Pedagogia della disabilità 2010-11

Stanza di collaborazione della classe del corso di Pedagogia della disabilità (tit. O. De Sanctis) a cura di Floriana Briganti a.a. 2010-11 periodo marzo-maggio 2011


    16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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    angelaesposito

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  angelaesposito il Sab Mag 07, 2011 1:59 pm

    Lo scafandro e la farfalla: un film stupendo mai visto prima che ha suscitato in me tante emozioni.
    Parla di un uomo che all'inizio della sua vita era stato baciato dalla fortuna ma ad un punto della sua vita viene colpito da un ictus e da qui cambierà la sua vita e il suo modo di vedere le cose...al suo risveglio era immobile come un tronco di un albero.
    Da qui scopre che la vita è libera,vitale attiva!
    Nel protagonista si nota il suo voler volare attraverso la fantasia e la memoria,l'unico modo per uscire dal corpo paralizzato.
    nel film ho notato il tema della resilenza affrontato nelle lezioni precedenti!


    La sofferenza insegna molto più della felicità..

    "Godi delle piccole cose perchè un giorno ti guarderai indietro e ti accorgerai di quanto erano grandi"

    Jim Morrison




    ero cieco e sordo..o mi serviva necessariamente la luce di un'infermità per vedere la mia vera natura [Jean-Dominique Bauby]

    Enza Sorrentino

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Enza Sorrentino il Sab Mag 07, 2011 2:21 pm

    Il 5 maggio in aula ci è stata la visione del film “ LO SCAFANDRO E LA FARFALLA “ Questa è la prima volta che vedo questo film, è stato molto toccante , Il film appunto è un'esperienza toccante dal primo minuto, un esperienza che come spettatore vivi dal corpo del protagonista, seguendo il suo percorso di solitudine e dolore, un percorso intenso e toccante che ti porta a capire che la nostra esistenza non sono le cose che ci circondano ma che la vita siamo noi stessi con i nostri sentimenti e con i nostri ricordi,un film autobiografico del giornalista Jean Dominique Bauby , colpito da un ictus vascolare , con una sindrome rara che lo getta in un coma profondo e poi lo rende immobile lasciando lucida la sua mente, questa sindrome rara è una condizione nella quale il paziente è cosciente e sveglio, ma non può muoversi oppure comunicare a causa della completa paralisi di tutti i muscoli volontari del corpo, i pazienti con questa sindrome possono comunicare con altre persone attraverso la codifica delle palpebre , infatti Jean attraverso la codifica delle palpebra sinistra, l’unico occhio che riesce a muovere e grazie all’ aiuto di Claude Mendibil , una redattrice del suo autore, riuscì a dettare un intero libro, una lettera per volta, e scrisse in questo modo "Lo scafandro e la farfalla". Ho trovato una frase a proposito Che spiega il significato del titolo. : “Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare “.
    Le parti del film che hanno destato la mia attenzione sono : la scena iniziale del film ,quando Jean si risveglia dal coma e vede in torno a sé tante persone cioè dottori e infermieri e non riesce a capire cosa succede e non ricorda cosa sia successo in precedenza , vede sfocato e continua a rispondere alle domande dei dottori ma nessuno lo sente e si rende conto che non possono sentirlo perché è solo la sua mente che è in grado di parlare, in quel attimo ho immaginato quanto sia difficile per una persona scoprire che a causa di una malattia, diviene immobile ed ho percepito una brutta sensazione. Poi c’è l’ incontro con la sua logopedista che lo aiuterà a comunicare con il mondo esterno gli permetterà di esternare i suoi pensieri e sentimenti . Una Scena che mi ha pietrificata e quando gli è stato cucito l’ occhio, sembrava quasi che lo facessero a me ,le scene di monologo mi hanno fatto riflettere sul senso della vita, lui si rimprovera di aver trascorso poco tempo con i figli con la moglie e riflette sulle cose non fatte e pensa che non potrà più farle , una frase che mi ha colpito che ha detto il protagonista è questa : “ Prima ero cieco e sordo, avevo bisogno della luce dell'infermità per capire la mia vera natura “ un’ altra scena è quella in cui dice alla logopedista che vuole MORIRE , ma poi capisce che non deve arrendersi perché il ricordo e l’ immaginazione non sono disabilitate ma che sono attive e capisce, che attraverso l’ immaginazione può vivere e immaginare tutte le cose che avrebbe voluto fare da bambino e fantastica , vivendo tutto ciò nella fantasia in un mondo virtuale immaginario per sentirsi bene , per sentirsi vivo. Il personaggio con maggiore rilievo senza togliere meriti agli altri è secondo me la logopedista, che lo aiuta a comunicare e gli sta sempre vicino.
    Questo film possiamo dire che ci riporta al tema della resilienza connessa alla disabilità , cioè attitudine dell’ individuo di reagire e far fronte a situazioni di disagio, mediante attivazione di risorse interiori .




    Ultima modifica di Enza Sorrentino il Dom Mag 08, 2011 10:24 am, modificato 1 volta
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    alessia cicala*

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  alessia cicala* il Sab Mag 07, 2011 2:39 pm

    salve professoressa, volevo dirle che io dovrei ancora fare il laboratorio arte e disabilità, ma le immagini da commentare sull'area docente di Ornella De Sanctis non ci sono più. Le potrebbe rimettere, perchè ho visto che chiude il 13 maggio, quindi dovrei essere ancora intempo per farlo. Aspetto una vostra risposta. Grazie! Smile
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    ornella tregua

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    http://riflessionemarzo2011.forumattivo.it/t108-16-film-lo-scafandro-e-la-farfalla

    Messaggio  ornella tregua il Sab Mag 07, 2011 2:53 pm

    Inizia tutto dal continuo battito delle ciglia dell'occhio sinistro,il quale diventerà il mezzo di comunicazione,del povero Jean-Dominique Bauby,risvegliatosi dal coma.
    I medici dicono che,ha avuto un ictus,un incidente vascolare celebrale.
    Le scene che più mi hanno colpito sono state quelle quando facevano fare terapia a Jean-Dominique Bauby,scene che mi hanno emozionato tantissimo perchè si vedeva la vera sofferenza presente in quell'uomo,un uomo che baciato dalla fortuna avendo ua bella famiglia all'improvviso,si trova immerso in questo lungo tunnel tra la vita e la morte.
    Altra scena che mi ha colpito è stata quella quando la moglie riaggancia il telefono,alla compagna di Jean-Dominique Bauby,un gesto terrificante nei confronti del pover uomo.
    Tra i vari protagonisti che invece mi hanno colpito,è quello dela sua assistente grazie alla quale,Jean-Dominique Bauby,deciderà di collaborare per il suo bene,ed è proprio da quì che vien fuori il concetto di "Resilienza",l'attitudine del soggetto a reagire in situazioni di disagio,questo lo si capisce anche da alcune affermazioni che lui fà:"ho deciso di non compiangermi più,ci sono ancora dei mezzi che posseggo,l'immaginazione e la memoria".
    Altre citazioni,che mi hanno colpito,sono quelle in cui fà degli apprezzamenti rivolti al padre:"abbiamo tutti bisogno di riconoscimenti".
    Un altra è quella in cui viene fuori anche quì,la grande forza di volontà di Jean-Dominique Bauby:"la pena è tanta nel vedersi in queste condizioni senza poter accarezzare i miei figli con le mie stesse mani,però allo stesso tempo quello che conta di più e che mi dà gioia è vederli vivere"
    Man mano,Jean-Dominique Bauby si aggrava sempre più e viene anche colpito da una forte polmonite,fino a giungere alla sua morte,un finale del tutto triste,che però fà riflettere sulla gran forza di volontà,che ha avuto questa persona fino alla sua morte. Sad

    Il titolo del film:"Lo scafandro e la farfalla",proprio per indicare quel suo corpo immobile dal quale non può venir fuori(lo scafandro),e quella sua gran forza di volar via di venirne fuori da questa tragica situazione (la farfalla).
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    linapaudice

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    FILM "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA"

    Messaggio  linapaudice il Sab Mag 07, 2011 3:08 pm

    "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA" SENZA PAROLE, MERAVIGLIOSO , UNICO , MA NELLO STESSO TEMPO MOLTO TOCCANTE E SENSIBILE . UN FILM MAI VISTO PRIMA AD ORA. LE SCENE CHE HANNO CATTURATO LA MIA ATTENZIONE SONO STATE : LA PARTE INIZIALE , DOVE LUI PARLAVA NELLA SUA MENTE ,MA CHE NESSUNO LO POTESSE SENTIRE , DAL MOMENTO IN CUI NON AVEVA NESSUNA ABILITà FISICA ; LA SECONDA SCENA DOVE COMUNICA ALLA LOGOPEDISTA LA VOLONTà DI MORIRE , IN QUANTO STANCO DI COMBATTERE E LOTTARE , ESSENDO UN VEGETALE ; LA TERZA ED ULTIMA SCENA QUELLA DELLA FESTA DEL PAPà , QUANDO IL FIGLIO STRINGEVA NELLE MANI UN TOVAGLIOLO E PULI' AL PADRE "LA BAVA " (SCENA ESTREMAMENTE TOCCANTE E NON NASCONDO DI ESSERMI COMMOSSA !.
    I PERSONAGGI CHE MI HANNO COLPITO SONO STATI : LA DOTTORESSA CELINE , DOVE NON HA MAI SMESSO DI CURARLO E DI STARGLI VICINO OGNI VOLTA CHE POTEVA , LA MOGLIE , MA SOPRATTUTTO IL FIGLIO. L'ASPETTO SPECIFICO DI DISABILITà CHE SI NOTA DA TALE FILM , è LA RESILIENZA , IN QUANTO UOMO PARALIZZATO DALLA TESTA AI PIEDI . L'INTERPRETAZIONE PERSONALE DEL TITOLO IN PARTICOLARE è CHE QUEST'UOMO VIVE COME UNO SCAFANDRO , IN UNA BOLLA CHIUSA SENZA USCITA , MENTRE CON LA FARFALLA L'UNICA POSSIBILITà DI USCIRE E DI VIAGGIARE CON LA FANTASIA E L'IMMAGINAZIONE .

    PAUDICE PASQUALINA

    mi fa piacere lina/pasqualina.la docente
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    talyèdirmilli

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  talyèdirmilli il Sab Mag 07, 2011 3:18 pm

    LO SCAFANDRO E LA FARFALLA E' STATO UN FILM MOLTO TOCCANTE.IL PROTAGONISTA BAUBY CAPOREDATTORE DELLA RIVISTA "ELLE FRANCE",COLPITO DA UN ICTUS,RESTA PARALIZZATO,PERDE L'USO DELLA PAROLA OLTRE A QUELLO DELL'OCCHIO DESTRO; L'UNICA COSA CHE FUNZIONA E' LA SUA PALPEBRA SINISTRA,L'UNICO MODO DI COMUNICAZIONE. INFATTI CIO' CHE MI HA COLPITO E' STATO CHE TRAMITE IL BATTITO DELLA PALPEBRA DEL SUO OCCHIO SINISTRO E GRAZIE ALL'AIUTO DI UNA COLLABORATRICE,CHE GLI RECITAVA L'ALFABETO,BAUBY BATTEVA IL CIGLIO ALLA LETTERA DESIDERATA E IN QUESTO MODO LUI HA POTUTO RACCONTARE LA SUA VITA PUBBLICANDO UN LIBRO. ATTRAVERSO QUESTO MECCANISMO IL PROTRAGONISTA RIESCE A COMUNICARE COL MONDO ESTERNO,ESPRIMERE EMOZIONI,PENSIERI E RISPONDERE A COLORO CHE GLI PARLANO.MI HA COLPITO ANCHE LA METAFORA CHE LO VEDE SEQUESTRATO,IN OSTAGGIO DELLA SUA MALATTIA,EPPURE LIBERO DI VIAGGIARE NELL'IMMAGINAZIONE E NELLA MEMORIA,FINO A RIVIVERE IL PASSATO. MOLTO BELLO ANCHE DI COME LE PERSONE SI PRENDONO CURA DI BAUBY FACENDOLO RECUPERARE LA VOGLIA DI VIVERE.E' UNA STORIA CHE CI PARLA DI SPERANZA,DI FORZA E DI CHI NONOSTANTE SIA BLOCCATO,PARALIZZATO NON SI ARRENDE.UNO SCAFANDRO MA LA SUA MENTE E' ANCORA LIBERA COME UNA FARFALLA.
    IL TEMA CHE EMERGE IN QUESTO FILM E' LA RESILIENZA, L'ATTITUDINE DELL'INDIVIDUO DI REAGIRE E FAR FRONTE A SITUAZIONI DI FORTE DISAGIO.
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    Francesca Basile

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Francesca Basile il Sab Mag 07, 2011 3:46 pm

    "LO SCAFANDRO E LA FARFALLA"un film molto toccante,forte e nello stesso tempo inquietante ma che mi ha molto emozionata !!!Ovviamente il personaggio che più mi ha colpita è il protagonista BAUBY che viene colpito da un ictus che prima lo getta in un coma profondo poi lo rende immobile lasciando però perfettamente lucida e consapevole la sua mente.Le scene che hanno catturato di più la mia attenzione sono sicuramente il risveglio traumatico,la difficoltà nell' accettare la dura realtà ma anche la fatica e nello stesso tempo la forza che BAUBY mette per riuscire a comunicare con il mondo esterno.L'altra scena che mi ha un pò impressionata è stata la cucitura dell'occhio destro per poter permettere a BAUBY di poter comunicare con una sola palpebra quella dell'occhio sinistro infatti è con quest'ultima che crea un sistema di comunicazione molto complesso,un codice alfabetico diverso da quello che si impara a scuola che gli permette di trasmettere i suoi pensieri a che gli sta vicino.Con l'uso di questo codice e con l'aiuto di un'infermiera riuscirà a scrivere il suo libro!!!Sono anche tante le frasi che credo debbano essere citate perchè molto significative:"L'IMMAGINAZIONE E LA MEMORIA SONO I SOLI MEZZI CHE HO PER EVADERE DAL MIO SCAFANDRO" "VOGLIO RICORDARMI DI ME COSì COM'ERO" "HO DECISO DI NON COMPIANGERMI MAI PIù" LO SCAFANDRO NON HA IMPEDITO ALLA FARFALLA DI USCIRE,DI COMUNICARE,DI RICORDARE LA VITA VISSUTA LE SPERANZE E I PICCOLI MOMENTI DI FELICITà!!!!!
    Questo film si ricollega ad un tema che abbiamo affrontato durante il laboratorio quello della RESILIENZA ovvero la capacità di rispondere in maniera positiva agli eventi traumatici,cogliere tutte le opportunità che la vita ci offre per raggiungere mete importanti perchè questa vita bella o brutta che sia merita di essere vissuta appieno!!!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Viviana Parascandolo il Sab Mag 07, 2011 3:51 pm

    Che dire di questo film???Sinceramente non so da che parte iniziare,perchè dall'inizio alla fine non ha fatto altro che trasmettermi grandi emozioni.Ho guardato l'intero film con una forte stretta al cuore,sarà per la ripresa delle immagini che mi ha completamente proiettato nei panni del protagonista,sarà perchè narra di una storia vera,sarà perchè non sono abituata a vedere persone in quello stato,sarà perchè mi hanno toccato tantissimo quei suoi pensieri così profondi.In una delle prime scene del film il protagonista ha esclamato con tono sofferto "questa è vita?" e lì per lì ,mi vergogno a dirlo, ma io stessa gli avrei risposto "no"...come poteva essere vita se non riusciva più a comunicare nè a muoversi,se non poteva più essere indipendente come prima???Durante il primo esercizio con l'ortofonista la prima frase che il protagonista ha cercato di formulare è stata "voglio morire" e in quell'istante, subito dopo la parola "voglio" avevo capito il seguito senza che terminasse la frase e ,come me,anche Henriette Durand (l'ortofonista) lo aveva capito.In quel preciso istante ho realizzato che non era giusto dire quelle parole,la vita è un dono,come canta Ligabue "vivere è un atto di fede,mica un complimento"!E allora mi sono ricreduta anch'io,ho pensato che si può comunque vivere,dare un senso ai propri giorni e lui l'ha fatto!Ha potuto trascorrere del tempo con le persone più care,ha potuto leggere libri,ha potuto vedere i figli crescere,ha avuto una seconda opportunità,perchè nella sfortuna è comunque riuscito a portare avanti i suoi progetti.Ci troviamo dunque di fronte ad una persona resiliente,una persona con forte coraggio e determinazione ,che non si è lasciato abbattere ,sebbene all'inizio non avrebbe voluto far altro che mollare.Secondo me la sua volontà per andare avanti l'ha trovata anche grazie alle parole,ai gesti,alle attenzioni della sua ortofonista,che da subito si lega lui e non riesce a sopportare l'idea che il suo paziente rifiuti di provare a ricostruirsi una vita.L'ambiente esternoe i vari attori sociali infatti dovrebbero porsi nei confronti del soggetto con handicap non con atteggiamenti svalutativi o riduttivi ma riconoscendo l'originalità della persona e i punti di forza che possiede per favorire il suo processo resiliente di recupero.La dottoressa dunque rappresenta un ottimo esempio per coloro che vogliono aiutare attivamente una persona con handicap a reagire agli ostacoli della vita.La malattia che improvvisamente ha colpito Jean-Do lo ha portato dunque ad una menomazione degenerativa che lo ha condotto alla disabilità,cioè all'incapacità(conseguente alla menomazione)di svolgere determinate funzioni e di assolvere particolari compiti nel modo e nell'ampiezza considerati "normali" per un individuo.La difficoltà che una persona con disabilità affronta nel confronto esistenziale con gli altri,il disagio sociale che deriva da una perdita di funzioni o di capacità viene definito come handicap.Il termine tradotto significa "svantaggio" e deriva da una pratica inglese diffusa durante le corse ippiche che prevedeva che il fantino che cavalcava un cavallo più dotato rispetto agli altri dovesse gareggiare portando la mano sinistra (hand) a contatto con la visiera del cappello (cap),in modo da risultare svantaggiato data questa posizione.Nel caso dell'handicap non si può parlare di curabilità ma semplicemente di interventi volti a migliorare la qualità della vita della persona e si può affermare che nel caso di Jean-Do questo è pienamente successo:inizialmente non poteva comunicare,pian piano però grazie alle cure mediche è riuscito a farlo e a migliorare la sua condizione di paralitico.Dev'essere stato difficile per lui svegliarsi un giorno e constatare che molte delle cose che prima poteva fare non erano diventate altro che un lontano ricordo.Lui stesso però cerca di uscire vincitore e cogliere il lato positivo di questa disgrazia sostenendo che nonostante tutto ha ancora l'immaginazione e i ricordi a fargli compagnia.Con l'immaginazione fantastica di essere una farfalla che si muove libera,fantastica su un eventuale pranzo a base di mare con la sua ortofonista;tra i ricordi invece c'è quello dolcissimo riguardante il suo discorso con il padre quando quest'ultimo gli confida di essere orgoglioso di lui.Devo ammettere che questo loro rapporto mi ha molto emozionata,perchè ho visto tanta dolcezza,come non commuoversi nel momento della telefonata tra i due?Vedere quel padre affranto dal dolore per il figlio, mi ha fatto venire una stretta al cuore.Altra scena commovente è stata per me quando il figlio ,con gran tenerezza e amore ,ha asciugato la bava dalla bocca del padre;oppure ancora mi è piaciuto quando,agli inizi, è stata ripresa la frana di quel monte che stava a simboleggiare la vita di Jean-Do che stava andando "a rotoli" ma poi quella stessa è stata ripresa mentre si ricomponeva.Questo film a mio parere ha riportato sullo schermo la mera realtà,senza "finti buonismi",come lo dimostra la scena dell'installazione del telefono dove i due operatori hanno dimostrato la loro completa mancanza di tatto.Oltre al protagonista il personaggio che più mi ha colpito è stata l'ortofonista,perchè sensibile a quella situazione non ha potuto far altro che esserne travolta emotivamente cercando di aiutare come meglio poteva il suo paziente,non solo dal lato medico ma anche dal lato umano.
    Sono rimasta molto affascinata da questo film e credo proprio che non mancherà occasione di rivederlo e di consigliarlo Smile
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    marasco immacolata

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  marasco immacolata il Sab Mag 07, 2011 4:24 pm

    Oggi in aula abbiamo visto il film " lo scafandro e la farfalla ",il quale avava come protagonista Jean-dominique Bauby ,un uomo che improvvisamente viene colpito da un ictus , il quale lo vede paralizzato dalla testa ai piedi con la sola facoltà di battere una palpebra dell ' occhio destro. Onestamente avevo visto solo alcune scene di questo film ma vederlo tutto è stato davvero un 'altra cosa ,è un film molto emozionante perchè lo si guarda dal punto di vista del malato , di Bauby , attaraverso il suo occhio che si apre e si chiude. Oltre alle scene che ho già avuto modo di raccontare nel commento precedente(lunedi' virtuale) cioè quando lui si risveglia dal coma e diciamo inizia a rendersi conto della sua condizione (dico diciamo perchè inizialmente lui si autoconvinceva credendo di avere avuto un normale ictus dal quale sarebbe presto guarito e riaquisito la parola) e quando la logopedista cerca di farlo comunicare con l ' unica parte del corpo funzionante cioè l ' occhio ,ci sono altre scene che mi hanno colpita tra queste proprio la scena iniziale quando Bauby esce dalla sua stanza su una sedia a rotelle e si specchia nelle finestre , era la prima volta che si "vedeva" dopo aver avuto l ' ictus. Infatti nel film possiamo notare che dopo una fase iniziale di non accettazione della sua condizione ,tanto da non voler vedere nemmeno più i suoi figli ,Jhan-do decide di ricominciare da sè ,capisce che deve attaccarsi all ' uomo che è in lui perchè è solo cosi che potrà sopravvivere. Decide di non compiatirsi mai più perchè due cosa aveva ancora nonostante tutto : la memoria e l ' immaginazione ,gli unici mezzi per evadere dal suo scafato e con i quali potrà immaginare qualsiasi cosa , ricordarsi di ciò che era e non di ciò è , di quando era bambino ,di quandi il padre gli diceva di essere fiero di lui . Sceglie di rivedere i suoi figli ,quanto è bella quella scena quando loro vanno a travarlo e lui si rende conto che una bella giornate era per lui vedere i suoi figli ridere , giocare , scherzare , correre ,cose che ormai egli non riesce più a fare. Mi ha colpita molto il ruolo della logopedista e dell ' ortofonista ,della grande fiducia e della stima che davano a Jean-Do , non facendogli mai perdere la speranza di poter farcela in qualche modo. E jean-Do c'e l'ha fatta è la decisione di scrivere un libro nè è la prova. Egli è un grande esempio di RESILIENZA ,ossia l ' attitudine da parte dell 'individuo di reagire e far fronte a situazioni di grande disagio mediante l ' attivazione di competenze e risorse interiori. Bauby grazie alla sua immaginazione e alla sua memoria da soggetto passivo diventa un soggetto attivo con idee , progetti suoi propri. Egli è vincitore della sua vita che è cambiata improvvisamente infatti sembra dirci che esiste sempre una speranza anche quando tutto sembra perduto. Ringrazio di cuore la prof di averci dato la possibilità di vedere questo film, tanto forte quanto significativo.Grazie. Embarassed

    annadellaventura

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  annadellaventura il Sab Mag 07, 2011 5:12 pm

    Giovedì abbiamo visto in aula il film LO SCAFANDRO E LA FARFALLA
    Il protagonista di questo film viene colpito da un ictus e resta paralizzato, riesce a muovere solo la palpebra dell'occhio sinistro. In questo modo riesce a comunicare con gli altri, attraverso un alfabeto particolare, organizzato secondo la frequenza dell'utilizzo delle lettere.
    In un primo momento si vede il protagonista che non riesce ad accettarsi, ricorda come era, ed ora non riesce a vedersi neanche allo specchio, al tal punto che chiede di morire.
    Poi decide di non piangersi più addosso e reagisce, questo è un esempio di RESILIENZA il protagonista riesce ad accettare la situazione che non può cambiare, senza continuarla a vedere negativamente.
    Dice che lui ha a disposizione due mezzi per uscire dallo scafandro: l'immaginazione e la memoria.
    Decide quindi di scrivere un libro con l'aiuto dell'ortofonista, e di vedere i figli che in un primo momento non ha voluto vedere.
    I PERSONAGGI che mi hanno colpito di più sono stati l'ex moglie che nonostante avesse subito il tradimento del marito gli è stata comunque vicino in tutti i momenti.
    Mi ha colpito la scena in cui l'amico lo va a trovare, in cui si nota il forte senso di umorismo che ha il personaggio, perche si accorge della difficoltà che l'amico ha nel rapportarsi con lui, e si mette a ridere.
    Un altro personaggio che mi ha emozionato è il padre del protagonista, in particolare il rapporto che c'è fra i due.
    E mi ha fatto riflettere la frase che dice "io sono priggioniero del mio appartamento, tu del tuo corpo".
    Questo rapporto padre- figlio l'ho ritrovato anche quando lui dedice di vedere i figli. Non gli importa se non li poteva toccare o abbracciare, gli faceva comunque piacere passare una giornata con loro, cosa che prima non faceva, perchè lui stesso dice che non è stato un padre molto presente.
    Quindi si vede proprio una sorta di cambiamento che ha avuto il protagonista.
    Un ruolo importante l'ha avuto anche l'ortofonista che non solo l'ha aiutato a comunicare, ma l'ha stimolato anche a reagire quando lui voleva morire.
    Questo film non ha avuto un lieto fine perchè proprio nel momento in cui lui ci credeva di più, gli viene una polmonite e muore, proprio dieci giorni dopo l'uscita del suo libro "lo scafandro e la farfalla" che racconta della sua storia.

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    emanuelaerrichiello

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  emanuelaerrichiello il Sab Mag 07, 2011 8:15 pm

    Quella di oggi non è stata una comune lezione didattica,ma una vera e propria esperienza di vita.Abbiamo visionato un film molto forte e toccante "Lo scafandro e la farfalla".Molte scene mi hanno colpito di questo film,quella che lo ha fatto maggiormente,è stata quella iniziale,cioè quando il giornalista Jean Dominique Bauby,a seguito di un ictus,si risveglia dopo un lungo coma,in un letto d'ospedale.Il protagonista è totalmente paralizzato ed ha perso l'uso della parola e dell'occhio destro.é quì che si evince la sua condizione di svantaggio,conseguente alla perdita delle sue capacità visive,motorie e linguistiche,che gli impediscono di svolgere il suo ruolo di "PERSONA NORMALE"e che pongono su di lui l'etichetta della disabilità e dell'Handicap.Difatti per Canevaro il termine Handicap rappresenta la discrepanza tra lo stato del soggetto e le aspettative di efficienza.Il mondo,in questa prima scena,è visto dalla prospettiva del protagonista,proprio come se fossimo stati noi ad essere al suo posto.Immedesimandomi in lui,mi è sembrato infatti di avere negli occhi una luce troppo intensa ed accecante.Di solito la luce è un segnale chiarificativo della realtà,che incute tranquillità,ma io ho sentito un forte senso di disorientamento.Una sensazione di chiusura,oppressione caos è stata quella che ho provato,perchè lui poteva ascoltare gli altri,ma gli altri non potevano sentire lui.Mi verrebbe da dire che era presente il suo corpo ma non la sua persona.Sarebbestato meglio forse,se fosse stato totalmente avulso dalla realtà e non parzialmente,poichè questa situazione gli procura sofferenza.
    La seconda scena caratteristica è stata quella dell'incontro con la moglie,con la quale dimostra di avere un rapporto distante.Infatti dice:Non è mia moglie ma la madre dei miei figli!.
    Nonostante questo profondo distacco,mi ha colpito l'atteggiamento di lei dispiaciuta e disponibile nell'aiutarlo e nel permettergli di riallacciare il suo rapporto con i figli.La mogliè,infatti è uno dei personaggi che mi ha colpito,inquanto,nonostante fosse stata vittima di diversi tradimenti,riesce aprovare AMORE e non rancore.Un AMORE VERSO IL PROSSIMO,principio cardine che ogni educatore(e non solo),dovrebbe custodire nel proprio cuore.
    La terza scena carica di una profonda dote attrattiva,é quella dello specchio,in particolare quando vede l'immagine riflessa,di se stesso sulla sedia a rotelle.Infatti esclama:"Sembro un vaso di formalina!".
    Con questa frase dimostra il suo atteggiamento autocritico,dichiarando apertamente il disprezzo del suo corpo mutato.
    Un'altra scena molto toccante è stata quella riguardante l'indifferenza nascosta,che gli altri avevano nei confronti dell'exgiornalista,quando si interessarono delle sue condizioni di salute,chidendo il tutto alla sua logopedista.
    "Rivolgetevi direttamente a lui!" è la frase pronunciata dalla dottoressa in tale circostanza.Essa infatti ci permette di comprendere una tematica molto importante come quella dell'emarginazione.Jean è il soggetto emarginato e quindi per nulla integrato nel contesto sociale.A determinare questa condizione di esclusione, è proprio lo stesso CONTESTO SOCIALE,come ci fa notare Anna Maria Murdaca.Un contesto sociale insensibile,che non accetta il diverso,ma lo allontana sempre di più dal coeso gruppo dei "NORMALI".
    Le altre scene molto significative,sono state quelle in cui c'è stata la comunicazione tra Jean Dominique Bauby e la sua logopedista.Difatti sono stati proprio entrambi i personaggi che mi hanno maggiormente colpito.Lui mi Ha affascinato,per la sua forza di volontà e lei,incece,perchè ha dimostrato di aver creduto in Jean,fin dall'inizio e di averlo sempre considerato come PERSONA.
    Nell'opera della logopeda è possibile notare il concetto di CURA,inteso come prograssiva emancipazione del soggetto coinvolto,che mira a considerare l'uomo per ciò che egli è,e per ciò che può diventare,come infatti Jonas dice :"Atto di umana comprensione,capace diaiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza,a ricordarsi di se,dell'unicità della sua storia,per accattarsi econvivere con la propria specialità".
    La comunicazione dei due personaggi,avviene attraverso un alfabeto recitato seguendo l'ordine di frequenza della lingua francese.Difatti il protagonista,attraverso un battito di ciglia,stabiliva le lettere necessarie per formare le sue frasi.Il suo battito di ciglia è paragonabile a quello delle ali di una farfalla,che vola libera nel cielo,inquanto egli attraverso questo gesto,è riuscito ad uscire dallo scafandro che loteneva rinchiuso e quindi distante dal mondo circostante.

    é riuscito a reagire alla situazione di forte disagio in cui era capitato,attraverso lo sviluppo delle sue nuove capacità comunicative.Per questo motivo lui può essere definito,come un vero e proprio RESILIENTE,grazie alle sue capacità di adattamento passivo,poichè ha cominciato a vedere la sua situazione,non più in maniera negativa,passando dallo status di vittima a quello di soggetto attivo,capace di pensare e doi avere idee proprie.
    Il suo precedente desiderio di morte,infatti si trasforma in voglia di vivere.
    LO SCAFANDRO DEL CORPO,NON IMPEDì ALLA FARFALLA DELL'ANIMA DI USCIRE E DI COMUNICARE.IMMAGINAZIONE E MEMORIA,SONO STATI I MEZZI,INFATTI CHE HANNO CONSENTITO TALE EVASIONE.


    Ultima modifica di emanuelaerrichiello il Sab Mag 07, 2011 10:19 pm, modificato 9 volte

    mariagrazia villoni

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    Lo scafandro e la farfalla

    Messaggio  mariagrazia villoni il Sab Mag 07, 2011 8:37 pm

    Jean-Dominique Bauby,capodirettore della rivista "ELLE",42 anni, viene colpito da un ictus che lo paralizza completamente.La sua tragica storia ispira la realizzazzione di un film che è stato il protagonista della nostra ultima lezione. Prima della paralisi completa, Bauby era al vertice della sua carriera di giornalista, ma proprio a causa del suo lavoro cominciò a trascurare la sua famiglia. Una delle scene che mi hanno emozionata è stata senza dubbio quando il protagonista incontra per la prima volta, dopo l'ictus, i suoi figli e si rende conto che il tempo che ha passato con loro è stato troppo poco. A colpirmi maggiormente è stato senza dubbio il coraggio e la forza del protagonista, che pur ritrovandosi in condizioni cosi difficili e prigioniero del suo corpo, ha trovato la forza di reagire e, desideroso di poter comunicare col mondo esterno,impara a comunicare utilizzando la palpebra sinistra, l'unica parte del suo corpo ancora in grado di muoversi. Cosi lo scafandro che era diventato il suo corpo, non riuscì a imprigionare la sua anima e la sua mente, che come una farfalla volano via libere nel mondo.
    Uno dei pensieri più belli di Bauby è " Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose che non sono paralizzate:la mia immaginazione e la mia memoria" e sono proprio quest'ultime che lo aiutano ad andare avanti, a crearsi un mondo proprio dove tutto è possibile, dove rivive e, a volte migliora, la sua vita precedente.
    Una delle figure più importanti secondo me, è senza dubbio la logopedista Ariette, che aiuta e accudisce Dominique dopo l'incidente; credo che a renderla tanto speciale ai miei occhi sia la sua dolcezza,l'amore che traspare dalle sue azioni ed è l'affetto profondo che prova per Bauby che spingono a far reagire Dominique di fronte alla situazione difficile e alla sofferenza che prova. Il metodo utilizzato da Ariette è lo spazio della cura, inteso come luogo riparativo dove i pazienti possono ritrovare se stessi ed emanciparsi attraverso l'analisi della loro biografia, in modo tale che essi eliminano i loro blocchi, i loro disagi e le loro maschere, scoprendo le forze resilienti capaci di far superare le difficoltà che si trovano nel profondo della personalità.
    Credo che la cosa che abbia colpito di più in questo film, sia stata la prima parte, quando il regista ha fatto in modo che vedessimo e sentissimo con i sensi del protagonista, riuscendo a farci provare non solo le stesse sensazioni , ma anche la stessa sofferenza e senso di prigionia provati da Bauby. Non credo che dimenticherò facilmente queste sensazioni,rimarranno indelebilmente nella mia mente, aiutandomi a capire che cosa si prova a non avere il pieno controllo sul mio corpo. Mai come ora sono riuscita a comprendere quali e quante difficoltà i disabili debbano affrontare.

    russo rosa 1989

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  russo rosa 1989 il Sab Mag 07, 2011 10:05 pm

    CERTE EMOZIONI SONO COME LE PERSONE … NASCONO … MUOIONO … MA NON SI RIPETONO MAI …
    Purtroppo stiamo arrivando alla fine di questo corso. Il film che abbiamo visionato è ‘’LO SCAFANDRO E LA FARFALLA’’. Devo dire la verità se fossi stata a casa non l’avrei visto, a volte cerco di evitare questi film poiché mi immedesimo nella parte e quindi soffro. Infatti l’inizio del film mi ha provocato una forte agitazione, poiché durante il film ‘’vivevo’’ dentro Jean-Do ( protagonista del film colpito a seguito di un ictus dalla LOCKED-IN SYNDROME), vedevo attraverso i suoi occhi.
    E’ stato brutto per Jean Dominique Bauby, caporedattore della rivista Elle France, persona dinamica, trovarsi completamente paralizzato in seguito ad un incidente vascolare. Il paziente affetto da locked-in è cosciente e sveglio, ma non può muoversi o comunicare per la completa paralisi di tutti i muscoli volontari del corpo; può comunicare con la chiusura delle palpebre o muovendo gli occhi. Ed è proprio questo che fa Jean Do, comunica con la chiusura delle palpebre fino a stendere un libro con l’aiuto di una fisioterapista. Ed è qui che emerge la resilienza del protagonista del film che accetta la sfida della vita. Fra le tante scene una in particolare mi ha colpito molto, quando Jean Do, tramite l’alfabeto fa capire che vuole morire e la dottoressa gli risponde che morire è una mancanza di rispetto verso le persone che l’amano.
    Vorrei citare una frase che mi ha emozionato: ‘’ MI SEMBRA CHETUTTA LA MIA ESISTENZA SIA STATA UN SUSSEGUIRSI DI PICCOLI FALLIMENTI, HO DECISO DI NON COMPIANGERMI PIU’. HO SCOPERTO CHE OLTRE AL MIO OCCHIO ALTRE DUE COSE NON SONO PARALIZZATE: LA MEMORIA E L’IMMAGINAZIONE, CHE SONO GLI UNICI MEZZI CHE HO PER EVADERE DAL MIO SCAFANDRO’’.
    Per il protagonista una giornata può ritenersi bella quando vede i suoi figli vivere e muoversi. La scena più raccapricciante è quando gli viene detto che alcuni suoi conoscenti, saputa la disgrazia, lo definiscono un vegetale. Una scena che mi ha fatto riflettere è quando sul viso di Jean Do si posa una mosca e lui poverino non può far nulla per spostarla.
    Un film indimenticabile che vorrei vedere di nuovo …
    GRAZIE!!

    russo rosa 1989

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  russo rosa 1989 il Sab Mag 07, 2011 10:33 pm

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    mara pipola

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  mara pipola il Dom Mag 08, 2011 7:14 am

    Molti sono gli aggettivi da poter utilizzare per descrivere il film :” Lo scafandro e la farfalla”:toccante,forte,ricco di scene emozionanti al punto di scaturire una profonda riflessione.
    La scena iniziale è quella che tra le tante mi ha più colpito:vedere un uomo,il protagonista,Jean , catapultato in una situazione del tutto nuova e diversa rispetto a quella precedente,imprigionato in un corpo ormai paralizzato,ha scaturito in me un grande senso di angoscia,di paura,era come se io in prima persona stessi vivendo tutto quello che a Jean era successo.
    Ritrovarsi,tutto ad un tratto,senza più essere libero di muoversi,aver perso la capacità di comunicare se non con un movimento di palpebra dell’occhio sinistro deve essere stato davvero dura per il protagonista e lo dimostra il fatto che all’inizio non riesce ad accettarsi.. “Mi hanno prolungato la vita,e questa è la vita?”
    Egli è cosi distrutto da questa cosa che addirittura alla dottoressa comunica la sua voglia di non farcela e di desiderare la morte. Ella,gli fa capire che non può desiderare di morire se è vivo:” Lei è vivo quindi non dica che vuole morire, è una mancanza di rispetto, è osceno”,che deve lottare anche per le persone che lo amano ,che per lui sono importanti e quelle che per lui pregano.
    Il comportamento della dottoressa ben esprime non solo l’impegno e l’amore che adopera nello svolgere la sua passione ma esprime in perfetta sintonia il concetto di cura,argomento trattato nel nostro percorso.
    Cura è un Termine,che non deve essere inteso come soluzione della disabilità,ma come progressiva emancipazione. Riprendendo Jonas:” atto di umana comprensione capace di aiutare la persona con deficit a ridare senso e significato alla sua personale esperienza,a ricordarsi di sé,della unicità della sua storia per accettarsi e convivere con la propria specialità”.
    E da qui che Jean sembra iniziare un nuovo percorso,ponendo fine all’autocommiserazione e iniziando ad accettare la triste realtà in cui, purtroppo,si trova a vivere”Sono stati tanti i momenti in cui ero disperato, sull'orlo del suicidio, carico d'odio, ma sono sopravvissuto, perchè mi attaccavo a ciò che faceva di me un uomo, non potevo fare altrimenti, era la sola cosa che mi restava. Egli,arriva a dire “Avevo bisogno della luce dell’infermità per vedere la mia vera natura.
    Attraverso una frase che può sembrare contraddittoria egli fa capire che trova la forza di vedere la luce,di vedere ciò a cui prima dava poca importanza,verso cui era”cieco e sordo”.
    E’ ben espresso il concetto di resilienza:la capacità di uscire vincenti da una situazione negativa.
    Il suo corpo si è immobilizzato,ma la sua immaginazione e la sua memoria no:è cosi che continua a vivere utilizzando lo spirito,liberandosi dalla prigione del corpo volando proprio come una farfalla nonostante le sue ali fossero state spezzate da quella terribile malattia.”Lo scafandro del corpo non impedisce alla farfalla dell’anima di comunicare”.
    Altra scena che mi ha colpito è stata quella in cui i due tecnici stavano montando nella stanza il telefono rivolgendosi con tutta la loro indifferenza e tanto sarcasmo a Jean nel chiedere a cosa potesse servire un telefono.
    Questo ben rappresenta la situazione odierna,in cui di fronte a disabili tutti diventano ciechi e sordi,incapaci di tendere la mano,di preoccuparsi di non farli sentire soli. In questa scena mi ha colpito molto anche l’atteggiamento della dottoressa che ha in se un monito senza bisogno di essere spiegato:l’invito a considerare i disabili non come persone da evitare ed escludere perché manchevoli di qualcosa ma a fare di loro parte integrante del mondo.
    Altra scena toccante è stata quella in cui i dottori si sono rivolti Jean dicendo :”è pronta la sedia”. Ho visto in quella frase e nel tono utilizzato tanta disumanità e cattiveria da quasi scoppiare in lacrime pensando a come avrei potuto reagire e sentire io in quella situazione.
    Considero questo film ma soprattutto Jean un vero maestro di vita,uno di quelli che nonostante alterna fasi malinconiche a fasi serene,trova la forza di lottare e di fare della sua malattia la luce nella propria vita!
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  luisa sacco il Dom Mag 08, 2011 7:55 am

    Il film che abbiamo visto in aula è stato un film che forse non ho mai visto, è stato fortissimo ed emozionante nello stesso tempo,ci sono state tante parti del film che mi hanno colpito ,ma la cosa che mi ha sorpreso di più è stato il rapporto e l'amore della moglie verso JeanDo si è notato il vero amore, la vera forza di una donna che ama e amerà il suo compagno per sempre anche se lui come nel caso di JeanDo l'ha tradita. Un'altra cosa che si deve puntualizzare e collegare alla teoria è il concetto di CURA il rapporto tra Hariette e JeanDo e lei è stata capace di aiutare la persona con deficit e di ridargli senso e significato alla sua personale esperienza, e ricordarsi di sè e convivere con la propria disabilità...citando la Murdaca ,infatti, si devono progettare delle opportunità educative da offrire al disabile affinchè egli stesso ripensi al proprio stato e alle proprie capacità funzionali ,eliminando maschere ,disagi per scoprire le forze resilienti capaci di superare le difficoltà insite nel profondo della personalità........e questo JeanDo con l'aiuto di Hariette,della moglie e di tutti gli altri e specialmente grazie anche al suo carattere ironico ci è riuscito. L'unica cosa mi ha fatto male e mi ha fatto rivivere un'esperienza vissuta che proprio quando JeanDo stava dando risultati positivi e si stava sentendo una farfalla,si è ammalato di nuovo,ma purtroppo questa è la vita e lei prof. ha fatto bene a farci vedere questo film perchè non fa altro che fortificarci anche se all'inizio ci può angosciare...grazie.
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Paola Pignatelli il Dom Mag 08, 2011 8:58 am

    Nel film "lo scafandro e la farfalla":il protagonista Jean Dominique Beauty all' età di 42 anni capodirettore di una rivista fu colpito da un ictus e al suo risveglio ci fa capire come sia cambiata la sua vita lasciandolo con una sindrome locked in che gli aveva paralizzato tutto il corpo tranne il suo occhio sinistro, la sua immaginazione e la sua memoria!Egli ricoverato in un ospedale dove due logopediste si prendevano cura di lui insegnandogli un alfabeto adatto ai sordo/muti!!Nonostante la sua situazione il protagonista non si scoraggia e vive nei ricordi della sua gioventù!!Erano presente nella sua mente le immagini della sua vita passata e dei suoi viaggi e delle giornate trascorse in armonia e felicità!!!Prima della sua malattia firmò un contratto con un editrice per scrivere un libro e nonostante fosse in una situazione di disabilità, con l' aiuto delle logopediste riuscì a realizzare il suo sogno quello di scrivere un libro!La scena più significativa del film per me è quando lui è contento dell' arrivo dei suoi figli e di sua moglie si commmuove pur non avendoli amati abbastanza perchè spesso trascurava la sua famiglia per un altro amore !!Qui si nota il concetto di RESILIENZA perchè in un primo momento di sconforto il protagonista desiderava la MORTE ma aiutato dai familiari ed amici riesce ad andare avanti superando i pregiudizi di tutti quelli che avevano verso di lui comportamenti svalutativi e riduttivi!!!!!


    Diletta M.R Clemente

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Diletta M.R Clemente il Dom Mag 08, 2011 9:16 am

    La resilienza è il tema che certamente predomina in questo bellissimo film la cui visione mi ha davvero colpito. La pellicola si intitola " lo scafandro e la farfalla ed è ispirato ad una storia vera. Lo scafandro, indica il corpo oramai totalmente immobile nel quale l'uomo è costretto a vivere dopo l'ictus, e la farfalla, invece, indica quel battito di ciglia che gli permette di comunicare con il mondo che lo circonda. L'immaginazione e la memoria sono gli unici mezzi che gli permettono di viaggiare spensieratamente nel passato. Senza essere prigioniero di quello che, oramai, era il suo corpo privo di qualunque forza. Significativa è la farse: Ero cieco e sordo, mi serviva necessariamente la "luce di un' infermità per vedere la mia vera natura"... un uomo che nonostante tutto, è in grado di provare sentimenti e che, riuscendo a lasciarsi alle spalle l'autocommiserazione di cui era succube, riesce a rendersi conto del reale valore della vita e delle semplici cose che noi diamo per scontato. non si da per vinto e continua a vivere la sua vita sino all' ultimo istante. poco prima di morire, il protagonista riesce a pubblicare il libro ispirato totalmente alla sua vita che porta il nome dello stesso film. Se devo essere sincera, non c'è stato un personaggio che mi ha colpito particolarmente del momento che tutti quanti (dal protagonista sino all amante) hanno avuto un ruolo fondamentale. viviamo in una realtà in cui tutti siamo prigionieri... chi in un modo, chi in un altro... significativo infatti la frase dell'amico che lo va a trovare in ospedale e tra le lacrime dice che anche lui è stato prigioniero... prigioniero di una piccola stanza nella quale è stato rinchiuso per svariato tempo. Chiunque si aggrappa alla vita in tutti i modi... dal momento che è un dono troppo prezioso per lasciarlo andare via... e come l' "ex prigioniero" per non impazzire recitava a memoria la classifica di un vino, il nostro protagonista come un eroe d'altri tempi, non si lasca abbattere la quello che è lo scafandro in cui è costretto a vivere e lotta a tutti i costi per dire semplicemente : ci sono anche io e voglio fare di tutto per vivere ciò che mi è rimasto. Grazie all' aiuto dell' ortofonista, riesce comunicare grazie al battito della ciglia che come le ali di una farfalla lo vanno volare in alto al di la di quella che è la sua reale condizione, e l'alfabeto recitato ad alta voce da chi gli stava vicino in cui però le lettere erano ordinate in base alla frequenza d'uso. Grazie a tutto ciò, riesce a comunicare con chi gli sta accanto e addirittura a scrivere un libro. Oltre alla resilienza che è una delle tematiche che abbiamo affrontato nel corso delle nostre lezione, un' altra è sicuramente quelle delle tecnologie integrative ( nella fattispecie l'utilizzo dell'alfabeto).La vita è un dono che deve essere difeso a tutti i costi anche se a volte, quest' ultima, ci pone dinanzi a prove non semplici da superare... il caso di Pistorius ne è un esempio eclatante. E' uno tra i più grandi atleti che, grazie al flex foot ( piede flessibile a forma di c in fibra di carbonio), ha vinto molte gare in diversi sport. La sua richiesta di poter partecipare alle olimpiadi di Pechino nel 2008, venne respinta dal momento che, la commissione scientifica stabilì che un atleta con protesi, ha vantaggi rispetto a coloro che non le possiedono. Tutto ciò ha generato una questione che ha dato vita a svariati dibattiti in tutto il mondo e, dopo tanti divieti ed indagini, Pistorius ha partecipato come atleta a tutti gli effetti gareggiando con i normodotati. In questo caso, la teconologia che è stata utilizzata per questo grande atleta e sopratutto grande uomo, prende il nome di tecnologia integrativa dal momento che integra una parte del corpo mancante, a causa di una menomazione fisica congenita o progressiva. Oscar Pistorius, è l'esempio di come se i propri sogni sono difesi a tutti i costi, possono diventare realtà! insomma... Volere è potere!. Tutti hanno diritto di essere considerati nella loro interezza senza guardare l'involucro che ci avvolge... basta crederci... e tutto ciò che si desidera, in un modo o nell' altro può realizzarsi!. Viviamo in una realtà indubbiamente complessa in cui Postman ed Arnorld Gehlen mettono in evidenza che mai come ora si parla dell' umanità come di una specie in via di estinzione in cui il corpo fragile dell' uomo è per cosi' dire "aggiustato" da veri e propri pezzi di ricambio... dunque la tecnologia compensa quelle che sono le inadeguatezze biologiche creando così un mondo nel quale anche nelle realtà più difficoltose, si da a tutti quanti la possibilità di vivere tranquillamente la quotidianità dal momento che tutti siamo esseri umani e TUTTI abbiamo diritto a vivere una realtà quanto più serena e dignitosa possibile. Insomma per concludere vorrei citare una frase che ho sentito durante il corso e mi ha colpito davvero tanto: " che io possa vincere, se non ci riuscissi, che io possa provarci con tutte le mie forze". E' un vero e proprio insegnamento di vita che non ci deve abbandonare mai e che deve essere parte integrante di noi... perchè è solo in questo modo che i valori, quelli veri della vita, possono essere compresi al massimo. Al giorno d'oggi si va subito in crisi... per un 2 in matematica, perchè la nostra migliore amica ha stretto amicizia con un altra ragazza, perchè non possiamo andare in viaggio con chi ci pare... insomma si va in crisi per motivi che sono davvero futili se paragonati a quelli che sono i reali problemi della vita. Basterebbe osservare la voglia di vivere di Bauby e la caparbietà di Oscar Pistorius per renderci conto che la vita è il dono più prezioso che abbiamo e che, come tale, non deve essere sprecato per nessun motivo al mondo.

    MariaRosaria Lettieri

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  MariaRosaria Lettieri il Dom Mag 08, 2011 9:55 am

    Lo scafandro e la farfalla non è solo un film da vedere o un libro da leggere ma una storia vera,quella di Jean-Dominique Bauby, un giornalista francese colpito improvvisamente da un ictus che immobilizza il corpo lasciando lucida e perfettamente consapevole la mente.La scena che ha destato la mia attenzione è stata senz'altro la prima:guardare con gli occhi del protagonista il susseguirsi degli eventi è stato angosciante,le immagini sfocate dei suoi occhi,i suoni bassi del suo udito che si alternano alla voce alta del suo pensiero così come le immagini reali della sua vita si alternano a quelle della sua immaginazione il solo mezzo che ha ,insieme alla memoria, per evadere dal suo scafandro.
    La disabilità del protagonista non gli permetterà di guardare fuori ma gli permetterà di guardarsi dentro,a tal riguardo la frase che mi ha colpito maggiormente è stata: "Oggi mi sembra che tutta la mia esistenza non sia stata che un susseguirsi di fallimenti...le occasioni che non ho voluto cogliere,gli istanti di felicità che ho lasciato volare via...ero cieco e sordo ma non mi serviva certamente la luce della mia infermità per vedere la mia vera natura.." Il film ci mostra dunque anche un caso di resilienza,il personaggio nonostante la propria infermità decide di ricominciare da sè e ricostruire la propria storia in un libro.Riuscirà in questo grazie all'aiuto di figure specializzate e non e grazie all'ausilio di un codice alfabetico che gli permetterà di poter comunicare emozioni e stati d'animo al mondo esterno.
    "Lo scafandro del corpo, non impedì alla farfalla dell'anima di uscire e comunicare".In questa si racchiude la vera essenza della storia:al di là di ogni uomo,di ogni diversità vi è un anima,una persona che ha il diritto di fuoriuscire e mostrarsi qualunque sia la propria natura.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  vincenza d'agostino il Dom Mag 08, 2011 11:45 am

    È un film a me sconosciuto fino ad oggi, ma le scene che ho visto mi hanno interessata.Lo scafandro e la farfalla, è una storia vera dove l’attore protagonista descrive la sua vita dopo aver avuto un ictus all'età di 43 anni, che lo ha ridotto in uno stato di sindrome locked-in, lasciandogli come unico mezzo di comunicazione con il mondo il battito della palpebra sinistra. La sindrome locked-in è una condizione nella quale il paziente è cosciente e sveglio, ma non può muoversi oppure comunicare a causa della completa paralisi di tutti i muscoli volontari del corpo. Le scene che mi hanno interessate sono state molte: la prima scena : quella del primo incontro con la moglie la quale,nonostante il tradimento e la telefonata che lei riceve e la loro conversazione, la quale ribadisce più volte di amarlo, ma di non farcela a vederlo in quello stato e quindi non trova il coraggio di recarsi in ospedale,cerca di aiutarlo e di non fargli perdere il rapporto con i figli. La seconda SCENA è quella che lui e con i figli e la moglie e lo baciano sulla guancia o gli asciugano la saliva. Attorno al protagonista ruotavano le azioni e i sentimenti di molte persone che lo aiutavano a migliorarsi fisicamente ed emotivamente, come la moglie, il padre e la logopedista e lei che mi ha colpito come protagonista poiché in lei c’era una voglia di fare e aiutare il prossimo.
    IL TEMA CHE EMERGE IN QUESTO FILM E' LA RESILIENZA



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    16. film lo scafandro e la fardalla

    Messaggio  Marisa Gallo Cantone il Dom Mag 08, 2011 12:35 pm

    Questo film dal titolo "Lo scafandro e la farfalla", è un film davvero molto intenso, che arricchisce e tocca nel profondo attraverso la sofferenza del suo protagonista, che “sensibilizza” lo spettatore. È un grande esempio di resilienza e al tempo stesso di amore per la vita in tutti i suoi aspetti. Per me di forte impatto è stata la prima sequenza del film, in cui la macchina da presa si identifica con lo sguardo del protagonista, che si sta riavendo dal coma. Un uomo baciato dal successo fino a un certo punto della vita, caduto in coma scopre al risveglio di essere totalmente paralizzato; solo il cervello continua la sua attività, ma è prigioniero di un corpo immobile, come un palombaro nel suo scafandro. La malattia opera, però, una trasformazione nell’uomo, che era così attento all’edonismo estetico ed etico. Lentamente Jean, il protagonista, esce dall’autocommiserazione, scopre che può ricordare e immaginare di tutto, perché la mente è ancora libera e vitale. Di più, con un enorme sforzo e l’aiuto di dottori, amici, affetti, servendosi del battito delle ciglia (la farfalla) dell’occhio valido rimastogli, riesce a comunicare giorno per giorno a una paziente collaboratrice le sue memorie.
    Questo film affronta anche il tema degli ausili: quest'uomo riesce a comunicare grazie ad un interprete che gli elenca una serie di lettere alle quali lui risponde con un battito di palpebre,che vuol dire "si" e due battiti di palpebre che vuol dire "no". E addirittura quest'uomo ha la forza di "dettare" a quest'interprete un romanzo sulla sua vita...in cui dice di sentirsi prigioniero e naufrago della propria solitudine ( vi è la scena in cui lui è da solo, sulla sedia a rotelle, su una piattaforma in mezzo al mare).
    Due anni prima di morire, Bauby pubblica così la sua biografia, intitolata appunto “Lo scafandro e la farfalla”. Come avviene in genere di fronte a eventi gravissimi, Jean comprende troppo tardi la forza dei legami autentici e rilegge in una serie di lampi la sua esistenza invidiabile e povera al tempo stesso non è un prigioniero, ma una persona, la cui intelligenza e sensibilità rifiutano di essere ostaggio della malattia. Una delle frasi, che mi ha colpito di più del film, è: "Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose, che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria".
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    salvatore apredda

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  salvatore apredda il Dom Mag 08, 2011 12:57 pm

    Questo film è stato significativo per molti versi.L'attore principale è colpito da un ictus che lo paralizzerà per il resto della sua vita.Film significativo....e a volte si pensa come uno di noi reagirebbe di fronte a tale situazione. è molto collegato al tema della RESILIENZA questo termine rappresenta l'attitudine dell'individuo di reagire di fronte a situazioni di disagio.
    iL film lascia riflettere su molti aspetti della vita...di come questa sia breve e talvolta decide lei il nostro destino,prendendo il sopravvento sulle nostre emozioni,tra la speranza e la rassegnazione.

    Loffredo Michela

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Loffredo Michela il Dom Mag 08, 2011 1:43 pm

    Oggi 5 maggio 2011 la prof. Briganti ha accolto la nostra richiesta espressa nel forum,quella di farci vedere un film e così abbiamo visionato "Lo scafandro e la farfalla" di Schnabel.
    Non sto qui a narrarvi la trama,ma a raccontarvi le scene più significative,che hanno attratto la mia attenzione.
    Mi ha colpito subito la prima scena del film,la vita viene vista con l'occhio di un disabile,la scena si apre proprio con il battito delle ciglia del protagonista "Baudy",come se fossero le ali di una farfalla.Baudy fino a 42 anni era un uomo famoso,ricco e di successo,era a capo di una rivista di moda,fino a quando non fu colpito da un grave ictus,caduto in coma, al suo risveglio vidde che era paralizzato dal collo in giù.
    La frase che mi ha sbalordita è stata quella del medico "Pronto per la sedia",Baudy risponde "Grazie del verdetto".Molte volte i medici usano un linguaggio molto crudo con queste persone con le quali bisognerebbe avere più tatto e più dolcezza.
    Inizialmente fu preso dalla disperazione e il suo unico desiderio era quello di morire,infatti non voleva vedere neanche i suoi figli,vedendosi con un occhio cucito,la bocca storta e tutto il resto del corpo immobile.Molte persone che lo andavano a trovare,non ce la facevano a vederlo in quello stato,neanche la sua nuova compagna ebbe il coraggio di andare a fargli visita.Qui mi viene in mente il cap.1 di Nozioni quando si parla del diverso si ha paura,il diverso viene isolato,del diverso proviamo vergogna,compassione,desiderio di solidarietà,imbarazzo,infatti spesse volte ci voltiamo dall'altra parte per non guardare chi ha una menomazione fisica visibile.
    Baudy incominciò a guardare la vita da un altro punto di vista,si rese conto di non aver dedicato abbastanza tempo alla moglie e ai suoi figli.
    Le uniche parti del suo corpo a non essere paralizzate erano l'immaginazione e la memoria,così lentamente esce dall'autocommiserazione,perchè scopre che la mente è ancora libera e può ricordare e immaginare di tutto.Così decide di rivedere i suoi figli,prova immensa gioia nel vederli correre,ridere,giocare anche se con la sua mano non potrà più neanche accarezzarli i capelli.Ad aiutarlo furono i medici,gli amici,la sua ortofonista,poteva comunicare solo con un battito di ciglia,infatti ad una paziente collaboratrice comunicò le sue memorie e così due anni prima di morire pubblica la sua biografia intitolata "Lo scafandro e la farfalla".
    Una delle figure che mi ha colpito di più è stata quella di sua moglie,che nonostante tutto gli è stata vicino fino alla fine.Una scena che mi ha fatto riflettere è stata quella in cui lui e la moglie erano soli nella stanza dell'ospedale e mentre lei gli leggeva delle lettere che gli erano arrivate,Baudy riceve una telefonata da parte dell'amante dicendogli che lo amava tanto e se avesse avuto voglia che lei tornasse,lui con l'aiuto della moglie rispose che ogni giorno l'attendeva.Credo che per la donna sia stata una brutta situazione fare da interlocutrice tra il marito e l'amante,lo avrebbe potuto lasciare da solo,andarsene ma non lo ha fatto,nonostante il grande dolore che ha provato in quel momento, per me è stata una grande manifestazione d'affetto.Un'alta figura che ha catturato la mia attenzione è stata quella del padre che giunto all'età di 92 anni fa finta di dimenticare le cose e non ha il coraggio di dire al figlio che gli vuole bene.Mi ha commossa la sua telefonata quando gli ha detto:"Io a 92 anni prigioniero del mio appartamento,tu invece prigioniero del tuo corpo".Baudy è un grande esempio di resilienza,cioè la capacità di un individuo di reagire di fronte a situazioni di forte disagio.
    Ammiro la sua forza d'animo,di non essersi mai arreso davanti ai tanti ostacoli che la vita gli ha posto dinanzi,di continuare a lottare perchè VIVERE è il dono più bello.
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    Rusciano Deborah C

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  Rusciano Deborah C il Dom Mag 08, 2011 2:47 pm

    Il film lo “Scafandro e la farfalla”è stato estremamente toccante,guardandolo mi ha reso partecipe ai dolori,alle angosce ,dell’amore e del rinascere alla vita di Jean Dominique Bauby.
    E’ proprio a partire dal protagonista che vorrei soffermare la mia attenzione,Jean è un giornalista capo redattore della rivista Elle ,divenuto all’improvviso disabile a causa di un ictus, una sindrome rara lo ha reso immobile ,lasciando però lucida la sua mente.
    Jean avrà un primo impatto traumatico con la realtà,infatti la frase che dirà guardandosi allo specchio sarà “che orrore”,successivamente risponderà con gran fatica,la comunicazione con il mondo esterno avverrà attraverso la palpebra sinistra ,l’unica parte del corpo che riuscirà a muovere.
    Il protagonista con l’aiuto della logopedista e dell’ortofonista crea un sistema di codici che gli permetterà di comunicare il suo pensiero a chi gli sta vicino.
    Jean mi è apparso come un uomo sdoppiato,al di fuori un uomo paralizzato che non riesce a compiere nessun movimento,ma ponendo l’attenzione al suo spirito possiamo scorgere che è pieno di vita ,il giornalista desidera ,soffre ,grida dentro di sé, il battito delle sue ciglia ricorda tanto il battito delle ali di una farfalla ,che si traduce in lettere e poi parole.
    Jean può essere considerato resiliente,poiché riesce ad uscire vincente da situazioni di svantaggio,la resilienza è la capacità di un soggetto di resistere agli urti improvvisi senza mai spezzarsi ,è l’attitudine di un individuo a far fronte a situazioni di forte disagio;così Jean decide di non scoraggiarsi ma di proseguire il suo cammino con forza e coraggio poiché ha due cose che gli funzionano benissimo e sono la mente e l’immaginazione che gli permettono di “evadere dal suo scafandro” ,scopre in quanto personaggio resiliente che con la forza della sua mente può ottenere qualsiasi cosa :immaginare ogni cosa ,trovare la donna che ama e “prostrarsi davanti ai re de re”così “lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare”infatti il giornalista non si perderà d’animo deciderà di raccontare in un libro la storia custodita nel suo corpo.
    Tantissime sono le scene del film che mi hanno colpita ,in particolare la più toccante è stata quando Jean comincia a riflettere sulla sua esistenza “era cieco,sordo ,non ha saputo amare la sua donna e i suoi figli” ma ciò nonostante non si scoraggia non si compiange ma decide di affrontare gli ostacolo attraverso la grande forza interiore.
    Fondamentali per il protagonista sono state la moglie,Cloude ,la logopedista e l’ortofonista ,che con molta pazienza e sensibilità si sono prese cura di Jean durante la malattia ,è proprio pensando a ciò che vorrei far riferimento al concetto di cura,approfondito durante il laboratorio,abbiamo parlato di cura che è intrinseca all’agire educativo.
    La cura è vista come emancipazione dei soggetti coinvolti ,atta alla realizzazione dell’uomo per ciò che egli è e non per ciò che egli può diventare (Jones).
    La cura può essere vista come atto di comprensione umana che può ridare alla persona con disabilità il significato della sua esperienza ,tale persona dovrà riconoscere la sua unicità affinché possa convivere con la sua specialità perché come afferma la Murdaca nel testo la “Complessità della persona con disabilità” il soggetto con disabilità deve essere considerato come persona in evoluzione quindi vi deve essere la valorizzazione della persona perché si devono rispettare le differenze e le identità.
    Il film è stato molto emozionante,mi ha fatto ben comprendere le emozioni ,i sentimenti e la vita stessa di una persona disabile,ti mette dalla parte di chi è in una condizione di disagio ,ma ha la forza e il coraggio di combattere.
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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

    Messaggio  MartinaRitaIzzo il Dom Mag 08, 2011 3:08 pm

    Nella lezione del 5 maggio ci è stato mostrato il film “Lo scafandro e la farfalla”; purtroppo il tempo a disposizione era poco e quindi non abbiamo potuto vedere interamente il film, abbiamo visto solo alcune scene. Nonostante questo è stato un film che mi ha colpito tantissimo, come ci avete scritto voi nella lettera, Professoressa, era un film con i fazzoletti a portata di mano!!
    Numerose sono state le scene che hanno colpito la mia attenzione, tra queste è stata molto forte la parte iniziale del film perché la scena riproduce la prospettiva visiva del protagonista che si sveglia dal coma causato dalla sindrome di locked-in. Questa scena ritengo che sia stata molto forte perché sono riuscita a sentire l’angoscia e la paura di Jean-Dominique nel ritrovarsi completamente paralizzato dalla testa ai piedi e cosa più spaventosa è stata quando si è reso conto che nessuno riusciva a sentirlo perché la paralisi gli aveva bloccato anche la bocca. L’unica parte del corpo che riesce a muoversi è l’occhio sinistro ed infatti sarà l’unico suo mezzo di comunicazione con il mondo esterno perché tramite il battito della palpebra sinistra e con l’aiuto di una collaboratrice ,che utilizzava una tavoletta composta dalle lettere dell’alfabeto, riuscirà ad avere una “normale” conversazione. Un’altra scena che mi ha colpito è stato quando i medici gli hanno detto “Bene, ora è pronto per la sedia a rotelle” e lui gli risponde “Grazie della condanna!”; questa scena mi ha colpito perché si vede lo sconforto che prova Jean nei confronti di questa malattia, afferma che la sua vita è stata tutto un fallimento e che c’è stato bisogno di un ictus per rendersene conto. Prova sentimenti di rabbia verso se stesso, per le cose che non è riuscito a fare come trascorrere del tempo con i suoi figli e cercare di riconciliare la sua famiglia. In questa situazione di sconforto incomincia a pensare che l’unica via d’uscita da questa situazione sia la morte, ma è solo un pensiero momentaneo. Scopre di possedere altri mezzi di comunicazione oltre l’occhio, l’immaginazione e la memoria che gli permettono di evadere ,in qualsiasi momento lui voglia ,dalla realtà o meglio come definisce lui dal suo scafandro.
    Interessante è stato il momento in cui decide di scrivere un libro, per raccontare la sua esperienza al mondo e per far luce ad una malattia come l’icuts che purtroppo colpisce sempre più persone. Tramite una ricerca su internet ho scoperto che Il libro è stato interamente scritto da Bauby tramite il battito della palpebra del suo occhio sinistro.
    Un collaboratore gli recitava l'alfabeto secondo l'ordine di frequenza della lingua francese(E,S,A,R,I,N,T,U,L,O,M,P,D,C,F,B,V,H,G,J,Q,Z,Y,K,X,W) e Bauby batteva il ciglio alla lettera desiderata. Così, lettera dopo lettera, Bauby dettò parole, frasi e intere pagine. Per scrivere l'intero libro ci sono voluti circa 200.000 battiti di ciglio, e per comporre una parola occorrevano due minuti. La decisione di scrivere questo libro è stato un vero e proprio gesto di Resilienza, perché ha cercato di trasformare la sua malattia in un qualcosa di positivo, ha cercato di dare un senso alla situazione in cui è costretto a vivere. E’ riuscito ad affrontare la sua malattia ed a vincere questa battaglia, perché nonostante il suo corpo sia completamente paralizzato la sua mente continua ad essere lucida.
    Credo che questo film sia un vero esempio di resilienza, un'esempio per tutte le persone che hanno bisogno di forza e coraggio per poter affrontare una situazione difficile. Non bisogna mai arrendersi, è necessario lottare per ottenere ciò che si vuole.

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    Re: 16. film lo scafandro e la farfalla ( si chiuderà il 15/05)

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