people”(VIP) che si occupa degli abusi di potere nei confronti dei cittadini invalidi,
    al “Born to climb”(l’arrampicata sportiva), che è una terapia che si basa sull’attività motoria tesa alla stimolazione sia degli aspetti
    muscolo-scheletrici che della sfera emotiva.
    Quindi, sì a centri riabilitativi psico-fisici per diversamente abili, ma anche a Beauty-farm “specifici”!
    Questo sarebbe un buon metodo per esorcizzare l’esclusione sociale, per regalarsi un po’ di coccole, per “conoscere” il sapore del relax,
    per sentirsi , come noi “normali”, “degli esseri frivoli” per un giorno.


    Ultima modifica di Mariacarmen Scuotto il Lun Mag 16, 2011 1:20 pm, modificato 2 volte

    Rosa Lupoli

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    16-05-11

    Messaggio  Rosa Lupoli il Lun Mag 16, 2011 9:47 am

    buongiorno professoressa,io ho deciso di portare come argomento per il giorno 26-05-11 "salute e benessere"spiegherò in modo generale di cosa tratta questo argomento e mi collegherò ad alcuni laboratori e testimonianze fatte in aula.
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    Leone Ida

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    PER LA PROF.

    Messaggio  Leone Ida il Lun Mag 16, 2011 11:44 am

    professoressa dato che l argomento che avevo scelto non c'è nell'elenco e cioè le tecnologie integrative,cambio argomento e ve lo dico nei prossimi giorni visto che il preappello c'è lo il 13giugno grazie per la risposta...buonagiornata e grazie ancora
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    ANNA SEQUINO

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    RIFLESSIONE SULL'ARTIFICIALE

    Messaggio  ANNA SEQUINO il Lun Mag 16, 2011 1:41 pm

    Prima di iniziare a riflettere sull’artificiale,bisogna chiarire i significati di alcuni termini usati e correlati a questo discorso.
    Uno di questi termini è IBRIDAZIONE.
    Questo termine assume diversi significati a seconda delle scienze considerate.
    Nel nostro caso si parla di ibridazione come “PROCESSO ATTRAVERSO IL QUALE SI INCONTRANO DIVERSE SPECIE DI DIVERSA FAMIGLIA”.
    Per meglio comprendere questo processo in campo tecnologico occorre associare questo termine al nostro contesto culturale,sociale ed educativo.
    L’ibridazione è quindi una trasformazione che determina un cambiamento in un individuo che subisce delle alterazioni tramite le quali avvengono creazioni e ricreazioni dell’uomo.
    Attraverso questo processo nasce l’IBRIDO ovvero un INDIVIDUO CREATO DALL’INCROCIO TRA DUE ORGANISMI CHE DIFFERISCONO TRA LORO.
    Un peculiare esempio di ibrido è L’IBRIDO TECNOLOGICO CHE NASCE DALLA CONTAMINAZIONE TRA NATURALE (CORPO) ED ARTIFICIALE 8OGGETTO TECNOLOGICO).
    Da questa unione tra naturale ed artificiale si realizza che ormai il corpo deve imparare a convivere con organi artificiali e protesi meccaniche siano esse ESTENSIVE,INTEGRATIVE O INVASIVE.
    Oggi quindi non si tratta più di usare gli artefatti tecnologici ma di ospitarli nel nostro corpo biologico (non a caso GAMELLI parla di CORPO ABIATATO).
    Oggi la tecnologia si è estesa al punto da consentire l’invasione invisibile del nostro corpo in cui possono essere inseriti anche microcip.
    Quando il nostro corpo viene invaso dalle tecnologie allora possiamo parlare di TECNOLOGIE INVASIVE.
    Quando la tecnologie invadono il nostro corpo che diviene un tutt’uno con l’elaboratore elettronico allora nascono i CYBORG.
    Il cyborg rappresenta la vera ibridazione corpo macchina (JOEL DE ROSNAY) che stravolge la quotidianità dell’uomo.
    I cyborg sono composti da parti biologiche più parti artificiali per questo si parla di CORPO BIONICO.
    Essi sono una fusione tra sfera culturale e sfera biologica,sono degli organismi cibernetici (la cibernetica studia il controllo e la comunicazione tra esseri viventi e macchine).
    Oggi il confine tra essere umano e cyborg è sempre più sfumato (basta pensare ai progressi delle tecnologie applicate alle protesi e agli organi biologici come nel caso di PISTORIUS che è riuscito a realizzare i propri sogni grazie all’uso dei FLEX FOOT e quindi della tecnologia integrativa).
    E’ proprio partendo da questa consapevolezza che oggi ci si interroga sullo svantaggio o vantaggio di questo esteso uso della tecnologia e dell’artificiale per l’uomo e nel suo corpo.
    Molti autori hanno preso parte a questa discussione e sono emersi diversi punti di vista.
    Innanzitutto si è parlato dell’uso di internet e di come questo abbia trasformato il cyborg in cyber spazio e in seguito ha trasformato quest’ultimo in AVATAR di cui si è ampiamente parlato anche durante il laboratorio dove si è discusso del film omonimo che ha permesso che questa icona entrasse nell’immaginario comune.
    Tra i vari autori che hanno preso parte a questa riflessione ritroviamo KEVIN KELLY.
    Questi diceva che al di là delle sfumature tecniche e teoriche,le motivazioni che spingono il lavoro di ricerca in questo campo sono altre.
    Tra queste ritroviamo:la possibilità di dettagliare teorie scientifiche sul vivente tramite macchine e LA VOGLIA DI CREARE ovvero la pulsione a realizzare oggetti che potranno vivere una vita autonoma ad immagine e somiglianza degli esseri viventi.
    L’opera interessante di KEVIN KELLY è “OUT OF CONTROL”.
    In tale opera propone di affrontare le macchine che,sebbene siano state create dall’uomo,sfuggono al controllo di questo e cominciano ad avere vita propria.
    Dall’opera si legge l’entusiasmo dell’’autore per l’innovazione tecnologica.
    Egli pensa che a questo punto si necessaria una ibridazione tra naturale e tecnologico altrimenti il corpo resterà obsoleto nel mondo tecnologizzato.(NOTIZIE RICAVATE DA INTERNET)
    Si comprende bene che oggi l’uomo è invaso dalle tecnologie che sono estensioni del suo corpo così come sottolinea BORGES nel suo aforisma a ancora come ribadiva McLuhan quando parlava di “VILLAGGIO GLOBALE” in cui si evidenziava come l’evoluzione dei mezzi di comunicazione compresi i mass media abbia reso possibili comunicare in tempo reale anche a grande distanze.
    Infine collegandosi proprio a questo discorso di McLuhan è importante ciò che diceva CARONICA sul corpo disseminato senza più centro evidenziando come la tecnologia abbia mutato la materia biologica del corpo provocandone una scomparsa nella immaterialità delle interazioni elettroniche.
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    nadia ritaccio

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  nadia ritaccio il Lun Mag 16, 2011 1:43 pm

    IL CORPO IN TUTTE LE SUE FORME di Nadia Ritaccio

    1. Corpo e tecnologie.

    E' facilmente possibile notare ogni giorno come la tecnologia stia modificando il corpo umano e stia diventando un'estensione delle sue capicità naturali. In tal senso tutti gli oggetti di uso quotidiano come il telecomando o il cellulare rappresentano dei prolungamenti dei nostri cinque sensi in quanto potenziano le capacità di vedere, sentire, ragionare. Adesso piu' di prima il corpo e quindi l elemento naturale si sta contaminando con l'oggetto tecnologico ( elemento artificiale), il corpo dovrà imparare a convivere con organi artificiali e protesi. Quindi non si tratta piu' di un prolungamento ma di abituarsi alla convivenza all interno del corpo biologico.

    1.1 L'ibrido tecnologico.
    L'ibridazione è intesa come una trasformazione che determina un cambiamento in un individuo o una cosa che subisce un alterazione. Un ibrido è un incrocio di due organismi differenti, essi possono crearsi in modo spontaneo o progettati dall uomo. Un ibrido segna sempre un passaggio da una forma data, esistente in natura, ad un'altra che contamina la prima.
    L'ibrido tecnologico si ottiene quando c è contaminazione tra naturale e artificiale , la tecnologia si avvicina a tal punto all'uomo e al suo corpo da scomparire da diventare invisibile mutando la natura tra soggetto e oggetto. Un esempio di ibrido è il cybor.

    cyborg significa cybernetic organism cioè organismo cibernetico.
    E' stato coniato da Clynes nel 1960 quando cercava di definire un uomo
    migliorato in grado di sopravvivere in un'atmosfera terrestre.
    Il cyborg ha elementi esterni che espandono la funzione del proprio corpo
    come le protesi all'arto, al seno. Il caso delle protesi in disabilità è
    considerato come qualcosa di diverso in quanto sono protesi integrative,
    aggiunte, per la funzione che hanno (Pistorius).

    1.2 Cyberpunk

    Il Cyberpunk è un movimento originato dagli scrittori di fantascienza e il suo rappresentante è Gibson. Tale movimento si pone a metà strada tra il mondo virtuale e le deformazioni corporee dovute a protesi e vede la compenetrazione tra uomo e tecnologia sotto un ottica cupa. Il termine cyberpunk ha assunto molti significati, inizialmente si parlava solo del rapporto dei giovani con la tecnologia, in seguito, come un estensione delle capacità dell'uomo.



    2. Il corpo culturale
    Il corpo è oggetto di studio da parte di molte discipline quali le scienze esatte ( medicina, biologia...) e le scienze dello spirito ( psicologia, linguistica, semiotica...). Per semplificare la comprensione del problema si possono considerare separatamente i vari aspetti del corpo :
    corpo fisico : quando si considera il corpo solo da un punto di vista biologico definendolo come un'entità organica che presenta delle caratteristiche quali una testa, un tronco, e cosi via. La cultura agisce sul corpo fisico e lo modella scegliendo le forme e i modi di essere che risultano piu coerenti con gli usi del tempo e del luogo.
    corpo sociale : determina il modo in cui viene percepito il corpo fisico. Le forme che esso assume nel movimento, le cure dedicate, la pulizia, l'alimentazione esprimono le pressioni sociali a cui esso viene sottoposto. Sono i processi di socializzazione che impongono le regole di comportamento generali all individuo.



    2.1 Platone
    uno dei primi pensatori che si è soffermato sul problema del corpo e dell'anima. Il filosofo elabora una visione dell'uomo diviso tra materia ovvero corpo e spirito, anima. Per Platone il corpo è un ostacolo alle attività dell'anima, la sua tomba, la sua prigione, ma in altri scritti emergono altre posizioni che donano positività alla corporeità. Quindi da una parte l'anima dall altra il corpo ma visto come qualcosa di negativo. La vita intellettuale dell'anima non risiede in nessun elemento biologico o materiale che si riconosco solo nell anima che è immortale.
    2.2 Cartesio
    con Cartesio si ribalta la situazione perchè introduce l'idea di res cogitans : l'uomo per essere non ha bisogno di nessun luogo, nessun mondo e tutta l'essenza è nel pensare e non ha bisogno di nessuna cosa materiale. In tal senso la mente è in grado di pensare indipendentemente dal corpo materiale mentre lo spirito costituisce l unico argomento di conoscenza. Quindi l anima è pensiero e tutto cio' che non è pensiero è un fatto automatico.


    3. Il corpo nella disabilit
    à
    in disabilità la corporeità si raggiunge con l interazione tra mente, cervello e corpo, una relazione capace di dare senso all'esperienza nella quale il corpo vive non solo per effetto percettivo bensì per effetto emotivo-affettivo. Queste esperienze costruiscono la soggettività dell'individuo in quanto il corpo viene immerso in continue trasformazioni.in tal senso il corpo entra nello spazio e nel tempo e si modifica in relazione al loro modificarsi. Il corpo gioca un ruolo di sutura fra mondo fisico e mondo simbolico e tra mondo dell affettività, un aspetto del vissuto corporeo attiva la percezione del sé e dell altro da sé. E' con il corpo che il soggetto si esprime e si racconta ( ricordiamo il film lo scafandro e la farfalla, con il battito d'occhio la persona disabile scrive un libro).

    maria viro

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  maria viro il Lun Mag 16, 2011 1:50 pm

    L'argomento da me scelto è CSCL, CHE COSA E'E COSA SIGNIFICA DAL PUNTO DI VISTA DIDATTICO ED EDUCATIVO. Inizio a parlare del termine educazione per poi passare al ruolo dell'educatore, descrivendo la relazione tra madre/figlio e docente/discente. Descrivo il significato di CSCL (vantaggi e svantaggi) discutendo degli articoli da lei proposti per poi collegarmi alla tecnologia estensiva (CMC)
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    iolandaborrelli

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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  iolandaborrelli il Lun Mag 16, 2011 2:39 pm

    ho scelto l'argomento ''le tecnologie e l'uomo''. inizio dalla definizione di corpi protesici e le tre tecnologie: -tecnologie integrative( laboratorio Pistorius) -tecnologie come miglioramento:le protesi estetiche( Naief Yehya) -tecnologie estensive(laboratorio avatar) -tecnologie invasive( il corpo tecnologico di Capucci, il sè digitale di Granelli, Galimberti) definizione del termine cibernetica; differenza tra robot,androide e umanoide( Naief Yehya- Donna Haraway) riferimenti ''libro corpo tecnologie e disabilità'' (cap.1-2-3-4) libro ''pedagogia della disabilità'' (cap.4). più slide caricate nell'area docente.
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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

    Messaggio  RosaBorrelli il Lun Mag 16, 2011 2:48 pm

    Professoressa io parlerò su considerazione salute e benessere,mi collegherò poi con la bellezza intesa oggi e come viene parlata in tv,esempio di twiggy e kate moss,la femminilità mancante che il tutto può benissimo collegarsi con le tecnologie estetiche ,caso particolare di Orlan e della sua critica verso le chirurgia estetica... professoressa va bene??
    a Giovedì 19....
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    Re: SINTESI ULTIMO ESERCIZIO

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